{"id":34850,"date":"2016-06-08T00:00:00","date_gmt":"2016-06-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/hillary-vs-donald-una-partita-lunga-150-giorni\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:32","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:32","slug":"hillary-vs-donald-una-partita-lunga-150-giorni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/06\/hillary-vs-donald-una-partita-lunga-150-giorni\/","title":{"rendered":"Hillary vs Donald, una partita lunga 150 giorni"},"content":{"rendered":"<p>Che la campagna cominci! a 150 giorni esatti dall\u2019Election Day dell\u20198 novembre, la partita pu\u00f2 iniziare. E tutto quello che \u00e8 successo finora? un anno di prove e rodaggi, quattro mesi di voti e assemblee di partito? Tutto incasellato nelle cartelle della cronaca e della storia. Hillary Clinton e Donald Trump, forti d\u2019una nomination conquistata a furia di suffragi e delegati, girano oggi pagina e hanno di fronte un foglio bianco.<\/p>\n<p>Su cui presto scorreranno fiumi di parole e un mare d\u2019inchiostro. Comunque vadano le cose, il 46\u00b0 presidente degli Stati Uniti avr\u00e0 un che d\u2019inedito, anche se Hillary \u00e8 sulla breccia politica da almeno trent\u2019anni e Donald riempie di s\u00e9 le cronache da un tempo parallelo: se vincer\u00e0 l\u2019ex first lady, sar\u00e0 la prima volta d\u2019una donna alla Casa Bianca; e se vincer\u00e0 il magnate dell\u2019immobiliare, sar\u00e0 l\u2019esordio alla testa dell\u2019Unione di una persona che non ha mai ricoperto nessun ufficio elettivo e che non ha nessuna esperienza di gestione della cosa pubblica.<\/p>\n<p><b>Scheletri nell\u2019armadio<\/b><br \/>I due candidati corrono rischi analoghi: entrambi hanno passati personali e professionali spessi ed hanno arma di zeppi. Da l\u00ec, la stampa americana cercher\u00e0 di tirare fuori scheletri d\u2019ogni tipo, oltre quelli che gi\u00e0 volteggiano sulla campagna: per la Clinton, l\u2019emailgate, l\u2019uso dell\u2019account privato quand\u2019era segretario di Stato, ed anche i discorsi profumatamente pagati e tenuti segreti; per Trump, le inchieste per truffa sulle sue Universit\u00e0, che lo rendono nervoso e gli fanno perdere la misura &#8211; tanto da usare toni razzisti contro il giudice di San Diego d\u2019origine messicana -, oltre che le storie dei suoi affari fallimentari, i casin\u00f2 di Atlantic City, la compagnia aerea.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo Super Marted\u00ec di queste primarie, la Clinton ha arginato l\u2019erosione di credibilit\u00e0 che stava subendo e haconsolidato la legittimazione della sua nomination a candidata democratica vincendo pi\u00f9 largo del previsto in California e imponendosi pure in New Jersey, New Mexico e South Dakota, mentre Bernie Sanders, il suo rivale, suggellava una campagna al di sopra delle attese con successi nel Nord Dakota e Montana.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"806\" height=\"453\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Fw2NOVZ5uJs\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><b>Il soffitto di cristallo \u00e8 stato infranto<\/b><br \/>Dopo la chiusura dei seggi nel New Jersey, e mentre ancora si votava in California, l\u2019ex first lady, gi\u00e0 sicura di avere avuto la maggioranza assoluta dei delegati alla convention democratica di fine luglio a Filadelfia, pronunciava il discorso della vittoria che l\u2019era rimasto in gola otto anni or sono, quando, esattamente il 7 giugno, aveva ceduto le armi all\u2019allora senatore Barack Obama.<\/p>\n<p>Cosa che Sanders non ha ancora fatto nei suoi confronti e che, per il momento, non intende fare: dopo avere ricevuto una telefonata di Hillary, ha parlato ai suoi sostenitori, ha esortato a battersi \u201cinsieme\u201d contro Trump, ma non ha riconosciuto d&#8217;avere perso la corsa alla nomination. Anche se s\u2019appresta a congedare almeno la met\u00e0 del suo staff: un segnale di smantellamento inequivocabile.