{"id":35980,"date":"2016-09-06T00:00:00","date_gmt":"2016-09-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ombrelli-gialli-nel-parlamento-di-hong-kong\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:30","slug":"ombrelli-gialli-nel-parlamento-di-hong-kong","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/09\/ombrelli-gialli-nel-parlamento-di-hong-kong\/","title":{"rendered":"Ombrelli gialli nel Parlamento di Hong Kong"},"content":{"rendered":"<p>Mentre il presidente cinese Xi Jinping era impegnato ad Hangzhou a dimostrare il valore politico e il ruolo che Pechino vuole acquisire nel mondo, l\u2019establishment cinese riceveva un sonoro ceffone da Hong Kong. <\/p>\n<p>Nelle elezioni dell\u2019ex colonia britannica, che servivano a disegnare il nuovo parlamentino (Legislative Council of Hong Kong, LegCo), non solo si \u00e8 registrata la pi\u00f9 grande affluenza al voto nella storia elettorale locale iniziata del 1998 (58%) , ma gli hongkonghini hanno fatto chiaramente sapere che non vogliono perdere il loro status, arrendendosi a diventare una filiale della madre patria.<\/p>\n<p><b>L\u2019ex colonia britannica ancora assetata d\u2019indipendenza<\/b><br \/>I leader della protesta del 2014, poi ribattezzata la rivoluzione degli ombrelli dopo essere stata <i>Occupy central<\/i>, sono entrati in parlamento, cavalcando lo slogan dell\u2019indipendenza. E questo crea non pochi problemi a Pechino. <\/p>\n<p>Il parlamento di Hong Kong conta 70 seggi, 35 dei quali vengono assegnati dal verdetto delle urne e il resto su scelta (diciamo cooptazione) anche di aziende, ma sempre dietro pressioni di Pechino. Questo perch\u00e9 il governo centrale cinese, quando nel 1997 ha preso in mano dagli inglesi Hong Kong, voleva assicurarsi una base su cui poteva contare per far passare idee e leggi.<\/p>\n<p>Mai il legislatore cinese dell\u2019epoca avrebbe potuto pensare che l\u2019ex colonia un giorno si sarebbe rivoltata contro come \u00e8 successo dal 2014 ad oggi. Gli indipendentisti e gli oppositori a Pechino hanno conquistato, infatti, pi\u00f9 dei 24 seggi necessari per bloccare riforme costituzionali. E qui il mal di testa di Pechino che avr\u00e0 vita non facile per imporre propri cambiamenti in vista del 2047, quando Hong Kong torner\u00e0 completamente sotto controllo cinese. <\/p>\n<p>Fino ad allora, dovrebbe vigere il principio di \u201cun paese due sistemi\u201d che dovrebbe garantire una certa autonomia a Hong Kong. Da qualche anno a questa parte per\u00f2, la pressione di Pechino sull\u2019ex colonia britannica si \u00e8 fatta sempre pi\u00f9 forte, complici soprattutto gli ultimi due leader del governo locale (uno dei quali, Leung Chun-ying, derogando alla tradizione, ha addirittura giurato alla sua nomina in mandarino, lingua della capitale cinese e non i cantonese, parlato a Hong Kong), che non hanno perso occasione per ribadire la filiazione dell\u2019ex colonia dalla \u201cmadre patria\u201d.<\/p>\n<p><b>Suffragio universale, non alla cinese<\/b><br \/>Proprio sulla figura del capo del governo locale si sono accesi gli animi che hanno portato agli scontri nel 2014. Pechino aveva promesso che le prossime elezioni del 2017 sarebbero state le prime nelle quali la Cina avrebbe concesso il suffragio universale per la scelta del capo del governo locale (<i>chief executive<\/i>), come stipulato nella Legge Fondamentale, la mini-costituzione di Hong Kong. <\/p>\n<p>Il progetto di riforma di Pechino prevedeva un suffragio universale \u201calla cinese\u201d: i cittadini di Hong Kong avrebbero s\u00ec potuto eleggere il loro candidato preferito alla carica di capo dell\u2019esecutivo locale, ma tra una rosa di due o tre nomi, scelti da un gruppo di 1200 persone per la quasi totalit\u00e0 vicine a Pechino.<\/p>\n<p>Ad agosto 2014, l\u2019annuncio di questa riforma (poi respinta), scaten\u00f2 le proteste di larga parte dell\u2019opinione pubblica hongkonghina, che sfociarono nell\u2019autunno successivo in settimane di manifestazioni. Una <i>Occupy Hong Kong<\/i> che chiedendo un vero e proprio suffragio universale, catapult\u00f2 l\u2019ex colonia britannica sui media internazionali per il grande numero di partecipanti, soprattutto giovani universitari, che si battevano contro il potere di Pechino.<\/p>\n<p><b>Un vento di cambiamento pericoloso per Pechino<\/b><br \/>I leader di quella rivolta, tutti giovanissimi, siedono ora in parlamento, uno di loro \u00e8 il pi\u00f9 giovane deputato mai eletto e un altro il pi\u00f9 votato in assoluto. Bisogna ora vedere se avranno la capacit\u00e0 politica di non restare fossilizzati sulle loro posizioni (ultimamente parlano solo di indipendenza da Pechino) o saranno in grado di riuscire a stringere alleanze con gli altri partiti anti Pechino, per portare a casa, passo dopo passo, risultati che allontanino la Cina da Hong Kong. <\/p>\n<p>Qui, infatti, si potrebbe davvero realizzare quella piena autonomia che Pechino ha sempre promesso in altre regioni, come Tibet e Xinjiang, ma che non \u00e8 mai stata realizzata. Per ora Pechino tace, segno che sta pensando a una soluzione.<\/p>\n<p>La Nuova Cina, l\u2019agenzia ufficiale Xinhua, ha riportato il comunicato dell\u2019ufficio del Consiglio di Stato per gli affari di Hong Kong e Macao, nel quale si ribadisce la ferma opposizione a qualsiasi forma di indipendenza contraria alla costituzione cinese e alle altre leggi. <\/p>\n<p>Ma i mal di testa restano e i vertici di Pechino dovranno dimostrare le capacit\u00e0 diplomatiche e di statisti che Xi Jinping ha voluto mettere in mostra ad Hangzhou per accreditarsi con il mondo. Altrimenti, da Hong Kong pu\u00f2 spirare (ma \u00e8 davvero una ipotesi remota) un vento di cambiamento in tutto il Paese. Ed \u00e8 forse questo il timore maggiore per Pechino.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre il presidente cinese Xi Jinping era impegnato ad Hangzhou a dimostrare il valore politico e il ruolo che Pechino vuole acquisire nel mondo, l\u2019establishment cinese riceveva un sonoro ceffone da Hong Kong. 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