{"id":36200,"date":"2016-09-22T00:00:00","date_gmt":"2016-09-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-rischi-per-litalia-se-vince-il-no\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:24","slug":"i-rischi-per-litalia-se-vince-il-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/09\/i-rischi-per-litalia-se-vince-il-no\/","title":{"rendered":"I rischi per l\u2019Italia se vince il No"},"content":{"rendered":"<p>Accantoniamo per un momento la non-diplomatica \u201cinterferenza\u201d per il s\u00ec dell\u2019ambasciatore americano John Philipps o le fosche previsioni dell\u2019agenzia di rating Fitch in caso di vittoria del no. Nessuno tuttavia pu\u00f2 davvero negare che in Europa non serpeggi una certa preoccupazione in vista del referendum sulla riforma costituzionale italiana. <\/p>\n<p>Sembrerebbe un argomento di cucina domestica, di interesse per i soli italiani. Ma da alcuni anni, per non dire decenni, i fatti interni di un Paese si riflettono direttamente sui destini dell\u2019intera Unione europea, Ue. Basti vedere l\u2019ansia con cui sono state seguite nel recente passato le elezioni in Grecia o quelle ancora oggi pendenti in Austria. <\/p>\n<p>Per non parlare poi dell\u2019attenzione parossistica sul referendum inglese, che in effetti ha rimesso in gioco l\u2019intera struttura dell\u2019Unione, oggi alle prese con la prima uscita di un proprio membro dal club comune. Vi sono quindi buone ragioni per comprendere il nervosismo dei mercati finanziari sul futuro dell\u2019Italia (e dell\u2019Euro), nonch\u00e9 il fiato sospeso di Bruxelles (e Berlino) sul risultato del voto italiano.<\/p>\n<p>Ma questi timori sono solo una parte, forse la pi\u00f9 piccola, di un dibattito italiano poco attento alle ragioni europee e internazionali che giustificano la sostanza di una riforma costituzionale che il governo di Matteo Renzi ha portato a termine attraverso sei letture nel nostro Parlamento. <\/p>\n<p><b>Un presidente del consiglio pi\u00f9 forte in ambito internazionale<\/b><br \/>Come \u00e8 noto, alcuni costituzionalisti hanno arricciato, a dire poco, il naso davanti al testo varato dalle camere. Una delle obiezioni, sostenuta perfino dalla minoranza del PD (magari dalla memoria corta), \u00e8 di un eccessivo accentramento di poteri nelle mani del Presidente del Consiglio. A parte il fatto che anche la proposta di riforma varata dalla bicamerale Berlusconi-D\u2019Alema (1997) sosteneva l\u2019urgente necessit\u00e0 di rafforzare il Premier,vi \u00e8 una chiara esigenza europea e internazionale a giustificarla. <\/p>\n<p>La nascita e il sempre maggiore ruolo assunto dai Consigli europei all\u2019interno del sistema decisionale dell\u2019Ue impone una presenza continua e attenta dei primi ministri. Con la crisi finanziaria del 2008 e con il conseguente rischio di fare saltare l\u2019Euro, il Consiglio europeo si \u00e8 riunito con cadenza quasi mensile per diversi anni.<\/p>\n<p>Ma al di l\u00e0 degli aspetti economici, i capi di stato dell\u2019Ue decidono ormai su tutto, dalla lotta al terrorismo alle problematiche relative all\u2019immigrazione. Lasciamo stare la valutazione sull\u2019efficacia o meno di questa forma di \u201cgoverno\u201d dell\u2019Ue (fra il resto prevista dal trattato di Lisbona), ma \u00e8 evidente a tutti che il premier nazionale deve essere in grado di dirigere e coordinare tutte le competenze del governo che lo impegnano al tavolo del Consiglio europeo. <\/p>\n<p>Lo stesso discorso vale, in termini pi\u00f9 generici, per quanto riguarda la nostra partecipazione nei vari G7 o G20 che siano (di qui le preoccupazioni americane). Quindi accentrare i poteri nella Presidenza del Consiglio \u00e8 un\u2019esigenza dettata dall\u2019evoluzione istituzionale dell\u2019Ue e da un diffuso \u201cverticismo\u201d multipolare nelle relazioni internazionali. <\/p>\n<p>D\u2019altronde, quella di gestire in prima persona i dossier internazionali \u00e8 una caratteristica di tutte le principali democrazie europee, dal Cancelliere in Germania al Primo ministro in Inghilterra. Forse, quindi, al di l\u00e0 degli aspetti di equilibrio interno fra diversi ruoli istituzionali, varrebbe la pena dare un\u2019occhiata a quelli che sono gli interessi italiani nel contesto europeo e internazionale.