{"id":36010,"date":"2016-09-08T00:00:00","date_gmt":"2016-09-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/hillary-vs-donald-due-mesi-e-tre-dibattiti-per-decidere\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:29","slug":"hillary-vs-donald-due-mesi-e-tre-dibattiti-per-decidere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/09\/hillary-vs-donald-due-mesi-e-tre-dibattiti-per-decidere\/","title":{"rendered":"Hillary vs Donald, due mesi e tre dibattiti per decidere"},"content":{"rendered":"<p>Due mesi, tre dibattiti e un\u2019aleatoria \u2018sorpresa d\u2019ottobre\u2019 per decidere chi, tra Hillary Clinton e Donald Trump, sar\u00e0 il 45\u00b0 presidente degli Stati Uniti. <\/p>\n<p>Dopo il Labor Day, il Primo maggio Usa, caduto quest\u2019anno il 5 settembre, la campagna maratona di Usa 2016 \u00e8 entrata nella fase finale e determinante: per i due rivali protagonisti, sar\u00e0 durata, a conti fatti, un anno e mezzo, perch\u00e9 entrambi sono in corsa dalla primavera 2015.<\/p>\n<p>Hillary &#038; Donald saranno anche i due peggiori candidati alla presidenza degli ultimi quarant&#8217;anni, come risulta da un aleatorio sondaggio di Huffington Post e YouGov, ma pure per loro valgono scadenze e rituali: a due mesi dall\u2019Election Day, l\u20198 novembre, si cessa di contare i voti popolari, che negli Usa non bastano a fare un presidente, e s\u2019iniziano a contare quelli dei Grandi Elettori, che pesano davvero: il repubblicano \u00e8 forse avanti, nel voto popolare, ma Hillary Clinton ha dalla sua pi\u00f9 Grandi Elettori.<\/p>\n<p>Non \u00e8 proprio la stessa cosa, ma \u00e8 un po\u2019 come durante le primarie, nel testa a testa col suo rivale Bernie Sanders: a favore dell\u2019ex first lady, giocarono i Super-Delegati, cio\u00e8 i notabili del partito, con diritto di voto alla convention.<\/p>\n<p>I Grandi Elettori sono quelli ottenuti da un singolo candidato vincendo in uno Stato: chi \u00e8 davanti anche di un solo voto popolare li prende tutti. Sono 538 e, per fare bingo, bisogna averne 270. Contano solo quelli: se hai preso pi\u00f9 voti popolari non serve. Come accadde ad Al Gore: nel 2000, fu sconfitto da George W. Bush per 257 voti o gi\u00f9 di l\u00ec in Florida, pur avendone ottenuti oltre mezzo milione in pi\u00f9 a livello nazionale.<\/p>\n<p><b>Un agosto a singhiozzo<\/b><br \/>Dopo le convention, agosto doveva elettoralmente essere un mese sotto traccia, con i candidati a caccia pi\u00f9 di fondi pi\u00f9 che di voti. Invece, \u00e8 stato un mese a zigzag. Prima, un inferno per il magnate e showman, come se di colpo gli americani ne avessero \u2018sgamato\u2019 l\u2019inaffidabilit\u00e0 e l\u2019impreparazione, mentre lui, per tre settimane, non azzeccava una sortita: cambiava stile, senza riuscirci &#8211; il Trump misurato, che legge e si censura, perde pi\u00f9 fan di quanti non ne conquisti &#8211; e cambiava per la seconda volta in pochi mesi il suo staff.<\/p>\n<p>Poi, l\u2019ex first lady \u00e8 di nuovo rimasta impantanata in vicende del passato, che non riesce a scrollarsi di dosso. Cos\u00ec i due candidati, separati d\u2019una decina di punti nella media dei sondaggi due settimane or sono, si ritrovano alla pari a due mesi dall\u2019Election Day.<\/p>\n<p>Il partito repubblicano, il cui fulcro moderato non ha mai digerito la nomination di Trump, \u00e8 sempre \u201csull\u2019orlo di una crisi di nervi\u201d, quasi in preda al panico: l\u20198 novembre gli americani non voteranno solo per il presidente, ma rinnoveranno tutta la Camera e un terzo del Senato. Se Trump affonda malamente, i conservatori rischiano di perdere il controllo d\u2019uno o d\u2019entrambi i rami del Congresso.