{"id":35020,"date":"2016-06-20T00:00:00","date_gmt":"2016-06-19T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ue-uk-che-relazione-dopo-leventuale-divorzio\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:28","slug":"ue-uk-che-relazione-dopo-leventuale-divorzio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/06\/ue-uk-che-relazione-dopo-leventuale-divorzio\/","title":{"rendered":"Ue-Uk: che relazione dopo l\u2019eventuale divorzio"},"content":{"rendered":"<p>David Cameron ha dichiarato di fronte al Parlamento che il risultato del referendum del 23 giugno sar\u00e0 definitivo e che, in caso di vittoria del fronte Brexit, attiver\u00e0 la procedura prevista dall\u2019art. 50 del Trattato sull\u2019Unione europea, Ue. Che cosa comporterebbe tale processo? Ci si interroga anche su possibili modelli per inquadrare, nell\u2019ipotesi di divorzio, le relazioni tra Ue e Uk. <\/p>\n<p><b>Il recesso in base ai trattati<\/b><br \/>Il Trattato di Lisbona ha per la prima volta previsto, all\u2019art. 50 Tue, che uno Stato membro possa recedere dall\u2019Ue. Prima del 2009 molti consideravano l\u2019appartenenza all\u2019Unione un \u201cfatto irreversibile\u201d (anche la Corte del Lussemburgo sembrava implicitamente riconoscerlo).<\/p>\n<p>Altri sostenevano che il recesso fosse comunque possibile, rimanendo gli Stati, come affermato dalla Corte costituzionale tedesca, \u201cpadroni dei trattati\u201d europei. Del resto, l\u2019Ue non \u00e8 uno Stato federale, ma un\u2019organizzazione internazionale.<\/p>\n<p>Oggi l\u2019art. 50 prevede un\u2019apposita procedura per la quale le modalit\u00e0 del recesso dovrebbero essere stabilite da uno specifico accordo concluso tra l\u2019Unione e lo Stato interessato.<\/p>\n<p>Per l\u2019Ue, l\u2019accordo \u00e8 negoziato dalla Commissione, sulla base di orientamenti definiti dal Consiglio europeo (col consenso di tutti gli Stati rimanenti), e concluso dal Consiglio, che decide a maggioranza qualificata (almeno 20 Stati a favore, rappresentanti il 65% della popolazione), previa approvazione del Parlamento europeo. Una volta stipulato l\u2019accordo, i trattati Ue cessano di applicarsi allo Stato interessato.<\/p>\n<p>Per la conclusione dell\u2019accordo \u00e8 previsto un termine di due anni, decorso il quale il recesso si perfezionerebbe comunque. Dunque, uno Stato pu\u00f2 recedere dall\u2019Unione <i>ad libitum<\/i>, anche senza il consenso di quest\u2019ultima o degli altri Stati membri. <\/p>\n<p>Una tale eventualit\u00e0 (uscita \u201cal buio\u201d) sembra inimmaginabile per il Regno Unito, per l\u2019insostenibile incertezza che determinerebbe sul piano economico-finanziario. L\u2019art. 50 prevede comunque che il termine possa essere prorogato (\u00e8 richiesta l\u2019unanimit\u00e0 degli Stati rimanenti). Crediamo che difficilmente l\u2019accordo potrebbe esser concluso nei due anni e una proroga risulterebbe l\u2019unica via d\u2019uscita. <\/p>\n<p>L\u2019art. 50 fa cenno alla definizione di un \u201cquadro delle future relazioni\u201d tra lo Stato che recede e l\u2019Ue. Questo potrebbe esser stabilito nello stesso accordo sul recesso o, pi\u00f9 probabilmente, in un accordo separato. In ogni caso, i negoziati richiederebbero molti anni (si parla addirittura di pi\u00f9 di un decennio).<\/p>\n<p>Quando la popolazione della Groenlandia vot\u00f2 a favore dell\u2019uscita dall\u2019Ue (1982), la definizione dei relativi aspetti tecnici richiese tre anni (nonostante non si trattasse di uno Stato, ma di una regione polare, checomunque acquis\u00ec lo status di Territorio d\u2019oltremare).