{"id":34950,"date":"2016-06-15T00:00:00","date_gmt":"2016-06-14T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/mondo-multipolare-tra-conflitto-e-cooperazione\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:30","slug":"mondo-multipolare-tra-conflitto-e-cooperazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/06\/mondo-multipolare-tra-conflitto-e-cooperazione\/","title":{"rendered":"Mondo multipolare tra conflitto e cooperazione"},"content":{"rendered":"<p>Il <i>Quantitative easing<\/i> della Fed, l\u2019invecchiamento demografico del Giappone, la Primavera araba e la minaccia di cambiamenti climatici sono eventi in apparenza distinti e distanti. Lo stesso vale per la politica monetaria di Mario Draghi, le elezioni presidenziali americane, il rallentamento dell\u2019economia cinese, il rischio Brexit, il prezzo del petrolio, l\u2019accordo sul nucleare con l\u2019Iran.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 sono fenomeni molto pi\u00f9 intrecciati di quanto non sembri. I collegamenti tra politica monetaria, crescita economica e affari internazionali ci sono sempre stati ma oggi sono tali da aumentare esponenzialmente la difficolt\u00e0 di comprendere i rapporti causa-effetto e di gestire efficacemente le crisi. Lo studio delle interdipendenze nel mondo attuale \u00e8 quindi fondamentale per i <i>policy-maker<\/i>.<\/p>\n<p><b>Il mondo semplice dei blocchi contrapposti<\/b><br \/>Complessit\u00e0 e interdipendenze sono aumentate rapidamente. Solo qualche decennio fa il mondo era pi\u00f9 \u201csemplice\u201d. In politica estera, la netta contrapposizione tra i due blocchi della \u201cguerra fredda\u201d garantiva il mantenimento di un certo equilibrio. Le crisi erano in gran parte gestite con accordi, espliciti o di fatto, tra Washington e Mosca. In caso di conflitto, nemici e alleati erano facilmente identificabili.<\/p>\n<p>In campo economico, la ripartizione era tra paesi industrializzati e in via di sviluppo. Gli Stati Uniti erano l\u2019unica vera locomotiva che trainava l\u2019economia mondiale attraverso importazioni di merci ed energia e gran parte del mondo finanziava i due grandi deficit americani. <\/p>\n<p>I fattori di crescita erano chiari. Le decisioni della Fed le uniche veramente rilevanti, alle quali le altre Banche centrali si adeguavano. L\u2019utilizzo delle leve tradizionali di politica monetaria a Washington determinava conseguenze in larga misura prevedibili sull\u2019economia statunitense e mondiale. Anche in campo economico le crisi erano gestibili in gruppi ristretti come il G7.<\/p>\n<p>Gli schieramenti erano definiti anche in campo energetico: da una parte i paesi produttori di petrolio e dall\u2019altra quelli industrializzati importatori di energia. Molti dei primi erano organizzati nel cartello dell\u2019Opec. I secondi, con grandi fabbisogni e poche fonti alternative, particolarmente vulnerabili ad aumenti del prezzo del greggio. Anche in questo caso, la <i>realpolitik <\/i>facilitava accordi e compromessi nelle situazioni di crisi che potevano incidere su prezzo e forniture di petrolio.<\/p>\n<p><b>Bipolarismo, teoria dei giochi e comportamenti razionali<\/b><br \/>Nel mondo \u201csemplice\u201d dei blocchi gli attori erano pochi e si conoscevano bene. Politica estera e politica economica erano una sorta di partita a scacchi tra giocatori razionali. La fiducia reciproca era poca ma, prendendo a prestito la terminologia della teoria dei giochi, la \u201cripetizione del gioco\u201d garantiva comportamenti razionali da parte dei giocatori.