{"id":35200,"date":"2016-06-29T00:00:00","date_gmt":"2016-06-28T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ue-a-27-ce-spazio-per-il-rilancio\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:25","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:25","slug":"ue-a-27-ce-spazio-per-il-rilancio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/06\/ue-a-27-ce-spazio-per-il-rilancio\/","title":{"rendered":"Ue a 27, c&#8217;\u00e8 spazio per il rilancio"},"content":{"rendered":"<p>Sto ancora cercando di metabolizzare lo  shock  del referendum inglese, una ferita profonda nella storia dell\u2019Unione europea, Ue, che prima di tutto ci deve allertare sui pericoli drammatici dell\u2019ondata di sentimenti di anti-politica e anti-\u00e9lites che scuote i paesi avanzati, la quale pu\u00f2 portare a decisioni disastrose poi difficilmente reversibili. <\/p>\n<p>Quei movimenti sono presenti oramai in molti paesi europei; non possiamo sottovalutare il pericolo di scivolare su un piano inclinato di rivendicazioni e rincorse nazionalistiche che pu\u00f2 mettere in pericolo la stessa sopravvivenza dell\u2019Unione. Una risposta politica dell\u2019Ue, o di una cerchia pi\u00f9 stretta dei suoi paesi fondatori o dei suoi maggiori paesi, non pu\u00f2 mancare. Purch\u00e9 sappiamo identificare con lucidit\u00e0 gli obbiettivi.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/angela-titanic1.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><i><font size=\"1\">Gianfranco Uber, www.gianfrancouber.eu<\/i><\/font>.<\/p>\n<p><b>Londra e il mercato interno europeo <\/b><br \/>Dovremo decidere, in primo luogo, che cosa fare con il Regno Unito. Secondo me il problema \u00e8 molto complicato per il Regno Unito, molto meno per l\u2019Unione. Londra deve decidere niente di meno se vuol restare nel mercato interno europeo, o se ne vuole uscire. <\/p>\n<p>La cosa forse non ancora ben compresa tra i fautori inglesi del <i>Leave<\/i> \u00e8 che questo \u00e8 un pacchetto che si compera tutto insieme, o non si compera affatto. Le quattro libert\u00e0 di circolazione &#8211; delle merci, dei servizi, dei capitali e delle persone &#8211; sono un caposaldo del Trattato istitutivo dell\u2019Unione (Tue) e non sono separabili. <\/p>\n<p>Non si pu\u00f2, in particolare avere le prime tre e lasciar cadere la quarta. Su questo non vi sar\u00e0 e non vi pu\u00f2 essere alcun negoziato tra l\u2019Unione e il Regno Unito (sempre che resti unito dopo l\u2019esito sciagurato del referendum).<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di chiudere le frontiere ai lavoratori immigrati dagli altri paesi dell\u2019Unione \u00e8 stato uno dei cavalli di battaglia vincenti nella campagna pro-Brexit. Tornare indietro, per gli inglesi, non sar\u00e0 facile; ma penso che sar\u00e0 inevitabile, perch\u00e9 i costi economici della perdita dell\u2019accesso al mercato interno dell\u2019Unione sarebbero devastanti &#8211; in primis per la City, che perderebbe la sua funzione di porta d\u2019ingresso per i grandi capitali dal resto del mondo verso l\u2019Unione europea. <\/p>\n<p>Cos\u00ec, ecco il grande paradosso: il Regno Unito molto probabilmente continuer\u00e0 ad obbedire alle regole europee, incluse le decisioni della Corte europea di giustizia, ma non parteciper\u00e0 pi\u00f9 alla loro scrittura. Come ripresa del controllo su propri destini, non c\u2019\u00e8 male. <\/p>\n<p><b>Tenere i negoziati separati<\/b><br \/>La scelta della strategia negoziale sar\u00e0 pi\u00f9 complicata. Il Regno Unito tender\u00e0 a ritardare la notifica prevista dall\u2019articolo 50 del Tue, per cercare di unificare i due tavoli delle modalit\u00e0 del recesso e della definizione del nuovo assetto dei rapporti con l\u2019Unione.