{"id":34520,"date":"2016-05-14T00:00:00","date_gmt":"2016-05-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/trump-vs-hillary-una-sfida-nata-dagli-errori\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:41","slug":"trump-vs-hillary-una-sfida-nata-dagli-errori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/05\/trump-vs-hillary-una-sfida-nata-dagli-errori\/","title":{"rendered":"Trump vs Hillary, una sfida nata dagli errori"},"content":{"rendered":"<p>Le hanno sbagliate tutte. E, ogni volta, la pezza che ci mettevano era peggio del buco. Per i notabili del partito repubblicano, queste primarie sono state un incubo e una sequela di Little Big Horn.<\/p>\n<p>E, adesso, non sanno se convertirsi a Donald Trump, sperando che riesca a conquistare la Casa Bianca, oppure boicottarlo, consegnando gli Stati Uniti a Hillary Rodham Clinton &#8211; 12 anni \u2018democratici\u2019 di fila, non accade dai tempi di Franklyn Delano Roosevelt.<\/p>\n<p>Tra l\u2019estate e l\u2019autunno 2015, l\u2019establishment del partito conservatore, di cui sempre si parla, senza che si sappia bene chi ne faccia parte, non cap\u00ec che quell\u2019ossesso dalla bazza rossa che diceva cose grossolane e sconvenienti, litigava con le giornaliste sul palco dei dibattiti in diretta televisiva, definiva i messicani stupratori e considerava i musulmani tutti indiziati di terrorismo, ma riempiva le arene per i suoi comizi e vinceva tutti i confronti, non era un fenomeno stagionale, ma rischiava di durare.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, gli hanno messo controfigure sbiadite, come Jeb Bush, o inesperte, come Marco Rubio, o \u2018di risulta\u2019, come John Kasich, che l\u2019orco Trump s\u2019\u00e8 mangiato in un solo boccone; e, intanto, gli cresceva accanto un\u2019alternativa persino peggiore, Ted Cruz, senatore del Texas, ultraconservatore, populista e &#8211; per fare buon peso &#8211; pure baciapile evangelico e antipatico che di pi\u00f9 non si pu\u00f2.<\/p>\n<p>Quando si sono finalmente convinti che il pericolo era reale, era tardi: la frittata era fatta. I notabili hanno cercato di tirare fuori un asso dalla manica, ma avevano solo ruote di scorta, per di pi\u00f9 usate e neppure disponibili: Mitt Romney, candidato 2012, o Paul Ryan, speaker della Camera, dopo che l\u2019opzione indipendente Michael Bloomberg era tramontata prima che si facesse alba. E l\u2019ipotesi d\u2019una convention aperta, dove cercare di rimescolare le carte, s\u2019\u00e8 rivelata impraticabile: gli elettori la consideravano alla stregua d\u2019una truffa.<\/p>\n<p><b>Adesso, \u00e8 proprio finita<\/b><br \/>Cos\u00ec, fra i repubblicani, Trump \u00e8 rimasto solo per i ritiri in sequenza, dopo le primarie nell\u2019Indiana, dei rivali superstiti Cruz e Kasich &#8211; all\u2019inizio, erano 17. Fra i democratici, la Clinton, pur perdendo nell\u2019Indiana e poi in West Virginia, \u00e8 ormai vicina alla garanzia aritmetica della nomination, che non pu\u00f2 pi\u00f9 sfuggirle: Bernie Sanders, il suo rivale, lo sa e lo riconosce, ma resta in corsa per incidere sulla piattaforma del partito alla convention.<\/p>\n<p>La conta dei delegati indica che il magnate dell\u2019immobiliare e l\u2019ex first lady stanno per conquistare la maggioranza assoluta dei rispettivi delegati: in assoluto, allo showman ne mancano 102, a Hillary 144; in percentuale, il repubblicano \u00e8 quasi al 92%, la democratica quasi al 96% &#8211; fra i democratici, i delegati sono quasi il doppio dei repubblicani.