<\/p>\n<p>L&#8217;ex segretario di Stato, raggiante sul palco con accanto il marito Bill, ha detto, nel suo discorso, d\u2019avere infranto il soffitto di cristallo che si frapponeva tra le donne e la nomination. Ora le tocca battere un avversario che fa leva \u201csulla paura\u201d, pi\u00f9 showman di lei, ma molto meno affidabile.<\/p>\n<p><b>Attenti ai Sanderistas<\/b><br \/>In termini di delegati, la Clinton chiude con un vantaggio di oltre 500 sul senatore del Vermont, senza contare i Super Delegati: i calcoli saranno precisi nelle prossime ore, ma \u00e8 gi\u00e0 chiaro che, dopo il successo in California pi\u00f9 largo di tutte le previsioni, l\u2019ex first lady s\u2019avvicina e forse supera la maggioranza assoluta solo con i delegati eletti.<\/p>\n<p>Perde cos\u00ec forza una contestazione di Sanders, secondo cui i notabili del partito non assegnati tramite voto &#8211; e che nella stragrande maggioranza si sono dichiarati per Hillary &#8211; debbono essere conteggiati solo alla convention, potendo cambiare campo fino all\u2019ultimo istante.<\/p>\n<p>Il presidente Obama s\u2019\u00e8 congratulato con la Clinton e con Sanders per la loro campagna e dovrebbe presto incontrarli: il presidente s\u2019\u00e8 gi\u00e0 messo al lavoro per l\u2019unit\u00e0 dei democratici contro Trump.<\/p>\n<p>Negli ultimi giorni, secondo il Wall Street Journal, la squadra del senatore del Vermont s\u2019\u00e8 divisa: ci sono i \u2018sanderistas\u2019, i guerriglieri della nomination, che vogliono battersi fino alla convention; e le colombe, pronte ad ammettere la sconfitta e a ricompattare il partito dietro l\u2019ex first lady.<\/p>\n<p>Sanders sembra stare con i suoi \u2018ultras\u2019 e prospetta una convention democratica politicamente \u201caperta\u201d: in ballo non tanto la nomination, quanto la linea.<\/p>\n<p>Se avesse inanellato sconfitte nell\u2019ultimo Super-Marted\u00ec, l\u2019ex first lady si sarebbe fortemente indebolita. In questa ipotesi, ancora il Wsj, nel fine settimana, prospettava un ribaltone: fuori Hillary e Sanders, elisisi a vicenda; e dentro un \u2018usato sicuro\u2019, come John Kerry, candidato nel 2004, o JoeBiden, il vice-presidente. Fanta-politica, probabilmente, a questo punto.<\/p>\n<p>La California era la chiave di volta di questo discorso: una batosta l\u00ec, lo Stato pi\u00f9 popoloso e ricco dell\u2019Unione e uno dei pi\u00f9 influenti al mondo nel campo culturale e dell&#8217;innovazione (tra Hollywood e Silicon Valley), sarebbe stata un segno di debolezza e di friabilit\u00e0. &#778;\u00c8 invece venuto un successo largo, che le rid\u00e0 fiducia e slancio.<\/p>\n<p>Fra i repubblicani, il problema non si pone: i Super-Delegati non ci sono e Trump \u00e8 da tempo rimasto senza avversari e ha gi\u00e0 conquistato la maggioranza assoluta: lui lusinga Sanders e ammicca ai \u2018sanderistas\u2019, come se potessero trasferirsi nel suo campo; e attacca la Clinton sui soliti fronti, l\u2019accusa di avere usato il Dipartimento di Stato come un bancomat per la sua Fondazione e promette nuove rivelazioni nei suoi confronti nei prossimi giorni. Ma il sostegno dei conservatori moderati alla sua candidatura resta tiepido e le bordate di Trump contro il giudice di San Diego hanno aperto nuove crepe nel fronte repubblicano.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che la campagna cominci! a 150 giorni esatti dall\u2019Election Day dell\u20198 novembre, la partita pu\u00f2 iniziare. E tutto quello che \u00e8 successo finora? un anno di prove e rodaggi, quattro mesi di voti e assemblee di partito? Tutto incasellato nelle cartelle della cronaca e della storia. 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