{"id":35880,"date":"2016-08-28T00:00:00","date_gmt":"2016-08-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-ragioni-di-trump-perche-il-tycoon-va-avanti\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:04","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:04","slug":"le-ragioni-di-trump-perche-il-tycoon-va-avanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/08\/le-ragioni-di-trump-perche-il-tycoon-va-avanti\/","title":{"rendered":"Le ragioni di Trump: perch\u00e9 il tycoon va avanti"},"content":{"rendered":"<p>Nella corsa alla presidenza americana, la convention democratica sembra aver segnato una svolta per Hillary Clinton: partito compattato, vantaggio nella raccolta di donazioni da parte dei sostenitori e progressi nei sondaggi vanno di pari passo con una serie di intoppi per Donald Trump.<\/p>\n<p>L\u2019immagine che danno i media e gli analisti americani appare dunque come assai univoca, descrivendo anche la candidatura di Hillary Clinton come l\u2019unica concepibile, mentre l\u2019erratico Donald Trump sarebbe un fenomeno da dimenticare al pi\u00f9 presto. Uno sguardo pi\u00f9 attento rivolto alle mobilitazioni in corso, per\u00f2, fa emergere una serie di cambiamenti in atto, il bisogno di rattoppare il racconto nazionale americano e di rimettere in moto la mobilit\u00e0 sociale, delineando lo scenario di una possibile vittoria di Trump.<\/p>\n<p><b>America bianca e povera<\/b><br \/>La candidatura del tycoon traduce il malessere dell\u2019uomo bianco americano con un livello di educazione relativamente bassa. D&#8217;altronde, il campo Clinton difende una serie di altre categorie: le donne, i neri, gli ispanici, la comunit\u00e0 lgbt, la Silicon Valley. <\/p>\n<p>Assistiamo quindi a una frattura fra un\u2019America bianca relativamente povera che, di fronte a delle difficolt\u00e0 economiche e sociali, segue un discorso vago di ripiego nazionalista con slanci xenofobi,e una \u201cUnited Colors of America\u201d di cui si fanno campioni i democratici, portatori un modello comunitario trasformato, nel quale anche la lingua inglese viene affiancata a un forte elemento ispanico, come bene illustra la presenza nel ticket per la Casa Bianca del candidato vicepresidente Tim Kaine, fluente in spagnolo.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 dell\u2019apprezzamento per l\u2019uso della lingua di Cervantes (o di Garcia Lorca\u2026), l\u2019elemento comunitario e identitario sembra un fattore caratteristico della candidatura della Clinton, che tra l\u2019altro critica il campo Trump per il suo pessimismo e la sua visione di crisi. Detto in sintesi, i democratici difendono il bilancio della presidenza Obama e insistono sull\u2019ulteriore integrazione delle diverse comunit\u00e0 che compongono il tessuto sociale degli Stati Uniti e sulla difesa dei loro diritti in un contesto segnato anche da violenze razziali. <\/p>\n<p><b>La societ\u00e0 secondo Donald<\/b><br \/>Va tuttavia sottolineato che il campo democratico non riprende la pertinente analisi di cui \u00e8 stato portatore Bernie Sanders durante le primarie, relativamente alla percezione di un arresto economico e sociale della societ\u00e0 americana. <\/p>\n<p>Si tratta di un problema che non \u00e8 semplicemente riconducibile a questioni di integrazione comunitaria o razziale, ma che richiama una buona vecchia analisi di classi socio-economiche, con alcuni elementi forti: l\u2019aumento del divario fra la parte pi\u00f9 ricca del paese e il resto della collettivit\u00e0, ma anche l\u2019inceppamento della mobilit\u00e0 sociale. <\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo punto risulta dolente in un paese in cui la possibilit\u00e0 di farcela nell\u2019ambito di una generazione \u00e8 alla base del sogno collettivo, e rimanda anche al dibattito sui costi e l\u2019accessibilit\u00e0 del sistema universitario.