{"id":35940,"date":"2016-09-04T00:00:00","date_gmt":"2016-09-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/brexit-le-teste-che-non-cadranno\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:31","slug":"brexit-le-teste-che-non-cadranno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/09\/brexit-le-teste-che-non-cadranno\/","title":{"rendered":"Brexit: le teste che non cadranno"},"content":{"rendered":"<p>Un\u2019ecatombe! Pareva dovesse essere un\u2019ecatombe! E invece sono rimasti tutti al loro posto e, probabilmente, continueranno a restarvi. \u2018Ercolini sempreinpiedi\u2019 dell\u2019Unione? Manco tanto, perch\u00e9 a buttarli gi\u00f9 nessuno ci ha davvero provato. <\/p>\n<p>A conti fatti, fra i pezzi da novanta dell\u2019Ue la Brexit ha finora fatto un\u2019unica vittima: il s\u00ec britannico a uscire dall\u2019Unione europea, Ue, ha indotto a dimettersi Jonathan Hill, gi\u00e0 responsabile dei Servizi finanziari nell\u2019Esecutivo comunitario.<\/p>\n<p>Al suo posto, perch\u00e9 un commissario britannico v\u2019ha da essere, fin quando il Regno Unito non sar\u00e0 proprio fuori dall\u2019Ue &#8211; e la Commissione Juncker sar\u00e0 nel frattempo giunta a fine mandato -, ecco sir Julian King, sorta di commissario dimezzato: \u00e8 responsabile della sicurezza dell\u2019Unione (il che suona bene, ma suona pure vuoto, perch\u00e9 la sicurezza \u00e8 responsabilit\u00e0 degli Stati); e deve agire \u201csotto la guida\u201d del vice-presidente vicario Frans Timmermans e \u201ca supporto\u201d del commissario all\u2019Immigrazione e agli Affari interni Dimitris Avramopoulos. \u201cUn commissario junior\u201d, come l\u2019ha definito senza cortesie diplomatiche il presidente della Commissione Esteri del Parlamento europeo Elmar Brok.<\/p>\n<p>L\u2019esito del referendum ha invece riportato in primo piano sullo scacchiere europeo Michel Barnier, ex ministro degli Esteri francese &#8211; solo per dirne una &#8211; ed ex uomo forte al Mercato interno durante la Commissione Barroso, nominato capo negoziatore per l\u2019Esecutivo comunitario. <\/p>\n<p>Barnier, ovviamente, entrer\u00e0 in scena all\u2019avvio della trattativa, quando Theresa May, premier britannica, far\u00e0 scattare il negoziato per l\u2019uscita dall\u2019Ue, come previsto dall\u2019articolo 50 del Trattato. Prima, nulla si muover\u00e0; forse, perch\u00e9 una teoria in voga a Bruxelles \u00e8 che i britannici apriranno la trattativa solo quando avranno gi\u00e0 avuto assicurazioni su dove si andr\u00e0 a parare.<\/p>\n<p><b>Lo stormire di foglie della stampa tedesca<\/b><br \/>A innescare l\u2019ipotesi di sommovimenti nelle Istituzioni comunitarie era stata la stampa tedesca: ennesima dimostrazione della sudditanza psicologica dalla Germania dell\u2019Europa tutta. La Faz e poi Die Welt avevano giudicato \u201cinadeguato\u201d il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che pure era stato voluto a quel posto in primis dalla Cancelliera Merkel. <\/p>\n<p>E siccome, a fine anno, ci sar\u00e0 da rinnovare il mandato del presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk, che \u00e8 nell\u2019infelice posizione di non essere in sintonia con il suo governo, e neppure con i Grandi dell\u2019Unione, e del Parlamento europeo, dove il tedesco Martin Schulz giunge al termine del suo secondo mandato, erano subito partite voci d\u2019ogni genere: fra le pi\u00f9 accreditate, una prevedeva Schulz al posto di Juncker &#8211; e del resto Schulz era il candidato socialista a quel posto, nel 2014.<\/p>\n<p>Il \u2018valzer delle poltrone\u2019 non \u00e8 neppure durato il tempo di un\u2019estate bruxellese, che spesso coincide con una settimana di luglio. Juncker ha chiarito di non avere intenzione di dimettersi; alcuni governi gli hanno offerto un sostegno non entusiastico, ma solido, magari per assenza di alternative (per Sandro Gozi, sottosegretario italiano agli Affari europei, Juncker \u201cva sostenuto, non attaccato\u201d) e popolari e socialisti al parlamento europeo si sono messi a lavorare all\u2019ipotesi di una conferma di Shulz alla guida dell\u2019Assemblea &#8211; soluzione avallata dallo stesso Juncker.