{"id":35230,"date":"2016-07-01T00:00:00","date_gmt":"2016-06-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-seggio-a-meta-per-italia-e-olanda\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:23","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:23","slug":"un-seggio-a-meta-per-italia-e-olanda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/07\/un-seggio-a-meta-per-italia-e-olanda\/","title":{"rendered":"Un seggio a met\u00e0 per Italia e Olanda"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono partite che sei sicuro di vincere e, poi, quando sei in campo, non riesci a sbloccare: Italia &#8211; Olanda, all\u2019Onu, era una di queste. <\/p>\n<p>Con una trovata di diplomazia creativa, le due squadre, alla fine, hanno patteggiato un pareggio: bottiglia mezza piena, all\u2019Aja; mezza vuota, da noi, che credevamo d\u2019avere in cassaforte i voti per passare contro gli olandesi, di questi tempi un po\u2019 in disarmo, tanto che non sono neppure arrivati alla fase finale di Euro 2016. <\/p>\n<p>Tradita da qualche amico infido, l\u2019Italia approda comunque per la settima volta nel Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu. Ma il seggio, condiviso con l\u2019Olanda, diventa uno strapuntino: ci si sta stretti.<\/p>\n<p><b>Le alee del voto e la diplomazia creativa<\/b><br \/>La scena: mercoled\u00ec 28, Assemblea generale delle Nazioni Unite. Si eleggono cinque membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza, che entreranno in carica il 1\u00b0 gennaio 2017 per un biennio. <\/p>\n<p>Per passare, ci vogliono due terzi dei votanti, circa 128 suffragi. Al primo turno, la Svezia conquista uno dei due seggi in palio per l\u2019Europa occidentale, con 134 voti: l\u2019Italia stecca, terza con 113 voti, dietro l\u2019Olanda con 125; passano pure Etiopia &#8211; Africa &#8211; e Bolivia &#8211; Americhe. Al secondo turno, ce la fa il Kazakhstan, che fa fuori la Thailandia nell&#8217;area asiatica.<\/p>\n<p>Fra Italia e Olanda, il ballottaggio \u00e8 testa a testa: 99 a 92 al secondo scrutinio, lontani dal quorum; 96 a 94 al terzo, 96 a 95 al quarto, 95 pari al quinto, l\u2019unico che non ci vede dietro. Di qui in avanti, i giochi potrebbero riaprirsi con nuove candidature.<\/p>\n<p>E allora scatta la diplomazia creativa: un accordo per spartirsi il seggio un anno ciascuno, l\u2019Italia nel 2017, l\u2019Olanda nel 2018, raggiunto tra il Palazzo di Vetro a New York, dove ci sono i ministri degli Esteri Paolo Gentiloni e Bert Koenders, e il Justus Lipsius di Bruxelles, dove ci sono i premier Matteo Renzi e Mark Rutte, che partecipano al Vertice europeo. <\/p>\n<p>La staffetta non \u00e8 inedita &#8211; venne sperimentata la prima volta negli Anni Cinquanta da Jugoslavia e Filippine -, ma \u00e8 rara.<\/p>\n<p><b>Il settimo mandato: precedenti e protagonisti<\/b><br \/>Per l&#8217;Italia, \u00e8 il settimo mandato, anzi il sesto e mezzo. Ma questa volta non \u00e8 una marcia trionfale, come nel \u201994. E neppure una passeggiata, come nel 2006. A New York, per sostenere la candidatura si sono spesi il presidente Mattarella e il premier Renzi, oltre che, pi\u00f9 volte, il ministro Gentiloni.<\/p>\n<p>Che prova a rivendersi in positivo la mezza delusione: l\u2019intesa fra Italia e Olanda \u00e8 \u201cun messaggio d\u2019unit\u00e0 all\u2019Ue\u201d. E Koenders vede nel testa a testa &#8220;un segnale d\u2019apprezzamento per entrambi i Paesi&#8221;. La soluzione salomonica, inconsueta ma non inedita, viene presentata come &#8220;una dimostrazione di flessibilit\u00e0 all&#8217;italiana, ma anche di grande intelligenza diplomatica&#8221;.<\/p>\n<p>Centrare l\u2019obiettivo appariva, sulla carta, non impossibile perch\u00e9 i nostri rivali, Svezia e Olanda, sono Paesi che un po\u2019 s\u2019elidono a vicenda &#8211; entrambi del Nord Europa, entrambi \u2018piccoli\u2019 almeno come popolazione, entrambi attenti ai diritti dell\u2019uomo, l\u2019uno per\u00f2 neutrale e terzomondista, l\u2019altro atlantico e spesso interventista.<\/p>\n<p>L\u2019Italia poteva contare sui suoi molteplici radicamenti &#8211; europeo, atlantico, mediterraneo, persino latino-americano &#8211; e disponeva sulla carta di qualche voto in pi\u00f9 del quorum. L\u2019andamento degli scrutini non \u00e8 stato quello sperato e atteso.