{"id":35040,"date":"2016-06-20T00:00:00","date_gmt":"2016-06-19T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/brexit-i-mercati-nervosi-non-aiutano-litalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:28","slug":"brexit-i-mercati-nervosi-non-aiutano-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/06\/brexit-i-mercati-nervosi-non-aiutano-litalia\/","title":{"rendered":"Brexit, i mercati nervosi non aiutano l\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p><i>Leave or Remain<\/i>. Indipendentemente dalla scelta che i cittadini britannici faranno al referendum del 23 giugno, vi saranno costi politici ed economici da una parte e dall\u2019altra della Manica. Ed \u00e8 molto probabile che l\u2019attuale clima d\u2019incertezza continuer\u00e0, con conseguenze negative sui mercati finanziari di tutta Europa.<\/p>\n<p><b>Regno Unito spaccato in due<\/b><br \/>Dalle indicazioni di voto emerge un paese profondamente diviso. Da un punto di vista anagrafico, perch\u00e9 nel Regno Unito \u00e8 contrario all\u2019Ue soprattutto chi ha pi\u00f9 di 44 anni (nell\u2019Europa continentale, invece, sono i pi\u00f9 giovani a mettere in discussione il progetto europeo).<\/p>\n<p>Da un punto di vista politico, perch\u00e9 Cameron &#8211; che in caso di Brexit dovrebbe dimettersi &#8211; avr\u00e0 grosse difficolt\u00e0 a governare tanto il paese quanto il partito anche se i <i>Remain <\/i>dovessero prevalere con stretto margine. <\/p>\n<p>Le tensioni sono evidenti. Nel marzo scorso, il segretario di Stato per il Lavoro Ian Duncan Smith si \u00e8 dimesso. L\u2019attuale ministro della Giustizia Michael Gove sta facendo campagna elettorale pro-Brexit. Cos\u00ec come l\u2019eclettico Boris Johnson, fino a qualche settimana fa sindaco di Londra e ora aspirante leader dei Conservatori. La triplice spaccatura nel partito, nel governo e nel Paese \u00e8 fonte d\u2019incertezza politica con inevitabili ripercussioni economiche.<\/p>\n<p>A tutto ci\u00f2 si aggiunge l\u2019incognita Scozia. Dopo il referendum del settembre 2014, in cui prevalsero i no all\u2019indipendenza di Edimburgo con poco pi\u00f9 del 55%, i separatisti potrebbero tornare alla carica. Lo faranno certamente in caso di vittoria di Brexit, ma forse anche in caso contrario. \u00c8 evidente che questo clima d\u2019incertezza politica non \u00e8 terreno fertile per la crescita economica e per la stabilit\u00e0 dei mercati finanziari.<\/p>\n<p><b>Londra: i costi di un\u2019uscita<\/b><br \/>Il costo economico dell\u2019uscita sarebbe nel breve termine soprattutto del Regno Unito, il cui Pil potrebbe diminuire dell\u20191%-1,5%. Nulla d\u2019irrimediabile per un\u2019economia importante come quella britannica, che peraltro \u00e8 in condizioni migliori del resto d\u2019Europa. Tuttavia, soprattutto in tempi in cui la crescita si misura in decimali, si tratta di contrazione significativa.<\/p>\n<p>L\u2019Europa sarebbe a sua volta penalizzata soprattutto nelle esportazioni verso il Regno Unito, dato che la sterlina &#8211; in queste settimane gi\u00e0 svalutatasi nei confronti dell\u2019euro &#8211; si deprezzerebbe ulteriormente. Con ripercussioni anche su investimenti e movimenti di capitali tra Regno Unito e area euro.<\/p>\n<p>La piazza finanziaria di Londra, la pi\u00f9 importante d\u2019Europa e una delle maggiori al mondo, sarebbe ridimensionata. \u00c8 possibile che la fuga delle istituzioni finanziarie da Londra verso Parigi e Francoforte non sia cos\u00ec massiccia e rapida come paventato, ma certamente diventerebbe pi\u00f9 complesso e costoso per banche, assicurazioni e multinazionali mantenere nella capitale inglese il proprio quartier generale. L\u2019occupazione non ne gioverebbe.<\/p>\n<p>Da notare, poi, che il governo britannico potrebbe incontrare difficolt\u00e0 nel rinegoziare in modo rapido e soddisfacente accordi, sia con i paesi Ue sia con quelli extra-Ue, su materie di non poco conto come la circolazione di merci, capitali e persone.<\/p>\n<p>Le difficolt\u00e0 potrebbero arrivare da un lato perch\u00e9 il clima internazionale \u00e8 oggi meno favorevole che in passato ad accordi di commercio e scambio, e dall\u2019altro perch\u00e9 potrebbero emergere rancori e risentimenti nei confronti di Londra da parte di alcuni dei 27 paesi rimasti nell\u2019Unione.