{"id":35090,"date":"2016-06-24T00:00:00","date_gmt":"2016-06-23T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-corsa-al-seggio-onu\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:26","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:26","slug":"italia-corsa-al-seggio-onu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/06\/italia-corsa-al-seggio-onu\/","title":{"rendered":"Italia, corsa al seggio Onu"},"content":{"rendered":"<p>Il 28 giugno prossimo l\u2019 Assemblea generale delle Nazioni Unite proceder\u00e0 al rinnovo dei dieci membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza. Attualmente questo organo \u00e8 composto di quindici membri: cinque membri permanenti e con diritto di veto ( Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito e Francia ) e dieci non permanenti, con mandato biennale non rinnovabile immediatamente. <\/p>\n<p>L\u2019Italia si \u00e8 candidata a uno dei posti di membro non permanente spettante al gruppo dei Paesi occidentali per il biennio 2017-2018. I Paesi occidentali concorrenti dell\u2019Italia sono i Paesi Bassi e la Svezia.<\/p>\n<p>Lo Statuto delle Nazioni Unite prevede che i membri non permanenti siano scelti tenendo in considerazione il loro contributo \u201cal mantenimento della pace e della sicurezza internazionale ed agli altri fini dell\u2019Organizzazione, ed inoltre ad un\u2019equa distribuzione geografica\u201d. Quest\u2019ultima viene assicurata dalla prassi di attribuire un numero fisso di posti ad ogni gruppo regionale ( 3 all\u2019Africa, 2 all\u2019Asia-Pacifico, 1 all\u2019Europa orientale, 2 ai Paesi occidentali, 2 all\u2019America Latina ) e, all\u2019interno di ogni gruppo regionale, dal rispetto di ragionevoli periodi di tempo tra una candidatura e quella successiva.<\/p>\n<p><b>Contributo italiano al mantenimento della pace<\/b><br \/>L\u2019Italia si \u00e8 proposta per l\u2019elezione al Consiglio di Sicurezza dopo dieci anni dalla precedente candidatura; e questo \u00e8 certamente un ragionevole lasso di tempo. Le nostre credenziali sono ineccepibili per quanto riguarda il requisito del mantenimento della pace: siamo il primo contributore di truppe, tra i Paesi occidentali, alle operazioni di pace delle Nazioni Unite. <\/p>\n<p>Le nostre credenziali sono ugualmente ineccepibili per quanto riguarda il contributo agli altri principali fini dell\u2019 Organizzazione (promozione della soluzione pacifica delle controversie, del rispetto della legalit\u00e0 internazionale e del disarmo, protezione dei diritti umani). Lo sono meno per quanto riguarda l\u2019aiuto pubblico allo sviluppo, dove l\u2019 Italia \u00e8 largamente indietro rispetto ai suoi concorrenti.<\/p>\n<p>I principi cui s\u2019ispira la nostra politica estera richiamano quasi alla lettera i fini assegnati alle Nazioni Unite dal suo Statuto. Ci\u00f2 spiega l\u2019importanza fondamentale che il nostro Paese attribuisce al ruolo delle Nazioni Unite e il contributo di eccellenza che l\u2019Italia ha costantemente dato alla loro azione in materia di mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, anche sedendo periodicamente nel Consiglio di Sicurezza. La solida reputazione che l\u2019Italia ha saputo guadagnarsi negli oltre sessanta anni di appartenenza alle Nazioni Unite non \u00e8 stata raggiunta per\u00f2 agevolmente.<\/p>\n<p>Siamo diventati membri delle Nazioni Unite nel 1955, dieci anni dopo la loro costituzione. Abbiamo dovuto superare i giudizi negativi che circondavano il nostro Paese a causa delle folli avventure belliche fasciste e delle tragiche vicende attraverso le quali l\u2019Italia aveva posto fine alla guerra contro le Potenze Alleate: vicende che ci avevano valso il risentimento dei vinti e il disprezzo dei vincitori. Si tratta di giudizi, e pregiudizi, dei quali non ci siamo ancora liberati completamente.