{"id":35330,"date":"2016-07-07T00:00:00","date_gmt":"2016-07-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lo-strabismo-sul-califfo-che-semplifica-la-realta\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:20","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:20","slug":"lo-strabismo-sul-califfo-che-semplifica-la-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/07\/lo-strabismo-sul-califfo-che-semplifica-la-realta\/","title":{"rendered":"Lo strabismo sul Califfo che semplifica la realt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Un\u2019inchiesta durata sette anni e riassunta in dodici volumi. Il Rapporto Chilcot, focalizzato sul coinvolgimento di Londra nella Guerra in Iraq (2003-2009), conferma, con nuovi dettagli, che i piani su cui si fondava l\u2019attacco erano inadeguati, che le basi giuridiche attraverso cui si cerc\u00f2 di avallarlo erano \u201clontane dall\u2019essere soddisfacenti\u201d e che la principale giustificazione all\u2019intervento (il possesso di armi di distruzione di massa da parte del regime di Baghdad) si basava su dati fallaci.<\/p>\n<p>Le azioni di Washington e Londra, prosegue il rapporto, hanno minato l\u2019autorit\u00e0 del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu e gettato l\u2019Iraq nel caos: un esito che, secondo le conclusioni dell\u2019inchiesta, era largamente prevedibile. <\/p>\n<p>All\u2019indomani della pubblicazione del rapporto i maggiori media britannici, su tutti <i>Bbc<\/i> e <i>Guardian<\/i>, hanno prontamente denunciato le scelte dell\u2019ex premier Tony Blair, omettendo tuttavia di ricordare l\u2019ampio appoggio mediatico che essi stessi hanno fornito nel 2003 a supporto dell\u2019intervento militare.<\/p>\n<p><b>Cause versus sintomi<\/b><br \/>A tredici anni di distanza dallo scoppio della Guerra in Iraq, il Paese \u00e8 alle prese con un\u2019ennesima fase di transizione. L\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d riveste in essa un ruolo mediaticamente centrale, che in alcuni casi non aiuta a fare chiarezza su divergenti interessi e un complesso vissuto locale.<\/p>\n<p>Il \u201ccaliffato\u201d continua a distribuire copie dei testi del fondatore del wahhabismo Ibn &#703;Abd al-Wahhab nelle aree dell\u2019Iraq e della Siria sotto il suo controllo e si rif\u00e0 a molte delle sue tesi pi\u00f9 influenti, incluso l\u2019obbligo per tutti i fedeli di giurare fedelt\u00e0 a un singolo leader musulmano, preferibilmente un califfo. Da un punto di vista ideologico lo \u201cstato islamico\u201d ha dunque radici riconducibili in larga parte al wahhabismo e al retaggio storico saudita.<\/p>\n<p>Da un punto di vista pi\u00f9 pratico, tuttavia, l\u2019ascesa dello \u201cstato islamico\u201d, finanziato in maniera consistente con fondi provenienti dal Golfo, \u00e8 in larga parte il sintomo (non la causa) di un malessere covato a partire dal 2003 e intensificatosi negli anni a seguire.<\/p>\n<p> Nel contesto iracheno, per larga parte del XX secolo l\u2019identit\u00e0 confessionale ha ricoperto un ruolo marginale o secondario. Fanar Haddad, autore di <i>Sectarianism in Iraq: Antagonistic Visions of Unity<\/i>, ha notato che prima del 2003 un senso di appartenenza a una identit\u00e0 sunnita \u201csemplicemente non esisteva\u201d.<\/p>\n<p>Dopo il 2003, le \u201cpolitiche identitarie sono diventate la norma piuttosto che un\u2019anomalia, in quanto sono parte di un sistema. A confermarlo \u00e8 il fatto che la prima istituzione creata nel 2003 a seguito dell\u2019occupazione militare \u00e8 stata l\u2019Iraq Governing Council &#8211; esplicitamente basato su criteri confessionali\u201d.<\/p>\n<p>Da allora, la componente sunnita locale ha sub\u00ecto un crescente processo di marginalizzazione e continue vessazioni che hanno avuto nella pulizia etnica del 2006-2007 &#8211; quando molti sunniti furono obbligati a lasciare Baghdad in favore della provincia di Anbar &#8211; uno degli episodi pi\u00f9 significativi. <\/p>\n<p><b>Hezbollah sunnita<\/b><br \/>Su un piano ideologico, l\u2019ascesa dello \u201cstato islamico\u201d ha rappresentato in questo senso una significativa valvola di sfogo per una percentuale rilevante di sunniti. Si tratta, <i>mutatis mutandis<\/i>, di un \u201cprocesso storico\u201d che per alcuni aspetti ricorda l\u2019ascesa di Hezbollah nel Libano degli anni Ottanta, quando la componente sciita locale decise di reagire a una radicata e crescente situazione di marginalizzazione e sotto rappresentanza.