<\/p>\n<p>E, uno dopo l\u2019altro, i sondaggi nazionali indicano che Trump, sulla cresta dell\u2019onda, \u00e8 vicino, se non davanti, alla Clinton nelle intenzioni di voto degli americani, in caso di scontro fra i due all\u2019Election Day l\u20198 novembre: un rilevamento Reuters\/Ipsos attribuisce all\u2019ex first lady il 41% delle preferenze e al magnate dell\u2019immobiliare il 40%, con un 19% d\u2019indecisi. Per\u00f2, l\u2019oscillazione dei dati desta perplessit\u00e0 sull&#8217;attendibilit\u00e0 dei risultati:alla verifica precedente, Hillary era 13 punti avanti.<\/p>\n<p><b>Magagne e contrasti, nemici di sempre e amici dell\u2019ultim\u2019ora<\/b><br \/>Non tutto fila liscio per Trump: ha contro Ryan, che non gli ha ancora assicurato sostegno, mentre ha dalla sua il leader del partito al Senato, Mitch McConnell.<\/p>\n<p>Inoltre, il presidente Barack Obama ammonisce \u201cla presidenza non \u00e8 un reality\u201d; la Cia \u00e8 diffidente all\u2019idea di spartire con lui in briefing riservati i suoi segreti come vuole la prassi; il tentativo di fare la pace con gli ispanici mangiando tacos il \u20185 de Mayo\u2019 fallisce, anzi innesca nuove polemiche; e la giustizia a San Diego e a New York ha nel mirino la sua Universit\u00e0 dell\u2019immobiliare &#8211; a novembre, dopo il voto, dovr\u00e0 testimoniare.<\/p>\n<p>E lui, forse per svincolarsi dall\u2019assedio delle magagne, d\u00e0 un saggio di quel che sar\u00e0 la sua campagna: attacca Hillary perch\u00e9 \u00e8 la moglie &#8211; e la complice &#8211; di Bill, \u2018abusatore di donne\u2019.<\/p>\n<p>Intorno a Trump, \u00e8 un via vai di gente che tiene le distanze o sale sul carro del vincitore. Il magnate minaccia di chiedere la rimozione di Ryan dalla presidenza della convention di luglio, se lo speaker continuer\u00e0 a negargli l\u2019appoggio. Ma, intanto, i due Bush presidenti, George H. e George W., padre e figlio, come pure Jeb, e anche Romney e, forse, John McCain fanno sapere che, loro, a Cleveland non ci andranno.<\/p>\n<p>Intanto, lo showman affida al suo ex rivale Chris Christie, governatore del New Jersey, il compito di guidare la transizione, in caso di elezione. Christie, fra i primi notabili repubblicani a schierarsi con il magnate, dovr\u00e0 cio\u00e8 facilitare l\u2019insediamento alla Casa Bianca e l\u2019avvicendamento dello staff. Cruz non esclude un ticket con il magnate, Rick Perry si propone come vice, mentre Rubio, Kasich e altri rivali battuti ostentano distacco.<\/p>\n<p>Dalla parte di Trump, continua ad esserci Sarah Palin, candidata alla vice-presidenza nel 2008, e critica dei critici dello showman &#8211; Ryan agirebbe solo per calcolo personale, volendosi candidare nel 2020 -, e s\u2019\u00e8 pure schierato Dick Cheney, il vice di Bush 2.<\/p>\n<p><b>La volta delle prime volte <\/b><br \/>Se il prossimo presidente degli Stati Uniti sar\u00e0 ancora un democratico, sar\u00e0 una donna, la prima, dopo che Barack Obama \u00e8 stato il primo nero. Se sar\u00e0 un repubblicano, sar\u00e0 per la prima volta una persona che non ha mai affrontato un\u2019elezione n\u00e9 gestito un ufficio pubblico.<\/p>\n<p>Nell\u2019Election Day, saranno di fronte due personalit\u00e0 e due vissuti profondamente diversi: una donna politica d\u2019enorme esperienza, che \u00e8 stata first lady, senatrice, candidata alla nomination nel 2008, segretario di Stato; e un imprenditore di successo senza esperienza politica, anzi un campione dell\u2019anti-politica; una donna che non piace alle femministe e un uomo che spesso insulta le donne; una che pesa le parole e uno che si vanta di non farlo.<\/p>\n<p>Per motivi diversi, entrambi sono a rischio d\u2019inciampare in scheletri che escano dall\u2019armadio o d\u2019essere invischiati in inchieste sul loro operato: Hillary, ad esempio, per l\u2019uso di mail private quand\u2019era segretario di Stato; Donald per le disavventure dell\u2019Universit\u00e0.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le hanno sbagliate tutte. 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