<\/p>\n<p><b>Riforma del Consiglio di Sicurezza <\/b><br \/>Accanto a questa costante opera in difesa e promozione del ruolo delle Nazioni Unite e dei principi sui quali \u00e8 basato il loro Statuto, l\u2019Italia svolge da quasi un quarto di secolo, insieme a molti altri Paesi che condividono la nostra impostazione, una azione determinata e intelligente volta a rafforzare il carattere democratico delle Nazioni Unite, nel cui ambito da tempo \u00e8 sentita l\u2019 esigenza di adattare composizione e metodi di lavoro del Consiglio di Sicurezza alla odierna realt\u00e0 internazionale. <\/p>\n<p>La composizione di questo organo \u00e8 rimasta invariata dal 1965, quando i membri delle Nazioni Unite erano 117: ora sono 193. A partire dal 1993 sono state avanzate varie proposte per allargare il Consiglio di Sicurezza e per migliorarne i metodi di lavoro, incluso il ricorso al potere di veto. <\/p>\n<p>L\u2019 Italia si \u00e8 immediatamente dichiarata disponibile a dare il proprio apporto per rendere il Consiglio di Sicurezza maggiormente democratico, rappresentativo e responsabile nei confronti di tutti i membri delle Nazioni Unite. Ma si \u00e8 opposta all\u2019aumento dei membri permanenti e ha svolto un ruolo cruciale per contribuire a bloccare, a partire dal 1995, il ripetuto tentativo di Brasile, Germania, Giappone e India di promuovere una revisione dello Statuto intesa ad attribuire a questi Paesi lo status di membri permanenti.<\/p>\n<p>Il ragionamento che ha mosso l\u2019azione del nostro Paese \u00e8 che, secondo il diritto internazionale, tutti i Paesi sono uguali: hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri. Questo principio deve valere anche nell\u2019ambito dell\u2019Organizzazione che li raccoglie tutti e nella quale tutti si riconoscono. <\/p>\n<p>La presenza nel Consiglio di Sicurezza di Sicurezza di cinque membri con diritti speciali (seggio permanente e diritto di veto) si giustifica solo perch\u00e9 questi cinque Paesi sono stati i principali, anche se non gli unici, vincitori della seconda guerra mondiale e, come fondatori delle Nazioni Unite, si sono attribuiti una posizione speciale nel loro ambito, quando ne hanno scritto lo Statuto. Sarebbe profondamente antidemocratico e contrario ai fondamenti del diritto internazionale estendere oggi ad altri Paesi diritti discriminatori che vengono dalla storia; e la storia, come noto, non si pu\u00f2 cambiare.<\/p>\n<p>Vale la pena di ricordare un episodio del passato,significativo ma poco noto, avvenuto durante un viaggio in Giappone, alla met\u00e0 degli anni \u201890, dell\u2019allora ministro degli Affari esteri Susanna Agnelli. Durante l\u2019incontro, il suo omologo giapponese aveva esposto a lungo i motivi che rendevano essenziale l\u2019attribuzione al Giappone (e alla Germania ) dello status di membro permanente del Consiglio di Sicurezza. La Signora Agnelli osserv\u00f2 laconicamente: \u201cCaro Collega, Lei non penser\u00e0 che l\u2019Italia abbia perso, da sola, la seconda guerra mondiale?\u201d. Il Ministro giapponese concluse immediatamente il colloquio senza reagire e si ritir\u00f2.<\/p>\n<p><b>La proposta italiana<\/b><br \/>La discussione sulla riforma del Consiglio di Sicurezza continua a registrare molteplici e contraddittorie proposte che finiscono per incrociarsi con il veto di uno o pi\u00f9 dei membri permanenti. Per far progredire il negoziato, l\u2019Italia ha presentato, insieme agli altri Paesi che da tempo condividono la sua posizione di fondo, una proposta di compromesso, che prevede l\u2019istituzione di una terza categoria di membri, con mandato pi\u00f9 lungo degli attuali seggi biennali e rinnovabile. <\/p>\n<p>A parere di chi scrive, si tratta di un\u2019ipotesi utile per far progredire il negoziato, ma che va maneggiata e modulata con cautela, se non si vuole indebolire la logica del principio sul quale si basa la posizione italiana: che tutti gli Stati sono uguali e hanno gli stessi diritti nelle Nazioni Unite; con l\u2019eccezione del Consiglio di Sicurezza, dove i Cinque permanenti hanno acquisito la loro posizione speciale come imposizione del vincitore al termine della seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 28 giugno prossimo l\u2019 Assemblea generale delle Nazioni Unite proceder\u00e0 al rinnovo dei dieci membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza. 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