{"id":34810,"date":"2016-06-06T00:00:00","date_gmt":"2016-06-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/brexit-contraddizioni-bilaterali\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:33","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:33","slug":"brexit-contraddizioni-bilaterali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/06\/brexit-contraddizioni-bilaterali\/","title":{"rendered":"Brexit, contraddizioni bilaterali"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 pi\u00f9 un dibattito politico: lo scontro tra le due parti sulla permanenza o meno del Regno Unito nell\u2019Unione europea Ue, \u00e8 diventato una battaglia senza esclusioni di colpi retorici, un confronto sempre pi\u00f9 serrato che rischia di guastare il partito dei Tories per decenni a venire.<\/p>\n<p>Dalla seconda guerra mondiale in poi non si ricorda una scelta nazionale cos\u00ec discussa e sofferta, nemmeno nell\u2019ambito del referendum scozzese. Quello che colpisce in tutta questa tempesta politica \u00e8 l\u2019assenza di qualsiasi considerazione di certe contraddizioni di fondo che caratterizzano le posizioni di entrambi le parti in causa.<\/p>\n<p><b>Dribling di Brown<\/b><br \/>Il campo che sostiene la continuit\u00e0 del ruolo della Regno Unito nell\u2019Unione &#8211; compreso il governo di David Cameron, evidentemente &#8211; non ha mai voluto spiegare come si riconcilia questa posizione con il fatto che i governi &#8211; di tutti i colori &#8211; che lo hanno preceduto, per 40 anni hanno frenato l\u2019azione dell\u2019Ue ogni qualvolta essa non corrispondeva alle loro preferenze o istinti nazionali, non hanno quasi mai contribuito alla sua evoluzione positiva, hanno sovente espresso il massimo dello scetticismo e del distacco. <\/p>\n<p>Solo al Regno Unito sono state date una serie di garanzie, come quelle che non sarebbe mai stato obbligato ad aderire all\u2019euro n\u00e9 a partecipare a qualsiasi fondo di sostegno a un Paese della zona euro in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019espressione pi\u00f9 bizzarra di questo paradosso si trova nella figura di Gordon Brown, ex-Primo ministro ed euro-scettico lungo tutto il corso della sua pluri-decennale carriera politica. Oggi Brown insiste parlando di continuit\u00e0 senza fare il bench\u00e9 minimo riferimento al suo comportamento da Ministro del tesoro e poi capo del governo. <\/p>\n<p>Era stato Brown a tenere il suo Paese lontano dall\u2019euro e da qualsiasi cooperazione finanziaria europea; anche Brown ha aggiunto le sue richieste &#8211; soprattutto finanziarie &#8211; alla lunga lista di <i>opt-outs<\/i> di cui godono gli inglesi (pi\u00f9 di ogni altra nazione dell\u2019Ue). Brown ha inoltre firmato il Trattato di Lisbona con esplicita riluttanza e ha imposto come primo Alto Rappresentante per la Politica estera &#8211; una figura creata dal quel Trattato &#8211; Catherine Ashton, un personaggio privo di qualsiasi autorevolezza politica in casa e tantomeno all\u2019estero.<\/p>\n<p>Brown \u00e8 solo il caso pi\u00f9 ovvio di un comportamento che ha caratterizzato gran parte della classe politica nazionale nei confronti dell\u2019Unione europea fin dall\u2019inizio. <\/p>\n<p>Avendo vinto tante battaglie in negativo, con o senza alleati &#8211; contro ogni forma di \u2018idealismo\u2019 europeo, contro l\u2019unione politica, contro i principi sovranazionali, contro qualsiasi impostazione seria della politica estera e della difesa, a favore dell\u2019allargamento comunitario al fine di indebolire l\u2019intera Ue &#8211; la classe di governo inglese che vuole rimanere nell\u2019Ue non sente ora la necessit\u00e0 di suggerire un atteggiamento pi\u00f9 costruttivo per favorire il rilancio del grande progetto in una fase particolarmente critica della sua esistenza. <\/p>\n<p>Invece di sottolineare questa contraddizione, comunque, la parte pro-Brexit si \u00e8 limitata a controbattere, appellandosi alla somma presunta dei costi-benefici a breve per la nazione, nel caso di un esito invece di un altro, e sulla possibilit\u00e0 (del tutto ipotetica) di ripristinare il controllo assoluto delle frontiere nazionali.<\/p>\n<p><b>Brexiters<\/b><br \/>Il paradosso di fondo che caratterizza la posizione dei pro-Brexit \u00e8 semmai ancora pi\u00f9 ingombrante, anche perch\u00e9 pi\u00f9 semplice e evidente. Mentre mette il recupero della sovranit\u00e0 nazionale al vertice delle sue preoccupazioni &#8211; \u2018riprendiamo in mano il controllo del nostro paese &#8211; assiste inerme alla lunga mano straniera nel mondo manageriale e della finanza.<\/p>\n<p>Muti sui problemi posti a tutti dalla globalizzazione, i Brexiters non esprimono alcun dubbio mentre porzioni significative delle industrie del gas, dell\u2019acqua, dell\u2019elettricit\u00e0, delle ferrovie, delle telecomunicazioni, degli aeroporti finiscono in mano agli stranieri, commentando al massimo che \u00e8 cos\u00ec che funzionano i mercati liberi. Incapaci di costruire da soli una centrale nucleare, il governo inglese ha affidato il progetto ad una combinazione di interessi statali francesi e cinesi.<\/p>\n<p><b>Interessi stranieri nel Regno Unito<\/b><br \/>Mentre scriviamo, l\u2019azienda finanziaria australiana proprietaria del sistema idrico londinese ha annunciato che metter\u00e0 sul mercato alcuni pacchetti delle sue azioni (altri azionisti comprendono fondi di Abu Dhabi e Cina).<\/p>\n<p>Intanto dilaga la crisi dell\u2019acciaio scatenata dalla sovrapproduzione cinese e si scopre che quello che resta delle acciaierie britanniche \u00e8 in mano ad interessi thailandesi e indiani. <\/p>\n<p>La fiorente industria automobilistica inglese \u00e8 interamente in mano ad aziende Usa, indiane, giapponesi ed europee. Le ferrovie scozzesi sono di propriet\u00e0 del sistema nazionale olandese.Tra le risorse pubbliche non ancora vendute a qualche interesse straniero figurano per ora i camion dei pompieri londinesi: sono stati acquistati da un <i>private equity <\/i>inglese per \u00a32 nel 2012.<\/p>\n<p>Il Regno Unito dovrebbe assumere la Presidenza del Consiglio dei ministri europei nel 2017. Se vince la Brexit potr\u00e0 ancora pretendere quel diritto? Se vincer\u00e0 invece il partito della permanenza, quale misure costruttive potr\u00e0 proporre per giustificare tanto rumore, mobilitazione e conflittualit\u00e0 ?<\/p>\n<p>.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 pi\u00f9 un dibattito politico: lo scontro tra le due parti sulla permanenza o meno del Regno Unito nell\u2019Unione europea Ue, \u00e8 diventato una battaglia senza esclusioni di colpi retorici, un confronto sempre pi\u00f9 serrato che rischia di guastare il partito dei Tories per decenni a venire. 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