{"id":35990,"date":"2016-09-07T00:00:00","date_gmt":"2016-09-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/erdogan-e-lincubo-rojava\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:30","slug":"erdogan-e-lincubo-rojava","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/09\/erdogan-e-lincubo-rojava\/","title":{"rendered":"Erdogan e l\u2019incubo Rojava"},"content":{"rendered":"<p>La Turchia, primo Paese, il 24 agosto, ad intervenire via terra nella polveriera siriana, sin dall\u2019inizio della guerra civile si era dimostrata riluttante a prendere parte al conflitto per ragioni al contempo politiche e militari: intervenire nella guerra siriana, da tempo confermatasi una guerra per procura, avrebbe rischiato di peggiorare le relazioni regionali turche, in particolare con Russia, Iran e Iraq. <\/p>\n<p>L\u2019esplosione di un kamikaze il 20 agosto a Gaziantep ha fornito il <i>casus belli <\/i>per questo cambio di rotta: il presidente Recep Tayyip Erdo&#287;an ha definito indispensabile l\u2019ingresso in Siria per combattere il terrorismo. La Turchia ha subito 15 attacchi terroristici negli ultimi 14 mesi, di cui sei imputati, seppur mai rivendicati, all\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d. Ma ci sono altre ragioni che spiegano la decisione turca.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/benvenuti.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><b>L\u2019unione dei cantoni curdi che fa paura<\/b><br \/>Il 14 agosto, dopo due mesi di scontri, le forze curde del Ypg hanno liberato la citt\u00e0 di Manbij dall\u2019assedio dei jihadisti, varcando la linea rossa dell\u2019Eufrate e alimentando le preoccupazioni di Ankara verso l\u2019espansione della zona di controllo curda. I tre cantoni curdi nel nord della Siria, autoproclamatisi regione federale nel marzo di quest\u2019anno, sono separati da un corridoio controllato dallo \u201cstato islamico\u201ddi circa 110 chilometri che si estende dall\u2019Eufrate fino al cantone di Afrin. <\/p>\n<p>Le speranze di una continuit\u00e0 territoriale per le zone sotto controllo curdo si sono accese con la liberazione di Manbij, primo passo delle forze del Ypg ad ovest dell\u2019Eufrate. Per la Turchia, l\u2019unione dei tre cantoni del Rojava, cos\u00ec come viene chiamata la zona a maggioranza curda in Siria, \u00e8 un incubo da scongiurare, perch\u00e9 determinerebbe l\u2019avvicinarsi della prospettiva di una Siria federale al termine della guerra civile e la conseguente nascita di una regione autonoma curda con la quale la Turchia condividerebbe buona parte dei suoi confini nel sud est.<\/p>\n<p><b>Oltre lo \u201cstato islamico\u201d<\/b><br \/>Considerando la ormai consolidata presenza del governo regionale del Kurdistan in Iraq, ad un passo dal divenire uno stato autonomo, Ankara teme che una soluzione simile in Siria alimenterebbe le spinte irredentiste della minoranza curda in Turchia, oltre che a rafforzare militarmente il Partito dei Lavoratori del Kurdistan(Pkk). <\/p>\n<p>Il governo non fa segreto di questo obiettivo durante l\u2019avanzata verso Jarablus: il ministro della Difesa turco Fikri Isik, a poche ore dell\u2019inizio dell\u2019operazione, ha dichiarato che \u00e8 una priorit\u00e0 del governo turco ripulire la zona dai jiihadisti, ma \u00e8 al contempo indispensabile assicurarsi che la stessa non sia occupata dalle forze del Ypg\/Pyd. <\/p>\n<p>Di fatti, la richiesta del governo turco di assicurarsi il controllo di quella striscia di terra che va da Afrin a Jarabulus non \u00e8 nuova: gi\u00e0 nel luglio 2015, Erdo&#287;an aveva promosso l\u2019idea di definire una <i>no-flying zone<\/i> per creare una zona cuscinetto proprio nel corridoio dove in questi giorni combattono i carrarmati turchi. Questa sarebbe servita anche per assicurare una zona sicura per i profughi siriani ed evitarne cos\u00ec l\u2019esodo in Turchia. <\/p>\n<p><b>Politica estera turca in evoluzione<\/b><br \/>L\u2019ingresso in Siria rischia di gettare la Turchia in un\u2019instabilit\u00e0 peggiore di quella attuale. Sul fronte interno sta gi\u00e0 producendo una ri-radicalizzazione del conflitto con la minoranza curda e i guerriglieri del Pkk, a poco pi\u00f9 di un anno dalla fine del naufragato processo di pace. <\/p>\n<p>Molti osservatori, inoltre, si interrogano sulla capacit\u00e0 dell\u2019esercito di mantenere questo fronte, considerate le epurazioni nei ranghi militari avvenute a seguito del tentato golpe del 15 luglio. Al contempo, la Turchia rischia di complicare le sue relazioni regionali e internazionali, a soli due mesi dalla nuova direzione in politica estera volta ad uscire dal crescente isolazionismo regionale che aveva permesso la riapertura delle relazioni con Israele e Russia e aveva fatto ben sperare in un riavvicinamento anche all\u2019Egitto e alla Siria. <\/p>\n<p>L\u2019intervento della Turchia in Siria apre numerosi scenari e interrogativi sul futuro della guerra, ma anche della situazione domestica turca. Al tempo stesso, per\u00f2, questa scelta rivela molto delle priorit\u00e0 di Ankara. L\u2019eventualit\u00e0 di una enclave curda nel suo sud est \u00e8 percepito dallo stato turco come il pi\u00f9 temuto pericolo per la sicurezza nazionale. <\/p>\n<p>Nessun governo vorrebbe mai essere accusato di aver permesso ai curdi di creare un nuovo stato, a maggior ragione l\u2019Akp di Erdo&#287;an che ha da mesi adottato una retorica nazionalista per legittimare il suo crescente autoritarismo. Il pragmatismo politico finisce l\u00ec dove comincia la questione curda e questa sembra essere una regola d\u2019oro dei governi turchi. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Turchia, primo Paese, il 24 agosto, ad intervenire via terra nella polveriera siriana, sin dall\u2019inizio della guerra civile si era dimostrata riluttante a prendere parte al conflitto per ragioni al contempo politiche e militari: intervenire nella guerra siriana, da tempo confermatasi una guerra per procura, avrebbe rischiato di peggiorare le relazioni regionali turche, in [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[99,114,130],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35990"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=35990"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35990\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62854,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35990\/revisions\/62854"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=35990"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=35990"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=35990"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}