{"id":34560,"date":"2016-05-17T00:00:00","date_gmt":"2016-05-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/islam-ditalia-continua-la-caccia-all8-x-mille\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:40","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:40","slug":"islam-ditalia-continua-la-caccia-all8-x-mille","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/05\/islam-ditalia-continua-la-caccia-all8-x-mille\/","title":{"rendered":"Islam d\u2019Italia, continua la caccia all\u20198 x mille"},"content":{"rendered":"<p>Dalla testa alla punta dello stivale saranno poco pi\u00f9 di 700. Soprattutto in garage, cantine, capannoni ed ex negozi. Le moschee italiane costruite in luoghi istituzionalmente adibiti alla preghiera dei musulmani sono infatti pochissime. Eppure, i seguaci di Maometto sono il secondo gruppo religioso per numero di fedeli, 1,6 milioni, attivo nel nostro Paese.<\/p>\n<p>Il numero di fedeli non serve a nulla neanche quando si tratta della possibilit\u00e0 di raccogliere l\u20198 per mille. Visto che l\u2019Islam italiano non ha siglato alcun accordo con lo Stato, le autorit\u00e0 religiose musulmane non possono beneficiare dell\u2019eventuale quota versata dai cittadini per le confessioni religiose. Ma anche qualora ci riuscissero, non sarebbe chiaro nelle tasche di chi andrebbero questi soldi.<\/p>\n<p><b>Il tentativo marocchino <\/b><br \/>Infatti, sono almeno tre le organizzazioni che rivendicano questo diritto. Due ci hanno gi\u00e0 provato invano: Ucoii (Unione delle comunit\u00e0 e organizzazioni islamiche italiane) e Coreis (Comunit\u00e0 religiosa islamica). E dopo il loro fallimento, \u00e8 ora la Confederazione islamica italiana a cercare di tagliare il traguardo. Espressione della comunit\u00e0 marocchina benedetta dal re Muhammad &#8211; sovrano che si appresta ad accogliere Matteo Renzi a luglio -, il 12 maggio la Confederazione ha lanciato la sua Opa, formalizzando la richiesta per ottenere l\u2019intesa con lo Stato. <\/p>\n<p>La Confederazione si \u00e8 presentata ufficialmente a Roma con un\u2019ambiziosa conferenza contrassegnata da interventi e messaggi istituzionali del ministro dell&#8217;Interno Angelino Alfano, del presidente del Senato Pietro Grasso, del ministro degli Affari religiosi del Marocco Ahmad Taoufik, della comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio e della Conferenza episcopale italiane. <\/p>\n<p>Il portavoce Abdallah Cozzolino ha rivendicato apertamente la richiesta di un\u2019intesa con lo Stato italiano. Secondo i vertici della Confederazione, sono gi\u00e0 306 le moschee iscritte e 50 sono in via di iscrizione. Numeri che segnano una tendenza in espansione, spesso ai danni dell\u2019Ucoii. L\u2019intesa dovrebbe portare anche alla designazione di imam ufficiali &#8211; forse anche donne -, secondo le regole di trasparenza che valgono per tutti i culti.<\/p>\n<p><b>Ucoii, Coreis, Confederazione islamica e molto altro<\/b><br \/>Anche se Ucoii (che nel 2007 si rifiut\u00f2 di firmare la carta dei valori promossa dall\u2019allora ministro dell\u2019Interno Giuliano Amato), Coreis e Confederazione sono le associazioni pi\u00f9 in vista nel Paese, queste non comprendono comunque la maggioranza delle moschee, visto che la gran parte dei luoghi di culto musulmani sono autogestiti da comunit\u00e0 nazionali e realt\u00e0 etniche, in primis turche e bengalesi.<\/p>\n<p>Molti musulmani non si ritrovano infatti in queste organizzazioni, che invece di parlare con una sola voce si beccano continuamente. Tra Ucoii e Coreis non \u00e8 tutto rose e fiori. Anzi. La prima \u00e8 accusata dalla controparte di essere troppo vicina alla Fratellanza Musulmana. E la seconda viene a sua volta bollata come l\u2019organizzazione \u201csettaria\u201d di alcuni italiani convertiti sufi e pertanto lontana e sorda alle istanze dell\u2019Islam plurale presente in Italia, oltre ad essere di dimensioni molto piccole.<\/p>\n<p>\u00c8 tra queste due realt\u00e0 che si inserisce la Confederazione islamica italiana che, attraverso il controllo del Centro islamico culturale d\u2019Italia, gestisce di fatto la Grande Moschea di Roma. Luogo di culto e di rappresentanza che \u00e8 al contempo l\u2019ennesimo campo di battaglia tra le diverse anime dell\u2019Islam italiano. Anche se ad esprimere il presidente sono i sauditi, i marocchini hanno il diritto di nominarne il segretario.<\/p>\n<p><b>Moschee italiane con fondi del Golfo <\/b><br \/>Incapace di districarsi in questo puzzle e non decidendo a chi spetta il diritto di riscuotere l\u20198 per mille, il nostro governo si difende puntando il dito contro la frammentazione della comunit\u00e0 musulmana. Ma a sentire alcuni leader delle tre organizzazioni, di fronte a questa situazione l\u2019unico accordo possibile \u00e8 quello che porta a delle intese separate o ad una legge sulla libert\u00e0 religiosa. <\/p>\n<p>Esponenti di punta dell\u2019Ucoii, come Hamza Piccardo, affermano \u201cdi rispettare molto i fratelli marocchini, ma l\u2019intesa non pu\u00f2 passare per la mediazione di uno Stato straniero: vogliamo costruire un Islam europeo\u201d.<\/p>\n<p>Per una soluzione che porta a un\u2019intesa nel breve periodo parteggiano anche quanti temono che in Italia crescano delle pericolose sacche di radicalismo, sperando che tramite la mediazione di queste organizzazioni si diffonda nel nostro Paese un Islam moderato. <\/p>\n<p>La speranza \u00e8 anche quella che un accordo con lo Stato riesca a limitare le generose donazioni provenienti dal Golfo, attraverso le quali vengono finanziate molte delle nuove moschee. Sono infatti ancora vive le ultime polemiche sui fondi ricevuti da alcune moschee italiane affiliate all\u2019Ucoii dalla Qatar Charity Association. Fondi dietro ai quali, temono in molti, si possano celare attivit\u00e0 compiacenti con frange radicali.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla testa alla punta dello stivale saranno poco pi\u00f9 di 700. Soprattutto in garage, cantine, capannoni ed ex negozi. Le moschee italiane costruite in luoghi istituzionalmente adibiti alla preghiera dei musulmani sono infatti pochissime. Eppure, i seguaci di Maometto sono il secondo gruppo religioso per numero di fedeli, 1,6 milioni, attivo nel nostro Paese. 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