{"id":34820,"date":"2016-06-06T00:00:00","date_gmt":"2016-06-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/due-popoli-una-pace-malgrado-tutto\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:33","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:33","slug":"due-popoli-una-pace-malgrado-tutto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/06\/due-popoli-una-pace-malgrado-tutto\/","title":{"rendered":"Due popoli, una pace, malgrado tutto"},"content":{"rendered":"<p>Il conflitto israelo-palestinese \u00e8 quasi \u201crelegato\u201d in secondo ordine dalla disgregazione del Medio Oriente &#8211; a un secolo esatto dagli accordi Sykes-Picot con cui Inghilterra e Francia stabilirono i confini interstatuali della regione &#8211; dal terrorismo islamista, dal cataclisma politico e umanitario che investe quell\u2019area del globo.<\/p>\n<p>Tanto pi\u00f9 meritorio quindi l\u2019impegno della Francia nel riunire, la settimana scorsa, in un summit la comunit\u00e0 delle nazioni per muovere le parti a una soluzione negoziata basata sul principio di \u201cdue stati per due popoli\u201d. <\/p>\n<p>La storia lunga e accidentata dei rapporti fra Israele e i palestinesi dimostra che le due parti in lotta sono incapaci di giungere a un accordo senza l\u2019impegno fattivo di un mediatore. La retorica cara agli israeliani e soprattutto all\u2019attuale governo che la \u201cpressione\u201d esterna significa imporre una soluzione e che solo negoziati bilaterali possono produrre frutti \u00e8 logicamente e storicamente falsa.<\/p>\n<p>Per l\u2019Europa in particolare una soluzione di pace \u00e8 un obiettivo che combina interessi e valori. Interessi che vanno dalla stabilit\u00e0 nella regione alla battaglia contro l\u2019estremismo islamista e alla violenza terroristica che colpisce le sue citt\u00e0. Valori che sono la tutela dei diritti umani, della democrazia e dell\u2019autodeterminazione dei popoli.<\/p>\n<p><b>I costi della non pace<\/b><br \/>Nell\u2019attuale frangente \u00e8 importante decifrare quanto accadr\u00e0 in Israele, con il potere straripante della destra nazionalista e i contrasti acuti fra ministri dell\u2019attuale governo &#8211; Avigdor Lieberman, in particolare, da pochi giorni alla Difesa &#8211; e i vertici dell\u2019esercito circa l\u2019etica delle armi.<\/p>\n<p>Quanto accade in Israele, data l\u2019asimmetria di potere effettivo sul campo rispetto ai palestinesi, \u00e8 difatti determinante per il corso degli eventi. I palestinesi hanno compiuto errori immani, dal terrorismo suicida contro i civili israeliani all\u2019inutile guerriglia mossa dalla striscia di Gaza, ma sono oggi divisi fra Cisgiordania e Gaza, Autorit\u00e0 nazionale palestinese e Hamas, osteggiati dal mondo arabo, largamente impotenti. <\/p>\n<p>Essi non sono cittadini dello stato in cui vivono, Cisgiordania o la striscia di Gaza, dove non esercitano il diritto di voto da dieci anni, n\u00e9 votano per le istituzioni dello stato &#8211; Israele &#8211; che di fatto controlla la loro esistenza quotidiana.<\/p>\n<p>Ma ritenere che il conflitto fra Israele e Palestina sia meno rilevante e che lo <i>status quo<\/i> possa essere sostenuto indefinitamente \u00e8 un errore . La convinzione prevalente in Israele che il conflitto possa essere contenuto in forme a \u201cbassa intensit\u00e0\u201d senza essere risolto \u00e8 illusoria cos\u00ec come l\u2019idea che nel disordine regionale convenga a Israele non assumere un\u2019iniziativa di pace. <\/p>\n<p>I costi umani e materiali della \u201cnon pace\u201d sono infatti enormi, come attestano gli orrori della guerra di Gaza del 2014 o le aggressioni a colpi di coltello che insanguinano da mesi le strade di Israele e della Cisgiordania e la minaccia crescente di un degrado della democrazia e della stessa convivenza fra arabi ed ebrei in Israele.