{"id":35750,"date":"2016-08-06T00:00:00","date_gmt":"2016-08-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/se-legitto-ospitasse-gulen\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:08","slug":"se-legitto-ospitasse-gulen","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/08\/se-legitto-ospitasse-gulen\/","title":{"rendered":"Se l\u2019Egitto ospitasse G\u00fclen"},"content":{"rendered":"<p>Poco prima del tentato colpo di stato del 15 luglio, la Turchia ha iniziato un processo di revisione della sua politica estera, a cominciare dalle nuove relazioni con Russia e Israele, che ha fatto ben sperare in una speculare riconciliazione con l\u2019Egitto. <\/p>\n<p>L\u2019alleanza naturale tra il Cairo ed Ankara durante la presidenza di Mohammed Morsi, dettata dalla vicinanza di Recep Tayyip Erdo&#287;an ai Fratelli Musulmani, risult\u00f2 in una opposizione altrettanto naturale al regime del nuovo Presidente Abdel Fattah al-Sisi. <\/p>\n<p>Erdo&#287;an appoggi\u00f2 fino alla fine il governo di Morsi e in seguito alla sua destituzione accolse la diaspora islamista in fuga dall\u2019Egitto: \u00e8 proprio in Turchia che nasce il canale Rabaa, voce della Fratellanza in esilio. Negli anni successivi, la distanza tra Ankara e il Cairo sembr\u00f2 essere sempre pi\u00f9 incolmabile, con una battaglia a livello diplomatico svolta a colpi di ambasciatori ritirati e dichiarazioni di accusa reciproca.<\/p>\n<p><b>Variabile Morsi tra Ankara e il Cairo <\/b><br \/>Lo scontro tra i due paesi nel periodo post-primavere arabe, si inserisce nel contesto pi\u00f9 ampio della guerra fredda intrasunnita di quegli anni, scatenata in parte proprio dalla questione egiziana. Mentre il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp) in Turchia abbraccia l\u2019idea di un islam politico e appoggia la causa dei Fratelli Musulmani, l\u2019Arabia Saudita e il Consiglio di Cooperazione del Golfo, ufficialmente oppositori dei movimenti sunniti radicali, si devono confrontare con il nuovo regime del Cairo.<\/p>\n<p>Ma le inimicizie, cos\u00ec come le amicizie, hanno spesso vita breve in Medio Oriente: il riavvicinamento tra Turchia e Arabia Saudita nell\u2019ultimo anno e in particolare dopo l\u2019incoronatura del re saudita Salman, sar\u00e0 un fattore determinante nella ripresa delle relazioni tra Ankara e l\u2019Egitto di al-Sisi. <\/p>\n<p>Tuttavia, la strada del riavvicinamento \u00e8 colma di insidie e ricucire questo rapporto si riveler\u00e0 molto pi\u00f9 complesso del caso di Israele e Russia. Di fatti, \u00e8 ancora aperta la questione Morsi: il rilascio dell\u2019ex Presidente, deposto a seguito del colpo di stato militare, \u00e8 la <i>conditio sine qua non <\/i>per la riapertura delle relazioni, insieme alla revoca della pena di morte per tutti gli attivisti dei Fratelli Musulmani arrestati. <\/p>\n<p>Un\u2019altra questione riguarda il riavvicinamento dell\u2019Egitto con il regime di Assad a seguito dell\u2019intervento russo in Siria, fattore che non sembra aver ostacolato la ripresa delle relazioni con la stessa Russia e che probabilmente non sar\u00e0 troppo di ostacolo se la Turchia fosse realmente disposta a negoziare sulla deposizione di Assad in Siria.