{"id":35630,"date":"2016-07-28T00:00:00","date_gmt":"2016-07-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ue-lo-strano-caso-delle-crisi-bancarie-italiane\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:11","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:11","slug":"ue-lo-strano-caso-delle-crisi-bancarie-italiane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/07\/ue-lo-strano-caso-delle-crisi-bancarie-italiane\/","title":{"rendered":"Ue, lo strano caso delle crisi bancarie italiane"},"content":{"rendered":"<p>In Europa il \u2018nodo banche\u2019 continua a preoccupare e confondere. In ragione dell\u2019assetto istituzionale dell\u2019Unione monetaria, tutte le decisioni prese sulle crisi bancarie sono state coordinate tra paesi membri e competenti autorit\u00e0 europee; la <i>ratio<\/i> \u00e8 stata quella di assicurare trattamenti \u2018concorrenziali\u2019 nella gestione delle crisi bancarie, per non discriminare tra banche e tra paesi. Il principio alla base &#8211; quello degli aiuti di Stato &#8211; sancisce che, nell\u2019Unione europea (Ue), la libera concorrenza e la circolazione di beni e servizi non pu\u00f2 essere distorta da interventi statali che tendano a favorire specifici operatori o settori industriali. Dunque, anche le banche devono sottostare a questo principio e, se in difficolt\u00e0, possono essere aiutate con fondi pubblici solo in casi eccezionali. <\/p>\n<p><b>Condizioni del <i>bail-in<\/i><\/b><br \/>Il recente <i>bail-in<\/i> aggiunge un ulteriore elemento: il dissesto di una banca non deve gravare sui cittadini se non dopo aver chiamato in causa i privati che hanno rapporti con la banca stessa. Con l\u2019\u2019internalizzazione delle perdite\u2019 il ricorso agli aiuti di Stato per le crisi bancarie, gi\u00e0 soggetto ad una verifica del \u2018disturbo di concorrenza\u2019, diventa soluzione residuale rispetto all\u2019utilizzo dei fondi dei privati coinvolti nel dissesto bancario.<\/p>\n<p>La prima questione che si impone, quindi, \u00e8 quella di definire il perimetro dei soggetti che, avendo rapporti con la banca, sono chiamati a rispondere delle perdite. Il <i>bail-in<\/i> estende tale perimetro dai classici azionisti ad altre tipologie di creditori, principalmente sottoscrittori di obbligazioni \u2018subordinate\u2019. Questa scelta d\u00e0 per scontato che gli obbligazionisti abbiano piena consapevolezza del maggior rischio che assumono e ricevano rendimenti coerenti con tale rischio. Quanto avvenuto nei casi delle quattro banche italiane \u2013 Banca Marche, Banca popolare dell\u2019Emilia Romagna (Bper), Cassa di risparmio di Ferrara, CariChieti \u2013 ha fatto emergere con evidenza come tali condizioni non fossero affatto rispettate. <\/p>\n<p><b>Crediti deteriorati e aiuti di Stato<\/b><br \/>In questo scenario si innesta il tema attuale della gestione dei <i>non performing loans<\/i> (Npl), ovvero dei crediti deteriorati che le banche hanno nei propri bilanci; <i>policy makers<\/i> e operatori si preoccupano di evitare possibili nuove crisi bancarie ripulendo i bilanci delle banche pi\u00f9 esposte. Le soluzioni percorribili potrebbero impattare ancora una volta su tutti, clienti bancari e non, determinando proprio quella esternalizzazione delle perdite che si vorrebbe evitare. <\/p>\n<p>In tale prospettiva, la visione dell\u2019Italia \u00e8 avanzata, rispetto a quella di altri paesi Ue. Per la gestione dei Npl, l\u2019Italia chiede, ancora una volta, alla Commissione europea il via libera a forme di sostegno pi\u00f9 aderenti all\u2019eccezionalit\u00e0 delle circostanze; in