{"id":34840,"date":"2016-06-07T00:00:00","date_gmt":"2016-06-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/egitto-liberta-di-stampa-ostaggio-dei-gattopardi\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:33","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:33","slug":"egitto-liberta-di-stampa-ostaggio-dei-gattopardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/06\/egitto-liberta-di-stampa-ostaggio-dei-gattopardi\/","title":{"rendered":"Egitto, libert\u00e0 di stampa ostaggio dei gattopardi"},"content":{"rendered":"<p>Almeno altri 45 giorni di carcere. \u00c8 questa la sorte che spetta ad Ahmed Abdallah, presidente della commissione egiziana per i diritti e le libert\u00e0, accusato di aver partecipato a manifestazioni non autorizzate. <\/p>\n<p>Insieme a lui, resta in carcere anche l\u2019avvocato Malek Adly, ritenuto colpevole di aver incitato gli egiziani a criticare, con manifestazioni di strada, il dono con il quale presidente Abdel Fattah al-Sisi ha deciso di omaggiare la casa regnante saudita: ovvero i due isolotti del Mar Rosso di Tiran e Sanafir.<\/p>\n<p>Oltre alle accuse ufficiali del momento,in entrambi i casi pesa il fatto cheAdly e Abdallah siano due attivisti da anni invisi al regime di turno e ora ancora pi\u00f9 ingombranti visto l\u2019aiuto dato alla famiglia e ai legali di Giulio Regeni che cercano di fare luce sulla tragica morte del giovane ricercatore.<\/p>\n<p><b>Giornalisti in rivolta<\/b><br \/>Questi eventi, arrivati alle nostre orecchie perch\u00e9 vicini a un caso a cui siamo pi\u00f9 sensibili, sono in realt\u00e0 la cartina di tornasole dell\u2019ennesima ondata repressiva che sta attraversando l\u2019Egitto di Al-Sisi e che nelle ultime settimane ha preso di mira soprattutto la libert\u00e0 di stampa. A mostrarlo \u00e8 stato, la settimana scorsa, l\u2019arresto di Yehia Qalash, presidente del sindacato dei giornalisti. Gesto, quest\u2019ultimo, che ha messo a nudo la battaglia tra ministero degli Interni e sindacato. Uno scontro che sta toccando un apice mai raggiunto prima nella storia dell\u2019Egitto repubblicano. <\/p>\n<p>La miccia che ha aperto lo scontro con il sindacato dei giornalisti \u00e8 stata il raid con il quale, il 1\u00b0 maggio, la polizia ha fatto irruzione nella sede della corporazione per arrestare Mahmoud al-Sakka e Amr Badr. Questi giornalisti (entrambi fondatori, nel 2015, di Bidaia, il movimento &#8211; in fretta bandito &#8211; che da mesi chiedeva la ristrutturazione del ministero degli Interni e l\u2019abolizione della severa legge sulle manifestazioni) avevano organizzato un sit-in di protesta contro le precedenti retate con le quali la polizia aveva cercato di azzittire quanti criticavano la cessione di due isolotti del Mar Rosso. <\/p>\n<p>Dopo questa inedita retata, unica lungo il Nilo,Qalash aveva indetto un\u2019assemblea sindacale durante la quale sono state prese una serie di decisioni per portare avanti la protesta contro il ministero degli Interni, il vero obiettivo di quasi tutti i manifestanti egiziani che negli ultimi mesi hanno trovato il coraggio di tornare in strada.<\/p>\n<p>Ma ancora prima di combattere contro quello che \u00e8 ritenuto il nemico esterno, i giornalisti devono fare i conti in casa propria. L\u2019ala del sindacato pi\u00f9 lealista al regime, quella che da mesi si limita a pubblicare o a leggere le veline del governo, ha infatti convocato un\u2019altra assemblea per prendere le distanze \u201cda quanti vogliono trasformare il sindacato in un partito politico\u201d. <\/p>\n<p>Visto dai corridoi dei sindacati, lo scontro fratricida &#8211; ben evidente dalle diverse titolazioni dei media statali rispetto a quelle dei media privati che ora, dopo un paio di anni di allineamento, tornano a fare sentire la loro voce &#8211; sembra aver consegnato la vittoria all\u2019ala rivoluzionaria. Ma potrebbe trattarsi di una vittoria di Pirro. A mostrarlo non \u00e8 solo la fine fatta da Qalash, ma anche le dinamiche all\u2019interno dell\u2019ambiente mediatico egiziano.<\/p>\n<p><b>Lifting di regime<\/b><br \/>Solo nelle ultime due settimane, si \u00e8 assistito ad acquisizioni e fusioni di canali televisivi di tale importanza che si pu\u00f2 parlare di un vero e proprio rimodellamento della mappa multimediale egiziana. Un restyling che sembra in realt\u00e0 un lifting di regime. <\/p>\n<p>Il volto pi\u00f9 rappresentativo di questa evoluzione \u00e8 quello di Elham Sharshar, moglie di Habibel-Adly, ultimo ministro degli Interni dell\u2019epoca di Hosni Mubarak e <i>deus ex machina<\/i> della repressione di regime di allora. La notizia dell\u2019apertura di un nuovo giornale da parte di Sharshar \u00e8 arrivata poche ore dopo quella &#8211; da confermare &#8211; secondo la quale el-Adly sarebbe pronto a riconciliarsi con il regime.<\/p>\n<p>Restando nella cerchia dei gattopardi, c\u2019\u00e8 un altro nome che in questi giorni ricompare sulla stampa egiziana. \u00c8 quello di Makram Mohammed Ahmed, giornalista dichiaratamente pro-regime che in passato \u00e8 stato ai vertici del sindacato. Secondo le voci che circolano, potrebbe essere lui a prendere il posto di Qalash. <\/p>\n<p><b>Il risveglio del sindacalismo <\/b><br \/>Questa notizia &#8211; che solo il tempo potr\u00e0 confermare &#8211;  mostra che la battaglia interna al sindacato dei giornalisti \u00e8 tutt\u2019altro che sopita. Qualora vincessero i lealisti, veline, censura, e incensamento del regime tornerebbero a diventare non solo pane quotidiano degli operatori dell\u2019informazione, ma anche pratiche istituzionali. E la stampa di corte racconterebbe solo di strette di mano, visite ufficiali, accordi commerciali. <\/p>\n<p>Qualora a spuntarla fossero invece le voci stonate, c\u2019\u00e8 da scommettere che queste proverebbero ad assumere la leadership della protesta sindacale che a inizio anno ha gi\u00e0 visto insorgere l\u2019ordine dei medici. Le sinergie tra questi due sindacati si sono gi\u00e0 manifestate e non si pu\u00f2 escludere che diventino contagiose. Non sarebbe la prima volta. Nel 2011, i giornalisti ci misero la testa, gli altri i numeri. E ora, dopo due anni e mezzo di apatia, le centinaia di sindacati nati dopo la rivoluzione sembrano pronti a rimboccarsi le maniche. <\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Almeno altri 45 giorni di carcere. \u00c8 questa la sorte che spetta ad Ahmed Abdallah, presidente della commissione egiziana per i diritti e le libert\u00e0, accusato di aver partecipato a manifestazioni non autorizzate. 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