{"id":35220,"date":"2016-06-30T00:00:00","date_gmt":"2016-06-29T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ue-tempo-di-un-progetto-per-attrarre-i-delusi\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:24","slug":"ue-tempo-di-un-progetto-per-attrarre-i-delusi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/06\/ue-tempo-di-un-progetto-per-attrarre-i-delusi\/","title":{"rendered":"Ue, tempo di un progetto per attrarre i delusi"},"content":{"rendered":"<p>All\u2019indomani del voto con il quale Londra ha ufficialmente deciso di divorziare dall\u2019Unione europea, Ue, quanti hanno a cuore il futuro dell\u2019Europa e la continuazione del progetto alla base dell\u2019Unione non possono esimersi dall\u2019individuare un percorso attraverso il quale confinare la Brexit, evitando  un pericoloso effetto domino.<\/p>\n<p><b>Rilanciare per non soccombere<\/b><br \/>Anche se parte del futuro dell\u2019Ue dipender\u00e0 dalla gestione del dossier del recesso del Regno Unito &#8211; al quale si potrebbe sommare quello sui possibili modelli per inquadrare una nuova eventuale relazione tra Londra e i 27 -, appare pi\u00f9 che mai necessaria un\u2019azione di rilancio politico.<\/p>\n<p>Certamente, come l\u2019esito referendario in Gran Bretagna ha messo in luce, le condizioni attuali non sono le pi\u00f9 feconde per un rilancio: la perdita di attrattivit\u00e0 da parte dell\u2019Ue, il deterioramento del <i>demos<\/i> europeo, l\u2019ascesa di partiti anti-europeisti e le previsioni sempre pi\u00f9 fosche per il futuro non costituiscono la base migliore per un rafforzamento dell\u2019integrazione.<\/p>\n<p>Tuttavia, il campanello d\u2019allarme \u00e8 suonato con vigore; quindi, se si vuole evitare la disgregazione dell\u2019Unione, non si pu\u00f2 rimandare oltre ma bisogna agire e farlo con risolutezza e coraggio. Per frenare le dinamiche di rinazionalizzazione che rischiano di frammentare definitivamente l\u2019Ue serve un deciso passo in avanti, una risposta concreta alle domande di una cittadinanza evidentemente in difficolt\u00e0 e sempre meno fiduciosa nell\u2019impianto comunitario.<\/p>\n<p>Per farlo, occorre partire dalle questioni percepite come pi\u00f9 urgenti e problematiche da parte dei cittadini europei e dove l\u2019Ue non \u00e8 stata capace di proporre soluzioni all\u2019altezza: la disoccupazione e la questione migratoria. Riformare la governance economica dell\u2019Unione, superando finalmente le divergenze dei paesi membri al riguardo, permetterebbe di dotare le istituzioni europee di strumenti validi per fornire risposte efficaci sui due fronti citati.<\/p>\n<p>Su entrambi i dossier l\u2019Italia pu\u00f2 dire la sua. E non solo perch\u00e9 \u00e8 tra le pi\u00f9 esposte a queste questioni, ma anche perch\u00e9 \u00e8 uno dei pochi Paesi fondatori, insieme a Germania, Belgio e Lussemburgo, che sembra ancora tenere al disegno di un\u2019Unione pi\u00f9 stretta. Non \u00e8 quindi un caso che sia stata Roma a portare a Bruxelles proposte come quella del <i>Migration compact <\/i>e del sussidio di disoccupazione europeo, un\u2019iniziativa che cercava di rendere l\u2019unione monetaria non solo uno strumento di stabilit\u00e0, ma anche di crescita e lavoro.<\/p>\n<p><b>Risorse comuni per problemi comuni<\/b><br \/>Considerando le dinamiche geopolitiche del vicinato europeo, \u00e8 facile prevedere che i fenomeni migratori interesseranno i confini dell\u2019Ue per molto tempo a venire. Tentare di gestirli come un\u2019emergenza e rimandare dunque le riforme della governance alla fine della crisi non \u00e8 possibile n\u00e9 auspicabile.<\/p>\n<p>Al contrario, accelerare sulla via dell\u2019integrazione economica e dotare l\u2019Unione di una <i> fiscal capacity<\/i>, cio\u00e8 di un vero e proprio bilancio dotato di risorse proprie, rappresenterebbe il punto di svolta da cui ripartire per risolvere la crisi migratoria e non solo.<\/p>\n<p>Fornire all\u2019Ue gli strumenti di natura finanziaria necessari per poter rispondere alle sfide poste dalle ondate migratorie rappresenta un punto di partenza irrinunciabile. Lasciare che i soli stati in cui arrivano i profughi si facciano carico del peso economico della loro accoglienza per poi concepire apposite eccezioni che permettano loro di non rispettare le regole comunitarie in fatto di bilancio pubblico \u00e8 sintomatico dell\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019Europa di agire come un <i>unicum <\/i>e di avere una visione di lungo termine.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non rappresenta una novit\u00e0; ma il crescente malcontento popolare che ha spinto la Brexit e il successo di partiti come il <i>Front National <\/i>di Marine Le Pen fanno capire che questa strada non \u00e8 pi\u00f9 percorribile.<\/p>\n<p>Un bilancio proprio alimentato da risorse comunitarie e non nazionali potrebbe permettere inoltre di rispondere in maniera pi\u00f9 proattiva all\u2019altro problema che alimenta la sfiducia dei cittadini europei verso la costruzione comunitaria: gli alti e persistenti livelli di disoccupazione.<\/p>\n<p>Le risorse proprie del bilancio comunitario, se adeguate, potrebbero essere usate sia per attivare il sussidio di disoccupazione europeo proposto dall\u2019Italia sia per la promozione di politiche attive del lavoro, quantomai necessarie nel contesto europeo.<\/p>\n<p>La disoccupazione \u00e8 strettamente legata alle performance economiche deludenti di molti paesi europei, soprattutto quelli della zona euro. La gestione di risorse fiscali comuni rappresenterebbe in tal senso anche un primo passo verso quel completamento dell\u2019Unione monetaria europea necessario per rafforzare la resilienza della stessa agli shock e per poter permettere alle economie dei paesi membri dell\u2019euro di tornare a crescere.<\/p>\n<p><b>La speranza nelle mani dei giovani<\/b><br \/>Insistere sulla crescita e sulla lotta alla disoccupazione, anzitutto quella giovanile, sembra lo strumento migliore per ridare speranza a un progetto il cui destino dipende soprattutto dai pi\u00f9 giovani. Non solo perch\u00e9 il futuro \u00e8, anagraficamente, in mano a loro, ma anche perch\u00e9 i dati provenienti dalle urne britanniche mostrano come questi siano i pi\u00f9 convinti a rimanere nell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Nella speranza che crescano numericamente come cittadini e come elettori (solo il 36% degli aventi diritto sotto i 25 anni \u00e8 andato ai seggi per dire la sua sulla Brexit), \u00e8 per\u00f2 necessario rilanciare sin da ora un progetto che sia in grado di attrarre tutti i delusi. Anche quegli adulti che tra il mondo piccolo nel quale sono nati e quello pi\u00f9 grande nel quale oggi vivono rimpiangono il primo, convinti che la soluzione a tutti i loro problemi sia il ritorno all\u2019insularit\u00e0.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019indomani del voto con il quale Londra ha ufficialmente deciso di divorziare dall\u2019Unione europea, Ue, quanti hanno a cuore il futuro dell\u2019Europa e la continuazione del progetto alla base dell\u2019Unione non possono esimersi dall\u2019individuare un percorso attraverso il quale confinare la Brexit, evitando un pericoloso effetto domino. 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