{"id":35080,"date":"2016-06-22T00:00:00","date_gmt":"2016-06-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/cameron-verso-una-vittoria-di-pirro\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:27","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:27","slug":"cameron-verso-una-vittoria-di-pirro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/06\/cameron-verso-una-vittoria-di-pirro\/","title":{"rendered":"Cameron verso una vittoria di Pirro?"},"content":{"rendered":"<p>Con buona parte dei pi\u00f9 recenti sondaggi che danno di nuovo la Brexit in leggero svantaggio, ci si torna ad interrogare su cosa accadrebbe, in concreto, se la maggioranza degli elettori britannici votasse a favore della permanenza nell\u2019Ue. <\/p>\n<p>\u00c8 certo infatti che non si avrebbe un mero ritorno allo status quo ante. A parte gli scossoni che potrebbe subire, anche in questo caso, il quadro politico interno &#8211; a cominciare dalla resa dei conti, a parte invertite, fra i tories &#8211; David Cameron dovrebbe darsi da fare per ottenere l\u2019attuazione, quanto pi\u00f9 rapida e completa, dell\u2019accordo del febbraio scorso con gli altri leader europei che mira a <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3349\" target= \"blank\"><b><u>rimodellare i rapporti<\/u><\/b><\/a> tra Regno Unito e Ue. \u00c8 esibendo questo accordo, non va dimenticato, che il premier britannico ha chiesto ai suoi concittadini di bocciare la Brexit.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/uber_brexit2.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><i><font size=\"1\">Gianfranco Uber, www.gianfrancouber.eu<\/font><\/i>.<\/p>\n<p><b>Ostacoli politici e procedurali<\/b><br \/>C\u2019\u00e8 chi scommette che, in caso di vittoria del \u201cRemain\u201d, la partita si riaprirebbe dopo qualche tempo, visti gli umori di fondo dell\u2019elettorato britannico, ma \u00e8 chiaro che una nuova spinta pro-Brexit sarebbe tanto pi\u00f9 potente quante pi\u00f9 difficolt\u00e0 incontrasse Cameron nell\u2019incassare quanto concordato al Vertice Ue lo scorso 19 febbraio. Il problema \u00e8 che, in effetti, vari ostacoli, politici non meno che procedurali, potrebbero complicare l\u2019attuazione dell\u2019accordo.<\/p>\n<p>Occorre distinguere tra le disposizioni dell\u2019accordo che avrebbero effetto immediato &#8211; dopo la formale notifica all\u2019Ue del risultato referendario da parte di Londra &#8211; quelle che prevedono una modifica dei trattati e quelle, infine, che richiedono l\u2019adozione di atti rientranti nella legislazione secondaria.<\/p>\n<p>Alla prima categoria appartiene l\u2019interpretazione restrittiva che l\u2019accordo d\u00e0 alla clausola della \u201cUnione sempre pi\u00f9 stretta\u201d, stabilendo che essa non costituisce di per s\u00e9 una base legale per estendere i poteri dell\u2019Unione n\u00e9 esclude che questi ultimi possano essere ridotti e restituiti agli Stati membri. Nulla di veramente nuovo sul piano legale, ma che consolida il principio &#8211; gi\u00e0 enunciato in precedenza dal Consiglio europeo &#8211; che gli Stati membri possono seguire diversi percorsi di integrazione. Principio caro a Cameron, ma che fa temere agli integrazionisti una pericolosa deriva verso un\u2019ingovernabile Europa \u201c\u00e1 la carte\u201d.<\/p>\n<p>Sempre in materia di \u201csovranit\u00e0\u201d, l\u2019accordo introduce un nuovo meccanismo che mira a rafforzare il ruolo dei Parlamenti nazionali nel processo legislativo europeo, conferendo ad essi un inedito potere di veto. Alcuni critici dell\u2019accordo denunciano il rischio che tale meccanismo possa aprire la strada a un progressivo indebolimento del Parlamento europeo, ma la sua efficacia pratica \u00e8 molto dubbia poich\u00e9 richiede un livello di coordinamento e convergenza tra i parlamenti nazionali che, l\u2019esperienza insegna, \u00e8 difficilmente alla loro portata. In realt\u00e0 la questione di come garantire un pi\u00f9 efficace coinvolgimento dei parlamenti nazionali rimarrebbe irrisolta.<\/p>\n<p>\u00c8 inoltre prevista l\u2019immediata entrata in vigore di un nuovo meccanismo che mira a dare voce in capitolo al Regno Unito e agli altri paesi non euro nelle deliberazioni relative al funzionamento dell\u2019eurozona e dell\u2019Unione bancaria, per consentirgli di tutelarsi da misure discriminatorie, ma senza potere di veto. Si tratta di una ragionevole soluzione di compromesso, ma che lascia aperto il problema se si possa mantenere un quadro istituzionale comune per tutti i paesi membri, qualora la differenziazione tra i due gruppi &#8211; euro e non euro &#8211; si approfondisse, come prefigura lo stesso accordo.