{"id":34680,"date":"2016-05-25T00:00:00","date_gmt":"2016-05-24T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/balcani-in-salsa-turca\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:37","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:37","slug":"balcani-in-salsa-turca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/05\/balcani-in-salsa-turca\/","title":{"rendered":"Balcani in salsa turca"},"content":{"rendered":"<p>Un&#8217;alta personalit\u00e0 turca in Bosnia. Ufficialmente per fede, ma in realt\u00e0 per un giro di affari fatto di <i>soft power<\/i>. Il 7 maggio, il dimissionario Primo Ministro turco Ahmet Davuto&#287;lu ha presenziato all\u2019inaugurazione della moschea di Ferhat Pasha a Banja Luka, la seconda citt\u00e0 della Bosnia-Erzegovina. Un gesto che oltre a scrivere una pagina della storia dei Balcani, si inserisce nel pi\u00f9 ampio obiettivo della politica estera di Ankara di consolidare la propria presenza nella parte occidentale di questa regione.<\/p>\n<p><b>L\u2019inaugurazione della moschea di Ferhat Pasha<\/b><br \/>La moschea di Ferhat Pasha, risalente al XVI secolo, era stata rasa al suolo nel 1993 dalle milizie serbo-bosniache, un destino condiviso con altre 15 moschee di Banja Luka distrutte fra il 1993 ed il 1995. E per tenere a memoria quanto accaduto in questi anni alle comunit\u00e0 islamiche in Bosnia, il 7 maggio, viene celebrato il Giorno delle Moschee. <\/p>\n<p>I lavori di ricostruzione della moschea, allora parte del patrimonio Unesco, erano stati inaugurati proprio il 7 maggio del 2001, data segnata da violente contestazioni ad opera di nazionalisti serbi, causando un morto. <\/p>\n<p>Il costo complessivo dei lavori \u00e8 stato di 5 milioni di dollari, di cui oltre 1 \u00e8 stato fornito dalla Tika, l\u2019agenzia di cooperazione turca. Consultando i canali ufficiali dell\u2019agenzia si nota l\u2019evidente impegno della cooperazione turca nei Balcani occidentali che non \u00e8 concentrato solo nei Paesi in cui Ankara detiene i principali interessi economici (Serbia, Macedonia e Bosnia). <\/p>\n<p>I progetti finanziati dalla Tika riflettono una strategia multidimensionale che comprende forme di sostegno alla popolazione in situazioni di emergenza come in caso di alluvioni, programmi educativi nel settore agro-alimentare e il rafforzamento dei legami culturali fra la Turchia ed i Balcani che passa attraverso la costruzione o il rinnovamento di biblioteche, monumenti e, per l\u2019appunto, moschee.<\/p>\n<p><b>Il ritorno della Turchia nei Balcani<\/b><br \/>Il ritorno nei Balcani della Turchia si \u00e8 proprio registrato nel corso degli anni Novanta, durante i quali il processo di disgregazione della Jugoslavia ha alimentato processi di frammentazione e drammatiche guerre civili in un\u2019area prossima ai confini turchi. <\/p>\n<p>Nel corposo volume di geopolitica \u201cProfondit\u00e0 strategica\u201d pubblicato nel 2001 quand\u2019era direttore del dipartimento di Relazioni internazionali dell\u2019Universit\u00e0 Beykent di Istanbul, Ahmet Davuto&#287;lu aveva individuato nei Balcani uno dei \u201cbacini geo-culturali di prossimit\u00e0\u201d della Turchia, status determinato non solo dall\u2019ovvio legame geografico di connessione fra l\u2019Anatolia e l\u2019Europa centrale, bens\u00ec anche dall\u2019eredit\u00e0 storica rappresentata dall\u2019Impero Ottomano nella regione.<\/p>\n<p>Commentando nel merito della presenza turca nei Balcani, il sito del Ministero degli Affari Esteri turco definisce la Turchia \u201cun Paese balcanico\u201d, in continuit\u00e0 con la visione di Davuto&#287;lu, aggiungendo che \u201cle relazioni bilaterali con questi Paesi sono basate sui principi di indipendenza, sovranit\u00e0 e integrit\u00e0 territoriale, non interferenza negli affari interni e ulteriormente sanciti dei legami storici che ci legano, nonch\u00e9 alla luce del principio di buon vicinato\u201d.