{"id":35930,"date":"2016-09-02T00:00:00","date_gmt":"2016-09-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-turchia-invade-la-siria-e-ricalibra-la-sua-politica-estera\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:31","slug":"la-turchia-invade-la-siria-e-ricalibra-la-sua-politica-estera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/09\/la-turchia-invade-la-siria-e-ricalibra-la-sua-politica-estera\/","title":{"rendered":"La Turchia invade la Siria e ricalibra la sua politica estera"},"content":{"rendered":"<p>Il 24 agosto scorso una piccola forza turca di carri armati e truppe speciali ha varcato il confine siriano accompagnata da alcune brigate dell\u2019Esercito libero siriano (Faylaq al-Sham, la Divisione Sultan Murad, Liwa al-Mutasim, e il Movimento Nour al-Din al-Zinki). <\/p>\n<p>La forza ha dapprima attaccato e conquistato con facilit\u00e0 la cittadina di Jarablus, importante varco al confine fra il territorio settentrionale della Siria controllato dall\u2019Isis e la Turchia. Successivamente ha investito &#8211; e gli scontri sono tutt\u2019ora in corso &#8211; i curdi siriani.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/cartina-alibonis.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>Molti hanno visto in questo sviluppo l\u2019emergere nella dimensione siriana di una fase nuova della politica estera turca, in qualche modo collegata al fallito colpo di stato di met\u00e0 luglio, ai drammatici aggiustamenti che ancora non hanno finito di conseguirne e in linea con le rilevanti  correzioni di rotta nei confronti di Israele e Russia avviati gi\u00e0 prima del colpo di stato. Ci sono cambiamenti nella politica estera turca? E quanto sono significativi?<\/p>\n<p>Occorre prendere in considerazione tre sviluppi: lo scontro con i curdi siriani, il riavvicinamento con la Russia, i rapporti con gli Usa. Vediamoli nell\u2019ordine.<\/p>\n<p><b>Ankara e il contenimento dei curdi <\/b><br \/>Le \u201cForze democratiche siriane\u201d &#8211; una coalizione curdo-araba a guida curda, promossa e fortemente appoggiata dagli Stati Uniti in funzione anti-\u201cCaliffato\u201d &#8211; dopo aver varcato alla fine di maggio l\u2019Eufrate, ha assediato la cittadina di Manbij, riuscendo a sloggiarne l\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d a met\u00e0 agosto. <\/p>\n<p>Dilagando oltre l\u2019Eufrate, i curdi combattono i jihadisti in accordo con l\u2019alleato americano, ma puntano soprattutto a ricongiungere l\u2019attuale nord-est siriano, sotto il loro controllo, con l\u2019enclave a maggioranza curda di Afrin nell\u2019ovest, onde arrivare a dominare una fascia continua di territorio al confine con la Turchia. <\/p>\n<p>Ma come quella curda &#8211; e come d\u2019abitudine nella guerra siriana &#8211; anche l\u2019operazione turca \u00e8 a obiettivi congiunti. La conquista di Jarablus \u00e8 presentata agli Usa e all\u2019Occidente come un contributo turco alla lotta contro l\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d, ma si tratta di un\u2019azione che ha avuto soprattutto lo scopo di prevenire l\u2019eventuale espansione curda a nord da Manbijal confine turco-siriano.<\/p>\n<p>La maggiore intraprendenza curda e i pi\u00f9 stretti rapporti Usa con i curdi hanno imposto maggiore intraprendenza anche ai turchi, ma questa non \u00e8 per\u00f2 destinata a tradursi in una diretta entrata della Turchia nel conflitto siriano. Almeno per ora, l\u2019obiettivo resta il contenimento, che non disturba i russi e non chiude le porte ad una normalizzazione con gli americani.<\/p>\n<p>In merito ad Assad, l\u2019ostilit\u00e0 nei suoi confronti resta ugualmente un obiettivo primario, anche qui con qualche modulazione tattica. Dopo il fallito colpo di stato della met\u00e0 di luglio si \u00e8 molto parlato di una riconsiderazione di questa ostilit\u00e0, e qualcuno l\u2019ha poi collegata al riavvicinamento di Ankara a Mosca dopo l\u2019acuta crisi scatenata nel passato autunno dall\u2019abbattimento di un bombardiere russo da parte della contraerea turca.