<\/p>\n<p><b>Nuovi equilibri nel Vecchio continente<\/b><br \/>In caso di Brexit, il sogno europeo subirebbe un grave danno d\u2019immagine in un momento gi\u00e0 molto delicato. Si aprirebbe un capitolo ricco d\u2019incognite che potrebbe portare addirittura a un processo di disgregazione politica, con evidenti implicazioni economiche.<\/p>\n<p>Altri paesi, come l\u2019Olanda, potrebbero essere tentati dalla possibilit\u00e0 di uscita. Paesi che storicamente guardano a Londra come punto di riferimento in Europa &#8211; come Polonia e Paesi Baltici &#8211; stanno gi\u00e0 dando segni di nervosismo.<\/p>\n<p>Alcuni analisti ritengono, al contrario, che una riduzione delle dimensioni dell\u2019Unione potrebbe facilitare la sua coesione politica ed economica interna e creare le condizioni per un salto di qualit\u00e0. \u00c8 possibile. Tuttavia, \u00e8 indubbio che in caso di Brexit cambierebbero significativamente gli equilibri nel Vecchio continente.<\/p>\n<p>Nonostante la sua posizione distaccata nei confronti dell\u2019Europa, il Regno Unito \u00e8 stato storicamente un importante contrappeso di Francia e Germania, non solo militare e politico ma anche economico.<\/p>\n<p>Un\u2019Europa senza Londra avrebbe una politica estera ancor pi\u00f9 debole e sarebbe meno credibile sul tema della difesa comune a causa della predominanza di Parigi. La Francia rimarrebbe poi l\u2019unico paese dell\u2019Ue membro permanente del Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu. Da un punto di vista economico aumenterebbe la dipendenza dalla Germania.<\/p>\n<p><b>Passo indietro su libero mercato e concorrenza<\/b><br \/>Nell\u2019eventualit\u00e0 di una Brexit, risulterebbe indebolito il fronte che all\u2019interno dell\u2019Ue sostiene l\u2019aumento del mercato e della libera concorrenza. Il Regno Unito \u00e8 infatti sempre stato un fermo fautore del mercato unico e un ostinato nemico di aiuti di Stato, eccessivi regolamenti e burocrazia. <\/p>\n<p>In un\u2019Europa in cui il processo decisionale si spostasse ancor pi\u00f9 tra Parigi, Berlino e Bruxelles, chi impugnerebbe la bandiera del libero mercato? La questione non \u00e8 di poco conto, dato che il mercato unico europeo \u00e8 oggi quasi inesistente in settori quali servizi, libere professioni ed energia.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, gli equilibri europei sarebbero precari e l\u2019integrazione europea difficile anche nel caso in cui il Regno Unito rimanesse nell\u2019Unione. Le generose deroghe concesse dall\u2019Ue a Londra nel febbraio scorso con l\u2019obiettivo di depotenziare gli argomenti del fronte Brexit al referendum, sono un precedente pericoloso che apre la strada ad altre richieste di eccezioni agli accordi. Inoltre, il Regno Unito continuerebbe a opporsi a qualsiasi tentativo di far avanzare il processo d\u2019integrazione economica europea.<\/p>\n<p><b>Piazze finanziarie in ansia<\/b><br \/>L\u2019incertezza sul risultato del referendum britannico ha messo in fibrillazione i mercati finanziari. In caso di vittoria del <i>Leave<\/i>, il nervosismo aumenter\u00e0. Ma anche in caso contrario la volatilit\u00e0 continuer\u00e0. <\/p>\n<p>Troppe sono le incognite politico-economiche dei prossimi mesi. Dai problemi della Grecia, che sono tutt\u2019altro che risolti, alle elezioni presidenziali statunitensi di inizio novembre. Dal faticoso negoziato per il Ttip alla fragilit\u00e0 del sistema bancario. <\/p>\n<p>Anche il referendum costituzionale italiano dell\u2019ottobre 2016, al quale sono state legate le sorti del governo, diventer\u00e0 presto elemento d\u2019incertezza e fonte di nervosismo per le piazze finanziarie. Il 2017 sar\u00e0 poi un anno elettorale in importanti Paesi europei, fra cui la Francia. <\/p>\n<p>Questi continui appuntamenti densi d\u2019incertezze, che peraltro avvengono in un contesto economico fortemente indebolito da anni di grave crisi, sono causa di volatilit\u00e0 sui mercati, influenzano le decisioni delle Banche centrali e condizionano le scelte di investimento delle imprese e quelle di consumo dei cittadini. <\/p>\n<p>Ognuno di questi passaggi \u00e8 come una miccia accesa che rischia di infiammare i mercati europei e mondiali. L\u2019Italia, con il suo enorme debito pubblico, ha tutto l\u2019interesse che non scoppino incendi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leave or Remain. Indipendentemente dalla scelta che i cittadini britannici faranno al referendum del 23 giugno, vi saranno costi politici ed economici da una parte e dall\u2019altra della Manica. 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