{"id":36050,"date":"2016-09-12T00:00:00","date_gmt":"2016-09-11T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/siria-punti-chiave-della-fragile-intesa\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:28","slug":"siria-punti-chiave-della-fragile-intesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/09\/siria-punti-chiave-della-fragile-intesa\/","title":{"rendered":"Siria, punti chiave della fragile intesa"},"content":{"rendered":"<p>Mettere fine alle ostilit\u00e0 e inaugurare negoziati politici fra le parti siriane secondo quanto deciso il 18 dicembre 2015 dal Consiglio di Sicurezza con la Risoluzione 2254. \u00c8 questo l\u2019obiettivo del faticoso accordo raggiunto tra Russia e Stati Uniti a Ginevra. <\/p>\n<p>L\u2019oggetto immediato dell\u2019accordo non \u00e8 il negoziato fra i siriani bens\u00ec un\u2019intesa fra Russia e Usa affinch\u00e9 le parti si convincano a negoziare. Il bipolarismo sembra di nuovo aleggiare sul mondo. Sar\u00e0 in grado quest\u2019accordo di raggiungere il suo obbiettivo e aprire la porta al processo di pacificazione della Siria? L\u2019inviato Onu per la Siria Staffan De Mistura lo ha inflessibilmente appoggiato, ritenendolo la chiave della soluzione. Molti altri non ne sono cos\u00ec sicuri.<\/p>\n<p><b>Azioni congiunte e contenimento dell\u2019aviazione siriana<\/b><br \/>Il contenuto dell\u2019accordo risale alla proposta di collaborazione avanzata nel luglio scorso dagli Usa, dopo diversi passi con la Russia rimasti senza effetto nel corso del semestre precedente. Si prevede una campagna congiunta delle forze russe e statunitensi sia contro l\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d, sia contro Jabhat al-Nusra (diventata nel frattempo Jabhat Fateh al-Sham) e altre minori forze jihadiste dell\u2019opposizione a Assad. <\/p>\n<p>A tal fine, si prevede la costituzione di un comando congiunto (\u201cJoint Implementation Center\u201d) nel cui ambito i due governi scambierebbero intelligence e tutto il necessario a procedere a operazioni militari integrate. In cambio la Russia non colpirebbe forze siriane non jihadiste e terrebbe a bada l\u2019aviazione siriana, limitandone l\u2019intervento ad aree e obbiettivi decisi congiuntamente dalle due parti.<\/p>\n<p>Il relativo ritardo con il quale la proposta Usa \u00e8 stata approvata \u00e8 dovuta a due motivi. Innanzitutto, l\u2019esecuzione della proposta richiede una mappatura assai problematica per distinguere le aree occupare da Jabhat Fateh al-Sham da quelle occupate dai gruppi non jihadisti posto che molti di questi gruppi combattono in coalizione con Jabhat (e che le coalizioni cambiano nel tempo). In secondo luogo, l\u2019accordo si scontra con numerosi e importanti settori dell\u2019amministrazione e dell\u2019opinione pubblica statunitense.<\/p>\n<p>Negli Stati Uniti c\u2019\u00e8 una sostanziale sfiducia nei russi, giustificata dal fatto che la vittoriosa pressione militare che il presidente Bashar Assad ha esercitato impedendo all\u2019Onu di mettere in pratica la Risoluzione 2254 in definitiva \u00e8 stata resa possibile dall\u2019appoggio aereo costantemente fornito da Mosca. <\/p>\n<p>L\u2019amministrazione lo sa bene, tanto che Kerry nelle dichiarazioni rese ai media dopo la sottoscrizione dell\u2019accordo ha esordito dicendo che \u201c the United States is going the extra mile here because we believe that Russia and my colleague [Lavrov] have the capability to press the Assad regime to stop this conflict and to come to the table and make peace\u201d. Ma possono farlo proprio quelli che finora hanno promosso con una mano il negoziato e con l\u2019altra le forze di Assad?<\/p>\n<p><b>Jabhat Fateh al-Sham nel mirino: l\u2019alienazione dei sunniti<\/b><br \/>L\u2019accordo si scontra soprattutto con le sue importanti implicazioni politiche. Innanzitutto, finisce di alienare il campo sunnita, cio\u00e8 i maggiori alleati tradizionali degli Usa nella regione. La concentrazione contro Jabhat Fateh al-Sham, che finora gli Usa hanno compreso nella lista dei \u201cterroristi\u201d ma non in quella degli obbiettivi militari, \u00e8 un grave colpo per le opposizioni non jihadiste &#8211; incluse quelle pi\u00f9 vicine agli Usa &#8211; perch\u00e9 la loro capacit\u00e0 militare a combattere Assad dipende in modo determinante proprio da Jabhat Fateh.