{"id":35570,"date":"2016-07-23T00:00:00","date_gmt":"2016-07-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-referendum-di-orban-che-danneggia-litalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:12","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:12","slug":"il-referendum-di-orban-che-danneggia-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/07\/il-referendum-di-orban-che-danneggia-litalia\/","title":{"rendered":"Il referendum di Orb\u00e1n che danneggia l\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Nella frenesia successiva al referendum sulla Brexit, un fatto di assoluta gravit\u00e0 \u00e8 passato quasi inosservato. Il 2 ottobre, i cittadini ungheresi saranno chiamati a votare in un referendum sul ricollocamento dei migranti deciso dalle istituzioni europee in seguito alla crisi migratoria. <\/p>\n<p>Il referendum, indetto dal governo di Viktor Orb\u00e1n, approvato dal Parlamento ungherese e convalidato dalle supreme autorit\u00e0 giudiziarie dell\u2019Ungheria, chiede al popolo di rispondere alla seguente domanda: \u201cVolete autorizzare l\u2019Unione europea a decidere il ricollocamento in Ungheria di cittadini non ungheresi senza l\u2019approvazione del Parlamento ungherese?\u201d.<\/p>\n<p>Tale referendum \u00e8 chiaramente in violazione del diritto dell\u2019Ue, e, oltre a rappresentare una sfida formidabile all\u2019Ue come comunit\u00e0 di diritto, costituisce una chiara minaccia all\u2019interesse nazionale italiano.<\/p>\n<p><b>La prevalenza del diritto Ue sul diritto nazionale <\/b><br \/>Il referendum ungherese mette in discussione uno dei pilastri sui quali si fonda l\u2019Ue. A partire dalla sentenza della Corte di Giustizia dell\u2019Unione europea (Cgue) nel caso 6\/64 Costa v. Enel, del 1964, il diritto europeo prevale sul diritto nazionale contrastante con esso. <\/p>\n<p>Conseguenza immediata del principio della supremazia, o del primato, \u00e8 che \u00e8 fatto divieto agli Stati membri adottare atti normativi nazionali il cui effetto sia di ostacolare l\u2019applicazione del diritto Ue. La prevalenza del diritto europeo sul diritto nazionale \u00e8 una precondizione per l\u2019esistenza di una comunit\u00e0 di diritto in Europa. <\/p>\n<p>Se infatti ogni stato membro potesse decidere a piacimento quali disposizioni del diritto europeo accettare nel proprio ordinamento, l\u2019unitariet\u00e0 del diritto Ue verrebbe meno &#8211; e con essa verrebbe meno anche l\u2019uguaglianza tra Stati membri.<\/p>\n<p>Nel caso di specie, la decisione sul ricollocamento dei migranti \u00e8 stata presa dal Consiglio dell\u2019Ue: con la decisione Ue 2015\/1523 del 14 settembre 2015 e con la decisione Ue 2015\/1601 del 22 settembre 2015, il Consiglio &#8211; deliberando in base agli artt. 78 e 80 del Trattato sul funzionamento dell\u2019Unione europea (Tfue), a fronte di una situazione di emergenza &#8211; ha stabilito la ricollocazione obbligatoria di 160 mila persone richiedenti asilo dall\u2019Italia e dalla Grecia in altri Stati membri. <\/p>\n<p>Entrambe le decisioni sono state adottate dal Consiglio tramite voto a maggioranza qualificata, contro l\u2019opposizione dei paesi dell\u2019est Europa. Ma entrambe le decisioni sono atti giuridici dell\u2019Ue che vincolano tutti gli Stati membri.<\/p>\n<p><b>Budapest apre la strada alla disapplicazione degli atti Ue<\/b><br \/>Nell\u2019indire un referendum sulla <i>relocation<\/i>, il governo ungherese di fatto ha aperto la strada ad una disapplicazione in Ungheria di un atto legislativo europeo, validamente adottato dal Consiglio dell\u2019Ue. Sebbene il il referendum abbia puramente valore consultivo, \u00e8 chiaro che il governo ungherese ha indetto un pronunciamento popolare contro il programma europeo di ricollocamento al fine di rafforzare la propria opposizione alle decisioni 2015\/1523 e 2015\/1601. <\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 \u00e8 chiaramente illegale dal punto di vista del diritto Ue: una volta che una norma \u00e8 stata adottata a livello sovranazionale, non \u00e8 ammesso che gli Stati membri decidano di non applicarla, rendendola nulla nel proprio ordinamento interno. Il referendum ungherese, perci\u00f2, mette in discussione il principio fondamentale del primato del diritto Ue, ed introduce l\u2019idea di un\u2019Unione <i>\u00e0 la carte<\/i>, dove ogni paese pu\u00f2 scegliere quali regole europee rispettare e quali no.