{"id":35650,"date":"2016-07-29T00:00:00","date_gmt":"2016-07-28T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/tutte-le-sfumature-del-golpe-fallito\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:10","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:10","slug":"tutte-le-sfumature-del-golpe-fallito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/07\/tutte-le-sfumature-del-golpe-fallito\/","title":{"rendered":"Tutte le sfumature del golpe fallito"},"content":{"rendered":"<p>Visitare la Turchia apre sempre gli occhi. Questa volta pi\u00f9 che mai. Quando sono atterrata ad Istanbul quattro giorni dopo il raffazzonato colpo di stato del 15 luglio, avevo gi\u00e0 un\u2019idea abbastanza chiara di quello che stava succedendo. <\/p>\n<p>Sebbene non avessi mai dato credito alle voci per cui il colpo di stato fosse stata una messa in scena \u2013 una mossa disperata in una situazione disperata nella quale il Presidente Racep Tayyp Erdo&#287;an non si trovava \u2013 gi\u00e0 pensavo che il presidente turco avrebbe cavalcato l\u2019onda della popolarit\u00e0 all\u2019indomani del fallito colpo di stato per accelerare la centralizzazione del potere, coronandola con il sistema presidenziale. <\/p>\n<p>Da un certo punto di vista, questo \u00e8 esattamente quello che sta succedendo. Ma analizzando ulteriormente il contesto, emerge una realt\u00e0 pi\u00f9 complessa.  Non c\u2019\u00e8 un bianco e nero nella storia di quello che \u00e8 successo, sta succedendo e succeder\u00e0 in Turchia: \u00e8 una storia complessa, con molte sfumature di grigio. <\/p>\n<p><b>Gulen, uno dei nemici<\/b><br \/>Mentre la folla si riversava nelle strade di Istanbul ed Ankara, determinando il destino del maldestro tentativo di colpo di stato, l\u2019AKP gi\u00e0 puntava il dito verso il movimento di Fetullah G\u00fclen. \u00c8 noto da tempo che G\u00fclen, predicatore autoesiliatosi in Pennsylvania, fosse sulla lista nera di Erdo&#287;an: da quando il campo islamista si \u00e8 diviso nel dicembre 2013, \u00e8 in corso una guerra segreta tra i due. In particolare, il governo AKP ha cercato di mettere la museruola alla stampa g\u00fclenista, intralciare le sue scuole ed epurare la polizia e il sistema giudiziario da sospetti membri e simpatizzanti del gruppo; per quest\u2019estate erano state programmate sostituzioni di ruoli chiave nel corpo militare. <\/p>\n<p>A peggiorare la reputazione internazionale del governo concorre il fatto che i g\u00fclenisti non sono stati gli unici che Erdo&#287;an ha tentato di zittire, escludere o eliminare. \u00c8 ormai comune palare dell\u2019autoritarismo, dello sdegno per meccanismi di controllo e della chiara paranoia di Erdo&#287;an, che si tratti degli attacchi contro i manifestanti di Gezi o giornalisti critici, accademici o i curdi. <\/p>\n<p><b>La longa manus di Gulen<\/b><br \/>Tuttavia, il tentato colpo militare \u00e8 realmente accaduto. Forse il governo era a conoscenza della sua preparazione, o forse no. Nessuno dei miei interlocutori \u00e8 un fervente sostenitore del Presidente e tuttavia nessuno ha creduto che il colpo di stato fosse stato orchestrato. Se avesse avuto successo, avremmo assistito all\u2019uccisione del presidente e ad un bagno di sangue nel paese. Met\u00e0 della popolazione che sostiene senza riserve l\u2019AKP non sarebbe stata a guardare. Se il colpo di stato fosse riuscito, la Turchia non sarebbe tornata ai giorni bui degli anni \u201980. Sarebbe sprofondata in tempi ancora pi\u00f9 bui. <\/p>\n<p>Tutti i miei interlocutori davano per certa la longa manus dei g\u00fclenisti nel commettere questo crimine. Le discussioni si focalizzavano su l\u2019ammontare del loro coinvolgimento, se fosse al 60%, al 70% o pi\u00f9 o al totale, con un sostegno minore da altre componenti militari. La nebbia che copre questi eventi \u00e8 ancora fitta; eppure tutti i miei interlocutori non avevano dubbi sul coinvolgimento del movimento di G\u00fclen