{"id":34640,"date":"2016-05-22T00:00:00","date_gmt":"2016-05-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/cina-ricordare-mao-per-guardarsi-da-xi\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:38","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:38","slug":"cina-ricordare-mao-per-guardarsi-da-xi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/05\/cina-ricordare-mao-per-guardarsi-da-xi\/","title":{"rendered":"Cina, ricordare Mao per guardarsi da Xi"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 voluto un giorno alle autorit\u00e0 cinesi per decidere se e cosa scrivere in merito alla ricorrenza dei 50 anni dalla Rivoluzione culturale di Mao. Solo a distanza di 24 ore, due giornali (con degli editoriali: nessun commento ufficiale delle autorit\u00e0, anche se il peso \u00e8 lo stesso) hanno ricordato uno dei momenti peggiori, ma anche un importantissimo pezzo della storia, della Cina.<\/p>\n<p>Il 16 maggio 1966, infatti, cominciava una delle pagine pi\u00f9 oscure dell\u2019umanit\u00e0 che, in un decennio, port\u00f2 al quasi annientamento di una civilt\u00e0 millenaria e alla morte di oltre un milione e 700.000 persone.<\/p>\n<p>Con la Rivoluzione culturale, la Cina ha fatto i conti quasi subito. Gi\u00e0 sotto Deng Xiaoping, nel 1981, si dichiar\u00f2 la distanza dal movimento anche se ovviamente si salv\u00f2 il suo ideatore e i principi che lo ispirarono nell\u2019iniziarla, accusando invece la Banda dei Quattro capeggiata da Jiang Qing, la vedova del Grande Timoniere, di avere sfruttato la Rivoluzione.<\/p>\n<p><b>Contro ogni tipo di autorit\u00e0<\/b><br \/>Il 16 maggio 1966 veniva pubblicata una circolare con la quale si affermava che il progresso maoista cinese era minacciato dal suo interno. In quel momento infatti in Cina, il maoismo era attaccato da un lato dal Grande Balzo in avanti che Mao volle per industrializzare il paese e che invece port\u00f2 anche alla gravissima carestia del 1960; dall\u2019altro, forze innovatrici e riformiste si muovevano all\u2019interno del partito per riportare all\u2019origine del comunismo il partito e il paese.<\/p>\n<p>Mao, facendosi scudo della sua influenza, fece passare la risoluzione (che venne pubblicata integralmente solo un anno dopo) partendo dal presupposto che i nemici del paese erano all\u2019interno dello stesso partito e invitando di fatto i giovani (che si costituirono poi nelle Guardie Rosse) a combattere qualsiasi tipo di autorit\u00e0 esclusa la sua.<\/p>\n<p>E cos\u00ec fu: dieci anni di vero caos (quel \u201cgrande caos che realizza grande ordine\u201d, come lo stesso Mao lo defin\u00ec in una lettera alla moglie) durante il quale qualsiasi tipo di autorit\u00e0 fu messa almeno in discussione, se non subiva peggiori conseguenze come campi di lavoro forzati, prigionia o uccisioni.<\/p>\n<p>Anche Deng Xiaoping e il padre dell\u2019attuale presidente Xi Jinping subirono la stessa sorte. La guerra dichiarata ai \u201cquattro vecchi\u201d (vecchie tradizioni, vecchia cultura, vecchi costumi e vecchie idee) era cominciata e avrebbe seguito per dieci anni le sorti del suo ideatore, lasciando dietro di s\u00e9 distruzione e morte.<\/p>\n<p><b>La repressione dei dissidenti<\/b><br \/>Di questa scia di morte, forse la vittima pi\u00f9 famosa dell\u2019epoca \u00e8 il presidente cinese Liu Shaoqi: teorico del modello sovietico di sviluppo economico contro quello maoista, fu visto dal Grande Timoniere come il suo maggiore contendente, il pericolo maggiore al suo progetto e fu arrestato come traditore dalle Guardie Rosse, morendo poi in carcere due anni dopo.