{"id":35030,"date":"2016-06-20T00:00:00","date_gmt":"2016-06-19T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/londra-sogna-hong-kong-ma-rischia-little-england\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:28","slug":"londra-sogna-hong-kong-ma-rischia-little-england","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/06\/londra-sogna-hong-kong-ma-rischia-little-england\/","title":{"rendered":"Londra sogna Hong Kong ma rischia Little England"},"content":{"rendered":"<p>Anche se David Cameron ha ottenuto dai partner un accordo che allarga ulteriormente le eccezioni alle regole comuni e rafforza lo status particolare di cui gi\u00e0 gode il Regno Unito, l\u2019esito del referendum del 23 giugno \u00e8 quanto mai incerto.<\/p>\n<p>Che cosa \u00e8 realmente in gioco per l\u2019Unione europea, Ue, e per il Regno Unito? La fiducia nel disegno di unificazione per la prima e un bene tangibile per il secondo, ovvero la sua prosperit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Una caricatura dell\u2019Ue sotto esame<\/b><br \/>\nPer l\u2019Ue l\u2019eventuale vittoria del \u201cleave\u201d rafforzerebbe ancora di pi\u00f9 la crisi del progetto europeo, alimentando l\u2019incertezza sulla tenuta del percorso d\u2019integrazione. La crisi in realt\u00e0 \u00e8 iniziata prima del referendum britannico.<\/p>\n<p>Il voto del 2005 in Francia e in Olanda contro il trattato costituzionale \u00e8 stato un segnale di allarme sottovalutato dalle classi dirigenti europee. Va anche detto che, allora come oggi, i cittadini votano non tanto sul contenuto reale delle scelte oggetto di referendum, ma su temi \u201cmetapolitici\u201d, identitari, su una caricatura dell\u2019Ue rappresentata come il male assoluto e fonte solo di problemi.<\/p>\n<p>La svalutazione del significato storico del processo di integrazione europea \u00e8 particolarmente preoccupante, nel momento in cui nel dibattito pubblico riemergono dai meandri pi\u00f9 scuri del Novecento europeo temi e pulsioni nazionaliste che hanno portato a due tragiche guerre civili europee.<\/p>\n<p>Per il Regno Unito \u00e8 in gioco la prosperit\u00e0 economica. Le valutazioni degli organismi economici internazionali e dello stesso cancelliere dello scacchiere George Osborne sono concordi nel prevedere per il periodo post-uscita la perdita della tripla A, inflazione e svalutazione della sterlina, caduta del Pil, disoccupazione, una perdita di reddito per ogni famiglia britannica.<\/p>\n<p>Il premier Cameron ha parlato di Brexit come una \u201cbomba economica\u201d. Soprattutto, il Regno Unito perderebbe i concreti vantaggi del mercato unico e del sistema di intermediazione e di scambio su scala europea.<\/p>\n<p>Cosa succederebbe in concreto nel caso prevalessero i favorevoli a abbandonare l\u2019Ue ? L\u2019art. 50 del trattato di Lisbona disciplina la procedura di uscita di uno stato membro. Il governo del Paese che intende uscire dall\u2019Unione notifica al Consiglio europeo la sua decisione. A quel punto deve essere negoziato e concluso un accordo per definire le modalit\u00e0 del recesso.<\/p>\n<p>Il Consiglio europeo autorizza l\u2019avvio dei negoziati e designa il negoziatore o il capo della squadra negoziale dell\u2019Unione che negozier\u00e0 secondo l\u2019art 218, par. 3. L\u2019accordo \u00e8 concluso dal Consiglio che vota a maggioranza qualificata (72% dei membri dei paesi membri, che rappresentino il 65% della popolazione), previa approvazione del Parlamento europeo.<\/p>\n<p>Il Regno Unito dovrebbe rinegoziare con l\u2019Ue 80 mila pagine di accordi, scegliendo quelli da mantenere e quelli da lasciare. Due anni dopo la notifica i trattati cessano di essere applicabili, a meno che il Consiglio europeo non conceda una proroga.<\/p>\n<p><b>Anni di incertezza all\u2019orizzonte<\/b><br \/>\nResta da vedere se in due anni l\u2019Ue e il Regno unito troveranno un accordo. Si aprir\u00e0 comunque una fase di grande incertezza. Particolarmente difficile un\u2019intesa sul piano commerciale. Il 44% delle esportazioni del Regno Unito vanno verso l\u2019Europa, mentre l\u2019ammontare delle esportazioni europee in Gran Bretagna \u00e8 solo l\u20198%.