<\/p>\n<p>L\u2019accordo \u00e8 perci\u00f2 visto dall\u2019opinione sunnita come uno sviluppo disastroso, destinato a dare ad Assad ancora maggiori probabilit\u00e0 di vincere la guerra e reimporre la sua tirannia ai sunniti (potrebbe fare eccezione la Turchia, che negli ultimi sviluppi ha fatto cenno a un suo cambiamento verso Assad, probabilmente preparandosi a trattare <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3593\" target= \"blank\"><b><u> la fine dell\u2019appoggio russo e soprattutto americano ai curdi<\/u><\/b><\/a>). <\/p>\n<p>Ma dall\u2019Arabia Saudita all\u2019Egitto l\u2019accordo appare come l\u2019ultimo grave episodio del distacco degli Usa dai suoi alleati sunniti a partire dalla guerra contro l\u2019Iraq del 2003. Agli occhi di molti statunitensi, non solo repubblicani, appare una seria perdita d\u2019influenza degli Usa nella regione a favore di una Russia che sembra invece acquisire in essa un ruolo autorevole e crescente.<\/p>\n<p>Acquisire questo ruolo \u00e8 stato sin dall\u2019inizio uno degli obbiettivi strategici di Mosca. L\u2019accordo conferma il raggiungimento di questo obbiettivo. Molti negli Usa e in Europa non sono poi tanto impressionati dall\u2019ascendente che Mosca acquista in Medio Oriente (qualcuno lo ritiene anche positivo) ma dal risultato che ci\u00f2 pu\u00f2 avere in Ucraina, nel vicinato orientale dell\u2019Ue, in Turchia e quindi sulla stessa Europa.<\/p>\n<p><b>Assad e il suo regime nel futuro della Siria<\/b><br \/>Perci\u00f2, l\u2019accordo suscita molte perplessit\u00e0. Le opposizioni alla sua conclusione negli Usa, sia pure con grandi difficolt\u00e0, sono state superate ma forse solo perch\u00e9 chi ha detto s\u00ec guarda alla prossima presidenza e inoltre pensa che l\u2019accordo \u00e8 fragile, che la sua attuazione incontra una forte opposizione in Siria e nella regione e che la sua esecuzione \u00e8 affidata a un partner inaffidabile che lo far\u00e0 fallire.<\/p>\n<p>In effetti, l\u2019accordo \u00e8 fragile. Esso entrer\u00e0 in vigore dal 12 settembre con l\u2019aspettativa che le operazioni militari di Damasco, che l\u2019accordo reprime, saranno severamente contenute, permettendo cos\u00ec l\u2019inizio dei negoziati. <\/p>\n<p>Ma tutto ci\u00f2 \u00e8 appeso a un filo: non \u00e8 sicuro che Assad si conformi ai piani; non \u00e8 sicuro che i russi possano o vogliano veramente costringerlo ad attenersi a quanto sarebbe deciso dal \u201cJoint Implementation Centre\u201d; non \u00e8 sicuro che Iran e Hezbollah appoggino l\u2019accordo (tutto \u00e8 andato avanti come se non esistessero, ma \u00e8 noto che ci sono divergenze sul futuro della Siria). Infine, \u00e8 certo che le opposizioni non jihadiste non accetteranno di negoziare su queste premesse e non pochi raggiungeranno Jabhat Fateh.<\/p>\n<p> Da Londra, l\u2019opposizione ha recentemente proposto un piano che prevede una transizione in cui ci sia ancora Assad per arrivare alla transizione prevista dalla Risoluzione 2254 dalla quale il presidente dovrebbe essere invece completamente escluso. <\/p>\n<p>In realt\u00e0, \u00e8 ormai chiaro che Assad e il regime faranno parte della transizione con il consenso dell\u2019amministrazione Usa. Ma, ancora una volta, ci\u00f2 potrebbe non andare oltre le elezioni di novembre. Perci\u00f2, non solo siamo di fronte a un accordo politicamente dubbio, ma anche molto fragile. Potrebbe essere questo il motivo per cui Lavrov l\u2019ha siglato.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mettere fine alle ostilit\u00e0 e inaugurare negoziati politici fra le parti siriane secondo quanto deciso il 18 dicembre 2015 dal Consiglio di Sicurezza con la Risoluzione 2254. \u00c8 questo l\u2019obiettivo del faticoso accordo raggiunto tra Russia e Stati Uniti a Ginevra. 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