<\/p>\n<p><b>I sondaggi e la conta dei Grandi Elettori<\/b><br \/>Un sondaggio della Cnn, dopo il Labor Day, d\u00e0 Trump avanti ad Hillary di due punti, 45 a 43%, nelle intenzioni di voto degli elettori su scala nazionale: statisticamente, \u00e8 match pari. Il libertario Gary Johnson \u00e8 al 7%; la verde Jill Stein solo al 2%, malgrado lo slogan ammiccante \u2018Jill, not Hill\u2019: lei sottrae voti all\u2019ex first lady, Johnson \u00e8 pi\u00f9 repubblicano di Trump e prende un po\u2019 di conservatori moderati.<\/p>\n<p>Il Washington Post, invece, fa la conta dei Grandi Elettori Stato per Stato: la democratica \u00e8 in testa d\u2019almeno quattro punti &#8211; oltre il margine d\u2019errore del rilevamento &#8211; in 20 Stati e a Washington DC, che assieme danno 244 Grandi Elettori, solo 26 meno dei 270 necessari per andare alla Casa Bianca. <\/p>\n<p>Anche Trump ha un vantaggio di almeno quattro punti in 20 Stati, ma i suoi sono meno popolosi e danno appena 126 Grandi Elettori. Negli altri 10 Stati (168 voti elettorali) la differenza fra i due \u00e8 inferiore ai quattro punti e, dunque, il giornale non li assegna.<\/p>\n<p>Il sito 270towin.com, che aggiorna regolarmente la stima dei Grandi Elettori, ne d\u00e0 239 alla Clinton e 153 a Trump, lasciando in sospeso Stati in bilico tradizionali e spesso decisivi &#8211; Florida, Ohio, Iowa, Wisconsin, Nevada -, ma anche Stati di solito schierati come Pennsylvania, North Carolina, Georgia, Missouri, Arizona, oltre che il New Hampshire.<\/p>\n<p>Le cartine del Washington Post e del sito non si sovrappongono, ma si assomigliano molto. Per Trump, il quadro \u00e8 critico, anche perch\u00e9 gli voltano le spalle i maschi bianchi, soprattutto i laureati, persino in Texas.<\/p>\n<p><b>I dibattiti televisivi e la sorpresa d\u2019ottobre<\/b><br \/>Determinanti saranno i tre dibattiti in diretta tv: testa a testa Hillary &#038; Donald perch\u00e9 nessun altro candidato in lizza, n\u00e9 il libertario Johnson, n\u00e9 la verde Stein, superano nei sondaggi la soglia per esservi ammessi. I confronti si terranno il 26 settembre, il 9 ottobre e il 19 ottobre, mentre quello fra i candidati vice si svolger\u00e0 il 4 ottobre &#8211; Tim Keane e Mike Pence sono finora stati molto discreti, poco incisivi.<\/p>\n<p>Esauriti i dibattiti, ci sar\u00e0, prima del voto, il tormentone della \u2018sorpresa d\u2019ottobre\u2019: l\u2019evento inatteso che scompiglia i giochi. Se ne parla sempre, ma, a partire dal 1864, quando ci fu davvero &#8211; il Paese era nel pieno della Guerra Civile e i nordisti rovesciarono le sorti del conflitto a loro favore -, non s\u2019\u00e8 mai verificata.<\/p>\n<p>Quest\u2019anno, per\u00f2, la \u2018sorpresa d\u2019ottobre\u2019 s\u2019accompagna all\u2019inquietudine per la minaccia terroristica e per le tensioni razziali, dopo che l\u2019Unione ha vissuto un\u2019estate calda, tra storie di neri inermi uccisi da poliziotti bianchi e stragi di poliziotti ad opera di killer neri reduci di guerra. <\/p>\n<p>Attentati e violenze, e pure il tema dell\u2019immigrazione, fanno il gioco di Trump, che gioca la carta della paura e parla ai maschi bianchi frustrati dalla presidenza Obama e dal fatto di non essere pi\u00f9 n\u00e9 maggioranza n\u00e9 elite nel loro Paese.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due mesi, tre dibattiti e un\u2019aleatoria \u2018sorpresa d\u2019ottobre\u2019 per decidere chi, tra Hillary Clinton e Donald Trump, sar\u00e0 il 45\u00b0 presidente degli Stati Uniti. 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