{"id":35130,"date":"2016-06-26T00:00:00","date_gmt":"2016-06-25T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lue-accelera-cameron-tempo-scaduto\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:26","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:26","slug":"lue-accelera-cameron-tempo-scaduto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/06\/lue-accelera-cameron-tempo-scaduto\/","title":{"rendered":"L\u2019Ue accelera, Cameron tempo scaduto"},"content":{"rendered":"<p>Che David Cameron, il grande artefice del disastro Brexit, resti al suo posto per altri tre mesi, e oltre, \u00e8 francamente impensabile. Era scontato che, se gli elettori avessero optato per l\u2019uscita dall\u2019Ue, le prime mosse sarebbero spettate a Londra. La prima \u00e8 stata proprio del premier britannico che ha annunciato che si dimetter\u00e0, e che non sar\u00e0 quindi lui, ma il suo successore, a guidare i negoziati con Bruxelles per il recesso dall&#8217;Unione. Ma quel che ha aggiunto non \u00e8 affatto piaciuto agli altri leader europei. <\/p>\n<p>Secondo Cameron, il nuovo capo del governo dovrebbe essere scelto \u201centro ottobre\u201d, quando si terr\u00e0 la conferenza del partito conservatore. Solo a quel punto le sue dimissioni diverrebbero effettive. Tempi decisamente troppo lunghi, che fanno a pugni con la necessit\u00e0, evocata all\u2019unisono da tutti gli altri leader europei, di fare in fretta per evitare pericolosi vuoti legali e una prolungata incertezza politica. <\/p>\n<p>In verit\u00e0, Cameron non ha escluso che il cambio della guardia a Downing Street si realizzi prima di ottobre, ma, dichiarando di ritenere prematuro un \u201ccalendario preciso\u201d, ha suscitato il legittimo timore che il futuro dell\u2019Unione possa nuovamente diventare ostaggio delle convulsioni interne al Partito conservatore. Proprio quel che \u00e8 successo quando Cameron, per contenere la fronda della fazione euroscettica dei <i>tories<\/i>, ha preso, con un madornale errore di calcolo politico, la fatale decisione di promettere il referendum sulla Brexit.<\/p>\n<p><b>Braccio di ferro sui tempi<\/b><br \/>\u00c8 sui tempi, quindi, che si \u00e8 gi\u00e0 virtualmente aperto il primo braccio di ferro tra Londra e i vertici dell\u2019Unione, sostenuti dai leader degli altri principali paesi membri, in particolare da quelli dei sei fondatori (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi), i cui ministri degli Esteri sono stati i primi a riunirsi all\u2019indomani del voto. <\/p>\n<p>Nessuno, beninteso, contesta che la scelta del nuovo premier spetti al partito conservatore, che, grazie all\u2019inaspettata vittoria alle elezioni del 2015, dispone di poco pi\u00f9 di met\u00e0 dei seggi alla Camera dei Comuni (330 su 650). Bruxelles sta per\u00f2 moltiplicando gli appelli a fare in fretta, perch\u00e9 ha urgente bisogno di poter contare su un interlocutore politico pienamente legittimato. <\/p>\n<p>Tuttavia, non solo Cameron, che vuole ancora dire la sua, ma anche i leader <i>tory <\/i>del fronte pro-Brexit, come l\u2019ex-sindaco di Londra Boris Johnson, uno dei candidati pi\u00f9 quotati per la nuova premiership, la vogliono, sembra, tirare per le lunghe. <\/p>\n<p>La resa dei conti nel partito conservatore non \u00e8 faccenda da poco, ci sono delle procedure da rispettare, e chi aspira alla leadership ha bisogno di tempo per assicurarsi il consenso necessario ad ottenerla. A riprova che le dinamiche della politica nazionale sono tutt\u2019altro che facili da conciliare con quelle europee (come la crisi greca ha dimostrato <i>ad abundantiam<\/i>).<\/p>\n<p><b>Melina britannica <\/b><br \/>Sul piano procedurale, i leader Ue vorrebbero che il governo britannico notificasse al pi\u00f9 presto la decisione di uscire dall\u2019Unione, attivando cos\u00ec l\u2019art. 50 del trattato di Lisbona, ovvero il meccanismo attraverso cui il recesso viene negoziato. La speranza \u00e8 che, una volta avviato il processo negoziale, l\u2019estrema incertezza che si vive in questi giorni si attenui gradualmente.