{"id":35440,"date":"2016-07-15T00:00:00","date_gmt":"2016-07-14T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/rajoy-il-premier-sospeso\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:16","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:16","slug":"rajoy-il-premier-sospeso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/07\/rajoy-il-premier-sospeso\/","title":{"rendered":"Rajoy, il premier sospeso"},"content":{"rendered":"<p>\u201cResistere \u00e8 vincere\u201d. Potrebbe essere questo il motto di Mariano Rajoy. Il premier spagnolo fa di una tattica pazienza (secondo gli ammiratori) o di un deleterio immobilismo (secondo i detrattori) la caratteristica della sua azione politica. Un atteggiamento che stride, nella politica spagnola, tipicamente assertiva e aggressiva.<\/p>\n<p>Ma a Rajoy \u00e8 stato utile. Nel 2004 e nel 2008, da delfino di Jos\u00e9 Maria Aznar, perse due volte le elezioni contro il socialista Zapatero; ma la grossa fronda che voleva la sua testa fin\u00ec per scomporsi prima che Rajoy cedesse. <\/p>\n<p>Durante il suo mandato al governo (2011-2015), una serie di scandali devastarono il partito e colpirono la sua cerchia: l\u2019opinione pubblica, la minoranza interna, perfino i giornali pi\u00f9 vicini invocarono le sue dimissioni; finch\u00e9 infine si torn\u00f2 a parlare d\u2019altro. <\/p>\n<p>E tra il 20 dicembre 2015 e il 26 giugno 2016, le ultime due elezioni politiche: chiuse le prime senza che nessuno avesse la maggioranza, Rajoy si tir\u00f2 fuori dalle trattative di governo. Sembr\u00f2 un errore grossolano: il Partido Popular, Pp, era pur sempre la prima forza, non voleva usare la sua posizione di potenza? Ma gli altri tre partiti, nonostante sei mesi di discussione, non riuscirono a trovare un accordo. Il 26 giugno, ripetizione elettorale, gli spagnoli diedero ragione a Rajoy, portando il suo Pp dal 28 al 33% con settecentomila voti in pi\u00f9.<\/p>\n<p>Ma Rajoy, per il momento, \u00e8 un premier in sospeso. Neanche cos\u00ec il Pp ha la maggioranza, e deve accordarsi con uno degli altri partiti: nessuno di questi, per\u00f2, vuole apparire quello che consente la riconferma del vecchio primo ministro. Escludendo Pablo Iglesias &#8211; il leader della nuova sinistra di Podemos \u00e8 estraneo a qualsiasi idea di coalizione con il Pp &#8211; Rajoy deve ora vedersela con due rivali.<\/p>\n<p>Il meno pericoloso \u00e8 Albert Rivera: il fondatore di Ciudadanos &#8211; nuovo centrodestra liberale &#8211; conta sul 13% dei voti. Da dicembre a giugno una parte dei suoi elettori \u00e8 tornata al Pp: se Rivera ora appoggiasse Rajoy, sembrerebbe un po\u2019 come una ruota di scorta; smentirebbe il suo messaggio di rinnovamento e, implicitamente, sancirebbe l\u2019inutilit\u00e0 del suo partito. <\/p>\n<p>Tuttavia &#8211; \u00e8 questo che indebolisce Rivera &#8211; Rajoy pu\u00f2 fare a meno del suo sostegno: i seggi di Ciudadanos non sono decisivi, perch\u00e9 per arrivare alla maggioranza servono quelli dei socialisti.<\/p>\n<p><b>Podemos, nessun sorpasso <\/b><br \/>Ed \u00e8 proprio Pedro S\u00e1nchez l\u2019antagonista pi\u00f9 insidioso. Il 44enne S\u00e1nchez \u00e8 salito dal nulla alla segreteria del Psoe grazie a un accordo tra notabili e rappresentanti del Sud (la cassaforte elettorale socialista). Questi cercavano un giovane, a tempo determinato, che arginasse a sinistra Podemos: nessuno dei big voleva metterci la faccia di persona dato il momentaccio del partito, indebolito dalle conte interne e dall\u2019eredit\u00e0 della gestione Zapatero &#8211; che coincise con lo scoppio della crisi economica.