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, il referendum ungherese differisce fondamentalmente da recenti referendum indetti nel Regno Unito, in Grecia e nei Paesi Bassi. Per quanto discutibili, nessuno di questi referendum metteva in discussione l\u2019applicazione di un atto legislativo validamente adottato dall\u2019Ue.<\/p>\n<p><b>L\u2019Italia avvii una causa contro l\u2019Ungheria<\/b><br \/> Alla luce di ci\u00f2, ci si sarebbe potuti aspettare una risposta decisa da parte della Commissione, che ai sensi dell\u2019art. 17 del Trattato sull\u2019Unione europea (Tue) \u00e8 garante dei trattati. Tuttavia, la Commissione \u00e8 rimasta immobile. All\u2019inazione della Commissione si pu\u00f2 e deve porre rimedio. <\/p>\n<p>Secondo l\u2019art. 259 Tfue, \u201cciascuno degli Stati membri pu\u00f2 adire la Corte di giustizia dell\u2019Ue, quando reputi che un altro Stato membro ha mancato a uno degli obblighi ad esso incombenti in virt\u00f9 dei trattati\u201d. Il governo italiano dovrebbe avviare un procedimento giudiziario contro Budapest e chiedere alla Corte di Lussemburgo di dichiarare il referendum ungherese in violazione del diritto Ue. <\/p>\n<p>Da un punto di vista strategico, l\u2019Italia ha assoluto interesse a che il programma di ricollocamento concordato, non senza difficolt\u00e0, a livello europeo sia messo in atto. Roma si \u00e8 fatta carico sproporzionato del salvataggio di migranti in transito verso l\u2019Europa, e negli ultimi mesi ha profondamente rafforzato le proprie capacit\u00e0 di registrazione dei rifugiati in arrivo. <\/p>\n<p>Tuttavia, l\u2019accordo raggiunto a livello europeo &#8211; e condensato nelle citate decisioni del Consiglio del settembre 2015 &#8211; si basa sull\u2019assunto che gli sforzi italiani nella gestione del fenomeno migratorio saranno compensati dalla solidariet\u00e0 europea tramite il ricollocamento dei richiedenti asilo. Indicendo un referendum sul ricollocamento obbligatorio, l\u2019Ungheria di fatto mette in discussione l\u2019accordo europeo &#8211; e cos\u00ec danneggia l\u2019interesse nazionale dell\u2019Italia.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, da un punto di vista politico, l\u2019Italia (pi\u00f9 della Grecia, che pura beneficia del meccanismo di <i>relocation<\/i>) ha la legittimit\u00e0 ad adire la Cgue, visto il suo coerente impegno europeista. Inoltre, il governo di Matteo Renzi non dovrebbe avere remore ad intentare una causa contro un esecutivo, quale quello di Orb\u00e1n, che \u00e8 stato recentemente accusato dal Consiglio d\u2019Europa di deriva autoritaria e illiberale. <\/p>\n<p>Sebbene la data del referendum ungherese sia gi\u00e0 stata fissata al 2 ottobre, la Corte ammette la possibilit\u00e0 di avviare procedimenti d\u2019urgenza &#8211; e certamente l\u2019urgenza della situazione e la gravit\u00e0 della violazione, in questo caso, potrebbero incontrare la simpatia dei giudici comunitari. Spetta al governo di Roma attivare al pi\u00f9 presto i procedimenti giudiziari che sono necessari a garantire il rispetto del diritto dell\u2019Ue e assicurare un\u2019equa soluzione alla crisi migratoria.<\/p>\n<p>Se non capita tutti i giorni che Stati membri si facciano causa tra loro dinnanzi ai giudici dell\u2019Ue, non dovrebbero esserci esitazioni da parte dell\u2019Italia ad adire la Corte contro uno Stato membro che minaccia i fondamenti dell\u2019Ue e contemporaneamente danneggia l\u2019interesse italiano ad una gestione solidale del fenomeno migratorio.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella frenesia successiva al referendum sulla Brexit, un fatto di assoluta gravit\u00e0 \u00e8 passato quasi inosservato. Il 2 ottobre, i cittadini ungheresi saranno chiamati a votare in un referendum sul ricollocamento dei migranti deciso dalle istituzioni europee in seguito alla crisi migratoria. 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