{"id":34970,"date":"2016-06-15T00:00:00","date_gmt":"2016-06-14T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-califfato-barcolla-ma-non-molla\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:31","slug":"il-califfato-barcolla-ma-non-molla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/06\/il-califfato-barcolla-ma-non-molla\/","title":{"rendered":"Il Califfato barcolla, ma non molla"},"content":{"rendered":"<p>Proprio nel giugno di due anni fa, l\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d catturava la citt\u00e0 di Mosul e si impadroniva di altri centri abitati iracheni con un\u2019impressionante avanzata, giungendo quasi alle porte di Baghdad. Oggi la situazione \u00e8 ben diversa. Una campagna su pi\u00f9 fronti, in Iraq e Siria, sta gradualmente sottraendo territorio al sedicente califfato.<\/p>\n<p>Daesh mostra segni di logoramento, potendo contare su minori introiti anche a causa della parziale distruzione del suo business petrolifero. A rendere ancora lontana la vittoria finale sul califfato non \u00e8 la forza di quest\u2019ultimo, ma la debolezza e la frammentazione dei suoi avversari.<\/p>\n<p><b>Falluja, simbolo del conflitto iracheno<\/b><br \/>Lo scorso 23 maggio, il governo iracheno annunciava un\u2019offensiva contro Falluja, roccaforte di Daesh a meno di 70 km da Baghdad. L\u2019azione, fortemente voluta dalle milizie sciite e dall\u2019Iran oltre che dal governo, ha scontentato parzialmente Washington che avrebbe preferito dare la precedenza alla liberazione di Mosul, capitale irachena del califfato.<\/p>\n<p>Sebbene la distruzione dello stato islamico sia obiettivo condiviso da iraniani e americani, la competizione per l\u2019influenza in Iraq ha la meglio sulla cooperazione nella lotta contro di esso. Falluja \u00e8 una spina nel fianco per il governo iracheno, che la considera uno dei principali centri da cui Daesh semina il terrore, inviando attentatori suicidi e autobomba nella vicina capitale.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 riveste un ruolo simbolico. Essa fu una roccaforte dell\u2019opposizione baathista e dell\u2019insorgenza sunnita durante l\u2019occupazione Usa. Dal 2012 fu sede di continue proteste contro il governo. Nel 2014 fu la prima citt\u00e0 a cadere nelle mani di Daesh. Diversi leader tribali locali hanno giurato fedelt\u00e0 all\u2019organizzazione.<\/p>\n<p>Washington teme perci\u00f2 che la liberazione di Falluja possa portare a vendette a sfondo settario, che a loro volta complicherebbero la campagna di Mosul. La valenza simbolica della citt\u00e0 travalica le contrapposizioni locali, acquisendo una dimensione regionale.<\/p>\n<p>Dall\u2019Arabia Saudita stanno arrivando tonnellate di aiuti a Falluja e alla provincia di Anbar che la ospita. Gli aiuti, pur avendo finalit\u00e0 principalmente umanitarie, sono dettati dalla solidariet\u00e0 intra-sunnita e dalla rivalit\u00e0 con l\u2019Iran. E per ammissione delle stesse autorit\u00e0 saudite, fra essi si infiltrano anche finanziamenti agli uomini del califfato.<\/p>\n<p>Nel frattempo l\u2019offensiva contro Mosul, annunciata con enfasi lo scorso marzo, non registra progressi. E i sanguinosi scontri verificatisi ad aprile fra curdi e sciiti turcomanni nella cittadina di Tuz Khurmatu, 90 km a sud di Kirkuk, sono solo un assaggio dei conflitti etnico-settari che la conquista della capitale del califfato potrebbe far esplodere.<\/p>\n<p><b>La \u201ccorsa verso Raqqa\u201d<\/b><br \/>Quasi contemporaneamente al lancio dell\u2019offensiva contro Falluja, le Forze democratiche siriane (Fds) annunciavano l\u2019inizio della campagna contro Raqqa, epicentro di Daesh in Siria. Sostenute da Washington, le Fds hanno una crescente componente araba al loro interno, ma rimangono forze a maggioranza curda. \u00c8 questa la ragione principale per cui l\u2019azione verso Raqqa si \u00e8 ben presto trasformata in un\u2019offensiva diretta a ovest, verso Manbij, con l\u2019obiettivo di isolare Daesh dal confine turco-siriano.<\/p>\n<p>I curdi sognano da tempo di unire l\u2019enclave occidentale di Afrin al resto del territorio curdo, situato a est dell\u2019Eufrate. Questo progetto \u00e8 fortemente osteggiato dalla Turchia. Per il momento, Ankara sembra aver accettato a malincuore l\u2019offensiva sponsorizzata dagli americani, solo perch\u00e9 i gruppi ribelli appoggiati dai turchi stavano a loro volta soccombendo al califfato. Questo non significa per\u00f2 che la Turchia abbia dato il via libera alle ambizioni curde.<\/p>\n<p>Per contro, un\u2019offensiva dei curdi verso Raqqa non solo non interessa a questi ultimi, ma \u00e8 osteggiata da molte trib\u00f9 arabe della regione, ostili alla presenza curda. Sono Daesh e il regime di Damasco a contendersi la lealt\u00e0 di queste trib\u00f9. Le truppe del regime hanno anch\u2019esse intrapreso un\u2019avanzata verso Raqqa, da sudovest, nella speranza di contendere alle forze filo-americane il controllo della Siria orientale quando il califfato sar\u00e0 sconfitto.<\/p>\n<p><b>Daesh sopravvive grazie ai suoi nemici<\/b><br \/>Cos\u00ec come in Iraq vi \u00e8 una concorrenza tra forze rivali nella lotta contro Daesh, la \u201ccorsa verso Raqqa\u201d in Siria \u00e8 una gara fra attori in competizione tra loro. Sia le Fds che le forze leali a Damasco sono dispiegate su un fronte troppo esteso e perci\u00f2 non sono in grado di minacciare seriamente Raqqa senza esporsi ad attacchi nelle retrovie.<\/p>\n<p>In Iraq, un\u2019ulteriore complicazione \u00e8 data dalla debolezza del governo iracheno, che rischia di sprofondare sotto il peso delle tensioni intra-sciite. La recente occupazione del parlamento da parte di una folla di sostenitori del leader Muqtada al-Sadr ha rappresentato un chiaro campanello d\u2019allarme a tale riguardo.<\/p>\n<p>Nei prossimi mesi il califfato continuer\u00e0 probabilmente a perdere terreno, e a ricorrere sempre pi\u00f9 ad azioni strettamente terroristiche come attentati e attacchi suicidi, rinunciando alle precedenti azioni militari su vasta scala.<\/p>\n<p>Ciononostante, n\u00e9 la caduta di Raqqa n\u00e9 tantomeno quella di Mosul paiono imminenti. Ed anche quando ci\u00f2 accadr\u00e0, grazie alle rivalit\u00e0 locali e regionali a cui si \u00e8 accennato, Daesh potr\u00e0 riemergere di volta in volta come formazione terroristica o dando vita a piccoli emirati temporanei, comunque mantenendo in vita la sua ideologia.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Proprio nel giugno di due anni fa, l\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d catturava la citt\u00e0 di Mosul e si impadroniva di altri centri abitati iracheni con un\u2019impressionante avanzata, giungendo quasi alle porte di Baghdad. Oggi la situazione \u00e8 ben diversa. Una campagna su pi\u00f9 fronti, in Iraq e Siria, sta gradualmente sottraendo territorio al sedicente califfato. 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