{"id":35470,"date":"2016-07-18T00:00:00","date_gmt":"2016-07-17T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-politica-estera-nellera-renzi\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:15","slug":"la-politica-estera-nellera-renzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/07\/la-politica-estera-nellera-renzi\/","title":{"rendered":"La politica estera nell\u2019era Renzi"},"content":{"rendered":"<p>Quali sono gli obiettivi prioritari del governo Renzi in materia di politica estera? E in che misura \u00e8 riuscito finora a conseguirli? \u00c8 cresciuto il ruolo dell\u2019Italia in ambito Ue e sulla scena internazionale? Sono alcuni degli interrogativi affrontati nell\u2019ultimo <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/it\/eventi\/la-politica-estera-del-governo-renzi-e-le-opzioni-post-brexit\" target= \"blank\"><b><u>rapporto dello IAI sulla politica estera<\/u><\/b><\/a> italiana che verr\u00e0 presentato gioved\u00ec prossimo. <\/p>\n<p>In questo articolo, anticipa alcuni passaggi del rapporto su tre questioni centrali dell\u2019agenda di politica estera del governo Renzi: la governance economica Ue, la crisi migratoria e la politica di sicurezza e difesa.<\/p>\n<p>Le sfide pi\u00f9 impegnative che ha affrontato la politica estera italiana nel periodo in esame &#8211; la crescente instabilit\u00e0 del vicinato, la crisi migratoria, l\u2019acuirsi della minaccia terroristica, le riemergenti turbolenze finanziarie &#8211; sono le stesse con cui hanno dovuto misurarsi, pur con diversa intensit\u00e0, anche gli altri paesi europei. <\/p>\n<p>Si tratta di sfide che possono trovare una risposta efficace solo a livello europeo. \u00c8 quindi naturale che l\u2019Unione europea (Ue) sia stata, come per lo pi\u00f9 anche in passato, il principale campo di azione della diplomazia italiana.<\/p>\n<p><b>Alla ricerca di una nuova governance economica<\/b><br \/>In campo economico, Roma ha puntato a una ridefinizione delle priorit\u00e0 e della strategia complessiva dell\u2019Unione che consentisse una maggiore flessibilit\u00e0 nelle politiche di bilancio nazionali, una pi\u00f9 ampia condivisione dei rischi e un\u2019effettiva azione anticiclica a livello europeo. <\/p>\n<p>Ha dovuto per\u00f2 fare i conti con tre ostacoli principali: il persistente approccio rigorista della Germania e di altri paesi &#8211; gran parte dei quali non mediterranei &#8211; che hanno invece continuato a porre l\u2019accento sul rispetto delle regole di bilancio e sulla riduzione dei rischi, mostrando ben poca propensione ad accettare nuovi meccanismi di solidariet\u00e0; l\u2019esplodere di altre emergenze &#8211; la crisi migratoria e l\u2019ondata di attacchi terroristici sul suolo europeo &#8211; che sono passate in cima all\u2019agenda europea, relegando in secondo piano le strategie di riforma economica; lo scarso ruolo propulsivo delle istituzioni europee, in particolare della Commissione. <\/p>\n<p>Con la Commissione , il premier Matteo Renzi ha avuto momenti di aspro confronto in merito, in particolare, alle regole di bilancio. Un\u2019escalation di dichiarazioni polemiche all\u2019inizio del 2016 ha creato forti tensioni con Bruxelles. Successivamente, il governo ha assunto un atteggiamento pi\u00f9 costruttivo, avanzando una serie di proposte sulla riforma della governance economica europea in larga parte in sintonia con gli obiettivi della Commissione e della Banca centrale europea (Bce). <\/p>\n<p>D\u2019altra parte, l\u2019Italia ha continuato a trovarsi in una posizione di intrinseca debolezza in ambito europeo a causa della mancanza di una prospettiva credibile di riduzione nel breve e medio termine dell\u2019ingente debito pubblico e della persistente fragilit\u00e0 del sistema bancario nazionale che \u00e8 emersa in piena luce nei primi mesi del 2016. <\/p>\n<p>Reagendo alla tendenza a procrastinare e annacquare la riforma della governance economica, gi\u00e0 evidente nel rapporto dei \u201ccinque presidenti\u201d di met\u00e0 2015, il governo ha presentato nel febbraio 2016 un ampio documento, tornando a chiedere una maggiore simmetria nel processo di aggiustamento macroeconomico, il rilancio degli investimenti infrastrutturali e il completamento dell\u2019Unione bancaria (in particolare l\u2019istituzione del previsto meccanismo per la garanzia comune sui depositi, un progetto che \u00e8 stato, di fatto, congelato). <\/p>\n<p>Di fronte all\u2019inasprirsi della crisi di fiducia all\u2019interno dell\u2019Ue e all\u2019incapacit\u00e0 delle istituzioni Ue di darvi una risposta adeguata, il governo Renzi ha rilanciato anche l\u2019idea di una pi\u00f9 ampia riforma dell\u2019Ue che le ridia legittimit\u00e0 e consenta un approfondimento dell\u2019integrazione fra i paesi dell\u2019eurozona. <\/p>\n<p>In quest\u2019ottica, il governo sembra aver accettato l\u2019idea che possa esservi una crescente differenziazione nei livelli di integrazione fra i paesi membri. Nella convinzione che, in un contesto di integrazione differenziata, sia necessario un nucleo di paesi membri in grado di svolgere un ruolo propulsivo, il ministro degli esteri Paolo Gentiloni ha promosso un processo di consultazione e coordinamento politico tra sei paesi fondatori dell\u2019Unione. <\/p>\n<p>Il tentativo ha incontrato inizialmente dubbi e resistenze negli altri paesi interessati, ma a met\u00e0 del 2016 sembrava avere concrete prospettive di sviluppo, anche come riflesso dell\u2019esito del referendum britannico sulla Brexit.