e sulla minaccia dallo stesso rappresentata per lo stato turco e per la democrazia. <\/p>\n<p>Qui inizia il vero problema. Sebbene l\u2019obiettivo politico del movimento di G\u00fclen resti un mistero, \u00e8 ben noto che i suoi membri e simpatizzanti sono stati collocati negli apparati militari, nella polizia, nella magistratura e nell\u2019accademia, cos\u00ec come \u00e8 nota l\u2019estrema abilit\u00e0 di questi impiegati pubblici a manovrare il sistema, ben attenti a non infrangere formalmente regole e leggi. Affrontare il problema non \u00e8 cos\u00ec semplice. <\/p>\n<p>La complessit\u00e0 nello sbrogliare la matassa di questo movimento che penetra le strutture statali farebbe tentennare qualsiasi governo. Ancora di pi\u00f9 un leader che non \u00e8 naturalmente incline ad azioni graduali e moderate. Questo non per giustificare gli arresti e le purghe di massa in corso, piuttosto per stimolare una comprensione pi\u00f9 ampia. \u00c8 troppo semplice analizzare la Turchia odierna alla luce della seppur legittima critica al suo leader, che non deve tuttavia oscurare la valutazione circa quello che sta succedendo, la profondit\u00e0 della crisi e la complessit\u00e0 nel trovare una soluzione democratica. <\/p>\n<p><b>Alla ricerca di una unit\u00e0<\/b><br \/>Perci\u00f2, che cosa si pu\u00f2 fare? \u00c8 alta la tentazione di risolvere una questione sostanziale con mezzi sostanziali, cio\u00e8 accantonare lo stato di diritto, ancora peggio nel caso in cui questo fosse utilizzato per imbrigliare il dissenso. Ma non funzioner\u00e0. Epurazioni massicce praticate raggirando la legge non sono una novit\u00e0 in Turchia. I processi Ergenekon e Balyoz condotti dai g\u00fclenisti nel periodo in cui lavoravano mano nella mano con l\u2019AKP per epurare il sistema militare dai kemalisti, ne \u00e8 una esatta rappresentazione: se non ci fossero state quelle espulsioni massicce, non si sarebbe neanche verificata l\u2019ascesa accelerata dei g\u00fclenisti alle pi\u00f9 alte cariche delle forze armate, cosa che ha reso possibile il tentato colpo di stato. Rispettare la legge e le norme pu\u00f2 portare risultati lenti e imperfetti, ma che hanno pi\u00f9 possibilit\u00e0 di resistere alla prova del tempo. <\/p>\n<p>Allo stesso modo, non ci pu\u00f2 essere una soluzione alla odierna crisi turca attraverso un solo uomo o un partito. I tre partiti di opposizione turca hanno dato una lezione di democrazia a tutti gli osservatori internazionali che non hanno preso posizione sulla notte del 15 luglio. Malgrado abbiano sofferto la guida di Erdo&#287;an, il parlamento turco si \u00e8 schierato compatto con il governo. Sta adesso al governo afferrare quel ramo d\u2019ulivo. Senza unit\u00e0 politica, non pu\u00f2 esserci una soluzione duratura alla crisi. E una crisi politica protratta precipiter\u00e0 probabilmente in una crisi economica, che nuocer\u00e0 a quella stessa base socio-economica che \u00e8 scesa in strada e che sostiene Erdo&#287;an. <\/p>\n<p>\u00c8 nostra responsabilit\u00e0 come amici della Turchia in Europa e oltre, sostenere il Paese in questo difficile cammino. Il primo passo \u00e8 una comprensione pi\u00f9 profonda delle sue sfumature di grigio. Non esiste una bacchetta magica per le malattie turche. Piuttosto deve esserci uno sforzo paziente, che passi per l\u2019ascolto, il supporto e il ricordare che la salute a lungo termine della democrazia turca pu\u00f2 essere assicurata solo tramite inclusione politica e lo stato di diritto. <\/p>\n<p><i>L\u2019articolo \u00e8 stato tradotto dall\u2019inglese da Bianca Benvenuti<\/i>.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Visitare la Turchia apre sempre gli occhi. Questa volta pi\u00f9 che mai. Quando sono atterrata ad Istanbul quattro giorni dopo il raffazzonato colpo di stato del 15 luglio, avevo gi\u00e0 un\u2019idea abbastanza chiara di quello che stava succedendo. 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