<\/p>\n<p><b>Soft power turco<\/b><br \/>Durante l\u2019era del partito di Giustizia e Sviluppo, Akp (Adalet ve Kalk&#305;nma Partisi), l\u2019azione esterna della Turchia ha adoperato sempre pi\u00f9 strumenti di <i>soft power<\/i>, attraverso il finanziamento di progetti per il tramite dell\u2019agenzia Tika ed il consolidamento delle relazioni commerciali con i Paesi della regione. <\/p>\n<p>Consultando i dati riportati dall\u2019istituto statistico turco Tuik, \u00e8 possibile rilevare come, nel periodo 2012-2015, si sia registrato un notevole incremento degli scambi con quasi tutti i Balcani occidentali: Montenegro (+31%), Serbia (+29%), Macedonia (+19%), Bosnia-Erzegovina (+16%), Albania (+12%) e Kosovo (-6%). Il dato relativo a Pristina, tuttavia, riporta una diminuzione degli scambi rispetto al 2012 solo nel corso del 2015.<\/p>\n<p>Un fenomeno interessante di queste relazioni \u00e8 rappresentato dal successo delle soap turche, particolarmente seguite in Bosnia, Macedonia, Kosovo e Serbia. Negli ultimi anni, il settore in questione ha registrato una crescita significativa, rendendo la Turchia il secondo Paese esportatore al mondo, dopo gli Stati Uniti, di serie tv. <\/p>\n<p>Il successo nei Balcani, in particolare, \u00e8 determinato non solo dalla facile accessibilit\u00e0 che l\u2019intreccio delle soap offre, bens\u00ec anche da riferimenti culturali simili, quale la rappresentazione che viene fatta della famiglia o i richiami al passato ottomano, come viene fatto in Muhte&#351;em Y\u00fczy&#305;l incentrato sulla vita di Solimano I il Magnifico.<\/p>\n<p>L\u2019importanza economica della Turchia registra quindi un trend positivo ed \u00e8 diventato un mezzo efficace per migliorare le relazioni bilaterali con i Paesi della regione e per offrire un\u2019immagine positiva alla popolazione. <\/p>\n<p><b>Oltre il neo-ottomanesimo<\/b><br \/>Nonostante le accuse di \u201cneo-ottomanesimo\u201d mosse dai nazionalisti della regione e alcuni esponenti dell\u2019accademia, la politica estera di Ankara nei confronti dei Balcani \u00e8 stata, in larga parte, a sostegno del processo di adesione all\u2019Ue, nonch\u00e9 nel quadro Nato. <\/p>\n<p>La Turchia \u00e8 stata infatti fra i membri fondatori del South-East European Cooperation Process, il quale si pone l\u2019obiettivo di facilitare l\u2019integrazione con le piattaforme comunitarie e del patto atlantico. Ankara ha avviato inoltre delle iniziative politiche di natura pi\u00f9 indipendente, quali gli incontri trilaterali con Bosnia e Serbia, i quali hanno facilitato il dialogo fra i due Paesi, pur sempre i linea con le aspirazioni dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non toglie che sia possibile rilevare numerosi elementi culturali di riferimento alle minoranze turche nei Balcani, all\u2019eredit\u00e0 ottomana e alla religione islamica. Proprio durante il discorso in occasione della cerimonia di inaugurazione della moschea, infatti, Davuto&#287;lu ha ricordato i legami culturali che accomunano i due Paesi, esprimendo un forte senso di solidariet\u00e0 e di supporto. Ha inoltre sottolineato l\u2019importanza dell\u2019unit\u00e0 territoriale della Bosnia, nonch\u00e9 la necessit\u00e0 di coesistenza pacifica fra le diverse fedi.<\/p>\n<p>In quest\u2019ottica, dunque, l\u2019attivismo turco della regione non rappresenta una novit\u00e0 e i commenti di un \u201critorno\u201d di Ankara nei Balcani sembrano ignorare la continuit\u00e0, al contrario, dell\u2019ovvio interesse e coinvolgimento della Turchia nell\u2019immediato vicinato. <\/p>\n<p>\u00c8 pur vero che questa stessa presenza ha modificato i propri strumenti e approcci, ma ci\u00f2 va interpretato piuttosto alla luce di una serie di fattori di natura sistemica, pi\u00f9 che di un strutturale ripensamento della politica estera turca. Con la fine della Guerra Fredda, la disgregazione della Jugoslavia e il processo di integrazione europeo, la Turchia ha semplicemente preso atto dei nuovi elementi che hanno dato forma al quadro regionale.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un&#8217;alta personalit\u00e0 turca in Bosnia. Ufficialmente per fede, ma in realt\u00e0 per un giro di affari fatto di soft power. Il 7 maggio, il dimissionario Primo Ministro turco Ahmet Davuto&#287;lu ha presenziato all\u2019inaugurazione della moschea di Ferhat Pasha a Banja Luka, la seconda citt\u00e0 della Bosnia-Erzegovina. 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