{"id":35110,"date":"2016-06-24T00:00:00","date_gmt":"2016-06-23T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/londra-ci-lascia-lue-continua\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:27","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:27","slug":"londra-ci-lascia-lue-continua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/06\/londra-ci-lascia-lue-continua\/","title":{"rendered":"Londra ci lascia, l\u2019Ue continua?"},"content":{"rendered":"<p>Tanto tuon\u00f2 che piovve. L\u2019irresponsabile azzardo di David Cameron di proporre un referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell\u2019Unione europea, Ue, \u00e8 clamorosamente fallito. A nulla \u00e8 valso il patetico tentativo di rinegoziare un nuovo accordo fra Regno Unito e Ue alla vigilia della campagna referendaria. <\/p>\n<p>Ora, scontato un periodo di ovvia tempesta sui mercati finanziari e in attesa di aprire la <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3502\" target= \"blank\"><b><u>procedura di abbandono<\/u><\/b><\/a> prevista dall\u2019art. 50 del Trattato di Lisbona, la palla torna nel campo di un\u2019Unione a 27. Che fare?<\/p>\n<p><b>Ue sempre meno attraente<\/b><br \/>Tutto ci\u00f2 avviene in uno dei periodi pi\u00f9 cupi della storia dell\u2019integrazione europea. L\u2019Unione europea \u00e8 visibilmente bloccata. Non si riesce a concludere l\u2019Unione bancaria, la riforma del regolamento Dublino 2 sull\u2019immigrazione \u00e8 di l\u00e0 a venire, non vi \u00e8 traccia di una comune lotta contro il terrorismo. <\/p>\n<p>Anche l\u2019ordinaria attivit\u00e0 legislativa di Bruxelles \u00e8 in vistoso calo. Dopo Londra tutti guardano adesso alle elezioni di domenica nell\u2019<a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3510\" target= \"blank\"><b><u>ingovernabile Spagna<\/u><\/b><\/a> e, con lo sguardo un po\u2019 pi\u00f9 lungo, all\u2019esito del <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3477\" target= \"blank\"><b><u>referendum costituzionale<\/u><\/b><\/a> in Italia, ma soprattutto agli appuntamenti elettorali del prossimo anno in Francia e Germania.<\/p>\n<p>L\u2019Ue sembra davvero non vivere pi\u00f9 di vita propria, ma delle vicende interne dei singoli stati membri. Il che non \u00e8 certo una novit\u00e0, ma sottolinea ancora una volta il fatto che il progetto europeo, malgrado l\u2019Euro, Schengen e il Trattato di Lisbona, non ha fatto altro che sopravvivere agli eventi interni ai propri partner, dalla Grecia alla Gran Bretagna, dall\u2019Austria alla Polonia. <\/p>\n<p>Il governo dell\u2019Unione si dedica essenzialmente ad una funzione di \u201ccrisis management\u201d ed a farlo non \u00e8 in primis la Commissione, ma il Consiglio europeo con le sue regole consensuali dettate per\u00f2 dalla leadership, per quanto \u201criluttante\u201d, di Berlino.<\/p>\n<p>Per di pi\u00f9 la vicenda inglese, ma non solo essa, ha chiaramente evidenziato la sempre minore \u201cattractiveness\u201d dell\u2019Ue nei confronti non solo dei paesi esterni, ma addirittura dei membri che ne fanno gi\u00e0 parte. <\/p>\n<p>Il tempo degli allargamenti \u00e8 fatalmente passato. Oggi il tema centrale \u00e8 semmai quello del \u201crestringimento\u201d a gruppi pi\u00f9 limitati di paesi o addirittura ad un \u201ccore group\u201d che decida di muoversi con maggiore decisione e velocit\u00e0 per completare alcune delle politiche e iniziative che nella sua interezza l\u2019Ue non \u00e8 pi\u00f9 in grado di prendere. <\/p>\n<p>Questa problematica non \u00e8 davvero nuova ed essa valeva sia che a Londra prevalessero i \u201cremain\u201d o i \u201cleave\u201d. Ma quella della differenziazione, a parte l\u2019Euro e la traballante Schengen, \u00e8 una strada molto complicata da perseguire: le attuali regole previste dal Trattato di fatto scoraggiano il ricorso alle cooperazioni rafforzate, anche se le differenziazioni stanno poi nei fatti come bene ci illustrano le resistenze all\u2019accoglimento delle quote di rifugiati.<\/p>\n<p>Va poi tenuto presente che una forte iniziativa verso una maggiore integrazione porter\u00e0 inevitabilmente ad accrescere le differenziazioni all\u2019interno dell\u2019Ue. Il che porr\u00e0 nuovamente il tema del \u201cgoverno\u201d di questa variet\u00e0 di gruppi. Tuttavia \u00e8 anche abbastanza chiaro che lo status quo istituzionale non potr\u00e0 fare altro che portare alla frammentazione e al collasso dell\u2019intero edificio.