{"id":35380,"date":"2016-07-11T00:00:00","date_gmt":"2016-07-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-egitto-il-clima-si-fa-rovente\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:18","slug":"italia-egitto-il-clima-si-fa-rovente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/07\/italia-egitto-il-clima-si-fa-rovente\/","title":{"rendered":"Italia-Egitto, il clima si fa rovente"},"content":{"rendered":"<p>Era nell\u2019aria gi\u00e0 dopo il voto del Senato ed \u00e8 diventato realt\u00e0 dopo l\u2019approvazione alla Camera del cosiddetto \u201cemendamento Regeni\u201d, quando l\u2019Egitto ha inviato all\u2019Italia un messaggio che \u00e8 suonato come una minaccia.<\/p>\n<p>La decisione del Parlamento  di fermare la fornitura all&#8217;Egitto di pezzi di ricambio per i caccia F16 avr\u00e0 degli &#8220;impatti negativi in tutti i campi della cooperazione tra i due Paesi: sul piano bilaterale, regionale e internazionale&#8221;, ha dichiarato il ministero degli Esteri egiziano, che, pur non entrando nei dettagli delle contromisure sulla tavola, ha menzionato i dossier pi\u00f9 caldi che potrebbero esserne influenzati: immigrazione e Libia.<\/p>\n<p><b>Il caso Regeni diventa un tema di politica interna<\/b><br \/>La relazione tra Roma e il Cairo si \u00e8 ulteriormente incrinata da quando il caso Regeni \u00e8 diventato terreno di battaglia per la politica interna italiana. A mostrarlo \u00e8 stato proprio quanto scatenatosi in Parlamento attorno all\u2019omonimo emendamento. Le dichiarazioni egiziane sono infatti arrivate dopo il respingimento, mercoled\u00ec, da parte della Camera, di un emendamento  presentato da Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d\u2019Italia che mirava a reintrodurre nel decreto missioni una clausola che permettesse il rifornimento all&#8217;Egitto di pezzi di ricambio per i caccia F16.<\/p>\n<p>L&#8217;autorizzazione era stata cancellata dal decreto nel passaggio al Senato con l&#8217;approvazione, il 29 giugno, di un  emendamento presentato in commissione da Sinistra italiana. Una proposta di modifica definita dal relatore Gian Carlo Sangalli &#8220;un segnale&#8221; da parte del Parlamento, un modo per continuare a tenere sotto pressione l&#8217;opinione pubblica, e anche l&#8217;Egitto, sulla vicenda Regeni.<\/p>\n<p>Ma non &#8211; ha sottolineato Sangalli &#8211; un atto ostile al governo egiziano. Le sue parole hanno per\u00f2 scatenato un vivace dibattito in aula, portato avanti in primis dal capogruppo di Forza Italia Paolo Romani che ha definito quella che si stava scrivendo una delle peggiori pagine della storia del Senato italiano. Romani si \u00e8 poi impegnato a portare all\u2019ambasciatore egiziano a Roma, Amr Helmy, il testo dell\u2019emendamento.<\/p>\n<p>Immediata e univoca la reazione del regime egiziano che, nelle parole del capo della commissione Esteri del Parlamento Mohamed El-Oraby, ha definito la decisione italiana una escalation ingiustificata che non tiene in considerazione la \u201ccollaborazione\u201d giudiziaria sul caso Regeni &#8211; in realt\u00e0 quasi inesistente &#8211; e quella che viene definita l\u2019innocenza del governo egiziano sulla morte del giovane ricercatore.<\/p>\n<p><b>Roma isolata in Europa<\/b><br \/>La prova di forza tra Egitto e Italia sul caso Regeni coinvolge rapporti strategici e militari in un quadrante di mondo decisivo per i flussi migratori, la lotta al terrorismo e la stabilizzazione della Libia. Prima della scomparsa del nostro ricercatore, la collaborazione sulla questione migratoria tra Al-Sisi e Renzi era stata ottima. La ripresa, in primavera,  della rotta egiziana, con connesse tragedie del mare, \u00e8 stato il primo avvertimento del cambiamento che potrebbe accadere.