{"id":35350,"date":"2016-07-09T00:00:00","date_gmt":"2016-07-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/uno-sguardo-lungo\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:19","slug":"uno-sguardo-lungo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/07\/uno-sguardo-lungo\/","title":{"rendered":"Uno sguardo lungo"},"content":{"rendered":"<p>La Brexit \u00e8 anche una spia della evoluzione in atto nelle nostre societ\u00e0 verso una lettura sempre pi\u00f9 semplificata della realt\u00e0. Attraverso questa lente pu\u00f2 essere letto non solo il risultato del referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell\u2019Unione europea, ma anche gran parte degli sviluppi politici negli altri paesi europei.<\/p>\n<p>Stiamo perdendo la consapevolezza della complessit\u00e0 del reale. La vittima prima di questo processo \u00e8 proprio chi ne viene additato strumentalmente come il protagonista, e cio\u00e8 il popolo. Si fa sempre pi\u00f9 spesso appello al popolo come decisore ultimo e definitivo, ma nei fatti lo si condiziona attraverso una presentazione semplificata della realt\u00e0, amplificata dall\u2019uso spregiudicato dei nuovi mezzi di informazione di massa.<\/p>\n<p>Il nesso ineludibile fra scelta e conoscenza si va sempre pi\u00f9 allentando, e le conseguenze si vedono. Le societ\u00e0 complesse non consentono semplificazioni. Le tensioni che le attraversano possono essere affrontate, nella prospettiva di tenerle almeno sotto controllo, solo con uno sforzo continuo di comprensione delle loro radici pi\u00f9 profonde e di ricerca delle soluzioni possibili.<\/p>\n<p>Alimentarle solo per trarne un vantaggio politico immediato non fa che peggiorare le cose. C\u2019\u00e8 solo da sperare che lo scarto incommensurabile fra questo atteggiamento e le conseguenze che produce, di cui gli inglesi gi\u00e0 stanno cominciando a rendersi conto (un tempo si sarebbe parlato delle \u201cdure repliche della storia\u201d), riporti tutti ad un maggior senso di responsabilit\u00e0 nella lettura della realt\u00e0 che ci circonda.<\/p>\n<p><b>Dove sono le responsabilit\u00e0?<\/b><br \/>Immediatamente dopo che sono stati resi noti i risultati del referendum britannico si \u00e8 intensificata la caccia al colpevole della disaffezione dei cittadini europei verso il processo di integrazione che quel risultato sembra confermare. Come spesso avviene, la responsabilit\u00e0 viene ricercata in qualcosa di impalpabile. In questo caso l\u2019Europa. Ma cosa \u00e8 l\u2019Europa se non quello che i leader dei paesi europei hanno voluto che fosse? <\/p>\n<p>Chi \u00e8 responsabile della sindrome da invasione che si \u00e8 diffusa nei nostri paesi e che, agitata ancora una volta strumentalmente, ha pesantemente condizionato l\u2019esito del referendum britannico? Chi ha finora impedito qualunque tentativo di ridistribuzione dei migranti a livello europeo, rendendo ingestibile il fenomeno da parte degli stati di prima linea e suscitando le reazioni delle popolazioni coinvolte? <\/p>\n<p>Chi ha imposto sinora una lettura grettamente ragionieristica delle regole dell\u2019euro? Chi \u00e8 responsabile del clima di sfiducia che grava sulle prospettive di completamente dell\u2019Unione monetaria? A chi deve essere attribuita la responsabilit\u00e0 della paralisi di ogni prospettiva sovranazionale nella conduzione del processo di integrazione? <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una profonda slealt\u00e0 nelle accuse che alcuni leader europei rivolgono oggi alla Commissione ed al suo presidente. Se c\u2019\u00e8 un organismo, a parte la Bce, che per fortuna agisce in un quadro compiutamente federale, che ha dimostrato di saper interpretare politicamente l\u2019euro e le sue regole, quello \u00e8 la Commissione, e non certamente il Consiglio europeo. <\/p>\n<p>Ma la colpa di tutto viene addossata oggi a Juncker, mentre i membri del Consiglio europeo continuano caparbiamente a rivendicare la guida di un processo troppo spesso appesantito, al limite dell\u2019inefficacia, dalla considerazione prevalente di interessi di corto raggio.