{"id":36270,"date":"2016-09-27T00:00:00","date_gmt":"2016-09-26T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ticino-la-preferenza-indigena-vince-ma-non-sfonda\/"},"modified":"2017-11-03T15:15:22","modified_gmt":"2017-11-03T14:15:22","slug":"ticino-la-preferenza-indigena-vince-ma-non-sfonda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/09\/ticino-la-preferenza-indigena-vince-ma-non-sfonda\/","title":{"rendered":"Ticino: la preferenza indigena vince, ma non sfonda"},"content":{"rendered":"<p>\u201cPrima i nostri\u201d: questo lo slogan del referendum tanto chiacchierato in Italia, promosso nella Repubblica Cantone Ticino dall\u2019Unione democratica di centro, Udc, partito maggioritario nella Confederazione e sostenuto dalla Lega dei Ticinesi.<\/p>\n<p><b>Vittoria del fronte anti-frontalieri<\/b><br \/>Il referendum &#8211; in realt\u00e0 solo uno dei tanti al voto il 25 settembre &#8211; \u00e8 passato con il 58% dei voti su meno del 50% dell\u2019elettorato. La punta di diamante del \u201csi\u201d si \u00e8 registrato a Lugano con oltre il 60%. La vittoria del fronte anti-frontalieri, come sbrigativamente viene definito dagli organi di stampa, \u00e8 stata netta, ma meno squillante di quanto si attendessero i promotori. <\/p>\n<p>Nel 2014, all\u2019ormai famoso referendum confederale sul no all\u2019immigrazione di massa, il Ticino vot\u00f2 a favore del quesito con una maggioranza ben pi\u00f9 vasta e determin\u00f2 l\u2019esito su scala nazionale. Il voto di domenica fa segnare un regresso nella preferenza verso l\u2019indigeno, o meglio il residente.<\/p>\n<p>Probabilmente, i tormentati seguiti del voto del 2014 hanno influenzato le scelte degli elettori. Un ruolo \u00e8 stato giocato dal Consiglio di Stato, l\u2019organo di governo del Cantone, che con un controprogetto ha cercato di edulcorare gli aspetti pi\u00f9 contundenti del progetto Udc. <\/p>\n<p>La mossa ha introdotto un punto di discussione sulle conseguenze che il voto ticinese avrebbe prodotto nei confronti del governo confederale e dell\u2019Unione europea, Ue. La rotta di collisione con Berna, e di conseguenza con Bruxelles, \u00e8 tale da portare alcuni a commentare che il voto del 25 settembre \u00e8 destinato a restare lettera morta. Altri, paradossalmente, invitano l\u2019Udc al passo successivo: promuovere una consultazione popolare sull\u2019uscita della Svizzera dal sistema delle regole europee.<\/p>\n<p><b>Il delicato percorso diplomatico tra Berna e Bruxelles<\/b><br \/>Il voto ticinese alimenta la discussione gi\u00e0 delicata fra la Confederazione e la Commissione europea per sciogliere il nodo dell\u2019emendamento costituzionale del 2014 quando il popolo svizzero si espresse a favore dell\u2019imposizione di un limite all\u2019immigrazione. <\/p>\n<p>Entro l\u2019anno Berna \u00e8 chiamata ad adottare la legislazione interna di applicazione della <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3617\" target= \"blank\"><b><u>modifica costituzionale<\/u><\/b><\/a> e auspica di decidere d\u2019intesa con Bruxelles in modo da rispettare sia il mandato popolare (limitare l\u2019afflusso degli stranieri) e sia gli accordi bilaterali con l\u2019Ue (il rispetto delle quattro libert\u00e0 fra cui la circolazione delle persone).<\/p>\n<p>La trattativa s\u2019inserisce nel filone arroventato di Brexit. I dubbi europei sono seri. Qualsiasi apertura sul caso svizzero costituisce precedente rispetto al caso britannico? Contemplare \u201cregimi speciali\u201d in materia di libera circolazione incoraggia altri Stati membri a richieste riconvenzionali? Insomma, chi tocca i fili delle libert\u00e0 rischia grosso: come nei pali dell\u2019alta tensione.<\/p>\n<p><b>Bellinzona, tappa che acquista peso<\/b><br \/>Londra si arricchisce ora della tappa a Bellinzona, la capitale del Cantone. Bellinzona si sente periferica rispetto alla politica confederale, che \u00e8 decisa in quella parte del paese che i ticinesi chiamano comunemente \u201cal di l\u00e0 delle Alpi\u201d. Potr\u00e0 spendere il voto referendario come ulteriore avvertimento circa la particolare condizione del Ticino.<\/p>\n<p>Poco conta che il tasso di disoccupazione nel Cantone \u00e8 allineato al resto del Paese: attorno al 3%. Importa che i lavoratori frontalieri, in massima parte provenienti dalla Lombardia, sono disposti ad accettare retribuzioni inferiori alla media perch\u00e9 guadagnano in Svizzera e spendono in Italia, dove il costo della vita \u00e8 decisamente pi\u00f9 basso.<\/p>\n<p>Una sorta di dumping salariale: ben accetto agli imprenditori locali che ingaggiano lavoratori qualificati a costi abbordabili, ma tale da scoraggiare i residenti dal presentarsi al mercato del lavoro.<\/p>\n<p>La questione riguarda anche i posti nel terziario. Lo stato del settore finanziario deve aver pesato sul voto di Lugano. Secondo l\u2019Agenzia delle Entrate, a novembre 2015, la <i>Voluntary disclosure procedure<\/i> (Vdp) regolarizz\u00f2 attivit\u00e0 per circa 60 miliardi di euro con un introito per l\u2019erario di circa 4 miliardi. Le attivit\u00e0 riguardarono in prevalenza la Svizzera con 41,5 miliardi: il 69,6% del totale. I rapporti fra i nostri Paesi sono assai articolati. Il voto di settembre, ad onta del risultato che denoterebbe una presa di distanza, aiuta a chiarire il quadro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cPrima i nostri\u201d: questo lo slogan del referendum tanto chiacchierato in Italia, promosso nella Repubblica Cantone Ticino dall\u2019Unione democratica di centro, Udc, partito maggioritario nella Confederazione e sostenuto dalla Lega dei Ticinesi. 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