{"id":34540,"date":"2016-05-16T00:00:00","date_gmt":"2016-05-15T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/riformare-dublino-per-risvegliare-lue\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:41","slug":"riformare-dublino-per-risvegliare-lue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/05\/riformare-dublino-per-risvegliare-lue\/","title":{"rendered":"Riformare Dublino per risvegliare l\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>Non si pu\u00f2 negare che l\u2019immigrazione abbia assunto un carattere strutturale nell\u2019ambito del processo di integrazione europea. Essa tuttavia costituisce anche una &#8220;cartina di tornasole&#8221; per verificare il rispetto delle norme comunitarie (a partire dagli stessi Trattati), anzi della stessa identit\u00e0 dell\u2019Unione, da parte di non pochi Paesi membri.<\/p>\n<p>Non si tratta tanto del non rispetto dell\u2019Accordo di Schengen &#8211; peraltro ormai \u201ccomunitarizzato\u201d -, ma piuttosto di alcune norme che si possono, a giusto titolo, definire di natura costituzionale. Tra le pi\u00f9 importanti quelle contenute negli articoli 2 e 3 del Trattato sull\u2019Unione europea (Tue), 20 e 21, 77-80 del Trattato sul funzionamento dell\u2019Unione (Tfue), nonch\u00e9 gli articoli 1-6, 20-25, 35 e 47 della Carta dei diritti fondamentali dell\u2019Unione.<\/p>\n<p><b>Valori dell\u2019Ue traditi<\/b><br \/>Le misure assunte da alcuni Paesi membri e il trattamento riservato ai migranti tradiscono i valori fondanti dell\u2019Unione (solidariet\u00e0, dignit\u00e0 umana, libert\u00e0, uguaglianza), ma vanificano anche alcuni risultati importanti del processo di unificazione: la cittadinanza europea e la conseguente libert\u00e0 di circolazione della persone (non pi\u00f9 soltanto quella dei lavoratori, gi\u00e0 sancita nei Trattati originari).<\/p>\n<p>Il vero nodo resta sempre quello di un\u2019efficace controllo delle frontiere esterne dell\u2019Unione, che si sarebbe dovuto affrontare sin dall\u2019avvio dello \u201cSpazio Schengen\u201d e che ora diventa urgente, improrogabile, sciogliere.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle considerazioni strettamente giuridiche o ispirate a criteri umanitari, non si considera che la chiusura delle frontiere interne mette in percolo il funzionamento di tutto il mercato interno con conseguenti ingenti costi all\u2019economia dell\u2019Unione. Questa affermazione \u00e8 confortata dalla recente dichiarazione del Ministro Pier Carlo Padoan: la crisi di Schengen \u00e8 pi\u00f9 pericolosa  di quella dell\u2019Euro.<\/p>\n<p><b>Migration Compact <\/b><br \/>Il governo italiano e la stessa Commissione europea hanno di recente presentato interessanti proposte per far fronte, su nuove basi, alle crescenti immigrazioni dall\u2019Est e dall\u2019altra sponda del Mediterraneo, anche attraverso le modifiche ad alcuni strumenti normativi esistenti.<\/p>\n<p>Il <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3418\" target= \"blank\"><b><u>Migration Compact<\/u><\/b><\/a> del nostro Governo punta su: un pi\u00f9 efficace controllo delle frontiere esterne, con una <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3301\" target= \"blank\"><b><u>Guardia costiera europea<\/u><\/b><\/a>; una stretta collaborazione con i Paesi terzi per l\u2019identificazione e per il rilascio dei documenti di viaggio; un supporto, anche finanziario, a questi Paesi nella gestione dei flussi finanziari; un nuovo sistema di asilo; la lotta ai <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2548\" target= \"blank\"><b><u>traffici di esseri umani<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p>Per i profili finanziari si prevedono: un nuovo Strumento finanziario per l\u2019azione esterna nel campo dell\u2019emigrazione; <i>migration bonds <\/i>europei; un nuovo fondo per investimenti nei Paesi terzi. Quest\u2019ultimo \u00e8 particolarmente significativo, perch\u00e9 tende a risolvere all\u2019origine il problema dell\u2019emigrazione, avviando un processo di sviluppo economico nei paesi di origine.