<\/p>\n<p>Qualsiasi strategia finalizzata a porre fine allo \u201cstato islamico\u201d e ai crimini contro l\u2019umanit\u00e0 di cui continua a macchiarsi dovr\u00e0 dunque essere basato sulla consapevolezza che esso rappresenta il sintomo di un problema strutturale. <\/p>\n<p>Una soluzione sostenibile dovr\u00e0 quindi passare per un sistema inclusivo che incoraggi alleanze politiche che travalichino la divisioni etniche e religiose. In caso contrario, anche qualora scomparisse lo \u201cstato islamico\u201d rimarrebbero intatte le condizioni che ne hanno reso possibile l\u2019ascesa. <\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunga che ulteriori ingerenze esterne &#8211; incluse le armi fornite da Mosca e Teheran, nonch\u00e9 le bombe e i droni, soprattutto statunitensi, inglesi e <a href= \"http:\/\/www.dw.com\/en\/weapons-go-to-conflict-zones-the-money-comes-to-germany\/a-18798104\" target= \"blank\"><b><u>tedeschi<\/u><\/b><\/a>, che continuano a provocare la morte di un ampio numero di civili in <a href= \"https:\/\/airwars.org\/civcas-2015\/\" target= \"blank\"><b><u>Iraq<\/u><\/b><\/a> e nel <a href= \"http:\/\/www.huffingtonpost.com\/entry\/drone-papers_us_561ed361e4b0c5a1ce61f463?v4w019k9=\" target= \"blank\"><b><u>resto della regione<\/u><\/b><\/a> &#8211; non possono che rendere ancor pi\u00f9 arduo l\u2019obiettivo dell\u2019inclusivit\u00e0 e rappresentano un aiuto significativo a gruppi come lo \u201cstato islamico\u201d nella loro opera di reclutamento di giovani rancorosi.<\/p>\n<p><b>Oltre l&#8217;isolamento dorato<\/b><br \/>Nel contesto iracheno l\u2019attenzione dei media internazionali e, di riflesso, dell\u2019opinione pubblica \u00e8 rivolta in larga parte alle azioni e alle strategie dello \u201cstato islamico\u201d, che da pi\u00f9 parti viene percepito come il solo gruppo responsabile della conquista delle citt\u00e0 sunnite poste a nord della capitale Baghdad. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 tuttavia rischia di semplificare un quadro locale pi\u00f9 complesso, relegando numerosi altri gruppi jihadisti di primo piano &#8211; inclusi Jaysh Rijal al-Tariqa al-Naqshbandia, al-Majlis al-Askari al-Amm li-Thuwwar al-Iraq, Ansar al-Islam &#8211; al ruolo di comparse.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunga che rivolgere una quasi esclusiva attenzione allo \u201cstato islamico\u201d (o alla recente \u201cliberazione di Fallujah\u201d, scandita dai massacri compiuti dalle milizie a maggioranza sciita di Al-Hashd Al-Sha&#8217;abi) rischia di porre in secondo piano problemi non meno strutturali come la corruzione e il cattivo funzionamento istituzionale che continua a destabilizzare l\u2019Iraq.<\/p>\n<p>A fine aprile migliaia di attivisti (soprattutto sciiti) hanno abbattuto parte dei muri che recingono la Green zone, posta nel centro di Baghdad. Essa, costruita come presidio temporale dalle forze di occupazione statunitensi nel 2003 per proteggersi da incursioni esterne, \u00e8 rimasta intatta anche dopo il loro ritiro.<\/p>\n<p>L\u2019\u00e9lite irachena continua a investire ingenti quantit\u00e0 di denaro pubblico all\u2019interno della Green zone per garantire a se stessa e alle proprie famiglie elevati standard di vita (macchine, ville, sistemi di sicurezza). Un Iraq pacificato dovr\u00e0 necessariamente passare (anche) attraverso la fine di questo \u201cisolamento dorato\u201d, obbligando le \u00e9lite al potere a rispondere delle proprie azioni e a condividerne gli oneri con la popolazione locale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019inchiesta durata sette anni e riassunta in dodici volumi. Il Rapporto Chilcot, focalizzato sul coinvolgimento di Londra nella Guerra in Iraq (2003-2009), conferma, con nuovi dettagli, che i piani su cui si fondava l\u2019attacco erano inadeguati, che le basi giuridiche attraverso cui si cerc\u00f2 di avallarlo erano \u201clontane dall\u2019essere soddisfacenti\u201d e che la principale giustificazione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[90,94,109],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35330"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=35330"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35330\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61384,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35330\/revisions\/61384"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=35330"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=35330"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=35330"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}