{"id":36020,"date":"2016-09-09T00:00:00","date_gmt":"2016-09-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/recuperare-una-logica-strategica\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:29","slug":"recuperare-una-logica-strategica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/09\/recuperare-una-logica-strategica\/","title":{"rendered":"Recuperare una logica strategica"},"content":{"rendered":"<p>Sin dall&#8217;infanzia la nostra visione viene instradata su un sistema binario, in bianco e nero: il Bene ed il Male, l&#8217;Occidente e l&#8217;Urss, senza tenere in conto le infinite sfumature che il mondo ci offre. Nella crisi siriana abbiamo identificato il \u201ccattivo\u201d nel Presidente, Bashar al-Assad. <\/p>\n<p>Abbiamo quindi scelto come \u201cbuoni\u201d i ribelli sunniti, cercando di dimenticare i loro legami di ogni tipo con l&#8217;estremismo islamico pi\u00f9 spinto. Abbiamo anche falsato la verit\u00e0 dei fatti, indicando gli alawiti &#8211; la setta sciita cui appartiene la famiglia degli Assad &#8211; come l&#8217;unica minoranza che sosteneva il dittatore, dimenticando come al suo fianco si fossero schierate quasi tutte le minoranze religiose od etniche del paese, curdi, yazidi, cattolici, caldei, ismailiti, drusi, maroniti eccetera: un rifiuto corale di aderire al campo sunnita che avrebbe dovuto farci comprendere l\u2019ambiguit\u00e0 di questi ultimi!<\/p>\n<p>Non ci siamo neanche curati di valutare il grado e la natura del coinvolgimento di potenze regionali come la Turchia, l&#8217;Arabia Saudita, il Qatar, l&#8217;Egitto e l&#8217;Iran , nonostante esse avessero dimostrato sin dall&#8217;inizio di nutrire ben pochi scrupoli. <\/p>\n<p><b>Poi siamo stati costretti a pensare<\/b><br \/>Quattro episodi ci hanno costretto a riflettere.<\/p>\n<p>In primo luogo la vicenda dell&#8217;uso di armi chimiche, attribuito sin dall&#8217;inizio tutto ad Assad nonostante sapessimo da anni che colpire i propri sostenitori uno stratagemma usato dall&#8217;estremismo islamico sunnita, come abbiamo visto in Bosnia, Kosovo ed altri campi di battaglia. Oggi, le accuse di uso di gas nervino sono rivolte, pi\u00f9 o meno alla pari, al campo governativo ed ai ribelli delle fazioni pi\u00f9 estreme.<\/p>\n<p>Il secondo elemento \u00e8 stato la travolgente irruzione del Califfato, che ha integrato la crisi irachena e quella siriana, puntando sulla impossibilit\u00e0 che macroregioni a maggioranza sunnita accettassero dominazioni settarie sciite, per di pi\u00f9 spesso gestite con suicida ottusit\u00e0. Inoltre, la scelta dei terroristi, da Daesh ad al-Qaida, di colpire sia in Medio Oriente che in Europa, ci ha costretto a riconoscere il nostro coinvolgimento diretto nel conflitto. <\/p>\n<p>Il terzo episodio \u00e8 stato la firma dell&#8217;accordo nucleare con cui l&#8217;Iran, cessando di essere un &#8220;rogue state&#8221;, viene riaccettato come membro del cosiddetto consorzio delle potenze civili. Un cambiamento che produce effetti maggiori in Iraq, ma che pu\u00f2 fortemente influenzare anche il fronte siriano. Si \u00e8 iniziato cos\u00ec a parlare, tra l\u2019altro, di un possibile periodo di transizione, con Assad ancora al potere a Damasco, ammorbidendo il drastico rifiuto delle posizioni iniziali.<\/p>\n<p>Ed infine, il quarto, c\u2019\u00e8 stato l&#8217;intervento in teatro delle forze russe. Si ripropone cos\u00ec una dialettica russo-americana, con Mosca in posizione pro sciita e Washington in atteggiamento pro sunnita in Siria, mentre in Iraq le cose rimangono confuse.<\/p>\n<p>Nell&#8217;immediato, la decisione russa ha consentito a Putin di salvare e consolidare l&#8217;acquisizione &#8211; che probabilmente non sar\u00e0 a titolo temporaneo &#8211; della base aerea di Latakia: una presenza mediterranea che l&#8217;adesione del Montenegro alla Nato aveva resa molto precaria. Inoltre essa accresce l\u2019interesse occidentale ad un eventuale accordo con Mosca che metta in seconda fila il contenzioso ucraino. La posizione russa \u00e8 resa pi\u00f9 forte dal suo accentuato realismo: essa punta infatti ad un ripristino totale della prevalenza alawita soltanto in quella fascia del paese, pi\u00f9 prossima al Libano, dove gli sciiti e le altre minoranze siriane sono sempre state tradizionalmente dominanti.<\/p>\n<p><b>Le potenze regionali si riposizionano<\/b><br \/>Tutti questi eventi hanno ridefinito le politiche delle potenze regionali. Basti ricordare che \u00e8 stata la presenza dei Pasdaran iraniani in Iraq a conferire un minimo indispensabile di solidit\u00e0 alle milizie pi\u00f9 o meno regolari e pi\u00f9 o meno confessionali del Governo in carica, consentendone la controffensiva vittoriosa. Similmente, le truppe di Assad, godono dell\u2019appoggio di Hezbollah libanesi, sempre pilotati da Teheran.<\/p>\n<p>In campo sunnita, l&#8217;Egitto sembra avere rinunciato ad ogni aspirazione di presenza medio orientale per concentrarsi invece su uno scenario libico in cui il Generale Haftar si sta impegnando a fondo per arrivare ad una Cirenaica indipendente e satellite del Cairo.