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, non c\u2019\u00e8 alcuna scadenza temporale per la notifica della decisione di recesso: teoricamente potrebbe essere rimandata a tempo indeterminato. E i leader conservatori della Brexit vorrebbero compiere questo passo pi\u00f9 in l\u00e0, non solo per le ragioni di politica interna summenzionate, ma anche perch\u00e9, una volta attivato il processo, ci saranno solo due anni per raggiungere un accordo, salvo proroghe non facili da ottenere (servirebbe l\u2019unanimit\u00e0 dei 27 membri restanti). <\/p>\n<p>Allo scadere dei due anni, se non si fosse ancora trovato l\u2019accordo, i trattati europei non si applicherebbero pi\u00f9 alla Gran Bretagna, che resterebbe quindi priva di legami contrattuali con il resto dell\u2019Europa. Johnson e gli altri conservatori pro-Brexit temono che Bruxelles possa usare questo scenario come arma di ricatto e non vogliono sedersi al tavolo delle trattative prima di avere un obiettivo chiaro in mente &#8211; ancora, sembra, non ce l\u2019hanno &#8211; e il relativo mandato politico.<\/p>\n<p><b>Iter complesso e insidioso<\/b><br \/>Bisogna inoltre tener conto che il referendum era consultivo: il suo esito non ha quindi un immediato effetto legale. Rimetterlo in discussione sarebbe un suicidio politico, ma resta il fatto che il governo britannico deve innanzitutto definire una proposta per l\u2019attivazione dell\u2019articolo 50 e sottoporla al voto del Parlamento. E si torna cos\u00ec alla questione cruciale della scelta di un nuovo leader con un chiaro mandato politico per iniziare i negoziati.<\/p>\n<p>Peraltro, c\u2019\u00e8 da aspettarsi che il Parlamento britannico, dove una larga maggioranza avrebbe voluto che il Regno Unito rimanesse nell\u2019Ue, svolger\u00e0 un ruolo attivo nei passaggi &#8211; e non sono pochi &#8211; che lo vedranno come protagonista. Certo non si limiter\u00e0 a dare il suo avallo a soluzioni preconfezionate, tanto pi\u00f9 in quanto i leader pro-Brexit non hanno indicato uno sbocco univoco per il voto referendario. <\/p>\n<p>N\u00e9 si pu\u00f2 del tutto escludere che, per un impasse nel partito conservatore o in Parlamento, si decida alla fine di andare ad elezioni anticipate, un passaggio prima o poi obbligato per qualsiasi nuovo leader in cerca di legittimazione popolare. Se malauguratamente ci\u00f2 avvenisse prima che si fosse impostato il negoziato, la situazione si complicherebbe ulteriormente.<\/p>\n<p>Anche perch\u00e9, pi\u00f9 i tempi si allungano, pi\u00f9 cresce il rischio di atti unilaterali, da una parte o dall\u2019altra. Le improvvise dimissioni di Lord Jonathan Hill, il membro britannico della Commissione europea responsabile dei servizi finanziari, segnalano quanto concreto sia questo rischio. Anche alla luce di questo episodio, che potrebbe essere il primo di una lunga serie, riesce difficile immaginare che tutto possa restare congelato per mesi, in attesa che i <i>tories<\/i> trovino la quadra. <\/p>\n<p><b>Convergenze parallele<\/b><br \/>Hanno quindi ragione da vendere i leader delle istituzioni europee quando esortano Londra a \u201cdare effetto alla decisione del popolo britannico appena possibile\u201d, anche se passer\u00e0 inevitabilmente un certo tempo per i necessari chiarimenti e scelte politiche oltre Manica. \u00c8 opportuno per\u00f2 che i leader europei associno, a questa fermezza sui tempi, un atteggiamento flessibile su altri aspetti.<\/p>\n<p>In particolare, sarebbe importante che, parallelamente al negoziato sull\u2019accordo di recesso, si avviino colloqui anche sui nuovi rapporti che dovranno instaurarsi tra il Regno Unito e l\u2019Ue, come vorrebbe Londra. Le due trattative sono formalmente distinte, ma funzionalmente collegate. Anche l\u2019art. 50 stabilisce che l\u2019accordo sul recesso deve tenere conto del \u201cquadro delle future relazioni con l\u2019Unione\u201d. <\/p>\n<p>Un atteggiamento punitivo verso Londra sarebbe altamente controproducente. Si manderebbe un messaggio sbagliato anche al popolo britannico, che, non va dimenticato, continuer\u00e0 ad essere uno dei protagonisti di questa vicenda, e sar\u00e0 chiamato, prima o poi, in una forma o nell\u2019altra, a pronunciarsi nuovamente sul futuro del suo paese.<\/p>\n<p>.     <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che David Cameron, il grande artefice del disastro Brexit, resti al suo posto per altri tre mesi, e oltre, \u00e8 francamente impensabile. Era scontato che, se gli elettori avessero optato per l\u2019uscita dall\u2019Ue, le prime mosse sarebbero spettate a Londra. 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