{"id":34750,"date":"2016-05-31T00:00:00","date_gmt":"2016-05-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/kiev-cancella-il-suo-lato-sovietico\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:34","slug":"kiev-cancella-il-suo-lato-sovietico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/05\/kiev-cancella-il-suo-lato-sovietico\/","title":{"rendered":"Kiev cancella il suo lato sovietico"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 trascorso un anno dalla promulgazione dei quattro provvedimenti legislativi, cosiddetto \u201cpacchetto decomunistizzazione\u201d, che mirano a smantellare l\u2019eredit\u00e0 comunista in Ucraina. Il governo ucraino sembra non piegarsi dinanzi alle critiche della comunit\u00e0 internazionale e della societ\u00e0 civile, ma anzi continua imperterrito nel suo programma di annichilimento della tradizione sovietica nel paese.<\/p>\n<p>Le leggi hanno ricevuto un\u2019accoglienza variegata. Infatti, la legge \u201cSullo statuto legale e il rispetto alla memoria dei combattenti per l\u2019indipendenza dell\u2019Ucraina nel XX secolo\u201d e quella \u201cSulla perpetuazione della vittoria sul nazismo nella Seconda guerra mondiale del 1939-1945\u201d mirano tutto sommato a chiarire alcune differenze interpretative riguardo a eventi storici che l\u2019Ucraina indipendente necessariamente possiede rispetto alla vecchia Repubblica socialista sovietica ucraina (Rssu). <\/p>\n<p>Si riconosce, ad esempio, il il diritto delle fazioni indipendentiste a vedersi riconosciuto il ruolo svolto durante la Seconda guerra mondiale a favore dell\u2019indipedenza di Kiev. Il problema, semmai, \u00e8 che si fanno salvi alcuni movimenti di liberazione come l\u2019Organizzazione dei nazionalisti ucraini (Orhanizatsiia Ukrains&#8217;kykh Natsionalistiv, OUN) e l\u2019Esercito ribelle ucraino (Ukrains&#8217;ka Povstans&#8217;ka Armiia, UPA), criminalizzando ogni critica nei loro confronti, quando insigni storici li accusano di episodi di pulizia etnica nei confronti dei civili polacchi.<\/p>\n<p><b>Il Partito comunista al bando<\/b><br \/>In dicembre, la Corte Amministrativa distrettuale di Kiev ha deciso di metter al bando il Partito comunista d\u2019Ucraina (&#1050;&#1086;&#1084;&#1091;&#1085;&#1110;&#1089;&#1090;&#1080;&#1095;&#1085;&#1072; &#1087;&#1072;&#1088;&#1090;&#1110;&#1103; &#1059;&#1082;&#1088;&#1072;&#1111;&#1085;&#1080;\u00e8, Pcu), alleato del vecchio partito delle Regioni dell\u2019ex presidente Viktor Ianukovich, per non conformit\u00e0 alla legge \u201cDella condanna dei regimi comunista e nazionalsocialista (nazista) e proibizione della propaganda dei loro simboli\u201d. La decisione \u00e8 poi divenuta definitiva in gennaio quando anche la Corte Suprema amministrativa si \u00e8 espressa in tal senso. <\/p>\n<p>Numerose sono state le critiche della comunit\u00e0 internazionale. Amnesty International attraverso il suo direttore per l\u2019Europa, John Dalhuisen, ha affermato come tale decisione fosse un tradimento dei valori perseguiti nelle proteste dell\u2019EuroMaidan: la promozione della libert\u00e0 di espressione, senza il timore che, esercitandola, si finisca vittime di persecuzioni.<\/p>\n<p>A seguito della domanda di chiarimenti della parlamentare europea Ines Cristina Zuber (Gue\/Ngl), Federica Mogherini, in qualit\u00e0 di vicepresidente della Commissione europea, ha risposto lo scorso marzo, sottolineando come l\u2019Ue abbia pi\u00f9 volte ricordato nel suo dialogo politico con Kiev che le garanzie dei diritti fondamentali dovrebbero aver la priorit\u00e0 sulle considerazioni di opportunit\u00e0 politica, e come l\u2019Ue ammetterebbe la messa al bando di un partito politico solo dinanzi \u201call\u2019incitamento o all\u2019uso stesso della violenza come mezzo politico\u201d, seguendo le linee guida della Commissione di Venezia. <\/p>\n<p>L\u2019ultima speranza, secondo i rappresentanti delle pi\u00f9 influenti Ong ucraine, risiede nel giudizio della Corte europea dei diritti dell\u2019uomo di Strasburgo, a cui il partito comunista si \u00e8 appellato. Tale decisione, per\u00f2, potrebbe richiedere mesi, se non anni.