<\/p>\n<p><b>L\u2019inefficienza del bicameralismo perfetto<\/b><br \/>A seguire, le obiezioni sulla riforma puntano l\u2019attenzione sui rischi per la democraticit\u00e0 del futuro sistema istituzionale. \u00c8 un tema un po\u2019 sfuggente, poich\u00e9 nessuno sembra mettere in dubbio i guasti prodotti dal bicameralismo perfetto, ma molti si attaccano nuovamente allo sbilancio degli equilibri di potere verso il Presidente del Consiglio con la sopravvivenza di una sola camera. <\/p>\n<p>Anche in questo caso agli scettici o bastian contrari va ricordato come nel resto d\u2019Europa laddove esiste il sistema bicamerale si preveda una distinzione di competenze e che nessun rischio alla democrazia si \u00e8 per ci\u00f2 palesato. <\/p>\n<p>Al contrario, vale forse la pena valutare come questo farraginoso e ormai antistorico sistema di poteri perfettamente coincidenti di Camera e Senato abbia generato numerose deficienze anche rispetto ai nostri obblighi nei confronti dell\u2019Ue. <\/p>\n<p>Basti pensare ai ritardi cumulati nell\u2019adozione delle direttive comunitarie o alle numerose condanne che quei ritardi hanno fatto subire al nostro Paese, sempre nella lista dei paesi reprobi dell\u2019Ue. <\/p>\n<p>Non si confonda quindi democrazia con inefficienza: quest\u2019ultima semmai \u00e8 all\u2019origine proprio delle disuguaglianze e del diverso trattamento che i nostri cittadini hanno vissuto rispetto a quelli di altri paesi dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Per un Paese pi\u00f9 efficiente vi \u00e8 quindi estremo bisogno di rivedere l\u2019intera catena di comando fra potere esecutivo e legislativo. I contrappesi, \u00e8 evidente, devono funzionare, ma questo non vuol dire che ci\u00f2 deve avvenire a scapito dell\u2019efficienza. In un mondo sempre pi\u00f9 competitivo e in un\u2019Unione che ha bisogno di decisioni radicali per potere sopravvivere ai venti dell\u2019antipolitica \u00e8 necessario chiarire meglio la distinzione di ruoli fra esecutivo e legislativo. <\/p>\n<p>Per troppi anni l\u2019Italia ha vissuto nella confusione e sovrapposizione dei due ruoli, che se avevano qualche senso ai tempi del compromesso storico, con un governo democristiano e con un parlamento affidato alla direzione dei comunisti, oggi il paese necessita di efficienza, autorevolezza e credibilit\u00e0. <\/p>\n<p><b>I partner europei sperano in un\u2019Italia pi\u00f9 forte<\/b><br \/>Tutte qualit\u00e0 di cui non solo noi, ma anche i nostri partner europei sentono estremo bisogno: un\u2019Italia pi\u00f9 forte \u00e8 una delle poche speranze per quel che resta del disegno unitario europeo. <\/p>\n<p>Cedere alla malafede di una certa opposizione interna, che prima approva e poi respinge la riforma istituzionale, o allo scetticismo, per quanto rispettabile, di qualche costituzionalista sarebbe deleterio. <\/p>\n<p>La riforma va vista in tutti i suoi aspetti e riflessi, sia interni che internazionali. Ci vuole uno sguardo un po\u2019 pi\u00f9 lungo rispetto a un dibattito interno per slogan o per posizioni preconcette. Dire no alla riforma significherebbe negare il nostro interesse europeo e internazionale a giocare un ruolo da grande nazione.<\/p>\n<p><i>Gianni Bonvicini \u00e8 vicepresidente vicario dello IAI<\/i>.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Accantoniamo per un momento la non-diplomatica \u201cinterferenza\u201d per il s\u00ec dell\u2019ambasciatore americano John Philipps o le fosche previsioni dell\u2019agenzia di rating Fitch in caso di vittoria del no. Nessuno tuttavia pu\u00f2 davvero negare che in Europa non serpeggi una certa preoccupazione in vista del referendum sulla riforma costituzionale italiana. 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