<\/p>\n<p>\u00c8 Londra ad aver bisogno dell\u2019accordo. Ancor pi\u00f9 complessa un\u2019intesa sui servizi finanziari, con altri Paesi (Germania, Irlanda) interessati a sottrarre il settore delle transazioni finanziarie e delle <i>commodities<\/i> alla City di Londra.<\/p>\n<p>In assenza di accordo due opzioni principali si delineano. La prima potrebbe consentire a Londra di partecipare allo Spazio economico europeo, con uno statuto simile a quello della Norvegia. L\u2019accesso al mercato unico sarebbe garantito, ma Londra dovrebbe accettare la libert\u00e0 di movimento dei lavoratori, pagare un contributo all\u2019Ue e potrebbero esservi comunque barriere non tariffarie. In ogni caso Londra dovrebbe sottoscrivere regole europee senza avere nessuna voce in capitolo nel definirle.<\/p>\n<p>Nella seconda opzione, il Regno Unito dovrebbe negoziare un accordo commerciale con l\u2019Unione e con i paesi fuori dell\u2019Ue basato sulle norme dell\u2019Organizzazione mondiale del commercio, tenendo presente che l\u2019Ue ha circa 100 accordi commerciali con paesi esterni che andrebbero quindi rinegoziati.<\/p>\n<p><b>Perdere un partner riluttante<\/b><br \/>\nNel Regno Unito la Brexit avvierebbe una guerra interna al partito conservatore e l\u2019uscita dall\u2019Ue significherebbe soprattutto una perdita di status e di potere negoziale. In una fase storica di ritorno a protezionismi e chiusure Londra, costretta a rinegoziare con l\u2019Ue e tutti i partner commerciali nuovi accordi si trover\u00e0 \u201cin coda\u201d, come ha detto il presidente Usa Barack Obama, e in un ambiente meno favorevole alle aperture commerciali.<\/p>\n<p>Il Regno Unito sembra inseguire il ruolo di una grande Hong Kong al largo dell\u2019Europa, ma rischia di ritrovarsi a essere solo una Little England.<\/p>\n<p>Per l\u2019Ue <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3483\" target=\"blank\"><b><u> le conseguenze possono essere meno negative<\/u><\/b><\/a>. Certo si aprir\u00e0 una fase di incertezza, si potrebbe innescare una reazione a catena, un effetto emulazione, con altri paesi tentati dal seguire l\u2019esempio inglese. Cosa che spinger\u00e0 i partner europei a irrigidire la loro posizione nel negoziare l\u2019accordo post-uscita, proprio per dimostrare che lasciare l\u2019Ue ha un costo molto elevato.<\/p>\n<p>Anche se per paesi come l\u2019Olanda o l\u2019Ungheria la perdita dell\u2019accesso al mercato unico europeo avrebbe conseguenze ancora pi\u00f9 pesanti che per il Regno Unito e quindi la temuta emulazione \u00e8 pi\u00f9 teorica che reale.<\/p>\n<p>Dal 1973 a oggi, in Europa Londra ha agito prevalentemente come un freno, opponendosi al rafforzamento dell\u2019integrazione, richiedendo eccezioni, deroghe, status speciali come prezzo per avere la partecipazione britannica nell\u2019Ue. Perdere un partner riluttante pu\u00f2 non avere conseguenze negative.<\/p>\n<p>Contemporaneamente per\u00f2 l\u2019Europa deve aprire il cantiere delle riforme per correggere e aggiornare le politiche dell\u2019Ue. Dare soluzioni ai problemi dei cittadini europei, ridurre la burocrazia, abbandonare il paradigma economico dell\u2019austerit\u00e0, sono questi i problemi che i leader europei devono affrontare. Il risultato avvelenato del referendum britannico sar\u00e0 di rendere tutto questo non facile, se prevarranno le turbolenze sui mercati e non le ragioni dello stare insieme.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche se David Cameron ha ottenuto dai partner un accordo che allarga ulteriormente le eccezioni alle regole comuni e rafforza lo status particolare di cui gi\u00e0 gode il Regno Unito, l\u2019esito del referendum del 23 giugno \u00e8 quanto mai incerto. Che cosa \u00e8 realmente in gioco per l\u2019Unione europea, Ue, e per il Regno Unito? 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