<\/p>\n<p><b>G\u00fclen e l\u2019asilo politico <\/b><br \/>A complicare ancora di pi\u00f9 il quadro concorrono gli eventi del 15 luglio in Turchia: cos\u00ec come nel 2013, il colpo di stato militare, questa volta in Turchia, rischia di incrinare le relazioni con l\u2019Egitto, agli albori della loro rinascita. In seguito allo sventato golpe, il governo egiziano ha bloccato la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che chiedeva \u201crispetto per un governo democraticamente eletto\u201d, proponendo un linguaggio diverso e sostanzialmente mettendo in dubbio la legittimit\u00e0 democratica del governo turco. <\/p>\n<p>Negli scorsi giorni, inoltre, il Primo Ministro egiziano Sharif Ismail si \u00e8 dichiarato pronto a considerare una richiesta di asilo politico da parte di Fethullah G\u00fclen, predicatore in esilio auto-imposto negli Stati Uniti considerato da Ankara il principale fautore del colpo di stato in Turchia. La \u201cquestione G\u00fclen\u201d sta gi\u00e0 incrinando le relazioni tra Turchia e Stati Uniti, a causa delle insistenti richieste turche di estradizione. <\/p>\n<p>Nel fare i conti con le proprie relazioni, Egitto e Turchia dovranno anche affrontare la questione pi\u00f9 ampia del fallimento, in forme diverse, del progetto dell\u2019islam politico. Se in Egitto il golpe militare di al-Sisi ha riportato il Paese allo status quo ante, ricacciando i Fratelli nella clandestinit\u00e0, in Turchia il Presidente turco ha utilizzato la sventata minaccia del golpe militare come scusa per inasprire il suo gi\u00e0 riconosciuto crescente autoritarismo. <\/p>\n<p><b>Pragmatismo turco in politica estera<\/b><br \/>Per riallacciare i rapporti con l\u2019Egitto, la Turchia dovr\u00e0 anche affidarsi completamente al pragmatismo e rinunciare a essere guidata da fattori ideologici, quali la vicinanza ai Fratelli Musulmani. Questa oscillazione (pi\u00f9 che cambiamento) verso il pragmatismo in politica estera, gi\u00e0 palesatasi a giugno con la riapertura dei rapporti con Russia e Israele, ha subito una forte battuta d\u2019arresto a seguito del tentato colpo di stato, dimostrando che il tentativo di recuperare amici all\u2019estero deve essere necessariamente accompagnato ad un processo di riappacificazione interno.<\/p>\n<p>Una crescente polarizzazione interna non \u00e8 compatibile con un pragmatismo in politica estera e qui l\u2019esempio dell\u2019Egitto \u00e8 lampante: con le strade colme di sostenitori che mostrano sostegno alla Fratellanza esprimono la loro opposizione al golpe militare, sar\u00e0 molto difficile per Erdo&#287;an far accettare alla propria base elettorale un riavvicinamento con l\u2019Egitto, il cui regime rappresenta, <i>mutatis mutandis<\/i>, quello che lui e i suoi sostenitori hanno combattuto nella notte del 15 luglio.<\/p>\n<p>La Turchia si trova a un bivio, in politica estera cos\u00ec come in politica domestica: con buona probabilit\u00e0 sar\u00e0 la situazione interna a determinare il corso delle nuove relazioni internazionali di Ankara. La Turchia continuer\u00e0 a giocare la carta della sua importanza geopolitica nella lotta all\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d e nel fronteggiare la crisi migratoria per mantenere buone relazioni con l\u2019Unione europea e gli Stati Uniti. <\/p>\n<p>Una maggiore islamizzazione in politica interna ed estera rischia tuttavia di minare la sua credibilit\u00e0 e di accentuare l\u2019instabilit\u00e0 del paese. Oggi in Turchia tutto potrebbe succedere e il futuro del Paese \u00e8 nelle mani di Erdo&#287;an e del suo partito. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Poco prima del tentato colpo di stato del 15 luglio, la Turchia ha iniziato un processo di revisione della sua politica estera, a cominciare dalle nuove relazioni con Russia e Israele, che ha fatto ben sperare in una speculare riconciliazione con l\u2019Egitto. 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