<\/p>\n<p>Quindi la ripresa di un percorso dinamico verso gradi maggiori di integrazione si impone con urgenza. Non \u00e8 davvero pensabile che la Germania e la stessa Francia possano starsene ferme, come hanno fatto fino ad oggi per evitare accuse di eccessiva interferenza nella campagna referendaria inglese, dopo che il risultato inglese \u00e8 stato acquisito. <\/p>\n<p><b>Chi rilancia l\u2019integrazione Ue?<\/b><br \/>Qui nasce in effetti un altro problema. Quale potr\u00e0 essere il gruppo di riferimento di un eventuale rilancio dell\u2019integrazione. Il nostro ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha resuscitato alcuni mesi fa il gruppo dei Sei fondatori. Ma ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie. A guardare bene i sei, infatti, solo Italia, Germania, Belgio e Lussemburgo sembrano tenere ancora al disegno di un\u2019unione pi\u00f9 stretta, mentre vi sono molti dubbi sulla stessa Francia alle prese con una drammatica crisi politica interna e l\u2019Olanda che ormai si colloca pi\u00f9 vicina a Londra che a Bruxelles. <\/p>\n<p>Non bisogna per di pi\u00f9 dimenticare che questi due paesi hanno respinto con referendum nel 2005 il Trattato costituzionale dell\u2019Ue, che tante speranze aveva suscitato. Perci\u00f2 bisogna forse guardare al di fuori dei confini dei paesi fondatori e individuare qualcun altro che segua una strategia di rilancio politico della ormai asfittica Ue. Ma verso chi? Pi\u00f9 facile da dire che da fare.<\/p>\n<p>Un ulteriore problema da risolvere \u00e8 da dove ricominciare. E\u2019 evidente a tutti che il primo passo da fare \u00e8 quello di rilanciare le prospettive economiche, che erano state alla base del successo dell\u2019Ue alcuni anni fa: crescita economica, competitivit\u00e0 e impiego. <\/p>\n<p>Altrimenti l\u2019opinione pubblica non seguir\u00e0 pi\u00f9 il tragitto verso un\u2019unione pi\u00f9 stretta. Gli strumenti per farlo ci sono, basta avere la volont\u00e0 di riavviarli, a cominciare come si diceva dal completamento dell\u2019Unione bancaria e dalla semplificazione delle regole di convergenza che fra six pact, two pact e Fiscal compact ci impongono percorsi ambigui e confusi.<\/p>\n<p><b>Ripartire dalla strategia globale di sicurezza<\/b><br \/>Ma il passo pi\u00f9 grande e urgente da intraprendere riguarda la sicurezza sia interna che esterna all\u2019Unione: immigrazione, terrorismo, conflitti alle frontiere dell\u2019Unione sono le sfide dell\u2019oggi e del domani. Non occorre, anche qui, modificare i Trattati: i meccanismi ci sono gi\u00e0 tutti, ma nessuno messo fino ad oggi in pratica. Non vi \u00e8 pi\u00f9 neppure l\u2019alibi inglese, quando si diceva che sicurezza e difesa non potevano essere avviate senza la partecipazione di Londra.<\/p>\n<p>Il destino dell\u2019Europa non passa pi\u00f9 per la Gran Bretagna, ma \u00e8 unicamente nelle mani di quei pochi paesi europei ancora coscienti che lo status quo nuoce all\u2019Unione e che solo il dinamismo verso un traguardo comune politico pu\u00f2 salvarla dal fallimento.<\/p>\n<p>Si riparta quindi dalla nuova \u201cstrategia globale di sicurezza\u201d dell\u2019Ue che Federica Mogherini ha pronta sul proprio tavolo. La sicurezza dell\u2019Europa, che \u00e8 stata all\u2019origine dell\u2019integrazione europea, pu\u00f2 essere il nuovo volano per il futuro e il modo migliore per assorbire il definitivo allontanamento di Londra.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tanto tuon\u00f2 che piovve. L\u2019irresponsabile azzardo di David Cameron di proporre un referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell\u2019Unione europea, Ue, \u00e8 clamorosamente fallito. A nulla \u00e8 valso il patetico tentativo di rinegoziare un nuovo accordo fra Regno Unito e Ue alla vigilia della campagna referendaria. Ora, scontato un periodo di ovvia tempesta sui mercati [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[171,90,140],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35110"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=35110"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35110\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62336,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35110\/revisions\/62336"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=35110"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=35110"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=35110"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}