{"id":35790,"date":"2016-08-14T00:00:00","date_gmt":"2016-08-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/londra-con-lue-sara-un-lungo-addio\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:06","slug":"londra-con-lue-sara-un-lungo-addio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/08\/londra-con-lue-sara-un-lungo-addio\/","title":{"rendered":"Londra, con l\u2019Ue sar\u00e0 un lungo addio"},"content":{"rendered":"<p>Le previsioni sull\u2019entit\u00e0 degli effetti economici e politici che la Brexit provocher\u00e0 continuano a rimanere incerte. L\u2019unico facile pronostico riguarda il tenore dell\u2019addio, che si prospetta lungo e complesso per ragioni procedurali e convenienze politiche. Iniziamo da queste ultime.<\/p>\n<p><b>Alla Gran Bretagna la prima mossa<\/b><br \/>Il referendum tenutosi lo scorso 23 giugno aveva valore consultivo, ovvero di semplice indirizzo politico. Ci\u00f2 significa che la decisione di recedere dall\u2019Unione deve essere formalmente sancita da un voto del parlamento del Regno Unito, a cui \u00e8 ipotizzabile che seguiranno le pronunce di sostanziale conferma\/opposizione dei singoli parlamenti nazionali (scozzese, nord-irlandese e gallese).<\/p>\n<p>In teoria, Westminster potrebbe anche rinviare <i>sine die<\/i> il voto, di fatto non accogliendo il suggerimento dato dai cittadini britannici; tuttavia, in un clima saturo di antipolitica, tale opzione appare non sostenibile.<\/p>\n<p>La neo-premier britannica Theresa May ha per\u00f2 bisogno di tempo. Tempo per ricucire le fratture interne ai conservatori emerse durante la campagna referendaria. Tempo per preparare il voto parlamentare senza il rischio di alimentare spinte secessioniste mai sopite. Tempo per predisporre al meglio la strategia e il terreno diplomatico sul quale dare il via agli incontri (scontri) negoziali che definiranno il futuro quadro delle relazioni tra l\u2019Ue ed il Regno Unito. Ed \u00e8 su questo punto che gli interessi politici s\u2019intersecano con le questioni procedurali.<\/p>\n<p>La prima mossa tocca a Londra, da cui si attende la richiesta di avviare la procedura di recesso prevista dall\u2019art. 50 del Trattato sull\u2019Unione europea (Tue). Tale clausola fu pensata ai tempi della Costituzione europea per tranquillizzare l\u2019opinione pubblica di Sua Maest\u00e0 sui possibili rischi di un\u2019Unione troppo stretta che sfociasse nella federazione.<\/p>\n<p>Ma le cose sono andate diversamente, e la procedura potrebbe oggi ritorcersi contro gli inglesi. Come svelato da <a href= \"http:\/\/www.corriere.it\/amministrative-2016\/notizie\/giscard-d-estaing-erano-gia-fuori-4326ca82-3ca7-11e6-9ec4-cc8bddb9414f.shtml\" target= \"blank\"><b><u>Val\u00e9ry Giscard d\u2019Estaing<\/u><\/b><\/a> e <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/it\/eventi\/la-politica-estera-del-governo-renzi-e-le-opzioni-post-brexit\" target= \"blank\"><b><u>Giuliano Amato<\/u><\/b><\/a>, l\u2019art. 50 venne formulato con l\u2019idea di non dover essere mai utilizzato. Affermazioni che evidenziano il fine pi\u00f9 politico che giuridico che ispir\u00f2 la sua scrittura, e che testimoniano la comune pratica di sacrificare sull\u2019altare del compromesso politico una pi\u00f9 chiara e coerente scrittura delle norme europee.<\/p>\n<p><b>Tempi biblici<\/b><br \/>L\u2019articolo prevede che, dopo la notifica da parte dello Stato uscente, il Consiglio europeo detti gli orientamenti negoziali e scelga il negoziatore dell\u2019Ue, che avr\u00e0 due anni di tempo per giungere ad un accordo di recesso con la controparte. Accordo che, per entrare in vigore, dovr\u00e0 essere approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio europeo stesso.<\/p>\n<p>Immaginando le centinaia di capitoli negoziali in discussione, nella ridefinizione dei rapporti fra Londra e l\u2019Unione, due anni sono pochi. A voler tracciare un difficile parallelismo, basti ricordare che l\u2019uscita della Groenlandia dalla Comunit\u00e0 europea nel 1982 ne richiese tre.