<\/p>\n<p>La teoria dei giochi dimostra che un atteggiamento di cooperazione produce maggiori vantaggi rispetto a uno egoistico. A patto che ci sia fiducia reciproca tra gli attori, oppure che si abbia un approccio di lungo periodo (cio\u00e8 che il gioco sia ripetuto pi\u00f9 volte) che induca a comportamenti razionali. <\/p>\n<p>Il dilemma del prigioniero &#8211; una delle versioni pi\u00f9 semplici di <i>game theory<\/i>, applicato a economia, politica internazionale, strategia militare, ecologia &#8211; mostra come un comportamento egoista da parte dei giocatori arrechi un danno generale mentre, al contrario, un atteggiamento di cooperazione razionale sia la soluzione migliore per tutti. <\/p>\n<p>Il presupposto \u00e8 che tutti i \u201cgiocatori\u201d, non solo uno, si comportino in modo cooperativo. Ci\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 facile che avvenga se i giocatori sono pochi, si conoscono reciprocamente e tendono a rimanere gli stessi nel tempo.<\/p>\n<p><b>Dall\u2019unica superpotenza al mondo multipolare<\/b><br \/>Con la fine della guerra fredda e un prolungato periodo di diffusa crescita economica cambiano gli equilibri politico-economici mondiali. Nell\u2019arco di tempo tra le due date simboliche del 9 novembre 1989 (caduta del muro di Berlino) e dell\u201911 settembre 2001 (attacco terroristico al World Trade Center di New York), gli Stati Uniti sono l\u2019unica superpotenza politica, militare ed economica a livello globale. <\/p>\n<p>In questa veste, Washington riesce quindi a imporre al mondo un atteggiamento \u201ccooperativo\u201d. Ci\u00f2 facilita la gestione delle crisi e il raggiungimento di equilibri internazionali. \u00c8 l\u2019applicazione sul piano internazionale di quanto intuito dal filosofo inglese Hobbes quattro secoli prima, con riferimento agli stati nazionali. Per Hobbes la soluzione alle naturali tensioni tra gli uomini \u00e8 la \u201ccostrizione\u201d: in questo contesto, l\u2019introduzione dello Stato, con le sue leggi, garantisce la collaborazione tra i cittadini. <\/p>\n<p>Gli Stati Uniti, grazie alla forza economica, a quella politico-militare e alla Fed, hanno esercitato questo ruolo con buoni risultati per l\u2019equilibrio mondiale. Oggi, pur rimanendo Washington la principale superpotenza, \u00e8 emerso un nuovo scenario multipolare caratterizzato da un elevato numero di attori e dalla loro crescente interdipendenza. I rapporti causa-effetto, in tutti i settori, sono molto pi\u00f9 complessi da decifrare, le crisi pi\u00f9 impegnative da gestire e le decisioni di<i> policy <\/i>pi\u00f9 difficili da prendere.<\/p>\n<p><b>Il mondo complesso delle interdipendenze<\/b><br \/>In politica estera, il parziale disimpegno degli Stati Uniti da molti fronti e l\u2019affermarsi di diverse potenze regionali hanno fatto saltare molti equilibri e aumentato il grado d\u2019incertezza. Le vicende di Siria, Libia e Iraq ne sono un esempio.<\/p>\n<p>In economia, i motori di crescita mondiale sono oggi almeno quattro: Stati Uniti, Europa, Cina ed economie emergenti. Da una parte, ci\u00f2 allarga la base della crescita, dall\u2019altra rende pi\u00f9 difficile utilizzare efficacemente i tradizionali strumenti di politica fiscale e monetaria. <\/p>\n<p>La politica monetaria espansiva della Fed volta a far uscire gli Stati Uniti dalla crisi spinge i capitali alla ricerca di rendimenti verso settori a rischio e paesi emergenti. E genera bolle speculative difficili da controllare e pericolose per tutti. <\/p>\n<p>\u00c8 accaduto a inizio anni \u201990 con il Sudest asiatico, dopo il 2001 con il mattone e rischia di ripetersi in Brasile. D\u2019altra parte la mera aspettativa di aumento dei tassi americani sta provocando nervosismo nei mercati finanziari, rientri di capitale negli Stati Uniti e rafforzamento del dollaro, con il rischio di mettere