sostanza: maggiore apertura nel ricorso agli aiuti di Stato. La <a style=color:blue href=https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3559 target=_blank><u>sentenza della Corte di giustizia dell\u2019Ue del 19 luglio scorso<\/u><\/a>, che ribadisce la legittimit\u00e0 del <i>bail-in<\/i> e conferma il ricorso agli aiuti di Stato subordinatamente ai fondi privati, non agevola una soluzione in tal senso. Determinata ancora una volta da una negoziazione <i>one-to-one<\/i> tra Roma e Bruxelles, qualunque decisione confermer\u00e0 il rischio che, nel prossimo futuro, altre trattative, con altri Stati membri, possano trovare soluzioni o equilibri differenti. Prima ancora dei contenuti di risoluzione delle crisi, emerge una esigenza definire processi e criteri interpretativi del <i>bail-in<\/i> che minimizzino il rischio di <i>fine tuning<\/i> distorsivi in sede di singole negoziazioni. <\/p>\n<p>Esiste, poi, un ben pi\u00f9 grave tema di economia sostanziale. L\u2019Europa rincorre disperatamente crescita sostenibile, stabilit\u00e0 finanziaria e coesione sociale. \u00c8 palese che le regole di vigilanza, e quelle di risoluzione delle crisi bancarie, sono state costruite pensando unicamente alla stabilit\u00e0 finanziaria. <\/p>\n<p><b>Conseguenze all\u2019orizzonte<\/b><br \/>L\u2019Ue ammette il ricorso agli aiuti di Stato solo subordinatamente ai fondi privati per evitare comportamenti di azzardo morale da parte delle banche: c\u2019\u00e8 da chiedersi quanto azzardo morale possa nascondere il business dei Npl, che si moltiplicher\u00e0 nei prossimi mesi a seguito delle operazioni di pulizia dei bilanci bancari e del proliferare di <i>bad banks<\/i> e veicoli da cartolarizzazione. <\/p>\n<p>L\u2019Ue ammette aiuti di Stato solo in casi eccezionali, ovvero quando sia minacciata la stabilit\u00e0 finanziaria. C\u2019\u00e8 da chiedersi quanta instabilit\u00e0 finanziaria potr\u00e0 derivare dal coinvolgimento degli obbligazionisti inconsapevoli nei dissesti bancari; la perdita di fiducia dei clienti si tradurr\u00e0 facilmente in minore raccolta per le banche.<\/p>\n<p>L\u2019Ue tenta quotidianamente nuove politiche per la crescita sostenibile; c\u2019\u00e8 da chiedersi quanta crescita potremo avere con banche senza Npl, ma anche senza raccolta. <\/p>\n<p>L\u2019Ue promuove politiche di coesione sociale ed inclusione finanziaria; c\u2019\u00e8 da chiedersi quanta inclusione finanziaria stimoler\u00e0 il coinvolgimento dei creditori nella gestione delle crisi delle banche. <\/p>\n<p>Dobbiamo operare affinch\u00e9 le misure che l\u2019Italia sta negoziando in questi giorni per il Monte dei Paschi, e che potr\u00e0 trovarsi a negoziare in futuro per altre banche, trovino una Commissione in grado di mettere a sistema tutte le variabili in gioco. Non si tratta di salvare una banca italiana in un modo meno rigoroso rispetto ad una tedesca; n\u00e9 di incentivare le banche ad avere comportamenti opportunistici sulla base di aiuti pubblici assicurati indiscriminatamente. Si tratta di comprendere che ogni soluzione \u2013 se non calibrata opportunamente \u2013 pu\u00f2 portare un effetto contrario a quello sperato. Si tratta di trovare i giusti equilibri tra aiuti pubblici e fondi privati anche alla luce degli effetti macroeconomici, di inclusione finanziaria e sociale. Ma questo lo si capisce solo se si alza lo sguardo oltre gli angusti confini dei tecnicismi regolamentari.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Europa il \u2018nodo banche\u2019 continua a preoccupare e confondere. 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