{"id":35520,"date":"2016-07-21T00:00:00","date_gmt":"2016-07-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/cercasi-agenda-per-rilanciare-lintegrazione-ue\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:14","slug":"cercasi-agenda-per-rilanciare-lintegrazione-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/07\/cercasi-agenda-per-rilanciare-lintegrazione-ue\/","title":{"rendered":"Cercasi agenda per rilanciare l\u2019integrazione Ue"},"content":{"rendered":"<p>Uscire dall\u2019incertezza. \u00c8 questo il vero dilemma per l\u2019Unione europea, Ue, dopo la decisione di Londra di tornare \u201cisola\u201d rispetto al Continente. Proprio per contrastare l\u2019incertezza, soprattutto nei confronti dei mercati finanziari, va vista la straordinaria accelerazione che il pur divisissimo partito conservatore inglese ha dato alla crisi di governo. <\/p>\n<p>Non l\u2019inizio di settembre, come aveva dichiarato il dimissionario David Cameron, ma gi\u00e0 dalla scorsa settimana abbiamo un nuovo governo inglese nella pienezza dei suoi poteri guidato dall\u2019ex ministro degli interni Theresa May. <\/p>\n<p><b>Ue, cercasi negoziatore per concludere la Brexit<\/b><br \/>Questa rapidit\u00e0 britannica mette paradossalmente ancora pi\u00f9 in difficolt\u00e0 l\u2019Ue che fino ad oggi non \u00e8 riuscita a dare una risposta unitaria allo shock creato da Brexit. Con la scusa di dovere attendere la richiesta formale di Londra all\u2019uscita dall\u2019Ue, come prevede l\u2019ambiguo articolo 50 del Trattato, nessun piano B \u00e8 realmente emerso. <\/p>\n<p>Al contrario, subito dopo la proclamazione del risultato referendario, la maggiore preoccupazione europea \u00e8 stata quella di decidere chi dovesse condurre il negoziato con la Gran Bretagna: la task force rapidamente messa in piedi dal Consiglio europeo e affidata all\u2019ex capo di gabinetto di Van Rompuy, il diplomatico belga Didier Seeuws, \u00e8 stata essenzialmente un messaggio rivolto alla Commissione e al suo presidente Juncker di non immischiarsi in questa vicenda. <\/p>\n<p>Ci penser\u00e0 il Consiglio europeo ad indicare il negoziatore, come prevede l\u2019art. 188n, e a fissare i paletti del futuro accordo con la Gran Bretagna. Davvero un bell\u2019inizio!<\/p>\n<p>Non \u00e8 tuttavia possibile continuare questi giochetti senza porsi anche la domanda di dove si vuole andare e come si possa meglio utilizzare questa crisi esistenziale dell\u2019Ue per salvare il disegno stesso di una \u201cevercloser Union\u201d messo in forse da Londra. <\/p>\n<p>Innanzitutto va deciso da parte dei 27 rimasti quale trattamento riservare alla Gran Bretagna. La questione non \u00e8 semplice poich\u00e9 \u00e8 politicamente necessario dimostrare che l\u2019abbandono dell\u2019Ue non porta vantaggi, ma che anzi il danno di un\u2019uscita \u00e8 in qualche modo non rimediabile. <\/p>\n<p>Un avvertimento, in altre parole, da indirizzare agli altri partner \u201ctiepidi\u201d dell\u2019Ue, magari tentati di seguire l\u2019esempio inglese. Ma su questo argomento si scontrano gli interessi economici e commerciali di alcuni paesi dell\u2019Ue, a cominciare dalla Germania, che hanno enormi interessi nel mercato britannico. <\/p>\n<p>La quadratura del cerchio abbandono-interessi non sar\u00e0 certo semplice da raggiungere, ma \u00e8 certamente il primo compito che l\u2019Ue dovr\u00e0 affrontare in attesa che Londra depositi la richiesta di abbandono. Fino ad oggi non si sono visti grandi movimenti in questa direzione, come se ci fosse del tempo prima di doverci pensare.<\/p>\n<p><b>Il futuro dell\u2019Ue? Ci si pensa a Bratislava<\/b><br \/>Ma la vera sfida riguarda il futuro dell\u2019Ue. Stupisce ancora che, vista l\u2019ondata di irrazionalit\u00e0 e di euroscetticismo diffusasi in Europa in questi ultimi anni, non ci si sia cautelati in caso di \u201cleave\u201d con l\u2019approntamento di un vero e proprio piano B. <\/p>\n<p>Ma stupisce ancora di pi\u00f9 che la prima tappa di un ripensamento sul futuro dell\u2019Ue sia stata fissata solamente alla fine di settembre per una riunione del Consiglio europeo a Bratislava, capitale della nazione che gestisce il semestre di presidenza ma che certo non brilla per il suo europeismo.