<\/p>\n<p>L\u2019ultima volta italiana fu nel 2007-\u201908 &#8211; ambasciatore Marcello Spatafora: fummo i pi\u00f9 votati, pari merito con il Sud Africa. Ma nella leggenda della diplomazia \u00e8 entrato il biennio 1995-\u201996, quando prendemmo pi\u00f9 voti della Germania: l\u2019ambasciatore era Francesco Paolo Fulci, mitica feluca, che port\u00f2 a casa consensi persino dispensando allenatori di calcio nostrani a improbabili nazionali d\u2019arcipelaghi polinesiani.<\/p>\n<p>L&#8217;esordio fu nel 1959, quando i membri non permanenti erano ancora sei: l\u2019Italia \u00e8 da 60 anni al Palazzo di Vetro &#8211; vi entr\u00f2 nel 1955.<\/p>\n<p>Questa volta, la campagna elettorale \u00e8 stata affidata all&#8217;ambasciatore Sebastiano Cardi e al suo vice, pure ambasciatore di rango, Inigo Lambertini: una coppia d\u2019assi, messa insieme per centrare l\u2019obiettivo, alla fine raggiunto a met\u00e0 dopo una campagna elettorale di 24 mesi. Il problema non \u00e8 la qualit\u00e0 della diplomazia, ma la credibilit\u00e0 del Paese e dei suoi leader.<\/p>\n<p><b>Le credenziali dell\u2019Italia<\/b><br \/>La ricerca di consensi suggeriva all\u2019Italia atteggiamenti non urticanti nella fase pre-voto, pure verso Paesi non particolarmente virtuosi, ad esempio, sui fronti della democrazia e del rispetto dei diritti dell\u2019uomo. La gestione ferma d\u2019un crimine intollerabile come la fine al Cairo di Giulio Regeni pu\u00f2 essersi riflessa nelle urne. E possono avere lasciato qualche segno in ambito continentale i ceffoni del premier ai partner dell\u2019Ue, sonoramente impartiti l\u2019autunno scorso.<\/p>\n<p>Ma l\u2019Italia non puntava solo sui salamelecchi delle visite ufficiali e sulle cortesie diplomatiche: pu\u00f2 giocarsi credenziali importanti, \u00e8 l\u2019ottavo contributore Onu &#8211; ed il primo occidentale -, quanto a truppe in missioni di pace, \u00e8 in prima fila nei salvataggi dei rifugiati in mare, vuole la moratoria della pena di morte e promuove l\u2019uguaglianza di genere e i diritti di donne e bambini.<\/p>\n<p>Uno dei punti di forza della candidatura era la disponibilit\u00e0 italiana alla riforma &#8211; attesa da anni &#8211; dell&#8217;Onu e, in particolare, del Consiglio di Sicurezza. L&#8217;Italia chiede da tempo maggiore trasparenza e pi\u00f9 rotazione (ben 68 Paesi non hanno mai fatto parte del Consiglio), dando maggiore attenzione ai nuovi equilibri economici e geopolitici.<\/p>\n<p>Il 29 settembre, il premier Renzi aveva illustrato i temi forti della candidatura italiana davanti all&#8217;Assemblea generale: &#8220;Costruire la pace di domani&#8221; il motto, con in evidenza la cooperazione, specie in Africa, e l&#8217;impegno contro il terrorismo, ma anche a favore della cultura, con la proposta dei Caschi blu della cultura. <\/p>\n<p>Per acquisire voti, l&#8217;Italia contava sulla posizione strategica al centro del Mediterraneo, sul ruolo nell\u2019accoglienza dei migranti, sull&#8217;inclinazione al multilateralismo. Roma annoverava amici in Europa e in America latina, fra i Paesi arabi e mediterranei, un po\u2019 pure in Asia e in Africa: una trentina non hanno mantenuto le promesse.<\/p>\n<p><b>Ruolo e storia del Consiglio di Sicurezza<\/b><br \/>Il Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu comprende cinque membri permanenti con diritto di veto (i Paesi vincitori della Seconda Guerra Mondiale e le potenze nucleari legittime: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina) e 10 membri non permanenti, che ruotano ogni due anni cinque alla volta, con mandato a partire dal primo gennaio.<\/p>\n<p>Che il posto sia ambito e prestigioso lo conferma, se ce ne fosse bisogno, il fatto che la Germania, che lo ha lasciato nel 2012, s\u2019\u00e8 gi\u00e0 ricandidata per il biennio 2019-\u201920.<\/p>\n<p>Creato nel 1945, il Consiglio di Sicurezza \u00e8 l\u2019organo dell\u2019Onu che delibera su atti di aggressione o di minaccia alla sicurezza e alla pace: ha &#8220;la responsabilit\u00e0 principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale&#8221;, decide le sanzioni e autorizza interventi armati. Le decisioni richiedono una maggioranza di almeno 9 dei 15 membri e nessuno dei cinque membri permanenti vi si deve opporre.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono partite che sei sicuro di vincere e, poi, quando sei in campo, non riesci a sbloccare: Italia &#8211; Olanda, all\u2019Onu, era una di queste. 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