<\/p>\n<p>In questa situazione, il governo inglese potrebbe ritrovarsi fuori dall\u2019Ue senza un nuovo accordo che ne tuteli gli enormi interessi economici che ha nel continente. Il periodo di negoziazione pu\u00f2 essere esteso, ma solo su decisione unanime del Consiglio europeo, che ha quindi il notevole vantaggio di poter dettare i tempi di una partita nella quale ha molto meno da perdere.<\/p>\n<p>Nel ritardare la richiesta ufficiale di recesso &#8211; le ultime indiscrezioni dicono che arriver\u00e0 ad inizio 2017 &#8211; c\u2019\u00e8 anche il tentativo britannico di ridurre il pi\u00f9 possibile il coinvolgimento della Commissione, rivelatasi fino ad oggi l\u2019attore pi\u00f9 intransigente e potenzialmente pi\u00f9 ostico nell\u2019offrire concessioni.<\/p>\n<p>Viste le materie in gioco e le competenze tecniche necessarie, ci sono pochi dubbi sul ruolo centrale nelle trattative che sar\u00e0 tuttavia richiesto alla Commissione, che nell\u2019attesa ha gi\u00e0 dimostrato di essere pronta ad usare sia il bastone sia la carota.<\/p>\n<p>Difatti, se da un lato il suo presidente Jean-Claude Juncker ha scelto come capo negoziatore per l\u2019Ue l\u2019ex commissario europeo Michel Barnier, politico francese non troppo amato al di l\u00e0 della Manica per ragioni di carta d\u2019identit\u00e0 e di curriculum, dall\u2019altro ha nominato l\u2019inglese Julian King come nuovo commissario alla Sicurezza.<\/p>\n<p>Una scelta che, dopo le dimissioni di Jonathan Hill, riporta all\u2019interno del collegio dei commissari un britannico, e che lascia intravedere il possibile fulcro delle cooperazioni politiche che verranno tra l\u2019Ue ed il Regno Unito.<\/p>\n<p>Alla premier May conviene perci\u00f2 dilatare le tempistiche per ricercare all\u2019interno del pi\u00f9 confortevole metodo intergovernativo a porte chiuse del Consiglio europeo le migliori condizioni da cui far partire i round negoziali.<\/p>\n<p>A fare sponda all\u2019attendismo britannico \u00e8 anche subentrato il consueto conflitto interistituzionale tra il Consiglio europeo e la Commissione, la quale rivendica, con il sostegno del Parlamento, una maggior indipendenza d\u2019azione rispetto all\u2019interpretazione dell\u2019art. 50 sopra-descritta e fatta propria dai governi. Questi ultimi, scegliendo come proprio capo negoziatore il diplomatico belga Didier Seeuws, non sembrano per\u00f2 volersi fare da parte tanto facilmente.<\/p>\n<p><b>Il futuro di eurodeputati e funzionari britannici <\/b><br \/>I prossimi mesi vedranno cos\u00ec un Regno Unito in procinto di fare le valigie con pragmatica lentezza e con qualche \u201cpiccolo\u201d imbarazzo da affrontare. Se la May ha assicurato di voler rinunciare alla presidenza di turno del Consiglio Ue prevista per la seconda met\u00e0 del 2017, rimangono ancora incerte le modalit\u00e0 di partecipazione dei britannici &#8211; rappresentanti, funzionari statali <\/i>seconded <\/i>e giudici &#8211; all\u2019interno delle istituzioni europee (secondo i Trattati, lo Stato recedente non pu\u00f2 partecipare alle sole delibere e decisioni che lo riguardano).<\/p>\n<p>\u00c8 probabile che si giunger\u00e0 a una partecipazione di basso profilo che non irriti gli altri paesi e la Commissione, la quale, nel caso in cui la notifica di recesso tardasse troppo, ha fatto intendere di voler portare Londra davanti alla Corte di giustizia per violazione del principio di leale cooperazione (art. 4 Tue).<\/p>\n<p>Riguardo il destino dei 73 europarlamentari eletti nel Regno Unito, la durata del negoziato sembra suggerire una loro \u201cdolce uscita\u201d in coincidenza con la fine del mandato, anche se maggiori incognite rimangono sul loro coinvolgimento nei processi legislativi da qui al 2019.<\/p>\n<p>Discorso diverso per i tanti funzionari europei di nazionalit\u00e0 britannica che, non lavorando per il loro paese ma per l\u2019Ue, rimarranno al loro posto semmai con minori possibilit\u00e0 di carriera e qualche battuta in pi\u00f9 nei corridoi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le previsioni sull\u2019entit\u00e0 degli effetti economici e politici che la Brexit provocher\u00e0 continuano a rimanere incerte. 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