<\/p>\n<p>Ma cosa potr\u00e0 rientrare nell\u2019agenda di quella riunione? Al di l\u00e0 di una fissazione dei termini del negoziato, dal Consiglio europeo dovr\u00e0 uscire un messaggio di unit\u00e0. Il che ci porta subito a dire che sul tavolo dei 27 non potranno esserci disegni di Unione \u201cdifferenziata\u201d o a \u201ccooperazioni rafforzate\u201d, come in pi\u00f9 occasioni fatto balenare alla vigila del referendum britannico. <\/p>\n<p>Questo \u00e8 invece il momento di erigere una barriera comune a difesa dell\u2019unitariet\u00e0 formale dell\u2019intera area che ricade sotto l\u2019influenza del Trattato di Lisbona. Quindi non \u00e8 il caso di suggerire nel breve periodo nuove e complesse formule istituzionali all\u2019interno dell\u2019Ue. L\u2019attenzione va quindi rivolta alle politiche. <\/p>\n<p><b>Ripartire dall\u2019economia e dalla sicurezza<\/b><br \/>La prima \u00e8 certamente quella economica. O riprende la crescita nell\u2019area o l\u2019immagine dell\u2019Ue non potr\u00e0 fare altro che deteriorarsi sempre di pi\u00f9. Vi \u00e8 da riconoscere che dopo Brexit, su questo terreno si registrano toni diversi rispetto ad alcune settimane fa. Ne \u00e8 esempio l\u2019atteggiamento tedesco e della Commissione sul caso delle banche italiane. <\/p>\n<p>Ma non sono certo questi episodi di tamponamento di settori in crisi a bastare. Ci vuole molto di pi\u00f9. Ad esempio fare il punto sul piano di investimenti Juncker e se del caso rilanciarlo o completare almeno il progetto di Unione bancaria o riproporre in termini concreti la sfida tecnologica in Europa. Nata sull\u2019economia, questa Unione deve dare il senso di crederci ancora e non basta solo dimostrare capacit\u00e0 di \u201ccrisis management\u201d per riconquistare credibilit\u00e0 pubblica.<\/p>\n<p>Il secondo grande dossier, anche alla luce della recente strage di Nizza, riguarda la sicurezza e il ruolo di copertura internazionale che l\u2019Ue dovrebbe assicurare ai propri cittadini. Da questo punto di vista fa un po\u2019 tristezze l\u2019accoglienza \u201cburocratica\u201d, due linee in tutto nel comunicato finale, che \u00e8 stato riservato nel Consiglio europeo di giugno alla presentazione della nuova \u201c<a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3519\" target= \"blank\"><b><u>European Union Global Strategy<\/u><\/b><\/a>\u201d consegnata dall\u2019Alto Rappresentante Federica Mogherini. <\/p>\n<p>Si \u00e8 detto che lo shock inglese era troppo forte per fare di pi\u00f9. Ma in realt\u00e0 agli altri dossier \u00e8 stato dedicato qualche spazio e parola pi\u00f9 convinta. Va quindi riproposta con forza questa tematica e a Bratislava vanno date indicazioni precise sulle prime iniziative da intraprendere e su \u201cuna road map\u201d per costruire una politica di sicurezza e anche difesa comune. Ora non si potr\u00e0 pi\u00f9 sollevare l\u2019alibi inglese per non procedere anche nel campo della difesa.<\/p>\n<p>Da qui al prossimo marzo, in occasione del 60esimo anniversario della costruzione dell\u2019Ue, si deve fissare un\u2019agenda precisa di iniziative da varare in comune, con l\u2019obiettivo di indicare alle nostre opinioni pubbliche che l\u2019uscita di Londra costituisce l\u2019opportunit\u00e0 che tutti aspettavamo di un rilancio del disegno di integrazione e non, come suggeriscono gli euroscettici, l\u2019inizio della sua fine.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uscire dall\u2019incertezza. \u00c8 questo il vero dilemma per l\u2019Unione europea, Ue, dopo la decisione di Londra di tornare \u201cisola\u201d rispetto al Continente. 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