{"id":36070,"date":"2016-09-13T00:00:00","date_gmt":"2016-09-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/tutti-a-bratislava-ma-senza-lo-spirito-giusto\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:28","slug":"tutti-a-bratislava-ma-senza-lo-spirito-giusto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/09\/tutti-a-bratislava-ma-senza-lo-spirito-giusto\/","title":{"rendered":"Tutti a Bratislava, ma senza lo spirito giusto"},"content":{"rendered":"<p>Milleduecento giornalisti accreditati e tv da tutta Europa, e non solo, stanno per assediare il castello di Bratislava. L\u2019attesa c\u2019\u00e8, ma la sostanza sembra di l\u00e0 da venire. Di cosa si vuole discutere il 16 nel primo vertice informale a 27 dopo il risultato negativo del referendum inglese? <\/p>\n<p>Tutti o quasi negano che si parler\u00e0 di Brexit. Ma la realt\u00e0 \u00e8 che l\u2019ombra dell\u2019Inghilterra condizioner\u00e0, molto di pi\u00f9 di quanto avveniva prima, il dibattito europeo poich\u00e9 lo strappo di Londra \u00e8 avvenuto su un tema, l\u2019immigrazione, su cui tutti si stanno oggi confrontando. <\/p>\n<p>Gi\u00e0 la mossa del governo di Sua Maest\u00e0 di erigere un bel muro a Calais (con l\u2019ovvio sostegno e accordo di Parigi) fa comprendere come i cattivi esempi continuino a influenzare le opinioni pubbliche europee. Ed in effetti tutti oggi guardano con preoccupazione un po\u2019 pi\u00f9 in l\u00e0, al 2 ottobre e 4 dicembre, quando ungheresi e austriaci rispettivamente saranno chiamati alle urne. <\/p>\n<p><b>Austria e Ungheria al voto<\/b><br \/>Il 2 ottobre a <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3557\" target= \"blank\"><b><u> Budapest<\/u><\/b><\/a> si terr\u00e0 il referendum sul rifiuto del sistema delle quote di rifugiati proposto dalla Commissione. Fatto che in realt\u00e0 nasconde un\u2019insidia ben pi\u00f9 grande: quella di respingere in toto il metodo comunitario di voto a maggioranza nel Consiglio dei ministri e dell\u2019approvazione del Parlamento europeo, che con questa procedura democratica avevano varato l\u2019iniziativa della Commissione, che oggi Budapest vuole respingere. E c\u2019\u00e8 da scommettere che i risultati daranno ragione al razzista Viktor Orban <\/p>\n<p>In Austria,  dove il voto previsto per il 2 ottobre \u00e8 stato posticipato al 4 dicembre,  si rigioca la partita presidenziale e i sondaggi danno fino ad oggi in testa un altro dichiarato razzista, Norbert Hofer. Aggiungiamo a questo clima la <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3596\" target= \"blank\"><b><u>sconfitta di Angela Merkel nel Mecklenburg<\/u><\/b><\/a> ad opera degli ancora-pi\u00f9-razzisti rappresentanti di Alleanza per la Germania e il quadro che ne risulta \u00e8 quanto di pi\u00f9 preoccupante si possa immaginare. L\u2019anima dell\u2019Europa sta perdendosi proprio nel suo cuore e solo un soprassalto di rinnovato impegno per l\u2019Unione pu\u00f2 bloccare la frana.<\/p>\n<p><b>Nessuna proposta di rafforzamento post-Brexit<\/b><br \/>Ma a Bratislava si arriva con lo spirito giusto? C\u2019\u00e8 da dubitarne. Nessuno, neppure la Germania, se la sente di avanzare grandi disegni. Nessuna proposta istituzionale di rafforzamento dell\u2019Unione in risposta alla Brexit sembra farsi strada, anche se diversi <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/it\/pubblicazioni\/negotiating-european-unions-dilemmas-proposals-governing-europe\" target= \"blank\"><b><u>centri di studio europei, fra cui lo IAI in cooperazione con il CSF <\/u><\/b><\/a> hanno diligentemente sfornato idee e proposte concrete sui nodi politico-istituzionali da affrontare. <\/p>\n<p>Neppure l\u2019iniziativa italiana di riattribuire una responsabilit\u00e0 primaria ai Sei fondatori sembra avere la forza di concretizzarsi. N\u00e9 le simbologie renziane di ridare anima all\u2019Unione con il varo del progetto Ventotene riescono per ora ad andare al di l\u00e0 delle buone intenzioni.<\/p>\n<p>Se questa \u00e8 la situazione reale nell\u2019Europa dei 27, a Bratislava ci si muover\u00e0 con enorme prudenza e solo su argomenti che possano mettere d\u2019accordo tutti, almeno a parole. Poich\u00e9 nelle preoccupazioni dei cittadini i temi prioritari sono immigrazione e terrorismo, con qualche accenno anche all\u2019incertezza economica, la questione sul tappeto \u00e8 quella della sicurezza. O meglio, per usare le parole del Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, la responsabilit\u00e0 dell\u2019Ue \u00e8 di \u201cprotezione\u201d dei propri cittadini. Discorso che non fa una piega, sempre che poi ci siano anche proposte concrete sul tappeto.