{"id":35310,"date":"2016-07-07T00:00:00","date_gmt":"2016-07-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lambiguita-del-referendum\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:20","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:20","slug":"lambiguita-del-referendum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/07\/lambiguita-del-referendum\/","title":{"rendered":"L\u2019ambiguit\u00e0 del referendum"},"content":{"rendered":"<p>\u201cIl popolo ha parlato e ha schiaffeggiato le \u00e9lites\u201d. Dopo il clamoroso voto britannico, chiunque osasse denunciare l\u2019abisso di menzogna e demagogia che aveva caratterizzato la campagna, era tacciato di arroganza e ogni espressione di rammarico era bollata come \u201cun insulto agli elettori\u201d.<\/p>\n<p>Il referendum era eretto a espressione suprema della democrazia. A pochi giorni di distanza, il marasma in cui il risultato ha fatto cadere il paese invita a una riflessione pi\u00f9 ponderata.<\/p>\n<p>Nella mente dei suoi cultori, il referendum (qui non si parla di quelli su temi puntuali comuni in Svizzera e altrove) dovrebbe essere lo strumento con cui la democrazia decide questioni che i rappresentanti eletti non riescono a risolvere, oppure per cui non sanno interpretare le convinzioni profonde del popolo.<\/p>\n<p>Se cos\u00ec fosse, il ricorso alla democrazia diretta dovrebbe avere il risultato di ricomporre l\u2019unit\u00e0 di un paese lacerato dall\u2019incapacit\u00e0 della sua classe dirigente. L\u2019esperienza ci dice che non succede quasi mai.<\/p>\n<p><b>Il referendum che divide<\/b><br \/>Se ripercorro le principali esperienze referendarie del dopoguerra, l\u2019unico caso in cui il pronunciamento popolare ha effettivamente ricomposto l\u2019unit\u00e0 di un paese che era appena uscito da una guerra civile, \u00e8 quello del 1946 che ha visto la vittoria della repubblica in Italia; ci\u00f2 malgrado che il risultato fosse stato fino all\u2019ultimo incerto e da alcuni contestato.<\/p>\n<p>Eppure la frattura non era solo politica e sociale, ma anche geografica. Se il paese si \u00e8 rapidamente unito intorno alla Costituzione repubblicana, lo si deve esclusivamente alla saggezza della classe dirigente dell\u2019epoca. Non conosco altri casi simili.<\/p>\n<p>Prendiamo la Francia che nella V Repubblica ha fatto del referendum uno dei pilastri della sua forma di governo. I referendum di De Gaulle erano consultazioni su lui stesso; li vinse finch\u00e9 il paese in mancanza di alternative continu\u00f2 a credere in lui. Le ferite aperte allora hanno tuttavia continuato a bruciare.<\/p>\n<p>Quando nel 1981 i socialisti vinsero le elezioni, una parte del paese continu\u00f2 a considerarli \u201cnon legittimi\u201d perch\u00e9 avevano rifiutato le riforme del generale. Lo stesso successe con i pi\u00f9 importanti referendum di Mitterrand e di Chirac, su Maastricht e la Costituzione europea; tutti lasciarono un paese diviso senza peraltro risolvere definitivamente le questioni per cui erano stati indetti.<\/p>\n<p>Per quale ragione ci\u00f2 che dovrebbe unire contribuisce invece ad allargare le divisioni? La prima ragione \u00e8 che gli elettori votano per il quesito, ma anche e soprattutto per altre numerose ragioni spesso contraddittorie: ci\u00f2 che pensano del governo che ha indetto la consultazione, la loro situazione personale, il loro giudizio sullo stato del paese e del mondo.<\/p>\n<p>In secondo luogo, la democrazia rappresentativa funziona per compromessi successivi in cui per definizione nessuna delle parti in causa pu\u00f2 ritenersi interamente soddisfatta; ci\u00f2 vale per la politica nazionale come per l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Se il risultato di un faticoso compromesso (\u00e8 sempre il caso delle questioni europee) \u00e8 sottoposto a referendum, i presupposti dell\u2019accordo si dissolvono e le posizioni si polarizzano di nuovo. Il popolo vota contro il compromesso raggiunto dai suoi rappresentanti per ragioni spesso opposte.<\/p>\n<p><b>La fiera della demagogia<\/b><br \/>Il referendum britannico ha aggiunto altri elementi a questa degenerazione. La campagna ha visto un conflitto dei fatti contro i miti, delle paure contro le menzogne, con picchi di demagogia che nessuno si aspettava nella democrazia pi\u00f9 consolidata d\u2019Europa.<\/p>\n<p>Certo, gli elettori hanno manifestato la loro avversione all\u2019Ue, peraltro oggetto di anni di sistematica denigrazione su quasi tutti i grandi media nazionali. Molti hanno reagito alla diffusa paura dell\u2019immigrazione. Hanno per\u00f2 anche dato sfogo nelle zone a prevalenza laburista alle loro paure rispetto alla globalizzazione e alla loro avversione verso l\u2019austerit\u00e0 del governo conservatore (che per inciso nel caso della Gran Bretagna non ha nulla a che fare con il fiscal compact).<\/p>\n<p>In altri casi hanno invece votato per l\u2019illusione del ritorno a un\u2019Inghilterra vittoriana, liberata dai laccioli socialistoidi e dirigisti del continente. Certo, l\u2019immagine di un\u2019Europa incerta e divisa ha pesato. Tuttavia se avessimo presentato agli elettori una Ue pi\u00f9 coesa ed efficiente, si sarebbe rafforzato il principale argomento dei Boris Johnson, quello di un\u2019inarrestabile deriva federale.<\/p>\n<p>Il paese non \u00e8 solo diviso geograficamente e sul piano generazionale, ma sta implodendo l\u2019intero sistema politico: paradossalmente i laburisti ancor pi\u00f9 dei conservatori.Una sola cosa sembra accertata: il problema del rapporto del paese con l\u2019Unione europea \u00e8 lungi dall\u2019essere risolto.<\/p>\n<p>Il principale valore della democrazia \u00e8 che resta il modo pi\u00f9 civile di scegliere chi ci governa; a volte la scelta cade su dei mediocri, ma a volte su dei pericolosi demagoghi.<\/p>\n<p>A chi, nonostante tutte queste lezioni, credesse ancora nel valore salvifico della democrazia diretta e domanda le dimissioni della classe dirigente nazionale ed europea, a chi condivide la terrificante frase di Michael Gove (il Bruto di Boris Johnson) \u201cil popolo \u00e8 stanco degli esperti\u201d, sono dedicate queste memorabili parole di Alexander Hamilton: \u201cThe republican principle demands that the deliberate sense of the community should govern the conduct of those to whom they intrust the management of their affairs; but it does not require an unqualified complaisance to every sudden breeze of passion, or to every transient impulse which the people may receive from the arts of men, who flatter their prejudices to betray their interests\u201d.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIl popolo ha parlato e ha schiaffeggiato le \u00e9lites\u201d. 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