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 complesso il discorso sulla Libia, dossier sul quale la posizione di Roma si \u00e8 distanziata da quella del Cairo. Mentre l\u2019Italia sostiene gli sforzi Onu e il governo di unit\u00e0 nazionale di Fayez al-Serraj, l\u2019Egitto continua a schierarsi al fianco di Khalifa Haftar, generale con il quale Al-Sisi condivide l\u2019antipatia per gli islamisti e il piano di sterminarli.<\/p>\n<p>In casa come in Cirenaica &#8211; poroso confine dal quale provengono sempre pi\u00f9 minacce per un Egitto che pur avendo dichiarato guerra ai terroristi (termine con il quale il Cairo si riferisce, indistintamente tanto ai miliziani dello \u201cstato islamico\u201d quanto agli oppositori ad Al-Sisi) &#8211; non riesce a contenere l\u2019escalation di violenza che dal Sinai \u00e8 arrivata a coinvolgere i centri urbani.<\/p>\n<p>L\u2019atteggiamento italiano sulla Libia spiega in parte anche la posizione assunta sul caso Regeni dalla Francia, Paese che nei fatti fatica a sostenere la linea comune decisa con l\u2019Onu. Dopo aver esercitato pressioni sul regime di Al-Sisi, ad aprile il presidente Hollande ha firmato al Cairo commesse miliardarie per nuove forniture di armi.<\/p>\n<p>Silenziosa anche l\u2019Inghilterra, patria dell\u2019universit\u00e0 di provenienza di Regeni che si \u00e8 rifiutata di rispondere alle domande degli inquirenti italiani.<\/p>\n<p>In Europa, gli unici pronti ad assumere una posizione simile a quella di Roma potrebbero essere gli irlandesi. Dopo aver richiesto all\u2019Egitto il rilascio di Ibrahim Halawa &#8211; cittadino con doppia nazionalit\u00e0 arrestato durante le manifestazioni contro la deposizione del presidente Mohamed Morsi dell\u2019estate 2013 &#8211; il parlamentare Brid Smith ha suggerito di seguire l\u2019esempio di Roma, richiamando in patria l\u2019ambasciatore attualmente al Cairo.<\/p>\n<p><b>Cantini e Badr, nuovi ambasciatori in attesa di partire <\/b><br \/>E anche su questo dossier continua lo stallo diplomatico. Nominato il 10 maggio come nuovo capo missione al Cairo, l\u2019ambasciatore Giampaolo Cantini dovr\u00e0 aspettare prima di mettere piede in Egitto, visto che la Farnesina non ha ancora chiesto il gradimento alle autorit\u00e0 egiziane. Sorte simile potrebbe spettare a Hisham Badr, sostituto di Helmy che ad agosto termina la sua missione a Roma.<\/p>\n<p>Non vedendo la luce in fondo a questo tunnel e spaventati dagli effetti del deterioramento della relazione, quanti hanno a cuore gli interessi economici bilaterali hanno iniziato a fare lobby sul premier Renzi. Il 5 luglio, l\u2019Associazione di Amicizia e Cooperazione tra Italia ed Egitto ha inviato una lettera al premier, chiedendo di riesaminare le azioni che hanno introdotto misure restrittive tra i due Paesi. Nel farlo, hanno richiamato proprio le parole usate da Renzi al Forum degli investimenti di Sharm el Sheik del marzo 2015, quando il premier descrisse le minacce alla sicurezza dell\u2019Egitto come minacce italiane.<\/p>\n<p>Da allora ad oggi, la spericolata scommessa di Renzi sul regime di Al-Sisi si \u00e8 rivelata fallimentare. Investire su una stabilit\u00e0 basata su repressione ed esclusione politica non \u00e8 stata una mossa lungimirante. Come gi\u00e0 accaduto nel passato pi\u00f9 recente non solo tale stabilit\u00e0 si \u00e8 rivelata insostenibile nel lungo periodo, ma non \u00e8 neanche riuscita a garantire i nostri interessi. Anzi\u2026<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era nell\u2019aria gi\u00e0 dopo il voto del Senato ed \u00e8 diventato realt\u00e0 dopo l\u2019approvazione alla Camera del cosiddetto \u201cemendamento Regeni\u201d, quando l\u2019Egitto ha inviato all\u2019Italia un messaggio che \u00e8 suonato come una minaccia. 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