<\/p>\n<p>Bruxelles non ha motivo di unificare i due tavoli. Non lo chiede l\u2019articolo 50, che fa solo riferimento all\u2019esigenza di \u201ctenere conto del quadro delle future relazioni con l\u2019Unione\u201d del paese uscente. Non lo suggeriscono le ragioni di tattica negoziale, dato che collegare le questioni sui due tavoli conviene evidentemente solo al Regno Unito. <\/p>\n<p>N\u00e9 vi sarebbe molto da guadagnare per l\u2019Unione se accettasse di incominciare a negoziare il futuro assetto delle relazioni con il Regno Unito prima ancora di aver ricevuto la notifica dell\u2019intenzione di recedere e, pi\u00f9 importante, prima di conoscere il mandato con il quale il Parlamento inglese chieder\u00e0 al suo governo di avviare la procedura di recesso.<\/p>\n<p><b>Unione non solo sopravvive, ma si rafforza<\/b><br \/>Qualche breve considerazione sul rilancio dell\u2019Unione. Quel che cercherei di fare non \u00e8 di immaginare ambiziose riforme dei Trattati, che oggi non sono possibili, ma di consolidare con decisione quel che gi\u00e0 si sta facendo sui diversi fronti dell\u2019economia, dell\u2019immigrazione e della sicurezza &#8211; ristabilendo anche, laddove necessario, l\u2019autorit\u00e0 delle istituzioni comuni nei confronti degli stati membri che non applicano le decisioni comuni, ad esempio in materia di immigrazione.<\/p>\n<p>Dunque, si tratta anzitutto di riprendere il negoziato sull\u2019unione bancaria, completandola con l\u2019assicurazione unica dei depositi bancari e un sistema comune di garanzia fiscale di ultima istanza. Il negoziato \u00e8 bloccato per l\u2019incapacit\u00e0 di trovare un equilibrio tra le richieste della Germania di ridurre i rischi nei bilanci della banche della periferia (leggi anzitutto Italia) e quella della periferia meridionale di accettare una condivisione maggiore dei rischi. <\/p>\n<p>Poich\u00e9 la condivisione dei rischi implica inevitabilmente elementi di unione fiscale, essa porta con s\u00e9 in prospettiva l\u2019istituzione di una figura di ministro europeo delle finanze, dotato di poteri discrezionali di intervento per fare rispettare gli indirizzi comuni di politica economica fissati dal Consiglio. Questa figura dovrebbe rispondere dei suoi atti non solo al Consiglio, ma anche al Parlamento europeo, trovando in quella sede una accresciuta fonte di legittimit\u00e0 democratica.<\/p>\n<p>Sull\u2019immigrazione, bisogna ristabilire l\u2019integrit\u00e0 degli accordi di Schengen, ridare credibilit\u00e0 alle decisioni comuni in materia di gestione dei flussi migratori e dare concreata attuazione alle idee italiane di un <i>migration compact<\/i> che preveda significativi investimenti per lo sviluppo nei paesi che dobbiamo convincere a collaborare a fermare i flussi migratori. Sulla sicurezza, incomincerei dando attuazione alle decisioni gi\u00e0 preparate per il prossimo Consiglio europeo per l\u2019istituzione di una polizia comune di frontiera dell\u2019unione.<\/p>\n<p>La ciliegia sulla torta sarebbe una incisiva iniziativa per la crescita e l\u2019occupazione, soprattutto giovanile, come hanno indicato di voler fare i capi di governo di Germania, Francia e Italia nella dichiarazione congiunta dopo la riunione di Berlino il 27 giugno. <\/p>\n<p>Insomma, pi\u00f9 che a irrealistici balzi in avanti, che non ci saranno, dobbiamo pensare a decisioni concrete fattibili, anche se non facili, che dimostrino che l\u2019Unione non solo sopravvive, ma si rafforza. Se le cose sono ben fatte e chiaramente spiegate, anche il filo del consenso dell\u2019opinione pubblica pu\u00f2 incominciare a riallacciarsi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sto ancora cercando di metabolizzare lo shock del referendum inglese, una ferita profonda nella storia dell\u2019Unione europea, Ue, che prima di tutto ci deve allertare sui pericoli drammatici dell\u2019ondata di sentimenti di anti-politica e anti-\u00e9lites che scuote i paesi avanzati, la quale pu\u00f2 portare a decisioni disastrose poi difficilmente reversibili. 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