<\/p>\n<p>Oltre allo stallo politico, vi \u00e8 una profonda separazione fra le due societ\u00e0, quella ebraico-israeliana e quella arabo-palestinese. Nella psicologia dei palestinesi Israele \u00e8 l\u2019occupante, l\u2019aggressore; per gli israeliani i palestinesi sono il nemico omicida, ingrato e irriducibile che non merita fiducia n\u00e9 diritti di popolo e stato. Per questo \u00e8 importante guardare a iniziative innovative che scaturiscono dalla societ\u00e0 civile, tentando di scalfire l\u2019immobilismo che domina la sfera politica.<\/p>\n<p><b>Ecopeace Middle East<\/b><br \/>Due esempi, fra i tanti. L\u2019uno riguarda il tema ambientale e delle risorse idriche. Ecopeace Middle East \u00e8 una Ong tripartita israelo-giordano-palestinese, un unicum del genere nel vasto universo delle Ong in cui israeliani e palestinesi cooperano per superare la separazione \u201cdisumanizzante\u201d, nonostante l\u2019opposizione del fronte palestinese di \u201cantinormalizzazione\u201d &#8211; che rifiuta ogni forma di cooperazione con Israele, fino a quando perdura l\u2019occupazione e il negoziato di pace \u00e8 bloccato &#8211; e da un\u2019attitudine dell\u2019attuale governo israeliano che discrimina le Ong israeliane attive nel campo dei diritti umani e della pace.<\/p>\n<p>Israele, in virt\u00f9 della tecnologia avanzata in materia di trattamento delle acque di scarico e di impianti di desalinizzazione, ha un surplus di produzione rispetto al consumo con cui potrebbe risolvere il dramma della scarsit\u00e0 di acqua potabile che grava invece sulla Cisgiordania e soprattutto sulla striscia di Gaza , dove la situazione sanitaria \u00e8 a forte rischio di epidemie. <\/p>\n<p>La questione dell\u2019acqua che dagli accordi di Oslo \u00e8 uno dei cinque oggetti del negoziato, insieme ai confini, gli insediamenti, i rifugiati, lo status di Gerusalemme, potrebbe essere risolta in modo equo, efficace e benefico per le parti in causa e offrire anche un esempio per la soluzione delle altre questioni contese.<\/p>\n<p><b>Sostegno regionale a una soluzione di pace<\/b><br \/>Il secondo viene dalla Israeli Peace Initiative, un\u2019associazione di esponenti dell\u2019accademia, imprenditoria, esercito, <i>intelligence<\/i> che intende sollecitare quella parte dell\u2019opinione pubblica di centro e pragmatica, ma scettica o rassegnata all\u2019idea di un conflitto irrisolvibile, a mobilitarsi ed agire per giungere a una soluzione pacifica. <\/p>\n<p>Una soluzione che pu\u00f2 scaturire soltanto se al negoziato fra le due parti si affianca un accordo regionale che lo sostenga sia sul piano economico, per la riabilitazione dei rifugiati palestinesi da integrarsi in parte in un futuro stato di Palestina e in parte nei paesi arabi, sia su quello strategico per fornire a Israele le necessarie garanzie di sicurezza in una regione ora scossa da acuti sconvolgimenti. <\/p>\n<p>A questo fine Israele dovrebbe accettare di negoziare sulla base dell\u2019offerta di pace avanzata dalla Lega araba nel 2002 e riaffermata in anni recenti, reagire al crescente isolamento diplomatico, e cogliere le opportunit\u00e0 offerte da un oggettivo convergere di interessi con l\u2019Autorit\u00e0 palestinese e gli stati arabi, soprattutto Arabia Saudita, Giordania, Egitto, ed emirati del Golfo, per opporsi all\u2019estremismo islamista da un lato e alla minaccia iraniana dall\u2019altro. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il conflitto israelo-palestinese \u00e8 quasi \u201crelegato\u201d in secondo ordine dalla disgregazione del Medio Oriente &#8211; a un secolo esatto dagli accordi Sykes-Picot con cui Inghilterra e Francia stabilirono i confini interstatuali della regione &#8211; dal terrorismo islamista, dal cataclisma politico e umanitario che investe quell\u2019area del globo. 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