{"id":35410,"date":"2016-07-13T00:00:00","date_gmt":"2016-07-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/verdetto-dellaja-carta-straccia-per-pechino\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:17","slug":"verdetto-dellaja-carta-straccia-per-pechino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/07\/verdetto-dellaja-carta-straccia-per-pechino\/","title":{"rendered":"Verdetto dell&#8217;Aja carta straccia per Pechino"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 storica la sentenza del Tribunale internazionale dell\u2019Aja di ieri per la quale la Cina non ha alcun diritto di rivendicare le risorse marine del Mar cinese meridionale, nell\u2019ambito della cosiddetta \u201clinea dei nove punti\u201d, formulata da Chiang Kai Sheke poi ereditata dai governi cinesi successivi. <\/p>\n<p>Comprende un\u2019area vastissima di circa 3,5 milioni di chilometri quadrati. Questo in sintesi il parere dei giudici su una questione che va avanti ormai da molti anni e che vede Cina e Filippine (oltre a diversi altri Paesi contro il gigante asiatico) in continua battaglia per il predominio su quest\u2019area. \u201cLa Cina ha violato i diritti sovrani delle Filippine nella sua zona economica esclusiva (Zee) interferendo con i loro diritti di pesca e di esplorazione petrolifera costruendo isole artificiali e senza impedire che pescatori cinesi agissero nell&#8217;area&#8221;, dice la sentenza.<\/p>\n<p><b>Dalla secca di Scarborough alle Spratley<\/b><br \/>Le Filippine avevano presentato il ricorso al Tribunale dell\u2019Aja nel 2013, incentrandolo in primo luogo sulla propriet\u00e0 della secca di Scarborough, che consiste in un gruppetto di scogli che affiorano per circa due metri sul livello del mare, e che si trovano nel Mar cinese meridionale a 250 km dalle coste di Manila e a 900 da quelle cinesi. La secca \u00e8 stata occupata dalla Cina che ne rivendica la sovranit\u00e0. Per le Filippine invece la Cina ha violato la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos).<\/p>\n<p>La disputa sul Mar cinese meridionale, che vede in prima battuta antagoniste proprio Cina e Filippine, coinvolge in verit\u00e0 anche diversi altri paesi dell\u2019area tra i quali Malaysia, Brunei, Vietnam e Taiwan, tutti interessati al controllo di isolotti e scogli di questo tratto di mare, tra cui le isole Spratley e le Paracelse, tratto considerato ricchissimo di risorse naturali, gas e petrolio principalmente. <\/p>\n<p>Qui, specie negli ultimi anni, Pechino ha costruito installazioni militari e civili, aeroporti. Nella sentenza si legge che Pechino ha anche in tal modo creato danni all\u2019ambiente naturale, distruggendo o facendo morire alcune parti della barriera corallina. <\/p>\n<p>Per i giudici del tribunale dell\u2019Aja il 90% dell\u2019area rivendicata da Pechino appartiene dunque in realt\u00e0 ad acque internazionali ed \u00e8 indebitamente considerata propria dal Paese del dragone. <\/p>\n<p>Il governo di Manila, pur soddisfatto dell\u2019esito del ricorso, mantiene al momento un atteggiamento moderato, temendo forse un pericoloso aumento della tensione con la Cina che potrebbe persino portare ad un conflitto tra i due Paesi. Lo stesso presidente filippino, Rodrigo Duterte, ha chiesto moderazione e sobriet\u00e0 al suo popolo in questa occasione, dichiarandosi favorevole al dialogo. \u201cLe Filippine plaudono e accolgono con rispetto questa decisione che rappresenta una pietra miliare e un contributo fondamentale nelle controversie nel Mar cinese meridionale\u201d, ha invece detto il ministro degli Esteri filippino Perfecto Yasay. <\/p>\n<p>La sentenza di oggi, in effetti, potrebbe anche dare la stura ad un\u2019altra serie di ricorsi analoghi da parte degli altri paesi dell\u2019area, coinvolti nella disputa e interessati alla sovranit\u00e0 del Mar cinese meridionale.<\/p>\n<p><b>Pechino contro l\u2019Aja<\/b><br \/>Pechino, dal canto suo, confermando quanto aveva gi\u00e0 detto nei giorni scorsi, ha subito fatto sapere di considerare la sentenza dell\u2019Aja, \u201ccarta straccia\u201d, negando anche la stessa giurisdizione della Corte sulla materia. Il portavoce del ministero degli esteri cinese, Lu Kang, ha dichiarato che il verdetto \u201cnon ha alcun tipo di valore legale\u201d. <\/p>\n<p>Nei giorni scorsi, forse anche gi\u00e0 presagendo quanto sarebbe stato stabilito dalla sentenza, la Cina aveva anche provato a screditare i giudici, mettendone in dubbio la capacit\u00e0 e la trasparenza di giudizio. Quella della Filippine in verit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 una vittoria di immagine che di sostanza. <\/p>\n<p>\u00c8 probabile che poco o nulla cambier\u00e0, almeno nell\u2019immediato futuro e che la Cina proseguir\u00e0 imperterrita sulla sua strada. Il problema infatti deriva soprattutto dal fatto che la Corte internazionale dell\u2019Aja, essendo stata chiamata in causa unilateralmente dalle Filippine che hanno presentato il ricorso, non ha nessun potere vincolante nei confronti della Cina, non pu\u00f2 cio\u00e8 costringerla a rispettare quanto deciso. <\/p>\n<p>Ed \u00e8 su questo che la Cina confida. A fare la differenza a questo punto potrebbe essere solo la posizione degli Stati Uniti e degli altri Paesi occidentali. Resta infatti ora da vedere cosa far\u00e0 Washington e come, di conseguenza, la Cina decider\u00e0 di muoversi in seguito. Vero \u00e8 che solo pochi giorni fa il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, in un colloquio con il Segretario di Stato americano, Kerry, aveva invitato gli Stati Uniti a non intromettersi nella disputa territoriale nel Mar cinese meridionale.<\/p>\n<p><b>Appunto a Ulaan Baatar<\/b><br \/>Fra pochi giorni, il 15 e 16, a Ulaan Baatar, in Mongolia, Cina e Filippine si troveranno faccia a faccia o, meglio, seduti di fianco nel vertice asiatico-europeo Asem, che riunisce ogni due anni i capi di stato e di governo di oltre 50 paesi. Pechino, a capo della cui delegazione c\u2019\u00e8 il primo ministro Li Keqiang, ha gi\u00e0 annunciato dichiarazioni a riguardo. I giapponesi, che siederanno allo stesso tavolo, hanno fatto trapelare di voler anch\u2019essi far sentire la loro voce a riguardo. Dal mare, la battaglia per la sovranit\u00e0 su un gruppo di scogli, si sposter\u00e0 sulle colline della capitale mongola. <\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 storica la sentenza del Tribunale internazionale dell\u2019Aja di ieri per la quale la Cina non ha alcun diritto di rivendicare le risorse marine del Mar cinese meridionale, nell\u2019ambito della cosiddetta \u201clinea dei nove punti\u201d, formulata da Chiang Kai Sheke poi ereditata dai governi cinesi successivi. 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