<\/p>\n<p>Dal canto loro, l&#8217;Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti continuano invece in una politica ambigua, che da un lato appoggia formazioni di vario tipo che si oppongono alle forze di Assad, mentre dall&#8217;altro nulla di efficace fa per arrestare il flusso di finanziamenti che da tutta la Penisola arabica alimenta il Califfato.<\/p>\n<p><b>Tante sfaccettature per Erdogan<\/b><br \/>La situazione pi\u00f9 complessa rimane quella della Turchia. Da anni il presidente Erdogan sta infatti giocando nell&#8217;area un ruolo tanto articolato e complesso che definirlo machiavellico risulterebbe forse riduttivo. All&#8217;inizio egli sembra aver sostenuto in varie forme il Califfato nell&#8217;idea, forse, che esso potesse risultare utile per affermare l\u2019impossibilit\u00e0 della convivenza fra sciiti e sunniti in Siria ed  in Iraq. Se un tale disegno si fosse imposto, dicono gli esegeti di questa tesi, non sarebbe risultato difficile ad Ankara ed alle sue truppe eliminare i tagliagole del Califfo con un rapido blitz, consentendo ai turchi di installare ai loro confini un utile stato satellite sunnita.<\/p>\n<p>Ma le cose non sono andate cos\u00ec. Ogni tentativo di Erdogan di coinvolgere pi\u00f9 a fondo l&#8217;Occidente cercando di far apparire la Turchia, in sede Nato, come un paese a rischio di imminente aggressione si \u00e8 scontrato con il fondato scetticismo degli altri paesi membri. Poi le denunce russe hanno evidenziato vari livelli di collusione turca con Daesh, ivi compresi quelli riguardanti la famiglia stessa del Presidente. Infine, il tentativo di colpo di stato militare turco e la conseguente repressione di Erdogan hanno aumentato a dismisura le diffidenze occidentali nel confronto di Ankara.<\/p>\n<p>Ma soprattutto decisivo si \u00e8 rivelato il fatto che i curdi si siano progressivamente evidenziati, tanto in Iraq quanto in Siria, come quegli indispensabili &#8220;boots on the ground&#8221; che l&#8217;America ed il resto dell&#8217;Occidente cercavano. Ci\u00f2 impensierisce particolarmente Ankara, che ben sa come la creazione di un eventuale stato curdo esteso lungo la linea di frontiera turco siriana e comprendente anche il Kurdistan iracheno eserciterebbe una forte attrazione fatale, difficilmente contenibile, sulla minoranza curda del sud della Turchia. <\/p>\n<p>Per questo infine Ankara \u00e8 intervenuta direttamente in Siria, occupando all&#8217;ultimo momento possibile alcune citt\u00e0 di confine onde evitare che le forze curde potessero unire le loro enclaves e dare soluzione di continuit\u00e0 ad una fascia di occupazione che domani potrebbe trasformarsi nell&#8217;embrione di uno stato. Ovviamente la recente mossa turca, che gli Usa hanno sostenuto ma palesemente a malincuore, potrebbe essere destinata a ritardare ulteriormente un accordo risolutivo. <\/p>\n<p><b>Il difficilissimo accordo<\/b><br \/>Ci sono segni di come molti dei principali protagonisti comincino a ritenere che eventuale continuazione delle ostilit\u00e0 sarebbe controproducente. Alcuni dei risultati principali sperati appaiono ora quasi a portata di mano. Aleppo sta per cadere, e ci\u00f2 porterebbe Assad e la Russia a disporre del territorio di cui avevano bisogno per costruire la nuova Siria. Sotto i colpi che gli vengono inferti da tutte le parti Daesh barcolla, ed \u00e8 facile prevedere come la sua presenza in Siria ed Iraq possa essere eliminata nel giro di meno di un anno &#8211; fatto che dovrebbe soddisfare il nuovo Presidente statunitense, chiunque egli od ella sia. Anche l&#8217;Iran appare orientato a considerare come decisiva la riconquista delle ultime citt\u00e0 irachene in mano ai ribelli.<\/p>\n<p>Questo significa che la pace potr\u00e0 tornare a regnare nell&#8217;intera area? Difficile, considerati tre problemi che rimarranno aperti. Il primo consister\u00e0 nella tentazione del Califfato di recuperare attraverso attentati in Europa la forza d&#8217;attrazione sulle masse islamiche che gli verr\u00e0 sottratta dalla sconfitta medio orientale. <\/p>\n<p>Il secondo si concretizzer\u00e0 nella ricerca di una soluzione equa che consenta alle aree sunnite della Siria e dell&#8217;Iraq di convivere in qualche modo, o all&#8217;interno di stati federali o in stati confinanti, con quelle sciite. Infine ci sar\u00e0 da far digerire in qualche modo alla Turchia l&#8217;idea che la nascita di un focolare nazionale curdo sia divenuta ormai inevitabile.<\/p>\n<p>Ce ne \u00e8 abbastanza da far tremare le vene ai polsi, nonch\u00e9 da far ripartire di piena lena il caos medio orientale, magari anche con intensit\u00e0 superiore alla precedente. \u00c8 proprio per questo che noi dell&#8217;Occidente dovremmo mantenerci uniti nel procedere nel programmare e nell&#8217;agire. E se necessario anche nell&#8217;imporre!<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sin dall&#8217;infanzia la nostra visione viene instradata su un sistema binario, in bianco e nero: il Bene ed il Male, l&#8217;Occidente e l&#8217;Urss, senza tenere in conto le infinite sfumature che il mondo ci offre. Nella crisi siriana abbiamo identificato il \u201ccattivo\u201d nel Presidente, Bashar al-Assad. 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