<\/p>\n<p><b>La sfida migratoria<\/b><br \/>L\u2019Italia ha svolto un importante ruolo propositivo in materia di immigrazione, insistendo sul principio di una gestione comune e solidale della crisi in atto. Con il \u201cMigration Compact\u201d, un documento presentato nell\u2019aprile del 2016, il governo ha posto l\u2019accento sulla necessit\u00e0 di dedicare pi\u00f9 attenzione ed energie agli aspetti esterni della politica migratoria e di asilo e di destinare risorse aggiuntive al miglioramento delle opportunit\u00e0 di sviluppo dei paesi di origine e di transito, in particolare di quelli africani. <\/p>\n<p>In tal modo, l\u2019Italia ha cercato di modificare la tendenza prevalente all\u2019interno dell\u2019Ue a trattare dei problemi dell\u2019immigrazione guardando soprattutto ai problemi di sicurezza. <\/p>\n<p>L\u2019attuazione del piano italiano richiede per\u00f2 una mobilitazione notevole di risorse e un\u2019attenta verifica dell\u2019effettiva disponibilit\u00e0 dei governi africani a collaborare alla gestione dei flussi migratori con modalit\u00e0 che non siano in contrasto con i principi europei e del diritto internazionale. <\/p>\n<p>Sotto quest\u2019ultimo aspetto, appare problematico lo stesso accordo raggiunto fra Ue e Turchia nel marzo 2016 per contenere il flusso dei migranti e dei profughi verso l\u2019Europa. L\u2019idea, prospettata dal governo italiano, che esso possa costituire un modello di riferimento per la cooperazione con altri paesi suscita notevoli perplessit\u00e0. <\/p>\n<p>Su altri aspetti della politica migratoria, i passi avanti sono stati estremamente limitati. In particolare \u00e8 rimasto largamente inattuato il piano europeo, approvato nel settembre 2015, per la ridistribuzione sul territorio europeo dei richiedenti asilo giunti in Italia e in Grecia, che \u00e8 stato al centro di un\u2019aspra contesa politica. <\/p>\n<p>Anche l\u2019idea di rivedere il Regolamento di Dublino con un nuovo sistema di quote basato sul principio di solidariet\u00e0 e di equa distribuzione dei richiedenti asilo &#8211; uno degli obiettivi prioritari dell\u2019Italia &#8211; ha continuato a incontrare una forte resistenza.<\/p>\n<p><b>Verso un nuovo modello per la difesa<\/b><br \/>L\u2019impegno ad uno sviluppo e adattamento dello strumento militare ha trovato un significativo riscontro nell\u2019adozione di un \u201cLibro Bianco\u201d che delinea una strategia di medio termine per la politica di sicurezza internazionale e di difesa. Con questo sforzo di correlare obiettivi, strumenti e risorse in un quadro pi\u00f9 organico e coerente si \u00e8 cercato di colmare una vistosa lacuna rispetto agli altri maggiori paesi europei. <\/p>\n<p>L\u2019ambizioso piano di riforma propugnato nel Libro Bianco continua per\u00f2 a scontrarsi con una serie di ostacoli legislativi e amministrativi e di resistenze corporative. D\u2019altronde, le spese per la \u201cfunzione Difesa\u201d continuano a diminuire, ampliando il divario con gli impegni assunti in sede Nato. <\/p>\n<p>In linea con la strategia generale di politica estera del governo, il Libro Bianco indica esplicitamente la regione euromediterranea come lo scacchiere prioritario di azione per gli interventi dell\u2019Italia. In effetti, vi \u00e8 stato un ri-orientamento complessivo dell\u2019impegno militare verso il Mediterraneo e il Medioriente, dove le Forze Armate italiane svolgono oggi un ruolo di spicco, e talora di guida, nell\u2019ambito delle missioni di stabilizzazione e gestione delle crisi. <\/p>\n<p>L\u2019Italia ha anche assunto impegni militari significativi nel quadro della coalizione anti-Isis in Iraq e dei piani per il rafforzamento del dispositivo di dissuasione della Nato in risposta alla crisi ucraina. Pi\u00f9 direttamente collegato agli interessi nazionali \u00e8 il contributo di primo piano fornito in diverse operazioni navali nel Mediterraneo per il soccorso dei migranti e il contrasto ai trafficanti di esseri umani. <\/p>\n<p>Il governo ha anche evocato, pi\u00f9 volte, la possibilit\u00e0 di un intervento terrestre in Libia, qualora se ne determinassero le condizioni politiche e legali, incluso un mandato dell\u2019Onu. L\u2019interrogativo \u00e8 se questa partecipazione cos\u00ec ampia e attiva alle missioni di sicurezza e il contributo alla difesa collettiva &#8211; che \u00e8 uno dei trattati distintivi del profilo internazionale dell\u2019Italia &#8211; sia sostenibile nel pi\u00f9 lungo termine data la scarsit\u00e0 di risorse e le persistenti difficolt\u00e0 ad attuare una riforma incisiva dello strumento militare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quali sono gli obiettivi prioritari del governo Renzi in materia di politica estera? E in che misura \u00e8 riuscito finora a conseguirli? \u00c8 cresciuto il ruolo dell\u2019Italia in ambito Ue e sulla scena internazionale? Sono alcuni degli interrogativi affrontati nell\u2019ultimo rapporto dello IAI sulla politica estera italiana che verr\u00e0 presentato gioved\u00ec prossimo. 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