{"id":35300,"date":"2016-07-06T00:00:00","date_gmt":"2016-07-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/vite-parallele-di-serbia-e-kosovo-nellue\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:21","slug":"vite-parallele-di-serbia-e-kosovo-nellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/07\/vite-parallele-di-serbia-e-kosovo-nellue\/","title":{"rendered":"Vite parallele di Serbia e Kosovo nell&#8217;Ue"},"content":{"rendered":"<p>La via europea di Serbia e Kosovo procede su binari paralleli per la scelta strategica di Bruxelles di diluire le frontiere in un percorso negoziale sincronico. Obiettivo collaterale \u00e8 la normalizzazione delle relazioni tra Serbia ed ex-provincia autonoma, autoproclamatasi indipendente nel 2008. I rapporti della Commissione europea del novembre 2015 tracciano un percorso speculare d\u2019integrazione e concessioni reciproche.<\/p>\n<p>Alla Serbia, candidata dal 2012, si riconosce una politica regionale di riconciliazione e buon vicinato per stabilizzare il Kosovo e gestire la crisi migratoria.<\/p>\n<p>Anche i progressi del Kosovo sono valutati in relazione al dialogo con la Serbia sul Primo Accordo del 2013 e sugli accordi di attuazione, e nella misura in cui Pristina tiene il passo con Belgrado (tra gli altri, in materia energetica, di libero scambio e regime Schengen). La Commissione ha spesso rilevato come la normalizzazione dei rapporti sia cruciale per imprimere slancio al futuro europeo di entrambi i paesi.<\/p>\n<p> <b>Belgrado, equilibrio instabile tra Bruxelles e Mosca<\/b><br \/>Incognite sul sentiero europeo s\u2019insidiano nella mobilit\u00e0 del quadro politico. La conferma alle urne, lo scorso aprile, del Partito progressista serbo di Aleksandar Vu&#269;i&#263; favorirebbe una posizione equidistante tra valori europei e atlantici e tradizionali legami con la Russia. Similmente, la sopravvivenza parlamentare del Partito democratico riequilibrerebbe gli orientamenti in direzione di Europa e Nato.<\/p>\n<p>Sull\u2019altro versante, Partito radicale serbo, Partito democratico della Serbia e Partito popolare serbo &#8211; quest\u2019ultimo parte della coalizione governativa &#8211; potrebbero far oscillare l\u2019ago della bilancia verso Mosca. All\u2019indomani dei risultati, le congratulazioni a Vu&#269;i&#263; del premier russo prospettavano un\u2019alleanza \u201cinteressante e utile\u201d in chiave strategica ed energetica. Le dinamiche, attualmente fluide, dipenderanno dalla capacit\u00e0 di mediazione di Vu&#269;i&#263; e dal ruolo della Russia sullo scacchiere internazionale.<\/p>\n<p> <b>Pristina, freno ai negoziati europei <\/b><br \/>A Pristina, il vuoto di potere tra le elezioni del giugno 2014 e la formazione di una debole coalizione governativa tra Partito democratico del Kosovo del presidente Hashim Tha\u00e7i e Lega democratica del Kosovo del premier Isa Mustafa nel novembre di quell\u2019anno ha ritardato la cooperazione regionale. Il confronto ha assunto connotati etnici nell\u2019ottobre scorso, quando l\u2019opposizione di \u2018Autodeterminazione\u2019 e alleanza per il futuro del Kosovo ha ostruito i lavori parlamentari sui negoziati con la Serbia.<\/p>\n<p> Intanto, la Corte costituzionale, interpellata dall\u2019allora presidente Atifete Jahjaga sulla costituzionalit\u00e0 del Primo Accordo del 2013, ha dapprima temporaneamente congelato l\u2019intesa, per poi dichiararla parzialmente incostituzionale nella sezione relativa all\u2019Associazione delle municipalit\u00e0 serbe.<\/p>\n<p>La natura dell\u2019Associazione rimane di fatto controversa: largamente autonoma su modello altoatesino per l\u2019esecutivo serbo; organizzazione non governativa senza poteri esecutivi secondo Pristina. L\u2019Accordo ricorre alla formula volutamente ambigua di \u201cfull ownership\u201d dell\u2019Associazione per dissimulare tali discrepanze.<\/p>\n<p>L\u2019integrazione delle \u2019strutture parallele\u2019 serbe del nord nella cornice istituzionale kosovara \u00e8 parimenti questione interpretativa. La protezione civile su base etnica \u00e8 ad esempio considerata dai serbi struttura d\u2019intervento d\u2019emergenza, mentre le autorit\u00e0 del Kosovo v\u2019individuano un nucleo d\u2019intelligence paramilitare finanziato da Belgrado, che evoca fantasmi di strutture analoghe anche nella Repubblica serba di Bosnia.<\/p>\n<p> <b>Zagabria, veto sulle trattative <\/b><br \/>Le relazioni altalenanti con la Croazia hanno mostrato il fianco debole di Belgrado su una questione chiave per l\u2019accesso all\u2019Unione europea: i crimini di guerra. Zagabria ha bloccato i negoziati con la Serbia su giustizia e diritti umani a seguito dell\u2019assoluzione in primo grado di Vojislav \u0160e\u0161elj, presidente del Partito radicale serbo, da parte del Tribunale penale internazionale per l\u2019ex-Jugoslavia nel marzo 2016. \u0160e\u0161elj, imputato di crimini di guerra e contro l\u2019umanit\u00e0 per nove capi d\u2019accusa, era stato gi\u00e0 rilasciato temporaneamente prima della sentenza, che attendeva a Belgrado con febbre elettorale e protagonismo mediatico.<\/p>\n<p>Immediate le reazioni del governo croato: l\u2019allora premier Tihomir Ore\u0161kovi&#263; ha parlato di regresso della giustizia internazionale, mentre il suo vice Bozo Petrov ha ricordato i freni all\u2019accesso croato per questioni meno rilevanti, riferendosi al sentiero accidentato e puntellato di standard che nel 2013 aveva trasformato il paese nel ventottesimo membro dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Il ministro degli Esteri croato Miro Kova&#269; ha condizionato le trattative con la Serbia alla rappresentativit\u00e0 parlamentare della minoranza croata, al rinvio di \u0160e\u0161elj all\u2019Aja e a un dietrofront di Belgrado sull\u2019arrogata giurisdizione universale per i crimini di guerra degli anni Novanta in ex-Jugoslavia.<\/p>\n<p>La Serbia ha di contro interpretato la mossa come strumentale a distogliere l\u2019attenzione europea da presunte involuzioni democratiche in Croazia, revival fascisti e discriminazioni della minoranza serba. In questo contesto, recenti orientamenti linguistici &#8211; come la rimozione delle targhe stradali bilingui a Vukovar in Croazia, nonch\u00e9 la proposta di Kova&#269; di sostituire il termine \u201cregione\u201d, evocativo dell\u2019ex-Jugoslavia, con il neutrale \u201cvicinato\u201d &#8211; si caricano di forti valenze simboliche ed emotive.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La via europea di Serbia e Kosovo procede su binari paralleli per la scelta strategica di Bruxelles di diluire le frontiere in un percorso negoziale sincronico. Obiettivo collaterale \u00e8 la normalizzazione delle relazioni tra Serbia ed ex-provincia autonoma, autoproclamatasi indipendente nel 2008. 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