{"id":35770,"date":"2016-08-10T00:00:00","date_gmt":"2016-08-09T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/macedonia-un-compromesso-nazionale-per-tornare-al-voto\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:07","slug":"macedonia-un-compromesso-nazionale-per-tornare-al-voto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/08\/macedonia-un-compromesso-nazionale-per-tornare-al-voto\/","title":{"rendered":"Macedonia, un compromesso nazionale per tornare al voto"},"content":{"rendered":"<p>Riparte l&#8217;ennesimo, fragile accordo, il tentativo di tirare fuori la Macedonia dalla crisi politica ed istituzionale in cui il paese balcanico \u00e8 precipitato dal febbraio 2015. <\/p>\n<p>A sottoscriverlo, sul finire di luglio, i principali partiti macedoni, tra cui il movimento conservatore della Vmro dell&#8217;ex premier Nikola Gruevski &#8211; al governo ininterrottamente da un decennio &#8211; e i socialdemocratici di Zoran Zaev &#8211; Sdsm, principale forza di opposizione -, sotto il patronato di Unione europea e Stati Uniti.<\/p>\n<p>L&#8217;obiettivo dell&#8217;intesa \u00e8 portare finalmente il paese alle urne per restituire stabilit\u00e0 e legittimit\u00e0 ad un sistema politico profondamente scosso da scandali e bloccato da veti incrociati, dopo due tentativi abortiti di organizzare elezioni sia ad aprile che a giugno scorso. <\/p>\n<p>Per il momento date e scadenze per nuove consultazioni anticipate non sono state fissate: l&#8217;impegno \u00e8 incontrarsi ancora a fine agosto per valutare la presenza delle condizioni minime necessarie ad elezioni libere e democratiche.<\/p>\n<p><b>L\u2019intesa fra governo e opposizione<\/b><br \/>Tre i nodi fondamentali ancora da sciogliere: una politica di riequilibrio dei media, considerati da osservatori locali e internazionali poco liberi, dipendenti e nettamente sbilanciati a favore della compagine governativa; il vaglio delle liste elettorali obsolete e piene di nominativi fittizi, facilmente utilizzabili dal governo per pilotare i risultati del voto; l&#8217;accordo sulla composizione e le competenze del governo <i>ad interim <\/i>che dovrebbe guidare la Macedonia durante la campagna elettorale.<\/p>\n<p>Le reazioni all&#8217;intesa raggiunta a fine luglio sono state molto caute, visti i ripetuti fallimenti registrati nei mesi passati, e da parte delle associazioni dei giornalisti \u00e8 gi\u00e0 arrivata una sonora bocciatura dei meccanismi proposti al fine di creare un ambiente pi\u00f9 libero e disteso per i media macedoni, giudicati del tutto insufficienti. Al momento, per\u00f2, la strada del compromesso sembra restare l&#8217;unica percorribile per tentare di sbloccare lo stallo.<\/p>\n<p>La crisi era letteralmente esplosa ad inizio 2015, quando il leader socialdemocratico Zaev aveva reso pubbliche scandalose registrazioni di intercettazioni ambientali e telefoniche (ottenute da fonti mai chiarite). <\/p>\n<p>Nelle registrazioni &#8211; messe a disposizione del pubblico ad intervalli regolari -, secondo Zaev c&#8217;erano prove inconfutabili del fatto che il governo Gruevski si sarebbe macchiato di brogli elettorali, corruzione, arresti e detenzioni illegali e, soprattutto, dello spionaggio arbitrario di almeno ventimila cittadini macedoni.<\/p>\n<p>Per Gruevski, per\u00f2, quelle che sono presto diventate note come \u201cnotizie bomba\u201d non rappresentano altro che un tentativo di colpo di stato, ordito dall\u2019opposizione ai danni dell&#8217;esecutivo con l\u2019aiuto di mai precisati \u201cservizi segreti stranieri\u201d. <\/p>\n<p><b>Accordi di Pr\u017eino e proteste di piazza<\/b><br \/>In un clima politico sempre pi\u00f9 rovente &#8211; culminato a inizio maggio in scontri di piazza tra manifestanti anti-Gruevski e polizia -, Unione europea e Stati Uniti sono riusciti a portare i contendenti al tavolo delle trattative, arrivando nell&#8217;estate 2015 ai cosiddetti \u201caccordi di Pr\u017eino\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019intesa prevedeva due punti fondamentali: una <i>road-map <\/i>per portare la Macedonia ad elezioni anticipate (inizialmente fissate per il 24 aprile 2016), con le dimissioni di Gruevski e la nascita di un governo di transizione aperto ai socialdemocratici, e la creazione di una procura speciale per indagare sulle accuse di corruzione e abusi nei confronti dell&#8217;esecutivo.