{"id":36150,"date":"2016-09-19T00:00:00","date_gmt":"2016-09-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/linutile-strappo-di-renzi-a-bratislava\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:25","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:25","slug":"linutile-strappo-di-renzi-a-bratislava","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/09\/linutile-strappo-di-renzi-a-bratislava\/","title":{"rendered":"L\u2019inutile strappo di Renzi a Bratislava"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono casi in cui, quando la situazione \u00e8 disperata, \u00e8 difficile dire se non sia preferibile non fare nulla. Per esempio, a cosa serviva il vertice di Bratislava convocato per dare un senso all\u2019Europa post Brexit? Anche un marziano sapeva che nessun governo \u00e8 oggi pronto a dare a quella domanda una risposta convincente.<\/p>\n<p>La riunione, che si \u00e8 tenuta non a caso nella capitale della Slovacchia, aveva una sola ragion d\u2019essere: affermare una sia pur fittizia unit\u00e0 a 27 di fronte alla sempre pi\u00f9 evidente fronda dei Paesi del gruppo di Visegrad. <\/p>\n<p>Essi vogliono essere rassicurati che non si far\u00e0 nessuna concessione ai britannici sulla libera circolazione delle persone. D\u2019altro canto, senza apparentemente vedere il paradosso, rifiutano solidariet\u00e0 sulla crisi dei rifugiati, chiedono \u201cmeno Europa\u201d e soprattutto \u201cmeno Bruxelles\u201d e accentuano la deriva nazionalista e autoritaria al loro interno. Vista la loro posizione strategica, non \u00e8 un problema che possiamo prendere alla leggera.<\/p>\n<p>\u00c8 facile dire che la risposta sta in un\u2019Ue a cerchi concentrici; tuttavia se non sono chiare le caratteristiche del nucleo centrale, l\u2019affermazione resta confinata al dibattito accademico. <\/p>\n<p>I principali Paesi fondatori non sono ancora pronti a rispondere a questa domanda; non perch\u00e9 non siano coscienti che sia necessario, ma perch\u00e9 mancano ancora le basi di un accordo solido e duraturo e nessuno s\u2019impegner\u00e0 in una discussione seria alla vigilia di una tornata elettorale che potrebbe cambiare radicalmente il profilo politico dell\u2019Europa. Per il momento i governi sembrano ovunque paralizzati dall\u2019offensiva di movimenti populisti profondamente diversi fra loro, ma accomunati dall\u2019euroscetticismo. <\/p>\n<p><b>Direttorio di Ventotene precocemente dissolto<\/b><br \/>In queste condizioni, per quale ragione la Germania, forse meno instabile e pi\u00f9 attenta di altri alle questioni geopolitiche, dovrebbe provocare una crisi a oriente senza sapere se a occidente gli interlocutori fra un anno saranno affidabili? <\/p>\n<p>A Bratislava la parola ventisette contava ancora pi\u00f9 della parola unit\u00e0. Era quindi normale che si dissolvessero sia l\u2019effimera formazione mediterranea che si era riunita ad Atene, sia il \u201cdirettorio\u201d di Ventotene. Per evitare il contagio del trauma di Brexit, la partita principale per l\u2019Ue si gioca a est e il tema principale \u00e8 quello degli immigrati pi\u00f9 che l\u2019economia. <\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che la Merkel subito dopo Ventotene si sia precipitata a Varsavia. \u00c8 sorprendente che Renzi non abbia capito il copione del film al quale stava partecipando, come pure che abbia scoperto a Bratislava che mancava la parola Africa in un testo sicuramente discusso da parecchi giorni.<\/p>\n<p>Il dibattito si sta avvitando, anche all\u2019interno di molti Paesi, su due idee che rischiano di condurre allo stallo. La prima \u00e8 che la prospettiva di un\u2019Europa pi\u00f9 sovranazionale \u00e8 definitivamente tramontata. <\/p>\n<p>La seconda, speculare alla prima, \u00e8 che la ragione della crisi risiede invece nel fatto che si \u00e8 abbandonata quella prospettiva in favore di un\u2019Europa intergovernativa. Come se le cessioni o condivisioni di sovranit\u00e0 fossero un fine in s\u00e9 e non valessero in funzione delle cose da fare insieme.<\/p>\n<p><b>Costretti a navigare a vista<\/b><br \/>Facendo uno strano amalgama fra Monnet e Spinelli, si dimentica infatti che l\u2019Ue non \u00e8 una federazione; tutti i poteri attribuiti alle istituzioni derivano dai governi e nulla di concreto pu\u00f2 succedere se non c\u2019\u00e8 un accordo fra di essi sugli obiettivi e sui principi che devono guidare le politiche comuni. Il potere d\u2019iniziativa della Commissione pu\u00f2 essere a volte risolutivo, ma solo se esiste gi\u00e0 una predisposizione all\u2019accordo almeno fra i governi principali. <\/p>\n<p>Molto dipende anche dall\u2019autorevolezza della Commissione: c\u2019\u00e8 stata quella di Delors e quella di Barroso. Ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 vero quando, come ora, i problemi da affrontare toccano da vicino il cuore della sovranit\u00e0 nazionale e in un certo senso navighiamo in terra incognita.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, l\u2019Ue \u00e8 ancora strutturalmente intergovernativa. \u00c8 anche vero, come ripetono in molti, che l\u2019opinione pubblica, sottoposta da anni a una sistematica denigrazione di \u201cBruxelles\u201d, ha un\u2019istintiva riluttanza a trasferire nuovi poteri alle istituzioni; se leggiamo attentamente i sondaggi, vediamo per\u00f2 che la disaffezione verso l\u2019Ue \u00e8 dovuta a una moltitudine di ragioni fra cui primeggia la mancanza di risultati concreti delle decisioni che vengono annunciate con gran fracasso.<\/p>\n<p>La storia degli ultimi sessant\u2019anni ci dice peraltro che nessun accordo pu\u00f2 produrre effetti duraturi se la sua gestione non \u00e8 affidata a istituzioni comuni. La crisi attuale, con il contrasto fra l\u2019efficacia dell\u2019azione della Banca centrale europea e le insufficienze dell\u2019azione dei governi lo dimostra in modo drammatico. <\/p>\n<p>Il continuo riferimento alla difficolt\u00e0 politica di trasferire poteri al centro, \u00e8 quasi sempre un argomento pretestuoso che maschera l\u2019incapacit\u00e0 di mettersi d\u2019accordo su cosa fare, come e con chi. <\/p>\n<p>La distinzione fra metodo intergovernativo e sovranazionale \u00e8 quindi buona per dibattiti accademici, ma nella realt\u00e0 le due cose sono complementari. Il primo \u00e8 la premessa perch\u00e9 il secondo abbia senso; il secondo \u00e8 la condizione perch\u00e9 i risultati auspicati siano raggiunti.<\/p>\n<p>Altrettanto fallace \u00e8 la diffusa convinzione che l\u2019Ue abbia conosciuto un\u2019epoca d\u2019oro della sovranazionalit\u00e0; basterebbero i nomi di De Gaulle e Thatcher per ricordare che i governi sono sempre stati riluttanti ad attribuire poteri alle istituzioni e l\u2019Europa si \u00e8 mossa fra i due approcci in un continuo movimento pendolare.<\/p>\n<p>Per il momento dobbiamo accettare di essere obbligati a navigare a vista, nella speranza che gli avvenimenti ce ne diano la possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto \u00e8 vero, come ha ricordato Juncker, che l\u2019Ue vive una crisi esistenziale e ha bisogno di una nuova visione convincente; non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente difenderla con gli argomenti del secolo scorso, o con la paura della catastrofe che ci aspetterebbe in caso di dissoluzione. N\u00e9 si pu\u00f2 costruire consenso su una nuova visione denigrando l\u2019Europa che esiste o con lo stucchevole riferimento alla tecnocrazia.<\/p>\n<p><b>Bisogno italiano per la coppia franco tedesca<\/b><br \/>Quando, dopo il ciclo elettorale e nella speranza che non abbia provocato disastri irreparabili, sar\u00e0 possibile riprendere un dialogo impegnativo, alcune idee dovranno gi\u00e0 essere state discusse, di preferenza fuori dal circuito mediatico. <\/p>\n<p>Molte sono gi\u00e0 sul tavolo, alcune di esse italiane. Renzi fa bene a difenderle; tuttavia lo strappo di Bratislava non gli sar\u00e0 utile. Come pure basta una fuggevole occhiata al calendario per capire che sarebbe un errore caricare di eccessive aspettative la celebrazione dei trattati di Roma prevista nella capitale italiana per la prossima primavera. La pazienza pagher\u00e0 pi\u00f9 dell\u2019irruenza.<\/p>\n<p>L\u2019Italia non ha bisogno di farsi avanti a gomitate; tutti sanno che accanto alla sempre indispensabile coppia franco-tedesca c\u2019\u00e8 bisogno anche di noi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono casi in cui, quando la situazione \u00e8 disperata, \u00e8 difficile dire se non sia preferibile non fare nulla. Per esempio, a cosa serviva il vertice di Bratislava convocato per dare un senso all\u2019Europa post Brexit? Anche un marziano sapeva che nessun governo \u00e8 oggi pronto a dare a quella domanda una risposta convincente. 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