<\/p>\n<p>Che fare oggi con gli inglesi? Purtroppo in questa fase sono loro a condurre il gioco. Non abbiamo alcuna possibilit\u00e0 di intervenire sulla procedura attraverso la quale la Gran Bretagna dovr\u00e0 trarre le conseguenze degli esiti del referendum.<\/p>\n<p>I tempi di presentazione della richiesta di uscire dall\u2019Unione saranno quelli che le Istituzioni britanniche decideranno, e per quanto preoccupati noi si possa essere per la prospettiva che l\u2019attuale situazione di sospensione si prolunghi ancora per qualche mese, non potremo fare altro che subirla. <\/p>\n<p>Esattamente il contrario di quanto sarebbe oggi necessario. In ogni caso, quando il negoziato sulle condizioni del recesso potr\u00e0 partire (auspicabilmente presto) bisogner\u00e0 condurlo con molta fermezza: se vorranno recuperare i molti vantaggi che ricavavano dall\u2019appartenenza al mercato interno, gli inglesi dovranno accettarne tutte le componenti, a partire dalla libert\u00e0 di circolazione delle persone, non pi\u00f9 appesantita dalle irresponsabili concessioni che il Consiglio europeo era pronto a fare loro purch\u00e9 rimanessero nell\u2019Unione. E questo anche come profilassi per eventuali tentazioni analoghe da parte di altri paesi.<\/p>\n<p><b>Un futuro meno confuso?<\/b><br \/>Ma soprattutto, che fare oggi dell\u2019Europa? \u00c8 ormai chiaro che l\u2019attuale sistema non produce i risultati voluti con la rapidit\u00e0 necessaria. Oggi parlare di rilancio e di rinnovamento dell\u2019Europa significa ancora una volta girare attorno al vero problema: nessuno dei fattori che hanno sin qui reso impossibile la condivisione dei flussi migratori, o che hanno alimentato la diversit\u00e0 di approccio alla maggior parte dei problemi che si pongono all\u2019azione comune sparir\u00e0 per incanto dopo che la Gran Bretagna sar\u00e0 uscita dall\u2019Unione. E questo vale anche per la mistica dei fondatori.<\/p>\n<p>Bisogna ormai ripensare il rapporto fra gli stati nazionali e la struttura sovranazionale, riducendo al massimo il peso dell\u2019intergovernativo e accrescendo la partecipazione popolare all\u2019azione delle istituzioni non mediata dai canali nazionali di rappresentanza.<\/p>\n<p>Si riprende a parlare di unione politica, ed \u00e8 questo uno degli effetti positivi del risultato del referendum inglese. Ma un\u2019unione politica che continuasse ad esprimere lo stesso tasso di intergovernativit\u00e0 che caratterizza la struttura attuale dell\u2019Unione sarebbe una contraddizione in termini, che o si tradurrebbe nell\u2019imposizione della volont\u00e0 del pi\u00f9 forte o sarebbe destinata ad essere bloccata, se non dai veti incrociati, certamente dalle resistenze e dalle ambiguit\u00e0 degli uni o degli altri. <\/p>\n<p>La forza delle Istituzioni sta proprio in questo: nella loro terziet\u00e0, tanto pi\u00f9 autorevole in quanto sorretta da una autonoma legittimazione democratica. Quanti oggi, anche tra i fondatori, sono veramente consapevoli delle implicazioni istituzionali dell\u2019unione politica e sono disposti ad uscire dal paradigma attuale per intraprendere un cammino in senso veramente federale?<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Brexit \u00e8 anche una spia della evoluzione in atto nelle nostre societ\u00e0 verso una lettura sempre pi\u00f9 semplificata della realt\u00e0. Attraverso questa lente pu\u00f2 essere letto non solo il risultato del referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell\u2019Unione europea, ma anche gran parte degli sviluppi politici negli altri paesi europei. 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