<\/p>\n<p><b>Erdogan e Putin fanno pace<\/b><br \/>Dall\u2019incontro fra Erdogan a Putin risulta chiaro che il riavvicinamento non avviene sul terreno della Siria. Da parte turca, riguarda il ripristino del progetto del Turkish Stream e la possibile riconsiderazione della costruzione di un impianto per la produzione di energia nucleare a Akkuyu (nel sud della Turchia) nonch\u00e9 la ripresa del turismo russo (si pu\u00f2 notare che anche il riavvicinamento con Israele \u00e8 all\u2019insegna dell\u2019energia e contempla in modo prominente il transito via tubo in Turchia delle emergenti risorse energetiche di Cipro). <\/p>\n<p>Da parte russa, riguarda la necessit\u00e0 di revocare un regime di sanzioni che punisce, assieme a quella turca, anche la molto debole economia del paese. Al <i>revirement <\/i>russo pu\u00f2 inoltre non essere estraneo il desiderio di accrescere ansia e confusione nel campo occidentale. <\/p>\n<p>Dunque, mentre \u00e8 del tutto possibile che Erdogan &#8211; come risulta da alcune sue vaghe dichiarazioni &#8211; sia propenso ad annacquare i suoi obiettivi anti-assadiani, questo ha un valore solo tattico, una patata bollita sul piatto del riavvicinamento con la Russia. <\/p>\n<p>Se c\u2019\u00e8 un cambiamento nella dimensione siriana politica estera della Turchia, esso non riguarda l\u2019opposizione ad Assad, non \u00e8 un accostamento strategico alla Russia e men che meno un voltafaccia rispetto a quelle opposizioni siriane che la Turchia appoggia pi\u00f9 o meno di conserva con le altre potenze sunnite della regione, quanto piuttosto un pi\u00f9 chiaro e diretto coinvolgimento in chiave anti-curda nell\u2019ambito dei supremi interessi nazionali di politica estera, che serve come fattore largamente unificante all\u2019interno del paese e facilita la trasformazione istituzionale che Erdogan persegue. <\/p>\n<p><b>Usa-Turchia, una relazione da ricalibrare<\/b><br \/>Ci sono rimodulazioni di obiettivi esistenti pi\u00f9 che cambiamenti. Queste nondimeno, intrecciandosi con le ambiguit\u00e0 del colpo di stato, creano seri imbarazzi, e forse qualche rischio, nei rapporti con gli Usa e la Nato. \u00c8 da tempo che c\u2019\u00e8 tensione fra Turchia e Usa a causa dell\u2019alleanza di Washington con i curdi dello Ypg e del distacco Usa dalle sorti sunnite. <\/p>\n<p>Le vicende di Manbij, Jarablus e della piccola invasione turca della Siria la stanno riproponendo. Gli Stati Uniti hanno protestato per gli \u201cattacchi\u201d contro i loro alleati curdo-arabi. Parallelamente hanno intimato ai curdi di rientrare al di l\u00e0 dell\u2019Eufrate. Questo \u00e8 stato l\u2019argomento portato dal vicepresidente Biden nella sua recente visita ad Ankara. Ma n\u00e9 i turchi si fermano, n\u00e9 i curdi arretrano.<\/p>\n<p>La Turchia non intende certamente metter fine alla sua alleanza con gli Usa e la Nato, anche perch\u00e9 l\u2019Alleanza la rafforza e la protegge nei suoi rapporti, caldi o freddi che siano, con la Russia. Ha per\u00f2 degli obiettivi nazionali e agisce con spregiudicatezza e durezza per realizzarli. D\u2019altra parte, nel giocare duro i turchi sanno che non solo sono a rischio i rapporti fra Turchia e Usa-Nato bens\u00ec anche quelli fra Usa-Nato e Turchia e tirano la corda. <\/p>\n<p>Gli Stati Uniti hanno gi\u00e0 rimodulato alcune loro posizioni per tenerne conto. Il richiamo di Washington ai curdi perch\u00e9 si ritirino oltre l\u2019Eufrate e l\u2019accettazione da parte di Ankara di questa misura indicano una reciproca intenzione di ricalibrare la bilancia, ma di tenerla in piedi. <\/p>\n<p>Il colpo di stato, arrivato al culmine di una politica estera che aveva isolato la Turchia, indica una ricalibratura ancora pi\u00f9 accentuata, ma non dei cambiamenti strategici. L\u2019Occidente non ha convenienza a drammatizzare, ma a trovare i necessari aggiustamenti.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 24 agosto scorso una piccola forza turca di carri armati e truppe speciali ha varcato il confine siriano accompagnata da alcune brigate dell\u2019Esercito libero siriano (Faylaq al-Sham, la Divisione Sultan Murad, Liwa al-Mutasim, e il Movimento Nour al-Din al-Zinki). 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