<\/p>\n<p>L&#8217;implementazione degli accordi di Pr\u017eino si \u00e8 per\u00f2 rivelata molto pi\u00f9 difficile del previsto: nonostante le dimissioni di Gruevski, per l&#8217;opposizione (e per gli attori internazionali, Ue in testa) il governo non si \u00e8 impegnato a sufficienza ad assicurare elezioni <i>free and fair<\/i>, e le consultazioni sono state spostate prima al 5 giugno per essere rimandate poi <i>sine die <\/i>dopo il boicottaggio di tutti i partiti coinvolti (tranne la stessa Vmro).<\/p>\n<p>Anche il lavoro della procura speciale &#8211; affidata all\u2019ex procuratore della citt\u00e0 di Gevgelija Katica Janeva &#8211; \u00e8 partito in salita e in ritardo sui tempi previsti. Il senso stesso dell&#8217;indagine \u00e8 stato poi messo in discussione nell&#8217;aprile 2016 dalla decisione del presidente Gjorge Ivanov (Vmro) di concedere l\u2019amnistia ai politici coinvolti negli scandali di competenza della procura, provvedimento ritirato dopo l&#8217;esplodere di nuove violente proteste di piazza.<\/p>\n<p>Il sostanziale fallimento di una soluzione concordata ha messo in evidenza la capacit\u00e0 del governo della Vmro di resistere alle pressioni provenienti dalla piazza, ma anche alle critiche della comunit\u00e0 internazionale che accusa apertamente Gruevski di aver imposto un regime sempre pi\u00f9 illiberale. <\/p>\n<p>Nel frattempo si approfondiscono le spaccature che segnano la societ\u00e0 macedone, con l&#8217;opposizione politica incapace di imporre una direzione diversa alla crisi e con una societ\u00e0 civile ancora in cerca di nuovi ed efficaci strumenti di partecipazione.<\/p>\n<p><b>Bruxelles sempre pi\u00f9 lontana<\/b><br \/>Anche il peso politico dell&#8217;Unione europea esce ridimensionato dalla vicenda: preoccupata dalle numerose crisi che ne scuotono il centro, l&#8217;Ue appare oggi piuttosto distratta rispetto alle vicende che interessano la propria periferia vicina e quindi poco capace di influenzarne i destini.<\/p>\n<p>Nel caso della Macedonia &#8211; candidato membro dal lontano 2005 &#8211; pesa poi anche lo storico veto della Grecia all&#8217;apertura dei negoziati (Atene considera il nome \u201cMacedonia\u201d parte inalienabile del patrimonio culturale e storico ellenico, e chiede al vicino settentrionale di modificare il proprio nome costituzionale). Una mossa che priva l&#8217;Unione della sua \u201ccarota\u201d pi\u00f9 appetibile nei confronti della leadership politica locale, ovvero l\u2019avanzamento nel processo di integrazione.<\/p>\n<p>L&#8217;accordo di fine luglio segna un passo interlocutorio che lascia le porte aperte a futuri negoziati. Resta per\u00f2 estremamente difficile prevedere uno sbocco della crisi. Nella migliore delle ipotesi, la Macedonia potrebbe arrivare a nuove elezioni nel dicembre 2016: nel frattempo il paese &#8211; che alla crisi politica affianca una situazione economica tutt&#8217;altro che rosea &#8211; resta una realt\u00e0 a forte rischio di destabilizzazione.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riparte l&#8217;ennesimo, fragile accordo, il tentativo di tirare fuori la Macedonia dalla crisi politica ed istituzionale in cui il paese balcanico \u00e8 precipitato dal febbraio 2015. 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