in ginocchio molte economie emergenti. <\/p>\n<p>Anche i prezzi di petrolio e <i>commodity <\/i>sono importanti. Il picco del greggio di un paio d\u2019anni fa, evento in passato indiscutibilmente negativo per Washington, ha incoraggiato gli investimenti nell\u2019estrazione di <i>shale gas <\/i>avvicinando gli Stati Uniti all\u2019indipendenza energetica. <\/p>\n<p>D\u2019altro canto, il recente crollo del petrolio, certamente favorevole per le economie industrializzate, produce effetti collaterali e rischi anche per Europa e Stati Uniti. Tra questi, la difficolt\u00e0 dei paesi produttori di petrolio a finanziare la spesa pubblica, con conseguenti rischi d\u2019instabilit\u00e0 sociale e politica. Si pensi a Russia, Arabia Saudita e Nigeria. <\/p>\n<p>Lo stesso vale per i prezzi di altre materie prime, in particolare dei generi alimentari che nei paesi in via di sviluppo sono importanti per la stabilit\u00e0 interna. Si ricordi che la Primavera araba nel 2011 coincide con il picco dei prezzi delle materie prime.<\/p>\n<p>Infine, nel mondo \u201ccomplesso\u201d anche i cambiamenti climatici sono sempre pi\u00f9 un rischio per la crescita economica e la stabilit\u00e0 dei mercati finanziari. L\u2019accordo COP21 a Parigi ha quindi una forte valenza internazionale anche da un punto di vista economico.<\/p>\n<p><b>Equilibri instabili e \u201cterzo paradigma\u201d di Caill\u00e9<\/b><br \/>Nel mondo multipolare di oggi, ogni paese ha la tentazione di perseguire il proprio interesse. Ci\u00f2 rende molto pi\u00f9 complesso raggiungere equilibri e affrontare con efficacia le crisi. Nonostante anche nei \u201cgiochi complessi\u201d la soluzione pi\u00f9 razionale e pi\u00f9 conveniente per i diversi attori sia la collaborazione reciproca, la tentazione di giocare \u201ccontro\u201d gli altri \u00e8 pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p>In questo contesto la \u201ccostrizione\u201d a cooperare <i>\u00e0 la Hobbes<\/i> \u00e8 ardua, forse impossibile. Non la possono e vogliono esercitare pi\u00f9 gli Stati Uniti e non \u00e8 in grado di realizzarla l\u2019Onu. L\u2019alternativa \u00e8 la fiducia, al contempo fonte e risultato di forti relazioni tra le parti. Solo in presenza di fiducia reciproca, infatti, i governi, le economie e le istituzioni possono entrare in relazioni di cooperazione. L\u2019introduzione di quello che il sociologo francese Alain Ciall\u00e9 chiama il \u201cterzo paradigma\u201d, basato sulla relazione, pu\u00f2 aiutare a superare le contrapposizioni e raggiungere equilibri tra gli attori.<\/p>\n<p>Nel mondo complesso di oggi, fenomeni apparentemente distanti sono in realt\u00e0 fortemente intrecciati. Ci\u00f2 rende difficile raggiungere situazioni di equilibrio e gestire le crisi. In tutti i settori. <\/p>\n<p>Le alternative sono due: il caos, che spesso porta a situazioni di conflitto, o l\u2019aumento della cooperazione, per ottenere la quale \u00e8 necessario migliorare la qualit\u00e0 delle relazioni tra paesi e istituzioni. Il punto di partenza \u00e8 formare una classe dirigente che comprenda a fondo le interdipendenze tra i fenomeni di politica monetaria, crescita economica e affari internazionali.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Quantitative easing della Fed, l\u2019invecchiamento demografico del Giappone, la Primavera araba e la minaccia di cambiamenti climatici sono eventi in apparenza distinti e distanti. Lo stesso vale per la politica monetaria di Mario Draghi, le elezioni presidenziali americane, il rallentamento dell\u2019economia cinese, il rischio Brexit, il prezzo del petrolio, l\u2019accordo sul nucleare con l\u2019Iran. 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