<\/p>\n<p>\u201cIl movimento \u00e8 vita\u201d potrebbe essere il motto di S\u00e1nchez. Dopo il brutto risultato di dicembre (Psoe al 22%, minimo storico, solo un paio di punti sopra Podemos) il \u201cfronte del Sud\u201d, guidato dalla <i>presidenta <\/i>dell\u2019Andalusia Susana D\u00edaz, sembrava sul punto di liberarsi di lui per procedere verso la grande coalizione con il Pp, soluzione preferita anche dal <i>dominus<\/i> Felipe Gonz\u00e1lez, premier dal 1982 al 1996. <\/p>\n<p>Ma S\u00e1nchez, inaspettatamente, prese le redini delle trattative, sfornando proposte di alleanza con Podemos, con Ciudadanos, con entrambi: sfruttando al meglio la posizione dei socialisti (deboli, ma numericamente necessari a ogni combinazione di governo), costrinse all\u2019angolo i suoi nemici interni. Sembr\u00f2 dire: \u201cse volete la grande coalizione con Rajoy &#8211; soluzione mai vista in Spagna, dove popolari e socialisti sono da sempre acerrimi opposti &#8211; dovrete prendere posizione apertamente\u201d. <\/p>\n<p>Il partito non os\u00f2 disarcionarlo, forse sperando che ci avrebbero pensato gli elettori: i sondaggi, infatti, pronosticavano per giugno il sorpasso da parte di Podemos non riuscito a dicembre, col Psoe ridotto a terzo partito. Invece, sorpresa: niente sorpasso, nonostante Podemos avesse aggiunto alla sua scuderia eterogenea anche la sinistra radicale di <i>Izquierda Unida<\/i>.<\/p>\n<p><b>S\u00e1nchez e Rajoy in attesa dello scontro<\/b><br \/>Ora, dunque, S\u00e1nchez e Rajoy, con le loro strategie e motivazioni differenti, si trovano uno di fronte all\u2019altro, come in un torneo medievale, in attesa dello scontro. S\u00e1nchez &#8211; abbiamo elencato i motivi &#8211; si rifiuta di offrire a Rajoy i seggi che gli servono per formare un governo. Rajoy risponde con la minaccia <i>fine-di-mondo<\/i>: \u201cniente accordo? Allora rivotiamo per la terza volta a novembre, e tu e il tuo partito sarete spazzati via: dopo un anno senza governo, gli elettori mi daranno la maggioranza assoluta\u201d. <\/p>\n<p>Molti, tra i socialisti, temono che Rajoy abbia ragione, e che non ci sar\u00e0 un secondo miracolo elettorale come quello che ha scongiurato il sorpasso di Podemos: tenteranno di obbligare S\u00e1nchez a pi\u00f9 miti propositi. Ma per il segretario del Psoe la corda deve restare tesa: elezioni in novembre significa rinvio del congresso del partito, cio\u00e8 della possibilit\u00e0 di essere fatto fuori; significa anche tenere a bada Podemos proponendosi come punto di riferimento della sinistra, senza dubbio <i>contro<\/i> il Pp. <\/p>\n<p>La pazienza invece potrebbe favorire ancora una volta Rajoy: se i tempi si allungano, fino a dopo le elezioni basche di ottobre, prima delle quali i partiti locali non si schierano, il capo del Pp potrebbe puntare sul Partito nazionalista basco: ha cinque soli seggi che per\u00f2, con quelli di Ciudadanos, renderebbero superfluo l\u2019accordo coi socialisti.<\/p>\n<p>Chi la spunter\u00e0? S\u00e1nchez, per evitare la resa dei conti elettorale, pu\u00f2 anche provare a formare una coalizione di sinistra con Podemos, nazionalisti baschi e catalani; opzione remota, ma non impossibile. \u201cQuando fai una minaccia, sii sicuro di avere i mezzi per portarla a termine\u201d: questa massima di Machiavelli \u00e8 stata traslata dal commentatore Enric Juliana all\u2019attuale situazione spagnola. Solo una cosa \u00e8 certa: tra i due concorrenti del torneo, ora in corsa uno contro l\u2019altro, uno finir\u00e0 irrimediabilmente disarcionato.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cResistere \u00e8 vincere\u201d. Potrebbe essere questo il motto di Mariano Rajoy. Il premier spagnolo fa di una tattica pazienza (secondo gli ammiratori) o di un deleterio immobilismo (secondo i detrattori) la caratteristica della sua azione politica. Un atteggiamento che stride, nella politica spagnola, tipicamente assertiva e aggressiva. Ma a Rajoy \u00e8 stato utile. 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