{"id":35510,"date":"2016-07-20T00:00:00","date_gmt":"2016-07-19T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-e-titoli-tossici-esame-per-lunione-bancaria\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:14","slug":"italia-e-titoli-tossici-esame-per-lunione-bancaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/07\/italia-e-titoli-tossici-esame-per-lunione-bancaria\/","title":{"rendered":"Italia e titoli tossici, esame per l\u2019Unione bancaria"},"content":{"rendered":"<p>Quanto \u00e8 reale il rischio di una crisi bancaria in Italia? Abbastanza per imprimere un deciso cambio di direzione alla gestione del dossier \u201cUnione bancaria\u201d da parte delle istituzioni dell\u2019Unione europea (Ue).<\/p>\n<p>Dopo aver battagliato sul salvataggio dei quattro istituti italiani posti in risoluzione a fine 2015 e sulla creazione della <i>bad bank <\/i>per gestirne gli asset tossici, la Commissione ha infatti autorizzato garanzie di Stato per 150 miliardi di euro a favore delle banche italiane solventi, aprendo alla possibilit\u00e0 di ricapitalizzazioni pubbliche a tutela del settore.<\/p>\n<p>Con alle viste gli stress test dell\u2019Autorit\u00e0 bancaria europea, che faranno miglior luce sullo stato dei crediti deteriorati nei bilanci delle banche italiane, \u00e8 stata indubbia l\u2019abilit\u00e0 del governo italiano nello sfruttare l\u2019incertezza post-Brexit per adempiere un duplice obiettivo: ottenere il placet ad un piano che pari i colpi della svalutazione dei <i>non-performing loans<\/i> ed evitare agli istituti in sofferenza l\u2019attivazione del contestato principio di <i>burden sharing<\/i>, la compartecipazione privata alle perdite che ha stravolto il consueto rapporto tra banche e risparmiatori all\u2019indomani del caso Banca Etruria.<\/p>\n<p>Intimorita dalla possibilit\u00e0 di una nuova crisi sistemica dopo il \u201cLeave\u201d britannico, la Commissione \u00e8 inoltre apparsa troppo debole per confutare la consistenza del rischio paventato dall\u2019Italia (non condivisa, ad esempio, dal presidente dell\u2019Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem) e arginare quello che appare, in gergo renziano, un vero cambio di verso.<\/p>\n<p><b>Bailout e bail in<\/b><br \/>Pur variegata nella forma &#8211; garanzie pubbliche su emissione di nuovi bond, ricapitalizzazioni, aumenti di capitale coperti dal fondo Atlante o sofferenze acquistate dal suo gemello Atlante 2 &#8211; l\u2019operazione di sistema profilata dall\u2019Italia riapre infatti la stagione dei <i>bailout<\/i> pubblici che, durante la crisi finanziaria, ha pesato sui deficit di bilancio e limitato la leva fiscale per altri provvedimenti anti-ciclici.<\/p>\n<p>Ad uscirne dunque indebolita \u00e8 la finalit\u00e0 stessa dell\u2019Unione bancaria, ossia la rottura del cosiddetto <i>doom loop<\/i>, la compenetrazione viziosa dei rischi tra sistema bancario e finanze pubbliche, alimentata dai canali dell\u2019esposizione ai bond sovrani e della crescita dei deficit pubblici gonfiati dai salvataggi bancari.<\/p>\n<p>L\u2019enfasi, forse eccessiva, sulla ricapitalizzazione pubblica limita altre opzioni di coinvolgimento di capitali privati come, ad esempio, la conversione di obbligazioni in azioni accompagnata da una risoluzione \u201cleggera\u201d tramite <i>bail in <\/i>che compensi i risparmiatori non istituzionali.<\/p>\n<p>\u00c8 tuttavia l\u2019architettura stessa dell\u2019Unione bancaria a lasciare uno spiraglio aperto al rientro in scena dello Stato come ultimo garante. Il Fondo unico di risoluzione (Srf), con una dotazione di soli 55 miliardi di euro, non pare in grado di reagire a vere crisi sistemiche, n\u00e9 \u00e8 contemplato &#8211; se non in via di principio &#8211; un ruolo del Meccanismo europeo di stabilit\u00e0 (Esm) come prestatore di ultima istanza da sostituire alle casse nazionali.