<\/p>\n<p>Insomma, la Brexit non sconquassa gli organigrammi istituzionali; e neppure i calendari, tranne che la Gran Bretagna esce dalla rotazione delle presidenze di turno del Consiglio dell\u2019Unione &#8211; funzione che doveva assumere il 1\u00b0 luglio 2017, quando, presumibilmente, il negoziato per l\u2019uscita sar\u00e0 stato almeno avviato. <\/p>\n<p>Il vuoto sar\u00e0 riempito dal Belgio, Paese di sicura militanza ed esperienza europee, che non suscita n\u00e9 gelosie n\u00e9 sospetti e i cui costi d\u2019esercizio si riducono al minimo: Bruxelles ha avuto la presidenza di turno semestrale per l\u2019ultima volta nel 2010, quando seppe condurla senza inconvenienti nonostante il governo gestisse solo gli affari correnti, nella pi\u00f9 lunga crisi politica di una democrazia occidentale dei tempi moderni, ben 535 giorni.<\/p>\n<p><b>Il giro di valzer italiano tra politica e diplomazia<\/b><br \/>Il rientro dalle vacanze europee non \u00e8 dunque contrassegnato da volti nuovi. Uno dei pochi pu\u00f2 ancora essere considerato il rappresentante permanente dell\u2019Italia presso l\u2019Ue, ambasciatore Maurizio Massari, che ha assunto l\u2019incarico il primo giugno e che ha quindi giusto esaurito quelli che erano i tre mesi del tradizionale rodaggio. <\/p>\n<p>Diplomatico di grande esperienza, abituato alle sedi importanti e difficili &#8211; \u00e8 stato a Mosca ed a Washington e, come ultimo incarico, era ambasciatore al Cairo nei giorni drammatici e non superati dell\u2019omicidio Regeni. Buon conoscitore dei media, Massari \u00e8 stato capo del servizio stampa e informazione e portavoce del ministro. Arrivando a Bruxelles, ha sanato l\u2019anomalia creatasi, a gennaio, con la nomina di un politico, e non di un diplomatico, a rappresentante dell\u2019Italia presso l\u2019Ue &#8211; era quasi mezzo secolo che l\u2019Italia non ricorreva pi\u00f9 ad ambasciatori politici.<\/p>\n<p>Quando Carlo Calenda prese il posto di un eccellente ambasciatore e profondo conoscitore dell\u2019Ue, Stefano Sannino, lo scossone fu forte: pi\u00f9 alla Farnesina che al Berlaymont, a dire il vero. La scelta dell\u2019allora vice-ministro allo Sviluppo economico fu &#8211; scrisse Stefano Feltri, un giornalista che segue bene le vicende europee &#8211; \u201cuna mossa drastica del governo italiano per dare all\u2019Esecutivo Juncker un interlocutore con forte legittimit\u00e0 politica, nel momento del massimo scontro tra Italia e Bruxelles\u201d. <\/p>\n<p>E poco importa che quella stagione di pugni sul tavolo e di voci grosse, in cui Juncker era \u201cun burocrate\u201d, fosse ad uso e consumo dell\u2019opinione pubblica interna: prova ne sia il fatto che, oggi, il \u2018burocrate\u2019 \u201cva sostenuto, non attaccato\u201d.<\/p>\n<p>A sanare l\u2019anomalia \u00e8 poi venuto, nel giro di quattro mesi, il richiamo di Calenda a Roma come ministro dello Sviluppo, poco dopo la pubblicazione delle \u2018previsioni economiche di primavera\u2019 della Commissione, che avevano sancito una tregua di almeno sei mesi tra Italia e Bruxelles in tema di conti pubblici. La memoria corta della stampa italiana era un colpo di spugna alle contraddizioni tra le decisioni di gennaio e di maggio. <\/p>\n<p>In tre mesi, Calenda, fama di decisionista, s\u2019era accreditato come l\u2019unico titolato a parlare a nome del governo italiano, garante degli impegni di Roma verso una Commissione tradizionalmente diffidente nei confronti dell\u2019Italia e non rasserenata dalle sceneggiate renziane. Ma non aveva certo potuto risolvere i problemi che, ora, aggravati dal peggioramento della situazione economica e pure dal terremoto, l\u2019ambasciatore Massari si trova sulla scrivania.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019ecatombe! Pareva dovesse essere un\u2019ecatombe! E invece sono rimasti tutti al loro posto e, probabilmente, continueranno a restarvi. \u2018Ercolini sempreinpiedi\u2019 dell\u2019Unione? Manco tanto, perch\u00e9 a buttarli gi\u00f9 nessuno ci ha davvero provato. 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