<\/p>\n<p><b>Sicurezza dalle immigrazioni e lotta al terrorismo<\/b><br \/>Quale sicurezza dunque? In questi giorni si parla del piano franco-tedesco nel campo della difesa, volto ad avviare una specie di cooperazione strutturata permanente, come previsto dal Trattato di Lisbona (art. 42 e 46). Si propone addirittura la creazione di un quartiere generale comune, tema che fino a qualche tempo fa era assolutamente da evitare, per il coordinamento delle missioni ed iniziative dell\u2019Ue. <\/p>\n<p>Emerge quindi l\u2019idea di una specie di \u201cSchengen della Difesa\u201d come proposto anche dai nostri ministri degli Esteri e Difesa, Paolo Gentiloni e Roberta Pinotti, qualche mese fa. Un gruppo di paesi \u201cwilling and able\u201d, che si assumerebbero il compito di agire da avanguardia, lasciando il tempo agli incerti di aderire o meno a questo primo nucleo. <\/p>\n<p>Apparentemente la proposta potrebbe interessare anche i paesi dell\u2019Est Europa che su tutto il resto, immigrazioni e poteri di Bruxelles, sono invece sulla difensiva. Tuttavia sullo sfondo rimane la loro scarsa fiducia sulla credibilit\u00e0 dei progetti europei di difesa, in un momento in cui si sentono pi\u00f9 che mai esposti di fronte al risveglio dell\u2019Orso russo. <\/p>\n<p>La loro propensione va ancora alla Nato, pi\u00f9 attrezzata e impegnata a creare strutture in funzione antirussa. Bisogner\u00e0 quindi vedere quale \u00e8 la reale volont\u00e0 di Francia e Germania di portare avanti con determinazione questo ennesimo progetto di difesa europea. <\/p>\n<p>Tutti sembrano infatti rendersi conto, anche ad est, che il futuro della la Nato non \u00e8 per nulla sicuro, soprattutto nel caso di vittoria di Donald Trump che gi\u00e0 dichiara di volersene disinteressare e che strizza l\u2019occhio a Putin. Se quindi la difesa comune sar\u00e0 in ogni caso sul tavolo, bisogner\u00e0 in seguito valutare se anche questo piano non sia destinato ad essere presto accantonato come \u00e8 successo troppe volte in passato.<\/p>\n<p>Vi sono poi altri aspetti sul tema della sicurezza. Sicurezza dalle immigrazioni, in primo luogo. Le proposte gi\u00e0 ci sono: costituire una forza di frontiera comune, ma da schierare dove? Sui confini dell\u2019Ue si dice. Ma come si difendono i confini di Grecia e Italia? <\/p>\n<p>L\u2019esperienza ci ha fatto comprendere che l\u2019immigrazione si blocca portando la frontiera nei Paesi di transito o origine. \u00c8 stato cos\u00ec nel \u201898 con l\u2019Albania, quando l\u2019Ue sotto guida italiana, ha occupato i porti di quel Paese. Succede oggi con la Turchia che trattiene i rifugiati all\u2019interno del proprio territorio. <\/p>\n<p>Ma che cosa si fa con la Libia? L\u2019operazione Sophia giunta alla sua seconda fase non ha dato certo risposte soddisfacenti. Finch\u00e9 non si potranno occupare le coste libiche da cui partono i disperati, essa sembra pi\u00f9 una missione di salvataggio che di distruzione delle reti di trafficanti.<\/p>\n<p>L\u2019altra preoccupazione riguarda la lotta al terrorismo. Si parla da decenni di <i>intelligence<\/i> europea, di Europol pi\u00f9 efficace e di uso coordinato degli strumenti, anche informatici, di contrasto al terrorismo. Ma anche se ci\u00f2 si realizzasse (e vi \u00e8 da dubitarne) bisognerebbe dare vita anche ad un\u2019unica procura europea, a mandati di cattura comuni e ad estradizioni immediate. Di l\u00e0 da venire. <\/p>\n<p>Per di pi\u00f9 il terrorismo, soprattutto quello a carattere territoriale dell\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d, si combatte anche con strumenti di proiezione militare al di fuori dei confini dell\u2019Ue. Inutile illudersi che ad operare in questa direzione siano sempre e quasi solo gli Usa. L\u2019Ue deve assumersi responsabilit\u00e0 dirette e comuni e non attraverso i singoli Paesi (sempre i soliti).<\/p>\n<p>Si dice che Bratislava sar\u00e0 solo l\u2019inizio di una road map che attraverso Malta, in febbraio, ci porter\u00e0 a Roma nel marzo del prossimo anno alle celebrazioni per il 60\u00b0 dei Trattati. Ecco, vorremmo augurarci che non si trattasse solo di celebrazioni, ma di atti concreti. Le celebrazioni sono troppo spesso dedicate ai morti!<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milleduecento giornalisti accreditati e tv da tutta Europa, e non solo, stanno per assediare il castello di Bratislava. L\u2019attesa c\u2019\u00e8, ma la sostanza sembra di l\u00e0 da venire. Di cosa si vuole discutere il 16 nel primo vertice informale a 27 dopo il risultato negativo del referendum inglese? 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