<\/p>\n<p><b>Il modello norvegese e lo Spazio economico europeo<\/b><br \/>Gi\u00e0 vengono discussi alcuni possibili scenari alternativi riguardo alle relazioni tra Uk e Ue in caso di Brexit. Il modello pi\u00f9 contemplato \u00e8 quello norvegese, che vedrebbe l\u2019adesione del Regno Unito allo Spazio economico europeo (See, di cui fanno parte anche Islanda e Liechtenstein).<\/p>\n<p>Ci\u00f2 consentirebbe all\u2019Uk di godere di gran parte dei vantaggi legati all\u2019accesso al mercato unico europeo (di cui lo See \u00e8 sostanzialmente un\u2019estensione), ritenuti vitali dalle imprese situate nel Regno Unito (in particolare nel settore dei servizi ma anche da quelle automobilistiche) che al momento accedono a un mercato di 500 milioni di individui. Il modello presenterebbe per\u00f2 alcuni aspetti problematici.<\/p>\n<p>Gli Stati non-Ue parti dello See devono accettare a scatola chiusa la legislazione elaborata dalle istituzioni Ue in tutti settori attinenti al mercato unico (i tre quarti del totale delle norme europee!) e garantire la libera circolazione e soggiorno dei cittadini Ue (argomento cui gli inglesi sono sensibili).<\/p>\n<p>La Norvegia \u00e8 poi tenuta a contribuire alle spese dell\u2019Ue (quasi alla stregua degli Stati membri). Certamente il Regno Unito cercherebbe di ottenere vantaggi speciali, ma \u00e8 da vedere se gli altri Stati sarebbero disposti a concederli. Anzi, non \u00e8 affatto scontato che in caso di Brexit gli Stati rimanenti concedano al Regno Unito di mantenere l\u2019accesso al mercato interno.<\/p>\n<p>  <b>Accordo bilaterale o di libero commercio <\/b><br \/>In alternativa il Regno Unito potrebbe negoziare un accordo bilaterale con l\u2019Ue. Il precedente pi\u00f9 avanzato \u00e8 offerto dalla Svizzera (che ha concluso accordi che la pongono in una posizione simile a quella della Norvegia, anche se con un minore accesso al mercato unico, tra l\u2019altro in materia di servizi). Ma tale modello \u00e8 entrato in crisi a seguito del referendum, approvato in Svizzera nel 2014, per l\u2019introduzione di quote per il soggiorno di cittadini Ue. <\/p>\n<p>Vi \u00e8 infine la possibilit\u00e0 di negoziare un semplice accordo di libero commercio tra Ue e Regno Unito. Significativo quello negoziato dall\u2019Ue con il Canada. Esso ha comunque richiesto pi\u00f9 anni, pur non prevedendo un accesso al mercato unico europeo n\u00e9 norme sulla libera circolazione. La riproposizione di un simile modello per le future relazioni tra Regno Unito e Ue pare un salto nel passato. <\/p>\n<p>Tutti gli scenari appena descritti comportano problemi e una pericolosissima incertezza. Anche per l\u2019Ue e gli Stati membri l\u2019uscita del Regno Unito risulterebbe molto \u201ccostosa\u201d, altres\u00ec in termini politici. Il pragmatismo britannico rappresenta spesso l\u2019ultimo baluardo rispetto a politiche europee che, in alcuni settori chiave (lotta al terrorismo, controllo dell\u2019immigrazione), sembrano distaccarsi dalla realt\u00e0 dei fatti.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>David Cameron ha dichiarato di fronte al Parlamento che il risultato del referendum del 23 giugno sar\u00e0 definitivo e che, in caso di vittoria del fronte Brexit, attiver\u00e0 la procedura prevista dall\u2019art. 50 del Trattato sull\u2019Unione europea, Ue. Che cosa comporterebbe tale processo? 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