<\/p>\n<p><b>Da Dnipropetrovsk a Dnipro<\/b><br \/>Ma la stessa legge, criticata sia dalla rappresentante Osce per la libert\u00e0 dei media Dunja Mijatovic, sia dalla Commissione di Venezia e dall\u2019Odihr nella loro opinione congiunta, ha anche imposto di ribattezzare tutti i luoghi geografici il cui nome sia legato alla storia del comunismo. Lo scorso febbraio, il Parlamento ucraino (Rada) ha approvato la modifica di 175 nomi di citt\u00e0, paesi e province, mentre l\u2019Istituto nazionale della memoria storica si \u00e8 incaricato di fornire una lista di denominazioni raccomandate. Il processo \u00e8 tutt\u2019ora in corso, infatti a inizio maggio sono stati ridenominate altre 37 citt\u00e0 e paesi, comprese alcune localit\u00e0 non attualmente controllate dal governo ucraino nel Donbass e in Crimea. <\/p>\n<p>Gli ultimi calcoli offrono un totale di gran lunga superiore alle 300 entit\u00e0 amministrative che hanno modificato la propria denominazione, un anno dopo la promulgazione delle leggi di decomunistizzazione. Tra tutte spicca la terza citt\u00e0 del paese, Dnipropetrovsk, che traeva il suo nome dal leader bolscevico Grigory Petrovskiy, a capo della Rssu negli anni \u201920 e \u201930 dello scorso secolo, e che il 19 maggio \u00e8 stata ufficialmente rinominata Dnipro (il fiume che la attraversa) da una solida maggioranza di deputati della Rada.<\/p>\n<p><b>Gli archivi Kgb presto online<\/b><br \/>Infine, la legge \u201cSull\u2019accesso agli archivi delle agenzie repressive del regime totalitario comunista del 1917-1991\u201d ha sancito l\u2019apertura degli archivi relativi ai crimini e alle violazioni dei diritti umani commessi durante l\u2019epoca sovietica. In queste settimane si sta ultimando il trasferimento degli ultimi documenti dai Servizi segreti e dai ministero dell\u2019Interno e della Difesa all\u2019Istituto nazionale della memoria storica dell\u2019Ucraina.<\/p>\n<p>Seguendo l\u2019esempio di altri paesi dell\u2019Europa orientale, anche l\u2019Ucraina offrir\u00e0 agli studiosi la miniera degli archivi Kgb. Sin dalla promulgazione della legge un anno fa, tutti i documenti dei servizi segreti sovietici sono accessibili gratuitamente al pubblico, ma presto si digitalizzeranno per emulare il progetto della Repubblica Ceca e aprire un archivio online unificato. Inoltre, \u00e8 gi\u00e0 attivo su internet un archivio gestito da volontari, contenente oltre ventimila copie elettroniche di documenti sui movimenti ucraini di liberazione nazionale del XX secolo, cos\u00ec come alcuni materiali del Kgb.<\/p>\n<p>L\u2019Ucraina ha tutto il diritto di dare un colpo di spugna a quella parte del suo passato che oggi vuole dimenticare a causa della guerra nel Donbass. Bisogna per\u00f2 ricordare che la messa al bando di partiti politici, l\u2019imposizione di leggi e pene severe sono metodi del passato, resi celebri dai regimi pi\u00f9 totalitari, compreso quello sovietico. Inoltre, tali provvedimenti rischiano di dividere ancora pi\u00f9 profondamente la popolazione che, soprattutto nelle regioni meridionali e orientali, si sente storicamente e culturalmente molto pi\u00f9 legata all\u2019ex Unione Sovietica che al mondo occidentale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 trascorso un anno dalla promulgazione dei quattro provvedimenti legislativi, cosiddetto \u201cpacchetto decomunistizzazione\u201d, che mirano a smantellare l\u2019eredit\u00e0 comunista in Ucraina. Il governo ucraino sembra non piegarsi dinanzi alle critiche della comunit\u00e0 internazionale e della societ\u00e0 civile, ma anzi continua imperterrito nel suo programma di annichilimento della tradizione sovietica nel paese. Le leggi hanno ricevuto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[108,146],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34750"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34750"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34750\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61358,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34750\/revisions\/61358"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34750"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34750"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34750"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}