<\/p>\n<p>Rimangono peraltro inesplorate opzioni in questa direzione, quali l\u2019istituzione di linee di credito a favore del Fondo unico, come da proposta italo-francese circolata in consiglio Ecofin, o la rivisitazione dello strumento di ricapitalizzazione diretta che il Meccanismo europeo pu\u00f2 attivare, per i soli istituti considerati sistemici, unicamente a seguito di un\u2019iniezione di fondi pubblici e solo qualora il <i>bailout <\/i>non deteriori la situazione fiscale del paese interessato.<\/p>\n<p><b>Principi generali vs opportunit\u00e0 politica<\/b><br \/>Eppure, si badi, non siamo in presenza di una ritrattazione <i>tout court<\/i> delle regole europee ma piuttosto di un\u2019ulteriore dimostrazione della porosit\u00e0 di un impianto normativo frutto di un compromesso fra governi e costantemente soggetto all\u2019interpretazione politica.<\/p>\n<p>Se, appunto, l\u2019Unione bancaria pareva poggiarsi sul principio (apparentemente) condiviso di una pi\u00f9 equa distribuzione delle perdite, la sua applicazione pratica &#8211; il <i>bail in <\/i>&#8211; rischia invece ora di essere indebolita da un utilizzo discrezionale delle eccezioni contenute nella direttiva Ue \u201cBrrd\u201d, sul risanamento e la risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento.<\/p>\n<p>La direttiva disciplina infatti un sostegno finanziario pubblico straordinario come rimedio a una grave perturbazione dell\u2019economia di uno Stato membro, al fine di preservare la stabilit\u00e0 finanziaria.<\/p>\n<p> La questione va dunque focalizzata non tanto sulla natura dello strumento utilizzato quanto sull\u2019indeterminatezza del principio di stabilit\u00e0 finanziaria, la cui definizione da parte di governi e regolatori varia in funzione delle sensibilit\u00e0 nazionali.<\/p>\n<p>Valga da esempio l\u2019inserimento dello stesso <i>bail in <\/i>nell\u2019elenco dei potenziali rischi stilato dal rapporto della Banca d\u2019Italia sulla stabilit\u00e0 finanziaria, per via delle forti esposizioni dei risparmiatori italiani verso le obbligazioni subordinate.<\/p>\n<p>Ragione per cui i negoziatori italiani mirano a evitarne la conversione, secondo l\u2019eccezione contemplata dalla comunicazione del 2013 sugli aiuti di Stato al settore bancario in presenza di \u201cpotenziale rischio sistemico\u201d.<\/p>\n<p><b>Un primo test di credibilit\u00e0 <\/b><br \/>Evidente dunque il rischio di un\u2019eccessiva discrezionalit\u00e0 da parte dei regolatori nazionali nell\u2019invocare \u201cperturbazioni eccezionali\u201d che inibiscano l\u2019innesco di un fallimento ordinato delle banche in sofferenza.<\/p>\n<p>Il complesso meccanismo d\u2019azione della risoluzione gioca inoltre a loro favore: \u00e8 infatti facolt\u00e0 del Consiglio &#8211; dunque degli Stati membri &#8211; bloccare un piano di risoluzione proposto dall\u2019agenzia deputata, il Comitato di risoluzione unico (Srb), qualora la stabilit\u00e0 finanziaria sia considerata a rischio.<\/p>\n<p>Sul campo italiano l\u2019Unione bancaria affronta quindi il primo vero test di credibilit\u00e0 dalla sua entrata in funzione ma la sensazione \u00e8 che principi generali e opportunit\u00e0 politica della loro applicazione ancora non viaggino di pari passo.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quanto \u00e8 reale il rischio di una crisi bancaria in Italia? 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