<\/p>\n<p>Una parte dell\u2019accordo sulla \u201csovranit\u00e0\u201d richiede invece, come detto, una modifica dei trattati. \u00c8 quella che stabilisce che il Regno Unito non \u00e8 tenuto a prendere parte a \u201cun\u2019ulteriore integrazione politica nell\u2019Unione europea\u201d e a perseguire \u201cun\u2019unione sempre pi\u00f9 stretta\u201d. In tal modo verrebbe riconosciuto al Regno Unito uno status speciale che lo metterebbe al riparo, almeno nelle intenzioni di Cameron, da ogni obbligo di cedere nuove porzioni di sovranit\u00e0 a Bruxelles. L\u2019accordo stabilisce che questa integrazione ai trattati avverrebbe \u201cin occasione della loro prossima revisione\u201d.<\/p>\n<p><b>Dossier spinoso<\/b><br \/>\u00c8 per\u00f2 altamente improbabile che si riesca a mettere mano ai trattati prima del 2018, tenuto anche conto che c\u2019\u00e8 una diffusa &#8211; e comprensibile &#8211; riluttanza a riaprire questo dossier prima dei due appuntamenti politici cruciali del 2017: le elezioni presidenziali francesi (maggio) e quelle parlamentari tedesche (ottobre). \u00c8 questo, d\u2019altronde, anche l\u2019orizzonte temporale delineato dall\u2019ultimo documento dei \u201ccinque presidenti\u201d sul completamento dell\u2019Unione economica e monetaria.<\/p>\n<p>Peraltro, ogni processo di revisione dei trattati \u00e8 sempre a forte rischio di deragliare, essendo richiesto il consenso unanime dei paesi membri, ciascuno dei quali decide in base alle proprie regole costituzionali. Sia i tempi che l\u2019esito del processo non si possono quindi dare per scontati.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi la parte dell\u2019accordo sull\u2019immigrazione, che \u00e8 la pi\u00f9 controversa, sia legalmente che politicamente, perch\u00e9 introduce la possibilit\u00e0 di restringere l\u2019accesso dei lavoratori migranti Ue alle prestazioni sociali dello Stato ospitante. Per la sua entrata in vigore \u00e8 necessaria l\u2019adozione di appositi atti legislativi attraverso la procedura ordinaria che prevede il voto favorevole del Parlamento europeo. Per completare l\u2019iter legislativo ci vorrebbero diversi mesi, probabilmente pi\u00f9 di un anno e, data la materia incandescente, non si possono escludere battute d\u2019arresto o incidenti di percorso.<\/p>\n<p>   <b>Tutt\u2019altro che una marcia trionfale<\/b><br \/>Infine, bench\u00e9 il Consiglio europeo abbia presentato l\u2019accordo come \u201cpienamente compatibile coi trattati\u201d, potrebbero scattare dei ricorsi alla Corte di giustizia europea per violazione di alcune norme dei trattati. In particolare, le disposizioni sull\u2019immigrazione potrebbero risultare in contrasto con principi fondamentali, come quello di non discriminazione fra i cittadini Ue e la libera circolazione delle persone.<\/p>\n<p>In conclusione, anche nel caso di una vittoria del \u201cRemain\u201d, per Cameron sarebbe tutt\u2019altro che una marcia trionfale. Molto dipenderebbe ovviamente dal margine con cui l\u2019uscita dall\u2019Ue verrebbe bocciata (e se fosse troppo risicato, la sua leadership sarebbe tutt\u2019altro che al sicuro). <\/p>\n<p>In ogni caso, l\u2019attuazione dell\u2019accordo sui nuovi rapporti tra il Regno Unito e l\u2019Ue presenta, come si \u00e8 visto, non poche insidie ed incognite e potrebbe dare adito a tensioni in seno all\u2019Unione. Pertanto, anche se il referendum premiasse, con un s\u00ec all\u2019Europa, lo spirito di compromesso mostrato dai leader europei con l\u2019accordo dello scorso febbraio, essi dovrebbero affrontare seriamente un problema: come evitare che lo scampato pericolo si trasformi in una vittoria di Pirro.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con buona parte dei pi\u00f9 recenti sondaggi che danno di nuovo la Brexit in leggero svantaggio, ci si torna ad interrogare su cosa accadrebbe, in concreto, se la maggioranza degli elettori britannici votasse a favore della permanenza nell\u2019Ue. \u00c8 certo infatti che non si avrebbe un mero ritorno allo status quo ante. 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