<\/p>\n<p>Viene in mente il dibattito gi\u00e0 negli anni \u201960 sul contenimento dell\u2019emigrazione all\u2019interno della Comunit\u00e0 attraverso una politica di sviluppo regionale, anche al fine di rendere effettivamente \u201clibera\u201d (e non condizionata dal sottosviluppo di alcune regioni) la circolazione dei lavoratori comunitari.<\/p>\n<p><b>Revisione del regolamento di Dublino 3<\/b><br \/>Accogliendo in parte la posizione italiana, le proposte della Commissione puntano ad una revisione del regolamento 604\/13 sulla determinazione dello Stato membro competente per le domande di asilo (cd. \u201cDublino 3\u201d), al fine di stabilire una pi\u00f9 equa ripartizione dei pesi e delle responsabilit\u00e0 tra i vari Paesi membri; ad una maggiore armonizzazione delle procedure di asilo; alla modifica del mandato dell\u2019Agenzia per l\u2019asilo; al rafforzamento del sistema Eurodac; ad un sistema \u201cstrutturato\u201d di reinsediamento.<\/p>\n<p>In merito alla modifica del regolamento n. 604\/13 va segnalato il lavoro svolto da alcuni studiosi di diritto europeo, coordinati dall\u2019avv. Paolo Gonnelli, che hanno preparato una proposta di nuova disciplina della \u201cprotezione internazionale\u201d, interamente sostitutiva del reg. n.604\/2013.<\/p>\n<p>Per esigenza di brevit\u00e0 se ne ricordano schematicamente i punti salienti.Si pone, innanzitutto l\u2019accento sul rispetto della libert\u00e0 di circolazione e stabilimento, all&#8217;interno dell&#8217;Unione europea, delle persone cui sia stata accordata la \u201cprotezione internazionale\u201d (in modo da attenuare il timore che il riconoscimento di tale protezione da parte di uno Stato coincida con la permanenza definitiva dei beneficiari nel medesimo Stato).<\/p>\n<p>Si richiede un\u2019equa ripartizione fra tutti gli Stati dell\u2019Unione dei costi inerenti alle procedure di esame delle domande di protezione internazionale (in modo che lo svolgimento di tali compiti non si accompagni a maggiori oneri per gli Stati che vi provvedono) e un conseguente meccanismo di \u201cincentivi\u201d a favore degli Stati che provvedono alla accoglienza temporanea dei richiedenti protezione e all&#8217;esame delle relative domande.<\/p>\n<p>Si attribuisce la competenza ad esaminare le domande di protezione agli Stati richiedenti (eliminando del tutto il riferimento al paese di primo ingresso). Si prevede la possibilit\u00e0 di richiedere la protezione internazionale anche fuori del territorio dell\u2019Unione europea (presso appositi centri da istituire in collaborazione con altri Enti internazionale in prossimit\u00e0 dei campi profughi o in aree relativamente sicure ad essi adiacenti; presso alcuni siti internazionali, quali Missioni Ue o rappresentanze diplomatiche previamente identificate; presso i valichi di frontiera terrestri, marittimi ed aeroportuali).<\/p>\n<p>La proposta prevede l\u2019identificazione dei richiedenti protezione nei luoghi in cui essa viene richiesta, l\u2019esame della domanda di protezione e il trasporto degli stessi dal luogo di presentazione della richiesta al Paese accogliente mediante \u201ccanali umanitari\u201d (con mezzi di trasporto terrestri, aerei o navali).<\/p>\n<p>Questa proposta pu\u00f2 apparire provocatoria &#8211; e in larga misura vuole esserlo &#8211; nei confronti di alcuni Paesi comunitari, che si oppongono con ogni mezzo ai flussi migratori, ma \u00e8 venuto il momento di lanciare pietre nello stagno dell\u2019attuale politica europea. C\u2019\u00e8 da chiedersi dove \u00e8 finita l\u2019Unione che i suoi padri costituenti avevano disegnato e, soprattutto dove \u00e8 finita la nostra umanit\u00e0.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si pu\u00f2 negare che l\u2019immigrazione abbia assunto un carattere strutturale nell\u2019ambito del processo di integrazione europea. Essa tuttavia costituisce anche una &#8220;cartina di tornasole&#8221; per verificare il rispetto delle norme comunitarie (a partire dagli stessi Trattati), anzi della stessa identit\u00e0 dell\u2019Unione, da parte di non pochi Paesi membri. 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