<\/p>\n<p>In quest\u2019ondata si inserisce anche la misteriosa morte di Lin Biao, il vice di Mao, suo successore designato e capo delle Guardie Rosse, il cui aereo cadde misteriosamente durante una lotta intestina per la successione al Grande Timoniere.<\/p>\n<p>Nonostante questo, la condanna del partito alla Rivoluzione culturale arriv\u00f2 soltanto nel 1981 con un documento nel quale il movimento venne descritto come una \u201cvera catastrofe\u201d, che non pu\u00f2 essere visto \u201ccome una rivoluzione o un progresso sociale in nessun senso\u201d. Ma Mao non viene condannato per questo, come invece avviene per la Banda dei Quattro.<\/p>\n<p>Dopotutto \u00e8 chiaro: il partito comunista cinese, allora come oggi, non pu\u00f2 rinnegare se stesso ma soprattutto la sua leadership, perch\u00e9 aprirebbe sacche di contestazione e la possibilit\u00e0 di critiche che non possono essere accettate. Lo stesso Deng Xiaoping, avversario di Mao ma nuovo leader dalla Cina e padre del paese com\u2019\u00e8 oggi, anche se sub\u00ec moltissimo da Mao e dalle Guardie Rosse, disse che il Grande Timoniere aveva commesso errori solo al 30% e quella percentuale era legata solo alla Rivoluzione culturale.<\/p>\n<p><b>Commemorazioni tardive e rivoluzioni 2.0<\/b><br \/>Non c\u2019\u00e8 stata nessuna censura statale alla ricorrenza dei 50: nessun commento \u00e8 stato bandito da Internet, anche se c\u2019\u00e8 stato un tacito silenzio. Nessuno ne ha parlato, sulla stampa, sui giornali. Solo il giorno dopo (anticipato nella notte sull\u2019edizione online), un editoriale in quarta pagina del Quotidiano del Popolo, l\u2019organo del partito (poi seguito anche dal Global Times, vicino alle posizioni dell\u2019esercito), ha ribadito la condanna espressa nel 1981 chiedendo al paese di stringersi al suo presidente Xi Jinping e alle sue azioni.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, il \u201cnuovo Grande Timoniere\u201d della Cina. Ma per molti analisti, Xi non ha imparato (o ha imparato troppo bene) la lezione inflitta a suo padre durante la rivoluzione culturale. Il presidente, infatti, pare essere al comando di una \u201crivoluzione culturale 2.0\u201d, come la chiamano in molti.<\/p>\n<p>La sua lotta alla corruzione all\u2019interno del partito (\u201ccolpiamo tigri e mosche\u201d) ha di fatto decapitato i suoi avversari politici; ha sapientemente creato un nuovo culto della personalit\u00e0 attraverso un <i>soft power <\/i>mediatico nel paese e fuori; ha stretto il controllo sui media, allontanando tutti coloro che non si adeguano; ha reso pi\u00f9 difficile la vita ai giornalisti sia cinesi sia stranieri presenti nel paese e, secondo le stime delle organizzazioni non governative che si battono per i diritti umani, sotto di lui sono aumentati i casi di arresti, detenzioni, condanne e allontanamenti dei dissidenti.<\/p>\n<p>Oggi come allora, il paese del Dragone non parla di questa \u201crivoluzione\u201d, non sentendo sulle proprie spalle il peso di queste decisioni e di queste azioni. Dopotutto, le autorit\u00e0 di Pechino perseguono il loro scopo (fino ad ora riuscito) di migliorare le condizioni di vita in Cina, anche utilizzando metodi non proponibili in altri paesi. Fino a che dura, fino a quando saranno in grado di offrire <i>panem et circenses<\/i>, difficilmente qualcuno sar\u00e0 messo in discussione.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 voluto un giorno alle autorit\u00e0 cinesi per decidere se e cosa scrivere in merito alla ricorrenza dei 50 anni dalla Rivoluzione culturale di Mao. 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