<\/p>\n<p>Non \u00e8 che Trump dia delle risposte particolarmente convincenti e strutturate a questi problemi. Per\u00f2 persiste nel denunciare, anche in modo ingarbugliato, una serie di problematiche fortemente sentite dalla pancia del paese: quelle di una societ\u00e0 con ridotti margini di progresso economico e sociale per alcune fasce, una percezione negativa combinata con l\u2019accento sull\u2019identit\u00e0 bianca, anglosassone e maschile (per non dire maschilista) minacciata dalla diversit\u00e0 della societ\u00e0 statunitense. <\/p>\n<p>\u00c8 ovvio che per molti aspetti questa visione di ripiego rimanda a delle componenti razziste che sono difficilmente digeribili. Ma bisogna ascoltare il senso della protesta economico e sociale espressa dal consenso intorno a Trump, anche per constatare come la candidatura Clinton non dia risposte soddisfacenti a questi appelli. <\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle debolezze strutturali di una nomination democratica ritrita che assomiglia a un riassunto delle puntate di \u201cHouse of Cards\u201d, va anche osservato che dietro le numerose difficolt\u00e0, l\u2019impresentabile Trump riesce comunque ad addomesticare il partito repubblicano. Dopo alcune vicissitudini interne al partito, hanno dato il loro appoggio anche figure istituzionali come lo speaker della Camera Paul Ryan e i senatori John McCain e Kelly Ayotte, placando anche quei repubblicani che non riescono a passare il Rubicone per votare Clinton. <\/p>\n<p>Di fronte a questa navigazione difficile, molti interpretano ogni tribolazione di Trump come un passo falso. Per\u00f2 il tycoon va avanti, e vanno rilevati alcuni elementi importanti: la sua raccolta fondi ha segnato recentemente un progresso netto, con un\u2019impennata di piccoli donatori che dimostra come egli registri maggiori consensi nella parte medio bassa dell\u2019elettorato, mentre Hillary Clinton trionfa nel ricevere finanziamenti da parte di milionari o star dello show business. <\/p>\n<p>Inoltre, Donald Trump ha recentemente annunciato la creazione di un comitato di esperti economici, composto da imprenditori piuttosto solidi ma anche classici (soltanto vecchia economia, poca tecnologia): una mossa che pu\u00f2 accrescere la seriet\u00e0 delle sue proposte, ma segna anche una visione conservatrice di un capitalismo relativamente diffidente nei confronti della Silicon Valley. <\/p>\n<p>Tutto questo corrisponde anche a un emergente dibattito all\u2019interno del partito repubblicano, con alcune voci che chiedono una crescita di investimenti pubblici seguendo una visione keynesiana e rimettono in discussione il dogma reaganiano del taglio lineare delle tasse. Questi sostengono che una riduzione generalizzata delle imposte non corrisponda a una crescita dell\u2019insieme della societ\u00e0, non potendo il problema del divario fra fasce alte e basse di redditi essere trattato in questo modo.<\/p>\n<p> <b>Partita aperta per la presidenza<\/b><br \/>Donald Trump ha sconvolto gli equilibri all\u2019interno del partito repubblicano, e questo lascia anche spazio per delle importanti revisioni intellettuali. Certo, non va visto come il campione di un nuovo pensiero; semmai come il goffo e spesso inquietante interprete di tendenze contraddittorie. Ma si tratta di tendenze di fondo che rappresentano un sostrato solido per la sua candidatura e che ne determinano anche potenti leve di voto. <\/p>\n<p>Se aggiungiamo a quest\u2019insieme di fattori la combinazione fra la pressione mediatica e la danarosa campagna democratica, che provoca un\u2019impressione di perpetua denigrazione nei confronti del candidato repubblicano, osserviamo un <i>Trump bashing<\/i> che potrebbe avere effetti perversi nelle urne e provocare le adesioni di molti che non si vogliono lasciare imporre una verit\u00e0 da parte dei media e dell\u2019establishment. Il risultato delle elezioni di novembre \u00e8, quindi, tutt\u2019altro che scontato.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella corsa alla presidenza americana, la convention democratica sembra aver segnato una svolta per Hillary Clinton: partito compattato, vantaggio nella raccolta di donazioni da parte dei sostenitori e progressi nei sondaggi vanno di pari passo con una serie di intoppi per Donald Trump. 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